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Perchè l’India è contraria alla “One Belt One Road” cinese

Sembra avere più le caratteristiche di una sorta di rappresaglia che quelle di una mossa politica precisa o una strategia mirata la decisione dell’India di non partecipare al “Belt and Road Forum” tenutosi nei giorni scorsi a Pechino e fortemente voluto dalla Cina e dal suo quasi “leader maximo”, Xin Jinping. Al Forum hanno partecipato 30 capi di governo e delegati di oltre 100 nazioni, i capi delle Nazioni Unite, del Fondo Monetario Internazionale e della banca Mondiale. Insomma praticamente tutti, tranne l’India.

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I rapporti tra le due maggiori potenze asiatiche, Cina e India, sono innegabilmente in una fase di tensione, o quantomeno di mancanza di dialogo. Ignorando la circostanza che tutti i paesi asiatici hanno aderito al Forum (fa eccezione solo il Bhutan che però non ha rapporti diplomatici con Pechino) e hanno accolto con entusiasmo il progetto cinese di una “cintura”, una strada che colleghi via terra e via mare Africa, Asia ed Europa, una sorta di “nuova via della seta”, New Delhi ha deciso diversamente, boicottando clamorosamente il forum.

Il portavoce del Ministero degli esteri indiano, Gopal Baglay, ha parlato di un progetto che “compromette la sovranità territoriale”. L’India si riferisce alla situazione con il Pakistan, paese confinante con cui ha combattuto varie guerre e con il quale resta irrisolta la questione della regione contesa del Kashmir, attraverso la quale passerebbe una parte della “cintura cinese”. Ma non solo. La posizione indiana va oltre, e parla anche di pericolo, per i paesi aderenti al progetto, di indebitarsi con le banche cinesi e di dover poi lottare per rimborsare i prestiti ottenuti. “Bisogna evitare – ha detto ancora il portavoce indiano – progetti che possono creare un onere debitorio insostenibile”. Xi Jinping ha parlato di un costo complessivo, per il progetto, di 124 miliardi di dollari.

Questo, fin ad ora, lo scenario ufficiale. Si, perché poi c’è chi sostiene che la posizione (di totale minoranza e per questo sostanzialmente ininfluente) di New Delhi derivi anche dal fatto che l’India non ha digerito la decisione cinese di rifiutare l’ingresso dell’India nel Nuclear Suppliers Group, un cartello che controlla il commercio delle armi nucleari. Ad aver fatto inviperire New Delhi infine, ci sarebbe poi il fatto che Pechino ha bloccato una richiesta delle Nazioni Unite di sanzionare Masood Azhar, del gruppo terroristico pakistano Jaish-e-Mohammed, che aveva attaccato delle basi militari in India. Non è poi da escludersi, come ha ventilato qualche analista, che la posizione indiana costituisca anche un modo, più o meno esplicito, per opporsi ad una visione troppo sino-centrica del mondo asiatico (e non solo asiatico).

Non dimentichiamoci che, infine, Cina e India combattono una guerra mica poi soltanto politica, per dei confini contesi nell’Arunachal Pradesh, lo stato che confina anche con il Buthan e il Tibet e che la Cina rivendica chiamandolo Tibet Meridionale. La storia di questa contesa risale all’epoca del Raj Britannico in India, quando il rappresentante dell’amministrazione britannica Henry MacMahon fece tracciare la linea omonima, che definiva il confine tra l’India britannica e la Cina nel 1914. I cinesi non hanno mai accettato questo confine adottato dall’India unilateralmente dopo la sua indipendenza, tanto che la situazione portò allo scoppio di una guerra tra i due paesi nel 1962. Oggi la situazione è in stallo e ogni tanto si legge di colpi di mortaio da una parte all’altra. Senza poi contare che Pechino accusa da sempre Delhi di ospitare e fomentare le mire indipendentiste e secessioniste del “lupo vestito d’agnello”, il Dalai Lama che dall’esilio vivo in India.

La Cina, che è innegabilmente al centro del progetto del “One Belt one road”, ribadisce dal canto suo che questo è un piano “corale”, che produrrà benefici a tutti coloro che vi parteciperanno e che rappresenterà un modo per unire ancora di più tutti i paesi, intensificando i rapporti reciproci sia in campo commerciale che culturale e politico. Si tratterà di un progetto, come ha detto Xi Jinping, che servirà a “forgiare un percorso di pace, inclusività e libero commercio”. Certo è che la posizione/decisione indiana, giusta o sbagliata che sia, non avrà nessuna conseguenza reale, se non in termini di immagine. Con l’appoggio già ottenuto di giganti come la Russia, la Cina ha praticamente in tasca la fattibilità del progetto. Pechino ha messo in cassaforte persino l’ok degli Usa. Pur in un periodo di politica “trumpiana”, basata sull’ “America first”, il delegato Usa, il consigliere della Casa Bianca, Matt Pottinger, ha dichiarato che gli Stati Uniti “hanno accolto con favore gli sforzi compiuti dalla Cina per promuovere il piano infrastrutturale” nell’ambito del quale le società americane “potrebbero offrire servizi di grande valore”. Per ora, tra la l’elefante e il dragone, vince quest’ultimo almeno in termini di leadership globale.

