Nuova immolazione per il Tibet, siamo a 131 dal 2009

Un giovane tibetano si è immolato urlando slogan contro l’occupazione cinese del Tibet, la liberazione dello stesso e il ritorno del Dalai Lama. Lo riferiscono fonti tibetane. Thinley Namgyal, 32 anni, si è dato alle fiamme ieri pomeriggio intorno alle 12 nella provincia occidentale del Sichuan, nella contea di Tawu della regione di Kardze, parte della tradizionale area tibetana di Kham. Il corpo del giovane, che è morto poco dopo essere stato avviluppato dalle fiamme, è stato trasportato nel monastero di Gagthel e poi consegnato alla famiglia. Thinley è diventato così la 131 persona ad autoimmolarsi per il Tibet dal 2009.

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Rallenta la crescita cinese nel primo trimestre, +7,4%

Rallenta la crescita cinese. Nel primo trimestre dell’anno, secondo i dati diffusi dall’ufficio nazionale di statistica, la crescita è stata registrata al 7,4%, in ribasso rispetto al 7,7% dell’ultimo trimestre dell’anno scorso. Il dato, comunque, è di poco superiore alle aspettative governative che avevano fissato al 7,3% il tasso di crescita. Il dato diffuso stamattina fa temere per l’occupazione.

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Gli Usa in pressing sulla Cina affinche il valore di Yuan di mercato sia dettato da mercato

Gli Stati Uniti in pressing sulla Cina. Il Tesoro americano chiede a Pechino di far giocare al mercato un ruolo maggiore nella valutazione dello yuan. E – nel rapporto semestrale sulle politiche valutarie ed economiche – afferma che ”monitorerà da vicino” la valuta cinese. Nonostante le raccomandazioni, il Tesoro non ‘bolla’ comunque la Cina come manipolatore di valute. Il recente calo dello yuan e’ ”senza precedenti”, ed è un indebolimento che crea ”preoccupazioni particolarmente serie” se segnala un passo indietro di Pechino dal suo impegno a limitare gli intervento e a lasciare che le forze di mercato giochino la loro parte. La Cina – afferma ancora il Tesoro americano – dovrebbe comunicare i propri interventi sul mercato dei cambi in modo regolare per aumentare la credibilita’ della sua politica e promuovere la trasparenza. Il Tesoro non risparmia neanche la Corea del Sud che, a giudizio di Washington, dovrebbe limitare gli interventi a circostanze eccezionali.

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La Cina potrebbe aumentare presto al quota dei film stranieri distribuiti nel paese

Si fa sempre più concreta la possibilità che la Cina aumenti di 10 unità i film stranieri che potranno essere distribuiti nei cinema del paese. Secondo quanto scrive la stampa cinese, a breve le autorità dovrebbero annunciare la decisione di aumentare da 34 a 44 la quota, anche se i 10 titoli in più dovrebbero essere “film artistici”, senza specificare cosa significhi. Prima era la sola statale China Film Group autorizzata a distribuire film stranieri nel paese, fino a quando, il mese scorso, non è stata autorizzata un’altra statale, la China National Culture & Art Corporation (Cncac). Un cambio al vertice della China Film Group, dove è stato messo Li Peikang, che ha trascorso diverso tempo in Francia, ha lasciato intendere che l’aumento della quota dei film stranieri in Cina sarà attuata in breve tempo. Restano i problemi legati alla censura, che in passato non solo ha vietato diversi film, ma ha anche sensibilmente tagliato molte scene di pellicole arrivate monche sugli schermi cinesi.

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Continuano i contagi in Cina dell’aviaria H7N9, oltre 120 quest’anno

Un nuovo contagio per l’influenza aviaria H7N9 in Cina: un uomo nella provincia orientale del Jiangsu, che si trova in condizioni critiche Sono oramai più di 120 i contagiati dell’ultima aviaria nel paese del dragone quest’anno, con 39 vittime, che vanno ad aggiungersi agli oltre 100 contagiati dell’anno scorso con una 50na di vittime. La Cina orientale è quella più colpita, dove forse ha avuto inizio e si è diffusa l’epidemia, con le regioni del Jiangsu, Shanghai, Zhejiang nelle quali si è registrato il maggior numero di contagi e vittime. Non è bastata la decisione delle autorità di chiudere diversi mercati del pollame vivo per arginare il contagio, che ha raggiunto anche Taiwan e Hong Kong.

