Indagato l’ex ras della sicurezza nazionale cinese Zhou Yongkang

L’ ex-capo dei servizi di sicurezza cinesi Zhou Yongkang e’ indagato per corruzione. Lo afferma Nuova Cina secondo la quale Zhou, ex-potentissimo “zar” del mastodontico apparato di sicurezza cinese, e’ sotto indagine per “serie violazioni della disciplina” di partito, un’ espressione che nel linguaggio della politica cinese indica una prossima accusa di corruzione. L’indagine, aggiunge l’agenzia, e’ stata condotta dalla Commissione centrale per le ispezioni di disciplina, che e’ diretta da Wang Qishan, un alleato del presidente Xi Jiping. Lanciando piu’ di un anno fa la sua implacabile campagna contro la corruzione, Xi aveva affermato che avrebbe colpito non solo i “moscerini” ma anche le “tigri”, cioe’ i funzionari di alto livello. Nei mesi scorsi, almeno 200 persone ritenute vicine a Zhou Yongkang sono cadute sotto la mannaia della Commissione per la disciplina. Zhou e’ stato dal 2007 al 2012 membro del Comitato permanente dell’ufficio politico (Cpup), la massima espressione del potere politico in Cina, ed era considerato un “intoccabile”. L’ex-capo della sicurezza aveva sostenuto l’ ascesa verso i massimi livelli del potere di Bo Xilai, l’ ambizioso uomo politico caduto in disgrazia e condannato all’ ergastolo per corruzione e abuso di potere.

fonte: ANSA

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Sito del referendum pro democrazia di Hong Kong attaccato da hacker

Verrà esteso fino al 29 giugno il referendum online a Hong Kong per chiedere che le prossime elezioni si svolgano in maniera democratica dopo gli attacchi informatici che hanno rischiato di far fallire l’iniziativa. Lo riferisce il South China Morning Post. I membri di Occupy Central, il movimento di protesta che lotta per la democrazia nell’ex colonia britannica, parlano di un ”attacco senza precedenti” al sito dove è previsto il referendum online, gestito dall’Università di Hong Kong e dal Politecnico locale. Secondo un portavoce, ”il referendum è un mezzo di espressione pacifico dei cittadini, gli attacchi mirano a mettere in silenzio la gente di Hong Kong, affinché non possa opporsi allo svolgimento di elezioni false”. Il referendum, che avrebbe dovuto svolgersi inizialmente solo da venerdì a domenica, è stato invece ora esteso sino al 29 giugno per permettere a più gente possibile di accedere al sito, nonostante le intrusione degli hackers, e votare. I manifestanti chiedono che le prossime elezioni ad Hong Kong si tengano con il suffragio universale. Pechino ha accettato, ma insiste che sia una commissione ristretta di 1200 persone a stabilire chi possa candidarsi: di fatto restringendo il campo a figure non sgradite al governo centrale cinese.

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Mano dura di Pechino nello Xinjiang: condanne a morte e arresti

