In Cina mancano donne, boom della tratta da paesi vicini

Sono donne, spesso giovani, provenienti da paesi poveri del sud est dell’Asia. Arrivano in Cina con promesse di lavoro, ed invece si trovano ad essere spose forzate di uomini che non conoscono, con l’unico compito di sfornare figli. O, nella peggiore delle ipotesi, subiscono violenze di ogni sorta. E’ quanto hanno denunciato alcune organizzazioni non governative che si battono per i diritti delle donne. Sono sempre di più le donne, provenienti specie dalla Cambogia e dal Vietnam, che vengono portate in Cina e date in mogli ad uomini cinesi. Kai Sochoeun è una di queste, come ha denunciato la più vecchia organizzazione non governativa cambogiana Adhoc (Cambodian Human Rights and Development Association). Ventinove anni, è arrivata in Cina ed è stata fatta sposare ad un uomo che ha ripetutamente abusato di lei. E il suo non è un caso isolato. Negli ultimi sei mesi sono diversi i trafficanti di esseri umani che sono stati bloccati all’aeroporto internazionale di Phnom Penh in Cambogia, mentre cercavano di mandare donne cambogiane in Cina, per farle sposare a cinesi. A causa della legge del figlio unico, applicata nel paese del dragone da ormai 35 anni, la società sta soffrendo un notevole squilibrio sociale. Il numero di uomini supera largamente quello delle donne e si calcola che entro il 2020 in Cina ci saranno oltre 30 milioni di uomini single. Potendo infatti avere un solo figlio, le coppie cinesi cercano in tutti i modi di avere un figlio maschio. In molti casi quando riescono a sapere in anticipo che il nascituro è una femmina, propendono per l’aborto. In Cina è vietato per i medici rivelare ai futuri genitori il sesso del nascituro, ma la maggior parte delle persone trova degli escamotage. Come ad esempio quello di recarsi ad Hong Kong a fare i test prenatali o inviare nell’ex colonia britannica, con l’appoggio di agenzie compiacenti, i campioni di sangue della madre per poter sapere il sesso del figlio. Cosi’ in Cina continuano a nascere più uomini che donne. In questa situazione sono moltissime le denunce che vengono ricevute dalle organizzazioni non governative da parte delle famiglie delle ragazze o dalle ragazze stesse. Proprio come ha fatto Kai Sochoeun. ”Mi avevano detto che se fossi venuta in Cina avrei potuto guadagnare bene lavorando in una fabbrica – ha raccontato -. Volevo guadagnare per poi mandare dei soldi alla mia famiglia che è molto povera”. Ma la situazione si è poi rivelata molto diversa. Costretta a sposare un uomo di oltre 40 anni e ad avere ripetuti rapporti sessuali con lui anche contro la sua volontà, Kai Sochoeun ha vissuto per mesi come una schiava. ”In casa c’erano sette persone – ha continuato a raccontare la donna -. Io facevo la schiava per tutti e non avevo possibilità di fuga. Mi hanno anche minacciata”. Alla fine la donna, attraverso una stazione radio cambogiana, è riuscita a mettersi in contatto con Adhoc, che l’ha liberata e, grazie anche all’intervento dell’ambasciata cambogiana a Pechino, le ha permesso di tornare a casa. Secondo quanto riferiscono le organizzazioni non governative, il fenomeno della tratta delle donne dai paesi limitrofi verso la Cina è in aumento. Le cause di questo, in buona parte, sono proprio gli squilibri sociali di un paese che, nonostante il progresso, ancora combatte con problematiche sociali ataviche.

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Il Guangzhou di Lippi passa ai sedicesimi

Il brasiliano Elkeson ha regalato al Guangzhou Evergrande di Marcello Lippi il passaggio ai sedicesimi dell’Asian Footbal Champions, la Champions League asiatica. Due gol nel primo tempo dell’attaccante avvicinato nei giorni scorsi al Napoli, hanno permesso al team del tecnico viareggino di battere per 2-1 in casa i giapponesi dello Yokhoama F. Marinos, assicurando alla squadra il primo posto in classifica. Il passaggio del turno per la squadra di Lippi, campione in carica per aver vinto il titolo continentale l’anno scorso, non era così scontato. Il gruppo G nel quale si trovava la squadra di Lippi, infatti, fino all’ultima partita presentava tutte e quattro le formazioni con lo stesso punteggio. Solo la vittoria di ieri, con il pareggio 0-0 tra i coreani del Jeonbunk Hyundai Motors e gli australiani del Melbourne Victory, hanno concesso alla squadra di Lippi il primato in classifica e passaggio del turno, per il terzo anno consecutivo. “La squadra ha giocato bene – ha detto Lippi alla stampa cinese – considerando che era la nostra seconda partita in tre giorni. Avremmo potuto segnare di più”. Trenta minuti di gloria anche per Alessandro Diamanti, sceso in campi per sostituire un inconcludente Mouriqi, il brasiliano che l’anno scorso è stato capocannoniere del campionato cinese sempre con Lippi.