Articolo pubblicato anche su AGI

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La “marea gialla” di Nassau

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Gli swimming pigs, una delle attrazioni più note delle Bahamas (isola di Exuma)

Non si allarmino gli amanti delle spiagge bianche, delle barriere coralline, delle immersioni e del mare cristallino: l’ondata a cui faccio riferimento nel titolo di questo contributo non denuncia l’inquinamento del mare di Bahamas, ma racconta di una lenta marea che sta sommergendo le isole caraibiche, quella che i locali chiamano “l’invasione delle formiche”. Gli insetti in questione sono i cinesi.

Chi in questi ultimi anni ha avuto la fortuna di visitare le isole che accolsero il 12 ottobre del 1492 per la prima volta nel nuovo mondo un europeo, avrà notato come, tra l’insegna di una banca e quella di un bar, siano aumentate quelle dei negozi dei cinesi. Che, sull’isola di New Providence, dove si trova la capitale Nassau, si occupano di tutto: dai ristoranti ai negozi di souvenir, dai centri massaggi (alcuni anche di indubbie finalità), alle banche.

Chiunque passeggi per il lungomare di Nassau, dinanzi ai grandi alberghi, troverà diversi gruppi di cinesi intenti a sfruttare i collegamenti internet aperti delle varie strutture per parlare via Wechat con famiglie, amici e parenti in Cina, avanti di dodici ore di fuso rispetto a Nassau. Non sono turisti, non sono imprenditori: sono operai, soprattutto edili, circostanza da tenere in mente.

Una “invasione” normale, potrebbe pensare chiunque, se non fosse per un particolare: la Cina non solo è lontanissima dall’arcipelago bahamense e i due paesi non sono collegati da nessun volo diretto (ci vuole più di un giorno per arrivarci). Da considerare poi che i cinesi non amano per niente il mare.

A chi, come dicevo, ha avuto la fortuna di visitare le Bahamas, soprattutto Nassau, non sarà sfuggito che a parte il mare e le spiagge bianche, non c’è null’altro da vedere. E allora, facendo fondo agli stereotipi più comuni, cerchiamo di capire perché i cinesi stanno “invadendo” Bahamas.

Una invasione che è addirittura tra i primissimi argomenti nella campagna elettorale che il prossimo dieci maggio probabilmente vedrà il Progressive Liberal Party e il suo leader Perry Christie, primo ministro delle isole dal 2012 (dopo esserlo stato anche dal 2002 al 2007), uscire sconfitto. E’ stato proprio Christie, successore e braccio destro del capo del governo bahamense Lynden Pindling, a operare, qualcuno dice anche in segreto, accordi con la Cina su diversi fronti.

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Il complesso del Baha Mar a Nassau

I cinesi non amano mare e spiagge e che ci fanno alla Bahamas? Innanzitutto bisogna tenere in considerazione la posizione geografica delle isole, quanto di più vicino agli Usa senza condividere terre emerse. Un chiaro interesse strategico di Pechino che, non a caso, ha donato oltre 1,2 milioni di dollari al governo bahamense per approvvigionarsi di tecnologia militare. Soldi che vanno ad aggiungersi a quelli che ChinaAid, la cooperazione allo sviluppo cinese, uno dei mezzi più sfruttati da Pechino per imporre il suo soft power e la sua influenza (ampiamente usata ad esempio in quella che viene definita la “nuova colonizzazione” dell’Africa da parte della Cina), ha usato a Bahamas per costruire lo stadio nazionale, la palestra che ospita il campionato di basket e diverse altre infrastrutture. Soldi che non ha messo solo ufficialmente il governo cinese direttamente, ma anche attraverso le aziende che, ricordiamo, in quella parte di mondo sono sempre sotto lo stretto controllo governativo, anche quando vengono definite “private”.

Diverse aziende cinese, infatti, sono impegnate nella costruzione di resort. Il più importante progetto è quello multimiliardario di Baha Mar, il più grande resort dei Caraibi, il cui megaprogetto ha subito diversi stop. Doveva aprire nel 2015 e invece la soft opening è avvenuta solo due settimane fa. Dietro, c’è il gruppo cinese che fa capo alla famiglia Cheng, già proprietaria della catena di alberghi di lusso Rosewood e di altri progetti che hanno a che fare con il gioco d’azzardo, soprattutto a Macao. Già perché questo è un altro dettaglio di non poco conto: a Bahamas, frotte di americani si spingono nei grandi resort a giocare ai casino, preferendo, negli ultimi tempi, questi resort a quelli di Atlantic City o di Las Vegas. Circostanza che ha fatto denunciare a più di un giornalista bahamense, i pericoli delle infiltrazioni mafiose in questa attività storicamente legata (anche in Cina) al riciclaggio di denaro.

Non solo: negli accordi che Christie ha fatto con i cinesi concedendo loro terreni e licenze in cambio di aiuti economici, c’è una clausola che ha fatto infuriare i bahamensi. Il paese è alle prese con un tasso di disoccupazione storico per quelle latitudini, supera il 15%, e deve fare i conti con una ondata migratoria clandestina da parte soprattutto di Haiti. Eppure non tutti i disoccupati locali hanno tratto beneficio dalla costruzione del colosso, perché negli accordi c’era scritto che la maggior parte della manovalanza doveva arrivare direttamente da Pechino. I dintorni del grande resort sono diventati quindi accampamenti di prefabbricati dove le “formiche” cinesi hanno vissuto e continuano a vivere.