La Cina non intende rinunciare alla linea dura contro gli estremisti uighuri. Con tre condanne a morte, due ergastoli e decine di anni di prigione si e’ concluso il processo per l’attentato a Tiananmen dell’ottobre scorso, che aveva provocato cinque morti. Mentre nella provincia di Xinjiang – dove vive la minoranza etnica turcofona e musulmana degli uighuri – oggi sono state giustiziate 13 persone, dopo essere state accusate di “terrorismo e altri atti di violenza”. I tre condannati al patibolo – Husanjan Wuxur, Yusup Umarniyaz e Yusup Ahmat – sono stati considerati i capi del gruppo terrorista che ha organizzato l’attentato in piazza Tiananmen, nel centro di Pechino. Per gli altri imputati, tra cui due donne, ritenuti i loro complici, la condanna e’ a decine di anni di prigione. L’attentato era stato compiuto da tre terroristi (un uomo accompagnato dalla moglie e dalla madre) che si erano scagliati con una jeep contro i turisti in fila davanti all’ingresso della Citta’ Proibita, uno dei luoghi piu’ controllati di Pechino. L’ automobile aveva poi urtato contro un pilone e preso fuoco proprio sotto al ritratto del presidente Mao Zedong che domina la piazza, simbolo del potere comunista cinese. I tre attentatori erano morti sul colpo. Con loro, avevano perso la vita due turisti mentre altri cento erano rimasti feriti. Nelle ultime settimane sono stati effettuati nel Xinjiang centinaia di arresti e sono state comminate almeno 15 condanne a morte, tre delle quali in un processo di massa allo stadio che ha ricordato agli osservatori i tempi della Rivoluzione Culturale e delle guardie rosse. Oggi, 13 di queste sono state eseguite, riferisce l’agenzia Nuova Cina che fornisce però pochi dettagli: i giustiziati sono risultati implicati in sette casi diversi “di terrorismo e altri atti di violenza”. Il processo ai presunti organizzatori dell’attentato di Tiananmen e’ durato tre giorni, e vi hanno assistito circa 400 persone. Alcune donne sono state viste piangere alla lettura della sentenza. In nessuno dei processi contro gli uighuri risulta che siano stati presenti avvocati difensori scelti in modo indipendente dagli imputati. Negli ultimi mesi si e’ verificata una moltiplicazione di attentati che Pechino attribuisce agli estremisti uighuri legati all’Internazionale islamica del terrore: i piu’ gravi sono stati quelli di marzo a Kunming (29 morti) e del mese scorso a Urumqi (43 morti compresi quattro terroristi uccisi dalle forze di sicurezza). Il Congresso Mondiale degli Uighuri, la principale organizzazione di esiliati del Xinjiang, sostiene invece che Pechino esagera il pericolo dei terroristi islamici per giustificare la sua politica di repressione e di annientamento culturale dell’etnia. Il Xinjiang e’ in stato d’ assedio dal 2009, quando quasi 200 persone furono uccise a Urumqi in scontri a sfondo etnico. Spesso la regione e’ stata tagliata fuori dalle comunicazioni col resto della Cina. Internet funziona a singhiozzo e le visite di testimoni indipendenti sono fortemente scoraggiate dal governo e dai servizi di sicurezza. Gli uighuri sono circa nove milioni di persone e lamentano di essere stati ridotti a minoranza nella loro patria dalla massiccia immigrazione da altri aree della Cina. La regione e’ ricca di materie prime e si trova in una posizione strategica ai confini con l’ Asia centrale e meridionale.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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Pechino contro Accademia delle scienze sociali, “deviazionisti”

L’Accademia delle scienze di Pechino (Cass), il piu’ prestigioso istituto di ricerca della Cina, e’ “infiltrato da forze straniere” e sta perdendo smalto sul fronte della purezza ideologica. Lo ha denunciato Zhang Yingwei, un alto funzionario del Partito Comunista Cinese, con un ‘anatema’ che ha sorpreso molti osservatori. Zhang, ex-professore di marxismo-leninismo e attualmente membro della task-force contro la corruzione istituita dal regime, ha pronunciato una vera requisitoria contro la Cass, accusata di coltivare “collusioni illegali” e di non prestare sufficiente attenzione su “temi politici delicati”. L’ Accademia e’ in effetti un organo del Consiglio di Stato (il governo) e i suoi vertici vengono nominati dai massimi dirigenti del Partito Comunista. Secondo Zhang, i “problemi ideologici” dell’ istituto consistono nella presunta strumentalizzazione della ricerca accademica ad “altri fini”; nell’uso di Internet per “promuovere teorie che fanno comodo alle potenze straniere”; nel consentire che “influenze estere” abbiano un peso anche quando si analizzano “questioni sensibili”; nell’intrecciare ‘relazioni pericolose’ con persone legate ad altri Paesi. Di fatto la Cass collabora con studiosi e istituti di ricerca di altri paesi. Ma per settori della nomenklatura di Pechino questo appare evidentemente di per sé motivo di sospetto. Zhang oggi lavora presso la Commissione centrale per le ispezioni disciplinari, l’organo a cui il presidente Xi Jinping ha dato mandato di combattere la corruzione dilagante tra i funzionari governativi. La battaglia contro i corrotti – che secondo le voci critiche ha finora colpito in effetti solo avversari politici della nuova leadership cinese – e’ una dei pilastri ideologici dell’azione di Xi, che ha rovesciato la politica dei suoi predecessori Jiang Zemin e Hu Jintao, concentrando più potere nelle sue mani. E secondo il professor Johnny Lau di Hong Kong, un esperto di politica cinese, l’ attacco alla Cass indica che il partito mira a estendere questa linea accentratrice: animato dal “grande timore” che l’esposizione dei suoi militanti alle idee ‘occidentali’ possa diffondere un ‘contagio’ incontrollato dei concetti di democrazia e rispetto dei diritti umani.

