Società cinese offre assicurazione contro latte in polvere avvelenato

Una assicurazione contro il latte per bambini che potrebbe essere ritirato dal mercato perchè avvelenato. E’ la mossa di marketing che ha messo in essere una catena di negozi per bambini, Redbaby, di recente acquistato dal colosso cinese della vendita di elettronica Suining, per fidelizzare i genitori spaventati dai numerosi scandali alimentar che hanno interessato soprattutto il settore del cibo per bambini. Suining ha stretto un accordo con la più grande compagnia assicurativa, Ping An Insurance Group, per offrire una polizza ai genitori che acquistano un barattolo di latte in polvere per bambini. Secondo le condizioni della polizza, nel caso in cui il latte in polvere venduto sugli scaffali dei negozi Redbaby venga poi successivamente ritirato dalle autorità perchè scoperto pieno di veleni o comunque di contaminanti, l’assicurazione pagherà fino a 250 euro per lattina, con un massimo di 13.000 euro per persona. Ai primi 40.000 compratori dell’assicurazione, la stessa viene offerta gratis, mentre gli altri dovranno acquistarla online. Come spiega la società cinese in una nota, la decisione è stata presa proprio perchè il mercato della latte in polvere nel paese è “stato un pasticcio. Abbiamo capito che i genitori prestano molta attenzione alla sicurezza e alla salute dei loro bambini e, in particolare, alla sicurezza del cibo per loro”. Quella stipulata da Ping An e Suning è la prima assicurazione del genere in Cina. Le preoccupazioni per i prodotti per bambini nel paese del dragone, si sono acuite nel 2008, quando si è scoperto che un latte in polvere molto diffuso, era stato tagliato con la melamina, una sostanza chimica che fa apparire falsamente alto il valore proteico del latte, ma che avvelena i piccoli consumatori, provocando problemi ai reni e ad altri organi.In quel caso morirono almeno sei bambini e altri 300.000 furono avvelenati, anche se i numeri sarebbero più alti di quelli annunciati dalle autorità. Dopo lo scandalo e ancora oggi, c’è stato un crollo delle vendite del latte, mentre si alimenta il mercato nero. Secondo dati del 2013, sono almeno 80.000 le tonnellate di latte in polvere straniero che arrivano in Cina illegalmente ogni anno. La mancanza di sicurezza nel controllo alimentare e di qualità in Cina spinge molti ad organizzarsi: in questi anni sono sorte diverse organizzazioni che importano illegalmente il latte in polvere dall’estero, soprattutto dall’Australia e dalla Nuova Zelanda (dove si “noleggiano” studenti che fanno i viaggi con le valigie piene), per poi rivenderlo in Cina a prezzo almeno raddoppiato, soprattutto su internet. Ci sono anche molti “spalloni” che acquistano il latte a Hong Kong, dove si presta molta attenzione alla sicurezza alimentare. Secondo un sondaggio, il 25% delle mamme cinesi decide di comprare direttamente o indirettamente all’estero il latte in polvere. Il 41,7% delle mamme del ‘Regno di mezzo’ è preoccupato della qualità del latte in polvere nazionale e solo il 16,7% delle donne pensa che il prodotto cinese sia conforme alle normative internazionali. La sicurezza alimentare in Cina rimane un argomento molto sensibile. Questa settimana le autorità cinesi hanno obbligato il colosso americano HJ Heinz Co a ritirare dagli scaffali cinesi alcuni prodotti per l’infanzia nei quali si erano scoperti alti livelli di piombo.

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Cinesi alle prese con la siccità manifestano contro l’ice bucket