Ma l’interesse cinese non si ferma alla terra bahamense. Il primo ministro ha annunciato, alla fine dell’anno scorso, il raggiungimento di un accordo con la Cina con il quale, in cambio di oltre due miliardi di dollari, i pescherecci cinesi avrebbero potuto sfruttare la pescosità del mare bahamense. Ufficialmente per pescare snapper rossi, aragoste, conchiglie, paguri e cernie, ma i locali, soprattutto gli ambientalisti americani, temono anche per delfini, tonni, wahoo e altre specie di cui la pesca è vietata o regolamentata. Nell’accordo, che porterebbe i cinesi a dominare anche il mercato americano del pesce (per cui si sono opposte le lobbies a stelle e strisce), anche lo sfruttamento di alcuni paradisi naturali come le isole intorno ad Abaco.

L’offshore bahamense che interessa i cinesi è però non solo quello relativo alle spiagge (shores appunto, come nello slang americano), ma anche quello finanziario/bancario. A Bahamas con un investimento minimo di 500 mila euro si può ottenere la residenza di un paese che tassa i beni al 4% e che rispetta il segreto bancario, come molti paesi caraibici paradisi fiscali oltre che marini. Dopotutto, nei Panama Papers e in inchieste simili degli ultimi anni, è numeroso il contingente di singoli e aziende di Pechino che ha spostato fondi neri in questi paradisi.

Sicuri che ai cinesi non piaccia il mare?

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Xi a Davos: nuovo paladino della globalizzazione?

Ha scomodato persino Charles Dickens durante il suo discorso a Davos, nelle Alpi svizzere, il presidente cinese Xi Jinping nella sua prima apparizione al forum economico, dove si è svestito dell’eskimo di anni di comunismo per indossare il mantello del paladino della globalizzazione. “Erano i tempi migliori, erano i tempi peggiori” ha detto, citando l’inizio di “Una storia di due città” di Dickens, per sottolineare che viviamo in un’epoca di forti contraddizioni. Quello che ha parlato a Davos, è un politico misurato, che dosa bene le parole e che si rivolge al mondo globalizzato, nel quale la Cina, volenti o nolenti, ha un ruolo centrale e da protagonista. Ed è la prima volta che il segretario del partito Comunista cinese e presidente della Cina partecipava al forum svizzero. Non è un caso che abbia deciso di farlo in un momento storico internazionale cruciale, alla vigilia dell’inizio della nuova, discussa e controversa, presidenza Usa. E, ascoltandolo, non è certo difficile capire che Xi Jinping si rivolga, in prevalenza, proprio agli Stati Uniti e al suo nuovo presidente, assente eccellente di questo importante appuntamento. Xi Jinping non ha fatto mai esplicitamente il nome di Trump ma in tutto ciò che ha detto è evidente il riferimento al nuovo corso politico ed economico degli Stati Uniti, almeno quello che il magnate di New York in mesi di campagna elettorale e dopo la vittoria ha annunciato soprattutto via twitter, soprattutto in termini di protezionismo economico. Non è un mistero del resto che la Cina sia preoccupata dagli eventuali cambiamenti che potrebbero scaturire con l’incardinamento ufficiale di Trump alla Casa Bianca. Trump infatti ha pubblicamente accusato la Cina di rubare posti di lavoro agli americani, di attuare una politica monetaria scorretta con la svalutazione della moneta cinese, ed ha annunciato provvedimenti per il contenimento cinese, in primis l’aumento dei dazi. Una delle poche nomine di Trump è stata quella di Peter Navarro a capo del consiglio del commercio Usa, lo stesso Navarro autore di “Death by China”. Dobbiamo aspettare comunque che alle parole di Trump succedano i fatti per poter poi esprimere giudizi, per ora siamo nel campo degli annunci. “Non c’è nessun vincitore in una guerra commerciale” ha detto dinanzi a una platea di oltre 1500 persone il massimo esponente del gigante asiatico. “Perseguire il protezionismo – ha aggiunto Xi Jinping – è come chiudersi in una stanza buia. Vento e pioggia vengono tenuti fuori, ma anche la luce e l’aria”. Il presidente cinese, a Davos, vuole impressionare il suo auditorium, facendosi paladino della globalizzazione in un mondo quasi rovesciato e, almeno in parte ci riesce, strappando, con un discorso durato circa un’ora, diversi applausi. “C’è stato un tempo – ha aggiunto – in cui la Cina aveva dubbi sulla globalizzazione economica e noi non eravamo sicuri se aderire o meno al WTO. Ma siamo poi giunti alla conclusione che l’integrazione nell’economia globale è un trend mondiale. Per far crescere la sua economia, la Cina deve avere il coraggio di nuotare nel vasto oceano del mercato globale”. Xi Jinping vuole dare del suo paese un’immagine moderna (anche se restano vivi tutti i problemi legati alla negazione dei diritti civili soprattutto nei confronti di minoranze come Tibet e Xinjiang o di oppositori), diversa da quella del passato, promette di non svalutare la moneta locale, il Renmibi per aumentare le esportazioni, cosa della quale il paese del dragone è stato accusato in passato. Promette insomma correttezza e trasparenza, ma si propone (e si impone) tra gli attori principale sulla scena economica internazionale. E tale vuole rimanere. Il suo è un discorso chiaro, diretto, controllato, forse anche troppo, per chi ha sempre giovato dalla globalizzazione, sfruttando la manodopera a basso costo. Che affascina la massa ma non convince del tutto gli analisti. Sembra tutto troppo studiato, un copione ben scritto e ben recitato. Come quando parla dell’accordo di Parigi contro il riscaldamento globale, definendolo “magnifico” (mentre Trump ha annunciato di volerne uscire). Parla infatti anche di ambiente Xi Jinping, della “responsabilità che ci dobbiamo assumere nei confronti dei nostri figli”. Tutto molto condivisibile, se non fosse che la Cina resta uno dei paesi più inquinati al mondo. Al di là delle analisi, a parlare sono comunque i dati. La Cina, come sottolinea il presidente cinese nella parte finale del suo discorso, è in continua crescita, per il 2016 la crescita è stata del 6,7% e il trend è sempre positivo (nonostante il crollo delle esportazioni registrato negli ultimi due anni di fila). “La Cina ha un enorme potenziale e in futuro intensificherà le riforme” ha detto ancora il presidente. Come a dire che, Trump o non Trump, ad essere tagliata fuori, la Cina davvero non ci sta e il mondo sa che con il dragone deve fare i conti di continuo.