fonte: ANSA

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Cina batte Usa su debito emesso da aziende e riduce debito Usa in portafoglio a 1.260 mld Usd

La Cina infrange un altro primato. Il debito emesso dalle aziende non finanziarie cinesi e’ il piu’ alto al mondo, superando anche quello delle aziende americane, ammontando complessivamente a 14.200 miliardi di dollari contro i 13.100 miliardi di dollari degli Stati Uniti. Lo riporta il Financial Times citando uno Standard & Poor’s, secondo il quale da oggi alla fine del 2018 le aziende cinesi dovrebbero raccogliere 20.000 miliardi di dollari.
La Cina controlla 1.260 miliardi di dollari di debito americano in aprile, ovvero 8,9 miliardi di dollari in meno rispetto al mese precedente. Lo comunica il Tesoro americano. Per la Cina si tratta del terzo mese consecutivo di calo di debito americano ma la Cina resta il maggior creditore estero americano.

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La Cina costruisce scuola su isola contesa

La Cina ha iniziato la costruzione di una scuola su una piccola isola nel mare cinese meridionale, Sansha, che ha una popolazione di 1.443 persone, appartenente al gruppo delle isole Paracelso, contese dalla Cina, dal Vietnam, dalle Filippine e da altri paesi. Lo riferisce il South China Morning Post. Il governo dell’isola in un comunicato ha fatto sapere che la costruzione dell’edificio scolastico è iniziata sabato scorso e dovrebbe essere ultimata entro 18 mesi. La nuova scuola dovrebbe essere destinata ai circa 40 bambini in età scolare che vivono a Sansha. Sull’isola dal 2012 sorgono abitazioni, un ufficio postale, negozi e un ospedale tutto costruito dai cinesi per ribadire il proprio controllo sull’isola. Il Vietnam e le Filippine, ma anche gli Stati Uniti hanno duramente criticato Pechino per la sua decisione di stabilire un nucleo fisso di abitanti e residenti su quest’isola remota, evidenziando come si sia trattato solo di una mossa, da parte della Cina, per ribadire il suo predominio sulle Paracelso. Le relazioni sino-vietnamite sono peggiorate il mese scorso dopo che la Cina ha installato una piattaforma petrolifera nelle acque contese. E sempre il mese scorso alcuni cinesi sono stati uccisi in Vietnam a seguito di tumulti anti-cinesi.

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Chiusa fabbrica di vernici, ha avvelenato 300 bambini

Una fabbrica di vernici della provincia cinese dell’Hunan responsabile, secondo la gente del posto, dell’avvelenamento da piombo di oltre 300 bambini, è stata chiusa. Lo riferiscono fonti di stampa locale. Le autorità del posto per anni hanno difeso la fabbrica, da tempo nel mirino delle proteste dei residenti. Il capo della città di Dapu, Su Genlin, aveva detto in un’intervista televisiva che ”i problemi di avvelenamento riscontrati dai bambini non sono imputabili all’azienda ma al fatto che quando i bambini sono a scuola spesso mettono matite e penne in bocca ingerendo sostanze tossiche”. Per queste dichiarazioni Su è stato ieri convocato dalle autorità e il suo comportamento potrebbe costargli una punizione. Secondo quanto ha riferito la CCTV i 300 bimbi che dal 2012 ad oggi sono stati ricoverati nei vari ospedali della zona con sintomi da avvelenamento, avevano tutti oltre 500 microgrammi di piombo nel sangue, un livello cinque volte superiore a quello massimo. Intanto il governo della contea ha comunicato l’apertura di una inchiesta sull’argomento.

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