Tornerò

Cari, tornerò presto. Sono in zona, ma non in Cina. A prestissimo, tenete alta l’attenzione.

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Onu contro condanna cinese a scrittore

All’indomani della condanna in Cina dello scrittore Li Tie a dieci anni di carcere per ”sovversione dei poteri dello Stato”, le Nazioni Unite hanno criticato la tendenza a reprimere severamente il dissenso in Cina e chiesto il rilascio di qualunque persona detenuta per aver espresso pacificamente dissenso. ”La condanna molto dura del difensore dei diritti umani Tie Li e’ il quarto verdetto pronunciato contro un eminente difensore dei diritti umani in Cina dal dicembre scorso. Siamo molto turbati da questa tendenza di forte repressione del dissenso nel paese, che sembra essere concepita per intimidire”, ha affermato a Ginevra il portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani Rupert Colville. ”Esortiamo le autorita’ a smettere di penalizzare i difensori dei diritti umani per aver esercitato pacificamente il loro diritto umano fondamentale alla liberta’ di espressione. Qualunque persona detenuta per l’espressione pacifica di dissenso deve essere incondizionatamente e rapidamente rilasciata. Continueremo a monitorare attentamente la situazione”, ha aggiunto. Lie Tie e’ stato condannato ieri da un tribunale di Wuhan, nella Cina centrale per il contenuto di un saggio intitolato ”La dignita’ umana e’ equivalente al Paradiso”, nel quale lo scrittore invita i cittadini cinesi a difendere i loro diritti.

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Cina cerca alternative a petrolio iraniano, in Arabia e Qatar

Un accordo con l’Arabia Saudita da 10 miliardi di dollari per una nuova raffineria sul Mar Rosso, uno con il Qatar per un impianto analogo nell’est della Cina per un investimento pari a 12,6 miliardi di dollari. Il tutto per una produzione di 800.000 barili al giorno. Questi i risultati con i quali il primo ministro cinese Wen Jiabao ha concluso ieri un tour nei Paesi arabi del Golfo, che a molti e’ sembrato un tentativo di ridurre la dipendenza dal petrolio dell’Iran, mentre l’Occidente aumenta le pressioni per arrivare ad un embargo sulle esportazioni di greggio iraniano. Il 23 gennaio i ministri degli Esteri dell’Unione europea potrebbero dare il via libera all’embargo nel tentativo di fermare il programma nucleare di Teheran. Una misura che dovrebbe prevedere una moratoria di alcuni mesi per i Paesi europei maggiormente dipendenti dalle forniture della Repubblica islamica, prima fra tutti l’Italia. Tuttavia, ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti ieri a Londra, anche a Roma si e’ ”pronti ad essere parte di una decisione della Ue, quando sara’ presa”. Gli Usa hanno gia’ dato il loro contributo all’iniziativa varando alla fine di dicembre sanzioni anche contro aziende e banche di altri Paesi che abbiano rapporti finanziari con la Banca centrale iraniana, in particolare dunque per l’acquisto di petrolio. A rendere ancor piu’ urgente l’intervento restrittivo sulle esportazioni iraniane agli occhi di Washington sarebbe la vendita illegale di petrolio siriano attraverso la Repubblica islamica in violazione di un embargo contro Damasco per la repressione delle manifestazioni anti-regime. E’ questo, almeno, quanto scrive oggi il Wall Street Journal citando fonti dell’amministrazione americana. La Cina, che nel 2011 ha continuato nella sua inarrestabile crescita economica con un’espansione intorno al 9% del Pil e quindi sempre piu’ affamata di energia, e’ sembrato finora il Paese piu’ difficile da convincere ad aggregarsi alle misure restrittive contro Teheran. L’Iran e’ il terzo fornitore, dopo l’Arabia Saudita e l’Angola, di petrolio a Pechino, che lo scorso anno ha importato dalla Repubblica islamica l’11% del suo fabbisogno. Ma i contratti firmati nel tour di Wen Jiabao nel Golfo indicano la volonta’ di assicurarsi fonti alternative. Il primo ministro, al termine del suo viaggio, ha difeso i rapporti commerciali con Teheran, ma ha anche sottolineato che ”la Cina e’ fermamente contraria allo sviluppo e al possesso di armi nucleari da parte dell’Iran”. L’Iran esporta 2,2 milioni di barili al giorno di petrolio. L’Arabia Saudita ha assicurato recentemente di essere pronta ad aumentare considerevolmente la produzione per coprire il greggio mancante in caso di sanzioni. Un’altra parte del deficit potrebbe essere coperto dall’aumento della produzione in Libia e in Iraq. E a Teheran il nervosismo cresce, come dimostra il balzo del valore del dollaro che nei giorni scorsi e’ arrivato ad un picco di 18.000 rial sul mercato reale, contro un tasso ufficiale di circa 11.300 rial. E lo dimostra anche una dichiarazione fatta alla fine di dicembre dal primo vice presidente iraniano, Mohammad Reza Rahimi, secondo il quale Teheran e’ pronta a chiudere lo Stretto di Hormuz se sara’ approvato l’embargo contro le sue esportazioni petrolifere. Oggi il ministro del Petrolio iracheno Abdul Karim Luaby, presidente di turno dell’Opec, partendo per una visita a Teheran ha chiesto all’Iran di abbassare i toni, affermando che ”occorre prudenza”.
Diversi accordi sono stati conclusi fra la Cina e il Qatar durante una visita del primo ministro cinese Wen Jiabao ieri nell’Emirato, di cui il più importante sembra essere quello firmato dalla Qatar Petroleum, Shell e la China National Petroleum Corp (CNPC) riguardante un progetto da 12,6 miliardi di dollari per una raffineria e un complesso petrolchimico nell’est della Cina. Il progetto prevede la realizzazione di una raffineria che arriverebbe a produrre 400.000 barili al giorno, e di un complesso da 1,2 milioni di tonnellate di etilene all’anno. L’accordo arriva mentre si intensificano le iniziative occidentali per un embargo petrolifero all’Iran, che attualmente fornisce l’11% dell’import energetico cinese e che potrebbe essere sostituito con partner del Golfo. Nonostante la crescita economica della Cina abbia registrato un rallentamento, fermandosi all’8,9% nel 2011 da un 10,4% del 2010, il gigante asiatico rimane il secondo maggior consumatore di energia al mondo. Nel 2010 la Cina aveva una capacità di raffinazione di 10 milioni di barili al giorno e si attende un incremento di 3,7 milioni di barili al giorno tra il 2011 e il 2015, ragione per cui il supporto del colosso del gas qatarino sembra fondamentale. Tra gli altri accordi conclusi in Qatar durante la visita del premier cinese vi è l’istituzione di un comitato misto e un’intesa per la lotta alla desertificazione e la protezione degli animali. Accordi che rendono ancora più interdipendenti le due economie, stringendo i legami politici e commerciali fra l’Emirato e la Cina.