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Crescita cinese nel 2015 più bassa da 25 anni. Qui testo completo del comunicato dell’ufficio di statistica con tutti i dati

La crescita economica della Cina scende al 6,8% nell’ultimo trimestre del 2015 con l’indebolimento del commercio e dei consumi, trascinando la crescita annuale al livello più basso in 25 anni (+6,9%). Le principali borse asiatiche non hanno tuttavia risposto con nervosismo stamattina ai dati, registrando lievi guadagni in una giornata complessivamente poco mossa. La crescita cinese è diminuita costantemente nel corso degli ultimi cinque anni, con il Partito comunista che cerca di prendere le distanze da un modello logoro basato su investimenti e commercio, per indirizzarsi verso una crescita auto sostenuta trainata dai consumi e i servizi interni. Il rallentamento cinese e un crollo dei prezzi sul listino di Shanghai hanno fatto crescere le preoccupazioni per la perdita di sostegno da parte di un’economia vista una volta come motore della crescita globale, deprimendo i mercati finanziari internazionali. La crescita annuale della Cina è scesa al 6,9%, secondo i dati resi noti oggi dal governo: il livello più basso dal 3,8% del 1990, su cui pesarono le sanzioni inflitte a Pechino dopo la repressione a Piazza Tiananmen del movimento per la democrazia. Il dato ottobre-dicembre è stata la crescita trimestrale più bassa dalle conseguenze della crisi finanziaria globale, quando l’espansione dell’economia si accasciò al 6,1% nel primo trimestre 2009 (la crescita del trimestre luglio-settembre 2009 fu del 6,9%). La crescita degli investimenti in fabbriche, abitazioni e altri beni immobili, un volano economico chiave, si è indebolita al 12% nel 2015: giù di 2,9 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Le vendite al dettaglio sono cresciute del 10,6%, rispetto al 12% registrato nel 2014. Le esportazioni di dicembre si sono ridotte dell’1,4% rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni sono diminuite del 7,6% su base. La spesa per il commercio online è cresciuta del 33,3% rispetto al 2014. La crescita è stata in linea con le previsioni del settore privato e l’obiettivo ufficiale del Partito Comunista di circa il 7% annuo. Pechino ha risposto al calo della crescita tagliando i tassi d’interesse sei volte da novembre 2014 e varando misure per aiutare gli esportatori e altre industrie. Gli economisti si aspettano per quest’anno un’ulteriore diminuzione della crescita cinese, con il Fondo monetario internazionale (Fmi) che mira a un’espansione del 6,3%.

Fonte: ANSA

National Bureau of Statistics of China

19 January, 2016

 

In 2015, faced with complicated international environment and increasing downward pressure on the economy, the Central Party Committee and the State Council have maintained the strategic focus, comprehensively arranged both domestic and international tasks, adhered to the general work guideline of making progress while maintaining stability, actively adapted to and led the new normal, guided new practices with new theories, strived for new development with new strategies, innovated macro-regulation, deepened the structural reform and pushed forward “mass entrepreneurship and innovation”. As a result, the economy has achieved moderate but stable and sound development.

 

According to the preliminary estimation, the gross domestic product (GDP) of China was 67,670.8 billion yuan in 2015, an increase of 6.9 percent at comparable prices. Specifically, the year-on-year growth of the first quarter was 7.0 percent, the second quarter 7.0 percent, the third quarter 6.9 percent, and the fourth quarter 6.8 percent. The value added of the primary industry was 6,086.3 billion yuan, up by 3.9 percent; the secondary industry 27,427.8 billion yuan, up by 6.0 percent; and the tertiary industry 34,156.7 billion yuan, up by 8.3 percent. The gross domestic product of the fourth quarter of 2015 went up by 1.6 percent on a quarter-on-quarter base.