Un gruppo di cittadini della provincia dell’Henan, alle prese con la peggiore siccità da oltre 60 anni, ha protestato dinanzi al tempio di Buddha contro la moda dell’ice bucket: la manifestazione mondiale per la raccolta fondi sulla Sla, promossa da vip di mezzo mondo – Cina compresa – a suon di secchiate d’acqua fredda. Vestendo t-shirt con la scritta “Henan, dice no alla sfida dell’ice bucket”, i residenti si sono fatti riprendere e fotografare mentre si ‘versavano’ addosso secchi vuoti per sensibilizzare l’opinione pubblica contro “lo spreco di acqua”. Sono circa 19 milioni i cittadini dell’Henan alle prese da mesi con una delle peggiori siccità di sempre. Intanto la moda dell’ice bucket è divenuta virale anche in Cina, con molte celebrità e nababbi che vi hanno preso parte. Il primo a partecipare alla campagna è stato Lei Jun, numero uno del colosso Xiaomi Technology. Nel Paese, dove si contano circa 20.000 malati di Sla, dal 18 agosto sarebbero stati raccolti peraltro finora non più di 5,5 milioni di yuan, appena 500.000 euro, secondo gli organizzatori. E di questi, un milione di yuan è giunto dalla sola donazione di Wang Jianlin, fondatore del Wanda Group. Critiche sono intanto arrivate anche dal ministero degli Affari Civili di Pechino, che ha chiesto alla Croce Rossa cinese di indagare: il sospetto é che la pratica possa diventare soltanto una mossa pubblicitaria di alcuni businessmen.

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Quindici condanne per traffico di organi in Cina

Quindici cinesi, tra cui diversi medici, sono stati condannati a pene dai 3 ai dodici anni di carcere per il presunto traffico nel 2010 di 51 fegati umani nell’ambito di un business da circa un milione di euro. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. Il gruppo operava principalmente nella provincia orientale dell’Anhui, ma identificava i donatori via internet in tutto il paese per poi eseguire le operazioni nello Huahuo Community Health Service Center di Xuzhou. Dopo l’espianto, gli organi venivano trasportati a Pechino, dove un medico compiacente del dipartimento di urologia, consapevole della enorme richiesta di trapianti e della scarsa disponibilità, provvedeva all’impianto in semplici stanze prese in affitto in un palazzo. Ai pazienti, le operazioni costavano fino a 20 mila euro. Il governo cinese non ha una vera e propria legge sul trapianto di organi su cui sta lavorando. Fino ad oggi, la maggior parte degli organi trapiantati legalmente in Cina proviene dai condannati a morte.

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Cina critica Usa sui diritti umani per i fatti di Ferguson

Un’associazione cinese ha chiesto ufficialmente agli Usa di rivedere i sui “doppi standard sui diritti umani” dopo l’uccisione del giovane nero Michael Brown da parte di un poliziotto a Ferguson nel Missouri. La Società cinese per i Diritti Umani, la più grande associazione del genere nel paese, ha diffuso un comunicato rilanciato dall’agenzia Nuova Cina nel quale afferma di “sperare che l’uccisione del ragazzo spinga gli Stati Uniti a riflettere sull’abitudine a puntare il dito contro il rispetto dei diritti umani negli altri paesi”. Per l’associazione, “il deteriorarsi della discriminazione razziale e dell’ingiustizia sociale negli Usa é una seria violazione dei diritti umani”. Secondo il comunicato, l’abuso di potere da parte della polizia americana è inoltre un fatto negativo e preoccupante. La Cina è sempre al centro del libro bianco sui diritti umani che ogni anno gli Usa pubblicano, accusando il paese del dragone di diverse violazioni a partire dalla situazione del Tibet e dello Xinjiang, oltre che del mancato rispetto di varie libertà fondamentali e dell’arresto di dissidenti.

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Obbligo di un buon mandarino senza accenti per i piloti cinesi