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La Cina censura la visita dell’ex presidente Hu Jintao alla residenza di leader riformista

La censura cinese non risparmia neanche l’ex presidente cinese ed ex segretario del partito comunista cinese Hu Jintao. Dalla rete, infatti, soprattutto dai microblog di Sina Weibo, il simil-twitter cinese, è stata eliminata la foto che ritrae l’ex presidente cinese nei giorni scorsi in visita alla casa di famiglia di Hu Yaobang, ex segretario generale del Partito Comunista cinese, considerato un riformatore la cui morte, 25 anni fa, segnò l’inizio della rivolta studentesca che qualche mese dopo portò ai moti di Tiananmen. Già in passato Hu Jintao si era richiamato a Hu Yaobang del quale operò una vera e propria riabilitazione. Hu Yaobang, molto vicino a Deng Xiaoping, perse ogni carica durante la rivoluzione culturale di Mao. Deng lo riabilitò e Hu fu ai vertici del partito fino al 1987 quando fu obbligato a dimettersi. Due anni dopo morì per attacco cardiaco il 15 aprile e le manifestazioni in suo onore di giovani studenti rappresentarono l’inizio della protesta che portò, due mesi dopo, ai moti di Tiananmen. Proprio il 25mo anniversario di Tiananmen, che ricorrerà il prossimo 4 giugno, sta coincidendo con una maggiore stretta della censura cinese su internet, tanto che in molti lamentano un notevole rallentamento della rete. Ecco il messaggio arrivato ai giornalisti cinesi con la censura della visita

Central Propaganda Department: The media are not to report on Hu Jintao’s visit to Hu Yaobang’s former residence. Media websites must immediately delete any republished [coverage]. (April 14, 2014)

中宣部:胡锦涛拜访胡耀邦故居一事媒体不要做报道,网媒已转载的要立即删除。

La foto della visita, censurata

La foto della visita, censurata

L'ex premier Wen Jiabao, l'ex presidente Hu Jintao e Hu Yaobang in una foto di qualche anno fa

L’ex premier Wen Jiabao, l’ex presidente Hu Jintao e Hu Yaobang in una foto di qualche anno fa

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Sciopero in fabbrica che produce scarpe per Nike, Adidas e altri: in migliaia manifestano

Almeno diecimila operai di una delle più grandi fabbriche di scarpe al mondo, dove si producono calzature per le maggiori aziende mondiali, sono da due giorni in sciopero per rivendicare condizioni di lavoro migliori. La situazione nella fabbrica di Dongguan, nella provincia meridionale cinese del Guangdong, di proprietà del gruppo taiwanese Yue Yuen, dove si producono calzature per aziende come come Nike, Crocs, Adidas, Reebok, Timberland, Asics, New Balance e Puma, si fa sempre più difficile. Le stesse aziende temono di non riuscire ad approvvigionarsi in tempo e stanno cercando di prendere contromisure, perché la crisi nella fabbrica al momento è insanabile. Gli operai erano scesi in strada già lo scorso 5 aprile, ma ieri, al termine dei negoziati, la protesta è diventata globale, interessando tutti i colletti blu, in quello che è uno dei più grandi scioperi verificatosi in Cina negli ultimi anni. I lavoratori della Yue Yuen lamentano, tra le cose principali, il mancato pagamento delle assicurazioni e della previdenza sociale. Gli operai della fabbrica, infatti, essendo per lo più provenienti da altre province, non possono utilizzare nel luogo in cui lavorano le assicurazioni spettanti nella provincia di origine, non essendo previsto il trasferimento da una provincia all’altra e quindi, a meno di acquistare una polizza supplementare, non sono coperti. Non hanno disponibilità economiche tali da permettersi di acquistarne di nuove e chiedono l’aiuto dell’azienda, che però nicchia. Questo è il risultato delle politiche cinesi tendenti a scongiurare l’immigrazione nelle grandi città da parte di lavoratori di altre province, negando loro servizi basilari come sanità e scuole per i figli. Oltre a chiedere aiuto all’azienda per il pagamento delle polizze, gli operai chiedono migliori condizioni di lavoro, e soprattutto contratti di lavoro certi. Alcuni lavoratori di lungo corso, titolati a richiedere la residenza nella provincia, hanno raccontato ad esempio di aver avuto difficoltà ad iscrivere i propri figli a scuola a Dongguan. Quando infatti è stato loro richiesto dalla scuola di mostrare il contratto di lavoro per dimostrare la loro presenza fissa nella provincia, presentando il contratto stipulato con la Yue Yuen, è stato loro contestato trattarsi di un contratto non valido e quindi non hanno potuto mandare i propri figli nelle scuole locali. La Yue Yuen, che nel 2004 registrò la visita della stella del basket americano Michal Jordan che visitò il luogo dove venivano realizzate le scarpe con il suo nome, ha circa 60.000 dipendenti. E’ quotata presso la borsa di Hong Kong ed ha un valore di mercato di circa 5,4 miliardi di dollari.

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