 

  1. Agricultural Production Enjoyed Another Harvest.

 

The total grain output in 2015 was 621.43 million tons, an increase of 14.41 million tons, up by 2.4 percent. The total output of summer grain was 141.12 million tons, an increase of 3.3 percent; the total output of early rice was 33.69 million tons, a decrease of 0.9 percent; the total output of autumn grain was 446.62 million tons, an increase of 2.3 percent. The total output of cereals was 572.25 million tons, an increase of 2.7 percent. The total output of cotton in 2015 was 5.61 million tons, a decrease of 9.3 percent. The total output of pork, beef, mutton and poultry was 84.54 million tons, a decrease of 1.0 percent, among which the total output of pork was 54.87 million tons, a decrease of 3.3 percent. The total output of poultry eggs in 2015 was 29.99 million tons, an increase of 3.6 percent; the total output of milk was 37.55 million tons, an increase of 0.8 percent.

 

  1. The Upgrading of the Industry was Notable.

 

The total value added of the industrial enterprises above the designated size in 2015 was up by 6.1 percent at comparable prices. An analysis by types of ownership showed that the value added growth of the state holding enterprises was 1.4 percent; that of the collective enterprises, 1.2 percent; share-holding enterprises, 7.3 percent; and enterprises funded by foreign investors or investors from Hong Kong, Macao and Taiwan, 3.7 percent. In terms of sectors, the value added of the mining grew by 2.7 percent compared with last year, the manufacturing by 7.0 percent and the electricity, thermal power, gas and the production and supply of water by 1.4 percent. New industries were growing rapidly. In 2015, the value added of the new technology industry grew by 10.2 percent, 4.1 percentage points faster than industrial enterprises above the designated size, accounting for 11.8 percent of industrial enterprises above the designated size, 1.2 percentage points more than last year. Among the new technology industry, the manufacture of aerospace vehicles and equipment grew by 26.2 percent, manufacture of electronic and communication equipment by 12.7 percent, the manufacture of optical and photographic equipment by 10.6 percent and the manufacture of medicines by 9.9 percent. In 2015, the sales-output ratio of industrial enterprises above the designated size reached 97.6 percent. The export delivery value of these enterprises reached 11,858.2 billion yuan, down by 1.8 percent. In December, the total value added of the industrial enterprises above the designated size was up by 5.9 percent year-on-year or up by 0.41 percent month-on-month.

 

From January to November, the profits made by industrial enterprises above the designated size stood at 5,538.7 billion yuan, down by 1.9 percent year-on-year. The costs for per-hundred-yuan turnover of principal activities of the industrial enterprises above the designated size reached 85.97 yuan and the profit rate of the principal activities was 5.57 percent.

 

  1. The Growth of Investment in Fixed Assets Slowed Down. 

 

In 2015, the investment in fixed assets (excluding rural households) was 55,159.0 billion yuan, a nominal year-on-year growth of 10.0 percent over last year or a real growth of 12.0 percent after deducting price factors, 2.9 percentage points slower than last year in real term. Specifically, the investment by the state holding enterprises reached 17,893.3 billion yuan, a rise of 10.9 percent; private investment reached 35,400.7 billion yuan, up by 10.1 percent, accounting for 64.2 percent of the total investment. The investment in the primary industry was 1,556.1 billion yuan, up by 31.8 percent; the secondary industry 22,409.0 billion yuan, up by 8.0 percent; and the tertiary industry 31,193.9 billion yuan, an increase of 10.6 percent. The funds in place for investment in 2015 were 57,378.9 billion yuan, up by 7.7 percent. Specifically, the state budget went up by 15.6 percent, domestic loans down by 5.8 percent, self-raising funds up by 9.5 percent and utilization of foreign investment down by 29.6 percent. The total investment in newly-started projects in 2015 was 40,808.4 billion yuan, an increase of 5.5 percent. In December, investment in fixed assets (excluding rural households) grew by 0.68 percent month-on-month.

 

The total investment in real estate development in 2015 was 9,597.9 billion yuan, a nominal growth of 1.0 percent (a real growth of 2.8 percent after deducting price factors). In particular, the investment in residential buildings went up by 0.4 percent. The floor space newly started was 1,544.54 million square meters, down by 14.0 percent. Specifically, the floor space of residential buildings went down by 14.6 percent. The floor space of commercial buildings sold was 1,284.95 million square meters, up by 6.5 percent. Specifically, the floor space of residential buildings sold was up by 6.9 percent. The total sales of commercial buildings were 8,728.1 billion yuan, up by 14.4 percent. Specifically, the sales of residential buildings were up by 16.6 percent. The land space purchased for real estate development was 228.11 million square meters, down by 31.7 percent. By the end of December, the floor space of commercial buildings for sale was 718.53 million square meters, up by 15.6 percent compared with that at the end of last year. The funds in place for real estate development enterprises reached 12,520.3 billion yuan, up by 2.6 percent over last year.

 

  1. Market Sales Grew Rapidly.

 

In 2015, the total retail sales of consumer goods reached 30,093.1 billion yuan, a nominal annual rise of 10.7 percent (a real growth of 10.6 percent after deducting price factors). Specifically, the retail sales of consumer goods by enterprises above the designated size stood at 14,255.8 billion yuan, up by 7.8 percent over the last year. Analyzed by different areas, the retail sales in urban areas reached 25,899.9 billion yuan, up by 10.5 percent, and the retail sales in rural areas stood at 4,193.2 billion yuan, up by 11.8 percent. Grouped by consumption patterns, the income of catering industry was 3,231.0 billion yuan, up by 11.7 percent; and the retail sales of goods were 26,862.1 billion yuan, up by 10.6 percent. In particular, the retail sales of the enterprises above the designated size reached 13,389.1 billion yuan, an increase of 7.9 percent. In December, the nominal growth of total retail sales of consumer goods was 11.1 percent over last year (a real growth of 10.7 percent after deducting price factors), or 0.82 percent month-on-month.

