Li Keqiang iin India: incontro tra supergiganti Asia per contare di piu’

Cina e India, i due supergiganti asiatici, si incontrano e confrontano le loro aspirazioni globali. Il premier cinese Li Keqiang ha scelto di cominciare oggi a New Delhi la prima visita all’estero della sua gestione governativa, in un viaggio che lo porterà, oltre poi anche anche in Pakistan, Svizzera e Germania. E se il nuovo presidente cinese, Xi Jinping, in marzo ha scelto la Russia per la sua prima proiezione internazionale, Li ha preferito esaltare la potenzialità dei legami con l’altro peso massimo continentale nella prospettiva di un coordinamento più stretto della loro azione sullo scenario internazionale. Fra gli obiettivi principali del viaggio del premier cinese c’é anche quello di confermare la volontà della Cina di contribuire alla soluzione delle crisi regionali. A ciò si deve la visita mercoledì in Pakistan, tradizionale alleato cinese e Paese chiave per la soluzione della crisi in Afghanistan. L’agenda del primo ministro Li prevede in serata un colloquio con il collega Manmohan Singh, mentre l’attività ufficiale comincerà solo domattina e si protrarrà per due giorni. Illustrando il valore che Pechino dà alle relazioni con l’India, il vice ministro degli Esteri cinese, Song Tao, ha detto che “é importante aumentare la fiducia politica reciproca, approfondire la cooperazione pragmatica e rafforzare il coordinamento sugli affari internazionali e regionali”. Da parte sua il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Syed Akbaruddin, ha ricordato che “siamo antiche civiltà, i Paesi più popolosi del mondo, con economie che crescono rapidamente. Crediamo che il nostro rapporto sia uno dei più importanti del 21/o secolo. Per questo dobbiamo nutrire la nostra crescente partnership, significativa non solo a livello bilaterale, ma sempre di più come fenomeno globale”. I media indiani sottolineano che nei colloqui si esamineranno le tensioni manifestatesi fra gli eserciti dei due Paesi nella regione del Ladakh, ma gli analisti attirano l’attenzione sul dossier commerciale e su quello di politica regionale. I due Paesi, con un totale di oltre 2 miliardi e mezzo di abitanti, assommano a un terzo degli oltre sette miliardi di abitanti della terra e a quasi un quinto del Pil mondiale e sono rispettivamente seconda e quarta economia mondiale dopo gli Stati Uniti con il Giappone al terzo posto, di poco superiore all’India. L’import-export è stato nel 2012 di 66,5 miliardi di dollari e nel 2015 si espanderà a 100 miliardi. Esso è però per due terzi favorevole ai cinesi, perché l’India esporta soprattutto materie prime, mentre la Cina risponde con un’invasione di prodotti finiti. Ora Delhi punta ad aumentare la penetrazione sul mercato cinese delle sue imprese informatiche e farmaceutiche. Per quanto riguarda infine le crisi regionali, Li Keqiang si recherà mercoledì ad Islamabad dove, con il presidente Asif Ali Zardari e i nuovi dirigenti governativi locali, esaminerà le prospettive del contributo del Pakistan alla lotta al terrorismo e a una positiva transizione della sicurezza in Afghanistan, nel momento in cui è in corso il ritiro delle truppe della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf).

fonte: ANSA

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Altri tre suicidi della fabbrica degli iPhone

