Processo a Bo Xilai celebrato anche su internet

Ridda di reazioni sulla rete a commento della sentenza di condanna all’ergastolo per Bo Xilai, l’ex papavero e principino rosso, ritenuto colpevole di appropriazione indebita, corruzione e abuso di potere. La censura cinese si e’ allentata in quello che forse è il primo vero processo via internet della storia cinese, dal momento che la stessa corte di Jinan dove si è celebrato il processo, ha aperto un suo account su Sina Weibo (il Twitter cinese) pochi giorni prima che cominciassero le udienze il 22 agosto, attirando migliaia di followers. Se prima infatti era quasi impossibile trovare o trasmettere notizie e tweet sull’ex segretario del partito di Chongqing, oggi si sono scatenati tutti. In tantissimi hanno seguito i tweet che la corte inviava nei momenti salienti della lettura della sentenza e ha fatto impressione a tutti la foto postata sullo stesso profilo nella quale Bo Xilai è in manette. Ma online, Bo continua ad avere proseliti, i supporter del suo populismo sono ancora tanti. “Io non conosco la politica – ha scritto Shuang – ma gli credo. Ha fatto bene, ci ha fatto stare tutti bene”. Altri invece ironizzano sulla pensione dorata nella quale Bo è destinato: una stanza ad un letto di 20 mq con bagno riservato nel carcere di Qincheng a Pechino, considerato un hotel 5 stelle per i potenti. Nella stessa prigione, infatti, furono rinchiusi la vedova di Mao Zedong e la banda dei quattro, tra gli altri. “Non credo verrà trattato come un normale prigioniero”, ha scritto Liu. “Se mi dovete arrestare, mandatemi nella stessa sua prigione – scrive Tuyihuakai – vorrei servire lui acqua e té, fare qualsiasi cosa, io lo rispetto. Non avrò mai pentimenti per quello che farò per lui, finchè campo”. Qualcuno ipotizza che in galera ci resterà poco. “Anche se la legge dice che fra 13 anni potrà uscire sulla parola – scrive Zhang Yu – immagino che con qualche escamotage sulla salute lo faranno uscire prima”. Parla di sentenza non inaspettata Chen Youxi, presidente del Jing Heng law Group, uno dei più importanti penalisti cinesi. “Non è stata una sorpresa. Dal punto di vista procedurale, è stato un processo aperto, oggettivo, anche se ci sono problemi nel sistema di gestione e in quello penale. Non credo che la sentenza possa fermare la corruzione, che cresce rigogliosa”.

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