 

In 2015, the online retail sales reached 3,877.3 billion yuan, an increase of 33.3 percent compared with last year, among which the retail sales of physical goods was 3,242.4 billion yuan, an increase of 31.6 percent, accounting for 10.8 percent of the total retail sales of consumer goods; the retail sales of non-physical goods was 634.9 billion yuan, an increase of 42.4 percent.

 

  1. The Imports and Exports Decreased on a Year-on-Year Base.

 

The total value of imports and exports in 2015 was 24,584.9 billion yuan, a decrease of 7.0 percent. The total value of exports was 14,135.7 billion yuan, down by 1.8 percent; the total value of imports was 10,449.2 billion yuan, a decrease of 13.2 percent. The trade balance was 3,686.5 billion yuan in surplus. In December, the total value of imports and exports was 2,475.7 billion yuan, down by 0.5 percent year-on-year. Of this total, the value of exports was 1,428.9 billion yuan, up by 2.3 percent; and that of imports was 1,046.8 billion yuan, down by 4.0 percent.

 

  1. The Consumer Price Increased Moderately.

 

In 2015, the consumer price went up by 1.4 percent over last year. Specifically, the price went up by 1.5 percent in urban areas and 1.3 percent in rural areas. Grouped by commodity categories, prices for food rose by 2.3 percent; tobacco, liquor and related articles up by 2.1 percent; clothing up by 2.7 percent; household facilities, articles and maintenance services up by 1.0 percent; health care and personal articles up by 2.0 percent; transportation and communication down by 1.7 percent; recreation, education, culture articles and services up by 1.4 percent and housing up by 0.7 percent. In terms of food prices, grain went up by 2.0 percent, oil or fat down by 3.2 percent, pork up by 9.5 percent and fresh vegetables up by 7.4 percent. In December, the consumer prices went up by 1.6 percent year-on-year, or 0.5 percent up month-on-month. In 2015, the producer prices for industrial products went down by 5.2 percent compared with last year, while the price in December dropped by 5.9 percent year-on-year and 0.6 percent month-on-month. The purchasing price for industrial producers was down by 6.1 percent compared with last year and in December, the price was down by 6.8 percent year-on-year and 0.7 percent month-on-month.

 

  1. Residents’ Income Increased Steadily.

 

In 2015, the national per capita disposable income of residents was 21,966 yuan, a nominal growth of 8.9 percent over last year, or a real increase of 7.4 percent after deducting price factors. In terms of permanent residence, the per capita disposable income of urban households was 31,195 yuan, a nominal growth of 8.2 percent, or a real growth of 6.6 percent after deducting price factors. The per capita disposable income of rural residents was 11,422 yuan, up by 8.9 percent, or 7.5 percent in real terms. The per capita income of urban households was 2.73 times of the rural households, 0.02 less than last year. The median of the national disposal income was 19,281 yuan, a nominal increase of 9.7 percent. Taking the per capita disposable income of nationwide households by income quintiles, that of the low-income group reached 5,221 yuan, the lower-middle-income group 11,894 yuan, the middle-income group 19,320 yuan, the upper-middle-income group 29,438 yuan, and the high-income group 54,544 yuan. The Gini Coefficient for national income in 2015 was 0.462. The number of rural migrant workers in 2015 totaled 277.47 million, which was 3.52 million more than that in last year, or up by 1.3 percent. Specifically, the numbers of local and outside migrant workers were 108.63 million and 168.84 million respectively, up by 2.7 and 0.4 percent. The average monthly income of migrant workers was 3,072 yuan, up by 7.2 percent.

 

  1. Economic Structure was Optimized and Upgraded.

 

The industrial structure was further optimized. In 2015, the value added of the tertiary industry accounted for 50.5 percent of GDP, 2.4 percentage points higher than last year, 10.0 percentage points higher than that of the secondary industry. The structure of domestic demand was further improved. In 2015, the final consumption expenditure accounted for 66.4 percent of GDP, 15.4 percentage points higher than last year. The balance of regional structure was strengthened. The value added of industries above the designated size in the central and western regions increased by 7.6 percent and 7.8 percent compared with last year, 0.9 percentage point and 1.1 percentage points faster than the eastern region respectively. Investment in fixed assets in the central region (excluding rural households) increased by 15.7 percent, 3.0 percentage points faster than the eastern region. Energy conservation and consumption reduction continued to make new achievements. In 2015, the energy consumption per unit of GDP decreased by 5.6 percent compared with last year.

 

  1. Money Supply Maintained a Steady Growth.

 

By the end of December, the balance of broad money (M2) was 139.23 trillion yuan, an increase of 13.3 percent compared with that at the end of last year; the balance of narrow money (M1) was 40.10 trillion yuan, a rise of 15.2 percent; and the balance of cash in circulation (M0) was 6.32 trillion yuan, a rise of 4.9 percent. At the end of December, the amount of outstanding loans was 93.95 trillion yuan, while the amount of outstanding deposits was 135.70 trillion yuan. In 2015, the newly increased loans reached 11.72 trillion yuan, an increase of 1.81 trillion yuan; the newly increased deposits were 14.97 trillion yuan, or 1.94 trillion yuan more than last year. The social financing reached 15.41 trillion yuan.