La ‘fabbrica dei suicidi’ non smentisce il suo nome: negli ultimi 20 giorni si sono infatti registrati tre suicidi tra gli operai della Foxconn, la societa’ taiwanese con molti impianti in Cina nei quali si producono, tra gli altri, iPhone, iPod e iPad. Secondo le denunce di China Labor Watch, una organizzazione non governativa americana che si occupa di monitorare le condizioni di lavoro in Cina, i suicidi sarebbero avvenuti nella fabbrica di Zhengzhou, nella provincia orientale dell’Henan. L’ultimo caso si e’ verificato lo scorso 14 maggio, quando un trentenne si e’ lanciato dal tetto della fabbrica. Prima di lui, una collega ventitreenne si era lanciata dal dodicesimo piano del dormitorio della fabbrica il 27 di aprile. Tre giorni prima, era stata la volta di un ventiduenne, assunto da appena due giorni, a lanciarsi dal tetto del dormitorio. Non si conoscono i motivi dei loro gesti, ma comunque pare si debbano collegare alle condizioni di lavoro nella fabbrica, considerate ancora pessime. La Foxconn era stata interessata nel 2010 da una ondata di suicidi, una ventina, in diversi impianti. La cosa fece molto scalpore tanto che la Apple, una delle grandi aziende fornite dalla Foxconn, impose, anche su spinta di sindacati e associazioni americane, condizioni di vita e lavoro piu’ umane per i dipendenti locali. L’azienda taiwanese si impegno’ anche ad aumentare gli stipendi fino al 70%, ma in molti lamentano ancora condizioni di lavoro e di vita, all’interno dei dormitori, inumane. I dipendenti sono obbligati a orari molto lunghi e vivono tutti insieme in grandi dormitori. La vita si svolge nei compund nel recinto della fabbrica, e di fatto i dipendenti, per lo piu’ migranti di altre province in cerca di fortuna, non lasciano mai il luogo di lavoro. La societa’ a marzo aveva anche annunciato l’apertura ad un sindacato creato dagli stessi dipendenti, ma l’annuncio fu bollato come una presa in giro dei dipendenti, un metodo per calmare le pressioni internazionali. Poche le notizie che filtrano, anche perche’ i dipendenti firmano un impegno a non divulgare notizie all’esterno. Un po’ come l’obbligo di non suicidarsi, che hanno dovuto firmare alla loro assunzione. Di proprieta’ della taiwanese Hon Hai Precision, la Foxconn possiede solo in Cina 13 impianti industriali, distribuiti in nove citta’. La piu’ grande, che e’ stata anche la prima aperta in Cina nel 1988, e’ quella di Shenzen – nota anche come Foxconn City o iPod City – che ha piu’ di 300 mila dipendenti. In tutto, la Foxconn da’ lavoro a piu’ di un milione di lavoratori nella Cina continentale, piu’ altri 200 mila in altre fabbriche in Europa e America Latina. Fondata nel 1974, la Foxconn e’ arrivata in Cina alla fine degli anni ’80, ma la svolta e’ arrivata nel 2001, quando Intel le ha affidato la produzione delle schede madri per i computer, per le quali rimane oggi uno dei brand piu’ noti. Oggi dalle fabbriche del gruppo taiwanese escono anche Ps2, Playstation Vita, Ps3, Wii, Nintendo 3DS, Xbox 360, Amazon Kindle e i televisori a cristalli liquidi Bravia della Sony.

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In Cina impera discriminazione gay sul lavoro

Resta imperante -secondo indagini condotte in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia- la discriminazione degli omosessuali in Cina, specialmente nei luoghi di lavoro. Nel Paese l’omosessualita’ viene tuttora perseguita attraverso il reato di sodomia che, seppur non più considerato reato per malattia mentale dal 2001, viene spesso applicato per mandare persone nei campi di lavoro. Il rapporto di una organizzazione con sede a Pechino che si occupa dei diritti degli omosessuali, la Aibai Culture and Education Center, stima che solo il 6,29% dei gay sceglie di rivelare la propria tendenza sessuale sul luogo di lavoro. E il 53% dei pochi che si sono esposti denuncia abusi e aggressioni fisiche o verbali. Il rapporto, redatto dopo uno studio durato circa 3 mesi, e’ stato condotto a livello nazionale in 17 diverse province intervistando un totale di 2.161 omosessuali, sia uomini che donne. I risultati rivelano pesanti conseguenze sulla carriera per chi rivela la propria ‘diversità’ e diffusi pregiudizi sociali. La legislazione cinese non contempla alcuna norma anti-omofobia ed e’ fatto impossibile agire legalmente contro le discriminazioni. Ieri, tuttavia, nella Giornata internazionale contro l’omofobia, dieci avvocati a Pechino hanno sottoposto alla Commissione del Congresso nazionale del popolo una lettera in cui chiedono la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Secondo statistiche recenti, richiamate nella lettera, la comunita’ omosessuale in Cina rappresenterebbe tra il 4% e il 6% della popolazione complessiva, intorno ai 40 milioni di persone.