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Migliaia di dipendenti dell’azienda di trasporti di Shenzhen scendono in piazza

Migliaia di dipendenti di un’azienda di trasporti di Shenzhen, nella provincia meridionale cinese del Guangdong, la Shenzhen East Public Transport Co., sono scesi in piazza per protestare contro le dure condizioni in cui sono costretti a lavorare. Secondo quanto riferisce China Labour Watch, un’organizzazione non governativa per la tutela del lavoro, i dipendenti hanno deciso di iniziare una protesta per chiedere un più trasparente sistema di calcolo dei salari, il pagamento degli arretrati, qualche giorno in più di riposo e soprattutto l’abolizione di un sistema che costringe gli autisti degli autobus a pagare di tasca propria per qualsiasi danno ai veicoli causato da incidenti. La protesta era iniziata domenica scorsa in maniera del tutto pacifica ma ha assunto toni molto più tesi dopo l’intervento delle forze dell’ordine. Centinaia di poliziotti si sono infatti recati sul luogo della dimostrazione e armati di bastoni hanno circondato i manifestanti. Cinque dipendenti sono stati arrestati e un autista di autobus, anche lui fermato dalla polizia, ha avuto un attacco cardiaco ed è in ospedale in gravi condizioni. L’azienda di trasporti, che gestisce in città 200 linee, ha fino a questo momento rifiutato qualsiasi trattativa con i dipendenti.

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Si allarga protesta degli operai del colosso di calzature

Si allarga la protesta degli operai del colosso taiwanese delle calzature Yue Yuen: come i loro colleghi di Dongguan, nella provincia meridionale del Guandong, anche i dipendenti dello stabilimento di Ji’an, nella provincia orientale dello Jiangxi, sono scesi in strada a manifestare chiedendo migliori condizioni di lavoro. Lo riporta la stampa di Taiwan. Dalla settimana scorsa oltre 30.000 operai della Yue Yuen – gruppo che produce scarpe e parti di scarpe per colossi come Nike, Adidas, Reebok e altri – manifestano chiedendo il miglioramento delle condizioni di lavoro e soprattutto migliori assicurazioni sociali, in quella che è considerata la protesta più importante mai organizzata in Cina. Da domenica, oltre 2.000 operai della sede di Ji’an della fabbrica di proprietà del gruppo taiwanese Pou Chen, hanno aderito alle proteste. A Dongguan ed a Ji’an ci sono stati, secondo i media, scontri con le forze dell’ordine, con alcuni operai arrestati.

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Cristiani manifestano contro demolizione della loro chiesa

Sono scesi di nuovo in strada i fedeli della chiesa cristiana di Sanjiang, nella contea di Yongjia a Wenzhou, città della provincia orientale cinese dello Zhejiang. Ieri almeno 500 fedeli hanno circondato la struttura minacciata di demolizione all’inizio di aprile. In quei giorni, infatti, sul muro della chiesa era apparso il carattere cinese usato dalle autorità sulle strutture da demolire. I fedeli erano scesi in piazza ed erano riusciti a bloccare la demolizione, raggiungendo un accordo con le autorità per il quale sarebbero stati demoliti due piani degli uffici annessi ala struttura, considerati abusivi. Ieri, invece, si era diffusa la notizia che le autorità avessero rinnegato l’accordo e sarebbero state pronti alla demolizione della struttura. Di qui la decisione di scendere di nuovo in piazza. Centinaia di fedeli hanno circondato la chiesa ed altri sono stati invece bloccati da un cordone di polizia che ha impedito a manifestanti a piedi, in auto e su motorini di raggiungere il luogo. Secondo il Global Times, le autorità locali hanno smentito il blocco della polizia, parlando di normali controlli di traffico.

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Malaysia verso emissione certificati di morte dei passeggeri dell’aereo scomparso

Il governo malaysiano potrebbe decidere nei prossimi giorni di emettere certificati di morte per le 239 persone a bordo del volo MH370, di cui non si hanno tracce dall’8 marzo scorso. Lo scrive la stampa cinese, che riporta notizie provenienti da Kuala Lumpur. Nonostante le leggi malesi impongano un cadavere per l’emissione del certificato di morte, il governo della Malaysia nei prossimi giorni potrebbe decidere di derogare a questa regola su spinta del tribunale malese, che potrebbe decretare la morte presunta degli occupanti il volo. La decisione ha scatenato comunque le polemiche dei familiari delle vittime, che temono che la mossa sottintenda la decisione di interrompere le ricerche nonostante ad oggi non sia stata trovata nessuna traccia dell’aereo scomparso. Alcuni infatti sottolineano come senza nessuna prova del disastro ci sia ancora la remota possibilità che l’aereo sia atterrato da qualche parte e ci siano sopravvissuti. Le autorità malesi starebbero anche cominciando a ragionare sull’entità dei risarcimenti, immaginando nessuna differenza tra cittadini malesi e cinesi.

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Modello Femen, sei studentesse protestano a seno nudo in Cina

Sei studentesse dell’Universita’ del Guangdong (Cina del sud), hanno protestato contro la discriminazione sessuale sul lavoro scoprendosi il seno. E’ la prima volta in Cina che si ha notizia di questo tipo di proteste, inaugurate qualche anno fa dal gruppo femminista ucraino Femen, attivo in tutta Europa. La notizia e’ riportata dallla rivista online “That’s”, che pubblica anche delle foto nelle quali le giovani innalzano dei cartelli che recitano “Vogliamo pari opportunità nella ricerca di lavoro!” e altre frasi analoghe. La rivista pubblica un commento attribuito ad uno studente della stessa Università: “queste ragazze non hanno paura di farsi vedere nude, i ragazzi stanno diventando pazzi!”.

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