I piloti cinesi, d’ora in poi, non dovranno piu’ avere un accento particolare o dialetti ma dovranno parlare bene in mandarino. Secondo quanto riferisce il China Daily, l’amministrazione per l’aviazione civile cinese ha fatto sapere che, a partire dal 1 gennaio 2016, tutti coloro che che fanno domanda per avere la licenza di pilota, dovranno dimostrare di parlare il mandarino standard, senza accenti particolari, e dovranno superare a tal fine un apposito test predisposto dal Ministero dell’Istruzione. A partire da quella data, inoltre, i piloti che già hanno una licenza ma che non saranno in grado di modificare i loro accenti verranno destinati allo svolgimento di altre mansioni ma non potranno più volare.
Il motivo della nuova disposizione risiederebbe nel fatto che talvolta gli accenti particolari di alcuni piloti creano problemi di comprensione nelle comunicazioni con i controllori del traffico aereo. In Cina esistono 56 gruppi etnici che parlano complessivamente oltre 80 tra lingue e dialetti. Il mandarino ha 8 diversi dialetti. “Fortunatamente – spiega Wang Ya’nan, vice direttore di una rivista specializzata in questioni relative all’aviazione – la maggior parte delle conversazioni tra i piloti e i controllori di volo che sono a terra consistono in parole secche e frasi brevi per la cui la comprensione non è molto complicata, perchè in caso contrario potrebbe talvolta esserci grande confusione”. Secondo Qian Wei, presidente dell’Accademia AVIC, oltre a parlare il mandarino standard, i piloti che volano nei maggiori aeroporti come quelli di Pechino e Shanghai dovranno essere capaci di parlare anche un po’ di inglese in quanto spesso le comunicazioni in quegli aeroporti vengono fatte anche in inglese, lingua standard per le comunicazioni aeree.

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Chiesa patriottica cinese al Vaticano: “rispetti la nostra sovranità”

“Il Vaticano deve rispettare la Cina in termini di persone delle diocesi”. Questo il laconico commento alle parole del Papa sulla Cina, del vice presidente dell’Associazione della Chiesa Cattolica Patriottica Cinese, la chiesa cristiana controllata dal governo di Pechino. Sorvolando la Cina all’andata e al ritorno del suo viaggio in Corea del Sud, Papa Francesco aveva inviato due telegrammi di saluto al presidente e al popolo cinese, rispondendo ad una domanda di un giornalista di essere pronto anche subito a recarsi in Cina. Dal governo di Pechino nessun commento, se non una dichiarazione pubblicata su un quotidiano cinese in lingua inglese da parte di una portavoce del ministero degli esteri, nella quale Pechino dichiarava che “lavorerà con il Vaticano per un dialogo costruttivo e per promuovere il miglioramento delle relazioni bilaterali”. Oggi invece, dalle pagine in cinese e inglese del Global Times, giornale vicino alle posizioni del partito, Liu Yuanlong vice presidente della chiesa cinese, mette i paletti circa una possibile ripresa delle relazioni fra Cina e Santa Sede, ribadendo proprio come sia l’autorità vaticana sulla chiesa cinese uno dei problemi insormontabili. “La Cina – ha detto Liu – salvaguarda sempre la propria sovranità e integrità territoriale e non permetterà mai a forze straniere di interferire con la religione”. L’intervista al vice presidente dell’Associazione della Chiesa Cattolica Patriottica Cinese, ribadisce il no netto alle “interferenze” vaticane nei suoi affari, soprattutto nella scelta e nomina dei suoi vescovi, considerati come funzionari pubblici, rendendo così più difficile il riavvicinamento dei due governi, che non hanno relazioni dal 1951, a seguito anche del riconoscimento della Santa Sede di Taiwan, che Pechino ritiene proprio.

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Amazon apre quartier generale Cina in zona libero scambio Shanghai

Amazon ha deciso di aprire il suo quartier generale cinese per il commercio internazionale nella zona di libero scambio di Shanghai, alla fine di settembre. Lo scrive la stampa cinese. L’intesa è stata firmata ieri dal vice presidente di Amazon Diego Piacentini e dagli amministratori della Shanghai Free Trade Zone, permettendo al colosso mondiale dell’e-commerce, di operare per tutto il mondo anche con servizi finanziari oltre che commerciali, permettendo di vendere beni in Cina e beni cinesi in tutto il mondo. Amazon implementerà il suo sito proprio per permettere ai cinesi di acquistarvi beni. Almeno 13.000 prodotti da brand di 27 paesi saranno presenti sulla piattaforma, una parte della quale è realizzata in collaborazione con una azienda locale già presente nella Ftz di Shanghai, Kuajingtong. Con questo accordo e il rafforzamento della sua presenza, che festeggia i 10 ani in Cina, Amazon vuole competere sullo stesso territorio il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba, che domina il mercato del paese del dragone attraverso diverse piattaforme commerciali online.

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