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Nuovi allarmi bomba su aerei, interessati 11 velivoli

Almeno undici voli sono stati bloccati o dirottati in Cina per falsi allarmi bomba, due giorni dopo altri allarmi che avevano interessato cinque voli, per i quali ieri è stato arrestato un uomo. Voli dell’Air China, China Eastern, China Southern e Spring Airlines sulle città di Shanghai, Pechino, Guangzhou (l’ex Canton), Shenzhen e Chongqing sono stati interessati dagli allarmi bomba che si sono scoperti falsi, per i quali la polizia ha già individuato un sospettato. Le telefonate sono state fatte direttamente agli aeroporti e hanno comportato disagi per centinaia di viaggiatori, alcuni dei quali sono stati dirottati ad altri aeroporti; altri invece hanno dovuto attendere ore prima di partire, dopo che la polizia ha effettuato i controlli del caso. Per i falsi allarmi di due giorni fa, le autorità hanno arrestato, nella provincia del Guangdong, un immigrato dalla Mongolia interna di 26 anni, disoccupato.

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Cina ribadisce opposizione a norme Ue su emissioni degli aerei

La Cina ha ribadito ieri sera la sua ferma opposizione alla decisione ‘unilaterale’ dell’Unione europea di inserire anche i voli internazionali che partono da aeroporti extra europei nel nuovo schema regolamentare delle emissioni. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hong Lei. Secondo il portavoce, Pechino continua a chiedere che la questione debba essere discussa in sede internazionale dentro la cornice della convenzione internazionale delle Nazioni unite sul cambiamento climatico e dell’organizzazione internazionale dell’aviazione civile. La Cina fa propria l’istanza di altri paesi che hanno protestato contro la decisione europea. L’annuncio cinese di ieri, arriva dopo che l’Unione europea ha confermato che imporrà multe complessive di 2,4 milioni di euro ad otto compagnie aeree cinesi e due indiane se non si adegueranno alle nuove normative europee. La multa, già minacciata in passato, ha portato al blocco degli acquisti da parte delle compagnie aeree di aerei Airbus, il cui ordine è stato poi fatto, ma rischia di riportare di nuovo a ritorsioni commerciali.

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Vicepremier bacchetta turisti cinesi scostumati