 

  1. Population and Employment Situation were Generally Stable.

 

By the end of 2015, the total population of mainland China was 1,374.62 million (including population of 31 provinces, autonomous regions and municipalities, and servicemen in CPLA; but not including residents in Hong Kong SAR, Macao SAR, Taiwan Province and overseas Chinese), an increase of 6.80 million over that at the end of 2014. In 2015, the number of births was 16.55 million and the birth rate was 12.07 in a thousand; the number of deaths was 9.75 million with a death rate of 7.11 in a thousand; the natural growth rate was 4.96 in a thousand, a decrease of 0.25 in a thousand. In terms of gender, the male population was 704.14 million, and female population was 670.48 million; the sex ratio of the total population was 105.02 (the female is 100); the sex ratio at birth was 113.51. Population at the working age of 16-59 was 910.96 million, a decrease of 4.87 million as compared with that at the end of 2014, and it accounted for 66.3 percent of the total population; population aged 60 and over was 222.00 million, which was 16.1 percent of the total population; population aged 65 and over was 143.86 million, accounting for 10.5 percent of the total population. In terms of urban-rural structure, the urban population was 771.16 million, an increase of 22.00 million over the last year; and the rural population was 603.46 million, a decrease of 15.20 million. The proportion of the urban population to the total population was 56.1 percent. The population who reside in areas other than their household registration and have been away from there for over 6 months reached 294 million, which was 3.77 million less than that in the last year. Specifically, the migrant population was 247 million, or 5.68 million less. At the end of 2015, the total number of employed persons was 774.51 million and the number of urban employed persons was 404.10 million.

 

Generally speaking, China’s economy has maintained within a proper range. The economic structure has been further optimized, the transformation and upgrading fastened, the new impetus accumulated and the people’s life improved. However, at the same time, we must be aware that the international environment is still complicated, the domestic structural transformation and upgrading are in a crucial period during which challenges need to be overcome and problems need to be resolved and the task of comprehensively deepening the reform is still heavy. For the next step, we must carefully study and implement the spirits of the 18th National Congress of the Communist Party of China, the 3rd, 4th and 5th Plenary Sessions of the 18th CPC Central Committee and the Central Economic Work Conference as well as the decisions and arrangements of the Central Party Committee and the State Council. We must adhere to the guideline of stable macro-policy, precise industrial policy, flexible micro-policy, practical reform policy and solid social policy, and focus on the supply-side structural reform so as to promote the national economy to maintain medium-to-high speed and move to medium-to-high end with medium-to-high income.

 

Notes:

 

  1. To further promote the integration of China’s quarterly GDP accounting with international practices, the National Bureau of Statistics of China has implemented the reform on quarterly GDP accounting since the third quarter of 2015 by adopting quarterly accounting and publishing the related results.

 

  1. The growth rate of gross domestic product, value added of industrial enterprises above designated size and its sub-items are real growth by using comparable prices. The growth rates of other indicators are nominal growth by using current prices unless otherwise specified.

 

  1. According to the auto-revision function of the seasonal adjustment model, GDP in each quarter and the month-on-month changes of the value added of industrial enterprises above designated size, investment in fixed assets (excluding rural households), and total retail sales of consumer goods have been revised. The revised figures and figure for the fourth quarter GDP in 2015 as well as the month-on-month changes for other indicators in December 2014 are as follows:

 

The quarter-on-quarter growth of GDP in 2014 and 2015 were 1.6 percent, 1.8 percent, 1.8 percent, 1.7 percent, 1.3 percent, 1.9 percent, 1.8 percent and 1.6 percent respectively.

 

Month-on-Month Changes in 2015
  Value Added of Industrial Enterprises above Designated Size

(%)

Investment in Fixed  Assets (Excluding Rural Households)

(%)

Total Retail Sales of Consumer Goods

(%)

January 0.45 0.88 0.80
February 0.42 0.86 1.08
March 0.27 0.84 0.83
April 0.58 0.81 0.85
May 0.50 0.77 0.87
June 0.61 0.83 0.97
July 0.32 0.72 0.80
August 0.54 0.70 0.91
September 0.40 0.71 0.88
October 0.47 0.72 0.82
November 0.57 0.73 0.85
December 0.41 0.68 0.82

 

  1. From 2012, the NBS implemented the new Industrial Classification for National Economic Activities (GB/T4754-2011). For more detailed information, please refer to the website of the National Bureau of Statistics of China.

 

  1. Industrial enterprises above the designated size are industrial enterprises with annual revenue from principal activities over 20 million yuan.

 

  1. Units above the designated size in total retail sales of consumer goods include wholesale enterprises, retail enterprises and lodging and catering enterprises with annual revenue from principal business over 20 million yuan, 5 million yuan and 2 million yuan respectively.

 

Online retail sales refer to the total retail sales of goods and services realized through internet trading platforms (including self-built websites and third-party platforms). Goods and services include physical goods and non-physical goods (e.g. virtual goods and services etc.).

 

The total retail sales of consumer goods include the online retail sales of physical goods, but not the non-physical goods. 

