Cari, tornerò presto. Sono in zona, ma non in Cina. A prestissimo, tenete alta l’attenzione.
Onu contro condanna cinese a scrittore
All’indomani della condanna in Cina dello scrittore Li Tie a dieci anni di carcere per ”sovversione dei poteri dello Stato”, le Nazioni Unite hanno criticato la tendenza a reprimere severamente il dissenso in Cina e chiesto il rilascio di qualunque persona detenuta per aver espresso pacificamente dissenso. ”La condanna molto dura del difensore dei diritti umani Tie Li e’ il quarto verdetto pronunciato contro un eminente difensore dei diritti umani in Cina dal dicembre scorso. Siamo molto turbati da questa tendenza di forte repressione del dissenso nel paese, che sembra essere concepita per intimidire”, ha affermato a Ginevra il portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani Rupert Colville. ”Esortiamo le autorita’ a smettere di penalizzare i difensori dei diritti umani per aver esercitato pacificamente il loro diritto umano fondamentale alla liberta’ di espressione. Qualunque persona detenuta per l’espressione pacifica di dissenso deve essere incondizionatamente e rapidamente rilasciata. Continueremo a monitorare attentamente la situazione”, ha aggiunto. Lie Tie e’ stato condannato ieri da un tribunale di Wuhan, nella Cina centrale per il contenuto di un saggio intitolato ”La dignita’ umana e’ equivalente al Paradiso”, nel quale lo scrittore invita i cittadini cinesi a difendere i loro diritti.
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Oltre 13.000 agenti cercano serial killer
La mobilitazione di tredicimila poliziotti ed una maxi-taglia di 150mila euro non sono state sufficienti finora a catturare un serial killer che sta terrorizzando la Cina. L’ assassino ha ucciso la sua ultima vittima il 6 gennaio a Nanchino, nella Cina meridionale, freddandola all’ uscita di una banca e derubandola dei 24mila euro che aveva appena ritirato. La caccia è complicata dall’ enorme movimento di viaggiatori provocato dall’ avvicinarsi del Capodanno lunare (che quest’ anno cade il 23 gennaio), un’ occasione nella quale decine di milioni di cinesi che vivono lontani dai loro luoghi d’ origine si mettono in viaggio per passare le feste in famiglia. Secondo notizie diffuse dalla stampa, ma non confermate dal ministero della pubblica sicurezza, il killer sarebbe un ex-poliziotto di 42 anni, Zeng Kaigui, che in precedenza avrebbe assassinato almeno altre sei persone, sempre a scopo di rapina. Nanchino è stata tappezzata di poster che chiedono alla popolazione di prestare attenzione e di collaborare. Controlli a tappeto vengono effettuati nella stazioni ferroviarie di Nanchino, la capitale della provincia del Jiansu, e le città vicine. Secondo il quotidiano Global Times il killer sarebbe stato segnalato nei giorni scorsi nella provincia dell’ Hubei, nella Cina centrale. Shang Wu, un alto funzionario della polizia della provincia citato dal giornale, ha sostenuto che esiste una “forte possibilità” che il killer si sia spostato nell’ Hubei. Il sospetto è stato ripreso per due volte dalle telecamere che la polizia ha sistemato in posizioni strategiche in tutte le città della Cina, ma indossa un capello, che gli copre in parte il volto, e occhiali scuri. Secondo la stampa, che in genere cita funzionari che “hanno chiesto di rimanere anonimi”, l’ uomo sarebbe un esperto di arti marziali e un conoscitore delle tecniche di indagine della polizia cinese. Sempre stando alle notizie di stampa, negli otto anni passati Zeng avrebbe operato nelle metropoli di Changsha e di Chongqing, mettendo a segno sanguinose rapine che gli avrebbe fruttato decine di migliaia di euro. Secondo il criminologo di Pechino Peng Weimin, la Cina “ha un problema di serial killer”. Il professore, citato dal sito web “Danwei” parla di una quindicina di casi riportati negli ultimi 20 anni dalla stampa. Il più noto è quello del cosidetto “mostro” Yang Xinhai, catturato e condannato a morte nel 2006, che è stato riconosciuto colpevole di 65 omicidi.