fonte: ANSA

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Oltre 13.000 agenti cercano serial killer

La mobilitazione di tredicimila poliziotti ed una maxi-taglia di 150mila euro non sono state sufficienti finora a catturare un serial killer che sta terrorizzando la Cina. L’ assassino ha ucciso la sua ultima vittima il 6 gennaio a Nanchino, nella Cina meridionale, freddandola all’ uscita di una banca e derubandola dei 24mila euro che aveva appena ritirato. La caccia è complicata dall’ enorme movimento di viaggiatori provocato dall’ avvicinarsi del Capodanno lunare (che quest’ anno cade il 23 gennaio), un’ occasione nella quale decine di milioni di cinesi che vivono lontani dai loro luoghi d’ origine si mettono in viaggio per passare le feste in famiglia. Secondo notizie diffuse dalla stampa, ma non confermate dal ministero della pubblica sicurezza, il killer sarebbe un ex-poliziotto di 42 anni, Zeng Kaigui, che in precedenza avrebbe assassinato almeno altre sei persone, sempre a scopo di rapina. Nanchino è stata tappezzata di poster che chiedono alla popolazione di prestare attenzione e di collaborare. Controlli a tappeto vengono effettuati nella stazioni ferroviarie di Nanchino, la capitale della provincia del Jiansu, e le città vicine. Secondo il quotidiano Global Times il killer sarebbe stato segnalato nei giorni scorsi nella provincia dell’ Hubei, nella Cina centrale. Shang Wu, un alto funzionario della polizia della provincia citato dal giornale, ha sostenuto che esiste una “forte possibilità” che il killer si sia spostato nell’ Hubei. Il sospetto è stato ripreso per due volte dalle telecamere che la polizia ha sistemato in posizioni strategiche in tutte le città della Cina, ma indossa un capello, che gli copre in parte il volto, e occhiali scuri. Secondo la stampa, che in genere cita funzionari che “hanno chiesto di rimanere anonimi”, l’ uomo sarebbe un esperto di arti marziali e un conoscitore delle tecniche di indagine della polizia cinese. Sempre stando alle notizie di stampa, negli otto anni passati Zeng avrebbe operato nelle metropoli di Changsha e di Chongqing, mettendo a segno sanguinose rapine che gli avrebbe fruttato decine di migliaia di euro. Secondo il criminologo di Pechino Peng Weimin, la Cina “ha un problema di serial killer”. Il professore, citato dal sito web “Danwei” parla di una quindicina di casi riportati negli ultimi 20 anni dalla stampa. Il più noto è quello del cosidetto “mostro” Yang Xinhai, catturato e condannato a morte nel 2006, che è stato riconosciuto colpevole di 65 omicidi.