 

  1. In the fourth quarter of 2012, the National Bureau of Statistics of China conducted the reform of integrated survey of urban and rural households, unifying the names, classification and statistical standards of urban and rural households and selecting 160 thousand urban and rural households across the country to conduct direct surveys. On its basis, per capita disposable income of national residents as well as urban and rural per capita disposable income were calculated according to the new definitions which makes urban and rural households comparable.

 

The median of per capita income of urban and rural households refer to the per capita income of household lied in the middle of all surveyed households which are ranked from low to high based on per capital income level.

 

The income of urban and rural households by quintiles refer to the per capita income of surveyed households which are divided into five levels averagely, ranking from low to high based on per capital income level; the top 20% households with the highest income are classified as high-income group. The other four levels are upper-middle-income group, middle-income group, lower-middle-income group and low-income group.

 

  1. Migrant workers refer to those who work in urban areas, or in the non-agriculture sectors in local or other areas for 6 months and above with their permanent household registrations being in rural areas. Local migrant workers refer to those who work in the administration area where they register their households permanently. Outside migrant workers refer to those who work in areas other than the administration area where they register their households permanently.

 

  1. Employed persons refer to persons aged 16 and over who have the ability to work and engage in gainful employment for remuneration payment or business income.

 

  1. The regional data are classified by the eastern, central, western and northeastern regions.

 

  1. Data of imports and exports are from the General Administration of Customs; data of money supply and deposits and loans and social financing are from the People’s Bank of China.

 

  1. Due to the rounding-off reasons, the subentries may not add up to the aggregate totals.


In case of any differences between English translation and the original Chinese text, the Chinese edition shall prevail.

 

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In Russia si inaugura inizio lavori del gasdotto con la Cina

All’indomani della minaccia di nuove sanzioni europee alla Russia per la crisi ucraina, il leader del Cremlino Vladimir Putin e il vicepremier cinese Zhang Gaoli hanno partecipato in Iakuzia alla cerimonia simbolica dell’ inizio della costruzione del gasdotto “La Forza della Siberia” che con i suoi 3968 km porterà il metano russo dalla Siberia orientale alla Cina. I due leader hanno assistito alla saldatura dei primi due tubi mettendoci poi la propria firma. Putin ha definito il progetto – valore 70 mld di dlr – “il più grande del mondo”.

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Rallenta la crescita del manifattueriero cinese ad agosto

Confermato il rallentamento ad agosto del settore manifatturiero cinese, come previsto dalla banca anglo-cinese Hsbc dieci giorni fa. Secondo i dati diffusi oggi dall’ufficio nazionale di statistica e dalla federazione cinese della logistica e degli acquisti, l’indice Pmi (purchasing managers’ index) ha toccato 51,1, in discesa rispetto al 51,7 di luglio. Con un dato superiore al 50 si parla di crescita, sotto di contrazione.

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Alibaba lancerà maxi Ipo a Wall Street il 18 o 19 settembre

Sale la febbre per Alibaba. Il colosso dell’e-commerce cinese scalda i motori per la quotazione a Wall Street: il road show dovrebbe iniziare nella settimana dell’8 in Asia, con il primo giorno di scambi previsto il 18 o 19 settembre. Le indiscrezioni sulle prossime mosse di Alibaba alimentano l’attesa per la sua maxi-ipo, con la quale potrebbe arrivare a raccogliere piu’ di 20 miliardi di dollari, superando i 19,65 miliardi di Visa e affermandosi come la maggiore ipo della storia Americana. Ma Alibaba e’ proiettata anche a un traguardo maggiore: divenire l’initial public offering maggiore al mondo. Un primato per il quale si troverà a sfidare un’altra cinese, Agricultural Bank of China, che nel 2010 ha raccolto 22,1 miliardi di dollari. La quotazione del colosso cinese e’ attesa dagli investitori ma anche dalla Silicon Valley, che segue attentamente il processo per cercare di capire come Alibaba spendera’ i fondi raccolti. Di recente la società si e’ lanciata in molte acquisizioni di start up e non solo nell’ambito di un ambizioso piano di crescita in Cina e all’estero. ”Per le aziende che hanno prospetti dell’Ipo che mostrano una forte crescita, il roadshow sara’ utile per capire come il management intende mantenere tassi di crescita elevata e le strategie” affermano alcuni analisti. E i numeri di Alibaba lasciano poco adito a dubbi. Il primo trimestre dell’esercizio fiscale si e’ chiuso con un utile netto quasi triplicato a 1,99 miliardi di dollari e ricavi in aumento del 45% a 2,15 miliardi di dollari. Motore della crescita il balzo del numero di utenti mobili, saliti a 188 milioni nel trimestre, ovvero 25 milioni in più rispetto ai tre mesi precedenti. Un boom, quello di Alibaba, che ha gia’ creato l’uomo più ricco della Cina ancora prima dello sbarco in Borsa: Jack Ma, il fondatore e presidente di Alibaba, e’ il paperone cinese con una fortuna stimata in 21,8 miliardi di dollari. Jack Ma supera sia Ma Huateng, fondatore di Tencent Holding, la maggiore società cinese per valore di mercato, sia Robin Li, fondatore del motore di ricerca Biadu. E proprio l’ascesa di Alibaba preoccupa Tencent e Baidu, che si alleano con l’altro colosso cinese Dalian Wanda per creare una societa’ rivale, l’anti Alibaba.

fonte: ANSA

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