Turisti cinesi, siate educati, siete gli ambasciatori del nostro Paese all’estero. Quindi evitare schiamazzi, sputi, danneggiamenti al patrimonio culturale o all’ambiente o casi limite, come quello di un bambino che fece pipì in una bottiglia al ristorante. E’ quello che ha chiesto uno dei quattro vicepremier della Cina, Wang Yang, durante una teleconferenza in occasione dell’approvazione della nuova legge sul turismo del Paese del dragone. Il vicepremier non ha usato mezze parole: “Alcuni atteggiamenti incivili sono stati criticati e hanno danneggiato l’immagine della Cina e del popolo cinese, causando impatti negativi”, ha detto l’ex segretario del partito del Guangdong. Wang ha dovuto ammettere che il grado di civiltà di molti turisti cinesi “é ancora basso”, auspicando una maggiore cultura del turismo. Ma Wang ha soprattutto invitato i connazionali a “rispettare coscienziosamente l’ordine pubblico e l’etica sociale, le credenze religiose e i costumi locali”, a “prestare attenzione al linguaggio e comportamento” dei Paesi ospiti e di rispettarne l’ambiente. Cose che spesso i turisti cinesi in giro per il mondo si dimenticano. Ed è stato lo stesso vicepremier a elencare i peggiori atteggiamenti, come il parlare in pubblico ad alta voce, il mancato rispetto delle regole stradali, lo sputare o l’incidere caratteri e nomi sui monumenti. Non senza autocritica: “Migliorare la qualità civile dei cittadini – ha detto Wang – e la costruzione di una buona immagine di turisti cinesi sono gli obblighi dei governi a tutti i livelli e le agenzie e le società, le autorità dovrebbero guidare i turisti”. Anche senza dirlo chiaramente, il vicepremier ha fatto riferimento soprattutto ai gruppi, quelli che partono da Shanghai e Pechino per viaggi organizzati “tutto incluso” (compreso l’aereo) a 500-600 euro e che hanno trovato anche nell’Italia una destinazione preferita, non a caso il numero dei visti per gruppi turistici cinesi verso l’Italia è aumentato del 30%. Gruppi che fra le destinazioni preferite hanno anche l’Italia, che è ai primissimi posti per numero di visti rilasciati complessivamente, con primati in diversi settori. I gruppi organizzati mangiano in loro ristoranti, portano cibo loro, dormono in strutture cinesi e, come i cinesi ricchi, non rinunciano ad alcune comodità, come a portare in albergo il bollitore dell’acqua, che spesso in Europa manca. La stampa cinese, più di quella internazionale, ha spesso mostrato in video e fotografie i comportamenti stigmatizzati dal vicepremier. Come quello di una donna che in un ristorante consentì a suo figlio di 4 anni di fare pipì in una bottiglia davanti a tutti, in piedi sulla sedia. Oppure di due neosposi che si sono fatti fotografare accanto ai loro nomi incisi su un monumento. O quella di pochi giorni fa di una donna con la borsa piena di coralli presi alle Maldive. I media internazionali sono più clementi, preoccupati che i cinesi possano offendersi e non spendere più. Un rapporto della della Organizzaione Mondiale del turismo delle Nazioni Unite (Unwto), ha evidenziato come i cinesi abbiano superato anche i tedeschi e gli americani, spendendo lo scorso anno 102 miliardi di dollari in viaggi all’estero (contro gli 84 miliardi dei tedeschi), il 41% in più rispetto all’anno precedente.

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Inseitti alimenti del futuro? I cinesi sono scettici sulle tesi dell’Onu

I cinesi non sono pronti a rispondere positivamente al rapporto dell’Organizzazione per il cibo e l’agricoltura (Fao) delle Nazioni Unite secondo il quale mangiare insetti, ragni e scorpioni fa bene e potrebbe trasformarsi in un fenomeno diffuso, contribuendo a proteggere l’ambiente e a risolvere la crisi alimentare. Il rapporto, diffuso pochi giorni fa, asserisce che gli insetti – avendo un alto contenuto di proteine, vitamine, fibre e sali minerali – diventeranno una nuova tendenza alimentare. Tuttavia, Gao Xiwu, entomologo presso l’università cinese per l’agricoltura, ha detto che la Cina, che pure é tradizionalmente uno dei maggiori consumatori di insetti, non è pronta per il consumo di massa di questi animali. Gao ha inoltre detto al China Daily che alcuni insetti possono contenere tossine, residui di pesticidi e batteri, e non è sicuro che la cottura sia sufficiente a prevenire i rischi potenziali. A Pechino, nella zona di Wangfujing, scorpioni e bachi da seta sono venduti come cibo da asporto, dopo essere stati fritti o arrostiti. Tre scorpioni fritti su uno spiedino sono venduti per 25 yuan (3 euro). Secondo Guo Huanchao, gestore d’un ristorante di Pechino, dove tra le specialità vi sono locuste fritte e vermi, non esistono peraltro linee guida su come cucinare gli insetti. “Purché cotti correttamente – ha detto – bolliti, arrostiti o fritti, non ci sono rischi per la salute”. La contea di Qinyuan, nella provincia dello Shandong, è sede del più grande allevamento di insetti nel paese. Con circa 200 allevatori di insetti, è in grado di produrre 400 tonnellate l’anno. I tentativi di includere gli insetti ufficialmente nella alimentazione sono cominciati nel 1996, quando le autorità di Pechino approvarono una trentina di prodotti sanitari contenenti formiche. Ma da allora non è stato compiuto alcun progresso. Secondo gli esperti cinesi occorre raccogliere maggiori informazioni sul vero valore nutrizionale degli insetti.

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