Un boia si racconta: il mio, un lavoro facile

Uccidere la gente? Niente di piu’ facile. Almeno secondo il racconto shock di un boia cinese, che in una rarissima intervista pubblicata dal giornale Beijing Evening News, ha sostenuto che il suo lavoro non e’ ”difficile” come potrebbe sembrare. Tutt’altro. L’uomo, che il giornale identifica come Hu Xiao, ”un veterano della polizia giudiziaria”, racconta che tutti gli addetti alle esecuzioni usano dei fucili. ”Ci mettiamo a quattro metri dal condannato inginocchiato, con fucili la cui canna e’ lunga un metro, prendiamo la mira e spariamo, e questo e’ quanto”, afferma gelido il boia, che sembra non provare alcuna emozione nel fare il suo ”lavoro”. Hu aggiunge che la maggior parte dei condannati sono talmente terrorizzati che cadono a terra semisvenuti. ”Solo uno, che era un ex militare, non sembrava spaventato e si e’ messo a correre. Così abbiamo dovuto sparare a un bersaglio mobile”, racconta. Il numero delle condanne a morte e delle esecuzioni e’ considerato dal governo cinese un segreto di Stato, e non viene rivelato. Le organizzazioni umanitarie internazionali ritengono che la Cina sia il Paese con il maggior numero di condanne a morte del mondo. Fino al 2007 si parlava di 5-10mila esecuzioni all’anno. In quell’ anno fu stabilito che tutte le condanne a morte avrebbero dovuto essere approvate dalla Corte Suprema di Pechino, più restia dei tribunali locali a comminare la pena capitale. Secondo Dui Hua (Dialogo), un’organizzazione basata negli Usa che si occupa soprattutto di detenuti, ”sembra” che da allora le esecuzioni siano diminuite del 15%. Nonostante questo, Dui Hua valuta che nel 2009 in Cina siano state messe a morte cinquemila persone. Nel suo rapporto sulla Cina per il 2011, Amnesty International si astiene dal fornire una cifra definita, e si limita a parlare di ”migliaia” di esecuzioni. Dui Hua riferisce di un sondaggio effettuato in Cina tra il 2007 e il 2008, nel quale il 64% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che il governo dovrebbe rivelare il numero delle persone che vengono messe a morte. Tutto quello che riguarda le condanne a morte continua ad essere coperto da un muro di segretezza e l’ articolo del Beijing Evening News rappresenta un’eccezione sorprendente. L’articolo parla in generale delle attività’ della polizia giudiziaria e ha al suo interno l’intervista con il boia. Hu Xiao racconta di aver iniziato a fare il suo attuale mestiere nel 1992. ”Sono stato per alcuni anni nell’esercito e quando l’ho lasciato ho fatto domanda per la polizia giudiziaria. Quando mi sono presentato mi chiesero se ero disposto anche a uccidere i condannati a morte. Non avevo mai sparato a nessuno, ma accettai”. ”La prima volta non ero spaventato, anzi provai una certa eccitazione”, racconta il boia, che da allora ha effettuato centinaia di esecuzioni. ”Alcuni dei nuovi assunti nella polizia giudiziaria all’inizio non riescono a fare il lavoro. Bisogna dargli un po’ di tempo per abituarsi”, aggiunge. Si ritiene che in Cina la maggior parte della popolazione sia favorevole alla pena di morte e che solo pochi intellettuali illuminati cerchino di ridurre il numero delle esecuzioni. Hu Xiao sembra confermare quest’opinione: ”Si meritano tutti quello che gli facciamo”, sostiene.

fonte: ANSA

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2 commenti

Archiviato in Diritti incivili

2 risposte a “Un boia si racconta: il mio, un lavoro facile

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  2. K

    Terribile, però qualcuno deve farlo! Non provare emozioni mi sembra troppo, così come dire che giustiziare una persona è facile! Purtroppo si deve sparare al condannato, e il boia fa il suo lavoro, certo il pensiero che ha effettuato centinaia di esecuzioni mette i brividi!

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