fonte: ANSA
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Yu Jie denuncia torture
Lo scrittore cinese Yu Jie, fuggito negli Usa con la sua famiglia la scorsa settimana, ha denunciato di essere stato torturato e di aver rischiato di morire nel 2010. In dichiarazioni riprese oggi con risalto dalla stampa di Hong Kong lo scrittore afferma di essere stato fermato dalla polizia nell’ottobre del 2010, subito dopo l’ annuncio che il premio Nobel per la pace era stato assegnato all’ intellettuale Liu Xiaobo, al quale e’ legato da una stretta amicizia. Liu sta scontando una condanna a 11 anni di prigione per sovversione. Yu Jie ha affermato di essere stato preso a calci, spogliato e picchiato fino a perdere conoscenza. In seguito e’ stato trasferito in un grande ospedale di Pechino, dal quale e’ stato dimesso nel dicembre dello stesso anno dopo aver firmato una dichiarazione nella quale si impegnava a non diffondere i suoi libri in Cina e a non parlare con la stampa straniera. In questi anni, ha detto lo scrittore, ”gli arresti domiciliari illegali, la tortura, l’ intimidazione, sono diventati parte della mia vita quotidiana”. Yu Jie, 38 anni, un protestante, ha scritto una serie di saggi critici del regime a partito unico pubblicati ad Hong Kong e diffusi clandestinamente in Cina. Il suo ultimo libro e’ una biografia critica del premier Wen Jiabao, intitolato : ”Wen Jiabao, il miglior attore cinese”.
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Scrittore condannato a 10 anni per sovversione
Lo scrittore cinese Li Tie, 52 anni, è stato condannato a dieci anni di carcere per “sovversione dei poteri dello Stato” da un tribunale di Wuhan, nella Cina centrale. Il giornale South China Morning Post, pubblicato a Hong Kong, riporta il racconto di un parente, secondo il quale lo scrittore si è dichiarato innocente. L’accusa si basa su un saggio intitolato “La dignità umana è equivalente al Paradiso”, nel quale lo scrittore invita i cittadini cinesi a difendere i loro diritti. Li è il terzo dissidente a essere condannato a una pesante pena detentiva nell’ultimo mese. Prima di lui Chen Xi era stato condannato anche lui a dieci anni, e anche lui per sovversione, da un tribunale del Guizhou, e Chen Wei aveva avuto nove anni di prigione nella provincia del Sichuan, sempre per sovversione.
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Oltre 1300 cani venduti come cibo salvati da animalisti
Un camion che trasportava oltre 1300 cani destinati alle cucine di svariati ristoranti del sud della Cina e’ stato bloccato da volontari animalisti cinesi che hanno cosi’ salvato gli animali da una terribile sorte. Lo scrivono on line fonti delle organizzazioni per i diritti degli animali, precisando che il fatto e’ avvenuto tre giorni fa. I volontari hanno bloccato un lungo veicolo che stava lasciando la citta’ di Chongqing per Zhanjiang, nella provincia meridionale del Guangdong, dove i cani sarebbero andati a finire sui tavoli di ristoranti e di case private. Oltre 1300 i cani recuperati che sono stati portati in un canile di Chongqing, ma sul cui destino non si sa anche perche’ i volontari non hanno i fondi a sufficienza per occuparsi di tutti gli animali. Quella di Chongqing e’ stata l’ultima di una serie di operazioni simili con le quali i volontari animalisti hanno sempre bloccato cani destinati al Guangdong. L’ultima era stata lo scorso 12 dicembre in Sichuan, quando furono recuperati circa 200 cani. Il Sichuan e’ stato teatro di un altro sequestro di cani, circa 800, nel mese di ottobre, mentre 520 furono salvati da un camion ad aprile sull’autostrada tra Pechino ed Harbin nel nord. Soprattutto nel sud della Cina, nella provincia del Guangdong, il consumo di carne di cane e’ ancora praticato, a differenza di quello delle pinne di squalo bandito in molte zone. Il consumo della carne di cane aumenta nel periodo delle feste e i volontari stanno controllando le strade vista l’approssimarsi del capodanno cinese.
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