fonte: ANSA

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La Cina chiede il mantenimento degli impegno in sede G20, aumentare le risorse

La Cina ritiene che le potenze economiche mondiali debbano assicurare che il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) abbia risorse sufficienti per far fronte alle crisi finanziarie. ”In principio, crediamo che il compito sia quello di mettere in pratica l’ accordo raggiunto al summit del G20 di Cannes per assicurare che l’ Fmi abbia ampi fondi per affrontare l’ attuale crisi finanziaria”, ha affermato il portavoce del ministero degli esteri Liu Weimin in una conferenza stampa a Pechino. I leader delle 20 principali potenze economiche hanno raggiunto nel summit del novembre scorso a Cannes un accordo per rinforzare le risorse dell’ Fmi in modo che possa intervenire efficacemente nella crisi dell’ area dell’ euro. Una riunione di funzionari del G20 e’ in programma per oggi e domani a Citta’ cel Messico. I ministri delle finanze dei 20 paesi si incontreranno in febbraio.

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Yu Jie denuncia torture

Lo scrittore cinese Yu Jie, fuggito negli Usa con la sua famiglia la scorsa settimana, ha denunciato di essere stato torturato e di aver rischiato di morire nel 2010. In dichiarazioni riprese oggi con risalto dalla stampa di Hong Kong lo scrittore afferma di essere stato fermato dalla polizia nell’ottobre del 2010, subito dopo l’ annuncio che il premio Nobel per la pace era stato assegnato all’ intellettuale Liu Xiaobo, al quale e’ legato da una stretta amicizia. Liu sta scontando una condanna a 11 anni di prigione per sovversione. Yu Jie ha affermato di essere stato preso a calci, spogliato e picchiato fino a perdere conoscenza. In seguito e’ stato trasferito in un grande ospedale di Pechino, dal quale e’ stato dimesso nel dicembre dello stesso anno dopo aver firmato una dichiarazione nella quale si impegnava a non diffondere i suoi libri in Cina e a non parlare con la stampa straniera. In questi anni, ha detto lo scrittore, ”gli arresti domiciliari illegali, la tortura, l’ intimidazione, sono diventati parte della mia vita quotidiana”. Yu Jie, 38 anni, un protestante, ha scritto una serie di saggi critici del regime a partito unico pubblicati ad Hong Kong e diffusi clandestinamente in Cina. Il suo ultimo libro e’ una biografia critica del premier Wen Jiabao, intitolato : ”Wen Jiabao, il miglior attore cinese”.

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Scrittore condannato a 10 anni per sovversione

Lo scrittore cinese Li Tie, 52 anni, è stato condannato a dieci anni di carcere per “sovversione dei poteri dello Stato” da un tribunale di Wuhan, nella Cina centrale. Il giornale South China Morning Post, pubblicato a Hong Kong, riporta il racconto di un parente, secondo il quale lo scrittore si è dichiarato innocente. L’accusa si basa su un saggio intitolato “La dignità umana è equivalente al Paradiso”, nel quale lo scrittore invita i cittadini cinesi a difendere i loro diritti. Li è il terzo dissidente a essere condannato a una pesante pena detentiva nell’ultimo mese. Prima di lui Chen Xi era stato condannato anche lui a dieci anni, e anche lui per sovversione, da un tribunale del Guizhou, e Chen Wei aveva avuto nove anni di prigione nella provincia del Sichuan, sempre per sovversione.

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I tibetani non vogliono festeggiare il capodanno in memoria degli immolati, e le autorità cinesi tentano di corromperli con soldi

Il governo cinese sta cercando di corrompere i tibetani che vivono all’interno del Tibet per indurli a celebrare il prossimo capodanno tibetano, il “Losar”, contro la loro volontà. Secondo quanto riferisce il sito Phayul, il governo sta distribuendo a tal fine a ciascuna famiglia tibetana 500 yuan (poco più di 50 euro), e 200 yuan a chi vive da solo. A seguito dell’ondata di immolazioni che si sono verificate negli ultimi 11 mesi soprattutto nella zona orientale del Tibet, la popolazione locale non intende celebrare il nuovo anno. Il popolo vede la rinuncia ai festeggiamenti come un gesto di solidarietà e di rispetto per quanti negli ultimi mesi hanno perso la vita o la libertà in nome della causa tibetana. Ma le autorità cinesi vogliono invece, con i soldi e regali, convincere i tibetani a festeggiare per tagliare con la questione delle immolazioni e mostrare un luogo dove regna la felicità. Il Congresso dei giovani tibetani, il più grande gruppo pro-indipendenza in esilio, a novembre ha invitato i tibetani a non festeggiare il Losar e a destinare le somme normalmente spese per la celebrazione dell’evento all’amministrazione centrale tibetana con sede a Dharamsala, in India (dove vive anche il Dalai Lama, in esilio). Secondo Phayul, a seguito anche di tali indicazioni, il 99% della popolazione quest’anno non intenderebbe festeggiare il capodanno ma alcuni finiranno comunque col farlo in quanto temono che il non festeggiare possa avere un peso politico, urtando le autorità cinesi ed esponendoli ad eventuali reazioni negative da parte di queste. Il Losar celebra i quindici giorni nei quali il Buddha mostrò quindici miracoli, uno al giorno, per aumentare i meriti e rafforzare la fede nei suoi discepoli. Cade i primi quindici giorni del primo mese dell’anno secondo il calendario lunare tibetano.

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Investimenti stranieri in cina nel 2011 +9,76%, ma calo fine anno

Risultato record per gli investimenti stranieri diretti in Cina (Foreign Direct Investment, Fdi) nel 2011 che, secondo quanto ha annunciato in conferenza stampa il portavoce del ministero dell’economia di Pechino, e’ aumentato del 9,76% rispetto all’anno precedente raggiungendo i 116 miliardi di dollari. Ma il dato risente comunque della crisi internazionale, visto che a dicembre gli Fdi sono diminuiti del 12,7% rispetto allo stesso mese dell’anno passato fermandosi a 12,24 miliardi, continuando il trend negativo gia’ cominciato a novembre con il calo del 9,7%. A crollare maggiormente gli investimenti dagli Stati Uniti, scesi del 26,1% a 3 miliardi mentre quelli dall’Europa sono scesi del 3,65% a 6,3 miliardi. Tra i settori, gli investitori stranieri hanno messo oltre 2 miliardi di dollari nell’agricoltura, pesca e foreste, in aumento del 5,07% rispetto all’anno precedente. Il settore dei servizi, che per la prima volta ha superato quello manifatturiero, ha registrato un aumento del 20,54% rispetto all’anno precedente attestandosi a 55,24 miliardi, mentre il manifatturiero e’ aumentato del 5,06% a 52,1 miliardi. Aumentati dell’1,8% gli investimenti non finanziari cinesi nel 2011 a 60,1 miliardi, portando il totale degli investimenti cinesi a 322 miliardi. Sono stati 1.329 progetti esteri in 132 paesi quelli nei quali l’anno scorso in governo cinese ha investito.

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Oltre 1300 cani venduti come cibo salvati da animalisti

Un camion che trasportava oltre 1300 cani destinati alle cucine di svariati ristoranti del sud della Cina e’ stato bloccato da volontari animalisti cinesi che hanno cosi’ salvato gli animali da una terribile sorte. Lo scrivono on line fonti delle organizzazioni per i diritti degli animali, precisando che il fatto e’ avvenuto tre giorni fa. I volontari hanno bloccato un lungo veicolo che stava lasciando la citta’ di Chongqing per Zhanjiang, nella provincia meridionale del Guangdong, dove i cani sarebbero andati a finire sui tavoli di ristoranti e di case private. Oltre 1300 i cani recuperati che sono stati portati in un canile di Chongqing, ma sul cui destino non si sa anche perche’ i volontari non hanno i fondi a sufficienza per occuparsi di tutti gli animali. Quella di Chongqing e’ stata l’ultima di una serie di operazioni simili con le quali i volontari animalisti hanno sempre bloccato cani destinati al Guangdong. L’ultima era stata lo scorso 12 dicembre in Sichuan, quando furono recuperati circa 200 cani. Il Sichuan e’ stato teatro di un altro sequestro di cani, circa 800, nel mese di ottobre, mentre 520 furono salvati da un camion ad aprile sull’autostrada tra Pechino ed Harbin nel nord. Soprattutto nel sud della Cina, nella provincia del Guangdong, il consumo di carne di cane e’ ancora praticato, a differenza di quello delle pinne di squalo bandito in molte zone. Il consumo della carne di cane aumenta nel periodo delle feste e i volontari stanno controllando le strade vista l’approssimarsi del capodanno cinese.

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