Vino italiano sbanca ad Hong Kong e soprassa francesi. E in Cina arrivano Grana Padano e Prosciutto San Daniele

I vini italiani spopolano a Hong Kong all’asta di Christiés e battono i blasonati cugini francesi. A farla da padrone soprattutto i vini toscani del Comitato grandi cru d’Italia. Venerdì scorso a Hong Kong l’ultima asta di “fine and rare wines” ha confermato il trend delle aste precedenti, con i vini francesi in netto calo (a partire da Chateau Lafite a Chateau Margaux a Haut-Brion) e in parte rimasti clamorosamente invenduti, e al contrario un buon numero di vini italiani, finora quasi ignorati dai cinesi, che sono stati venduti a prezzi molto più alti di quelli della valutazione di base d’asta. Tra questi si sono distinti il lotto di 18 bottiglie di Ornellaia 1997 della famiglia Frescobaldi, che aveva una valutazione d’asta fra i 20 e i 26 mila dollari di HK (1.922-2.499 euro) e che è stato aggiudicato a 30 mila dollari di Hong Kong (2.883 euro). Sei bottiglie di Masseto della vendemmia 2006 e 2007, sempre dei Frescobaldi, con un valore d’asta fra i 20 e i 26 mila dollari di Hong Kong sono state aggiudicate a 28 mila dollari di Hong Kong. Il lotto di Tignanello di Antinori, composto da 30 bottiglie delle vendemmie 1997, 2000, 2001 e 2005, con un valore massimo d’asta di 20 mila dollari hongkonghini (1922 euro) è stato aggiudicato a 24 mila dollari. Bene anche i vini piemontesi e veneti. In particolare l’Amarone classico di Allegrini, 12 bottiglie del 2001, che sono state aggiudicate a 9 mila dollari di Hong Kong (856 euro). La performance migliore è stata tuttavia quella di un altro vino toscano anch’esso parte del Comitato grandi cru d’Italia, I Sodi di S. Niccolò di Castellare di Castellina. Le 12 bottiglie dell’annata 2006 che Christiés aveva messo in catalogo a un valore fra 4000 e 6000 dollari di Hong Kong è stato aggiudicato a 36 mila dollari (3.460 euro). I vini francesi sono stati aggiudicati spesso al prezzo minimo d’asta e in molti casi, nonostante il ribasso, non sono stati nemmeno aggiudicati.
Ha fatto tappa a Shanghai il tour promozionale del consorzio Grana Padano e di quello del Prosciutto di San Daniele, impegnati in un progetto che toccherà anche la Russia. Nella capitale economica cinese, così come a Pechino, sono stati organizzati seminari, workshop, incontri con giornalisti ed operatori per promuovere queste due eccellenze italiane fregiate del marchio di denominazione di origine protetta. Tra l’altro, il Grana Padano è stato inserito nell’accordo tra Unione Europea e Cina denominato ’10+10′, nel quale dieci prodotti cinesi vengono riconosciuto come Dop in Europa e viceversa. La campagna di promozione cinese vedrà sia il Grana Padano che il Prosciutto di San Daniele impegnati per due mesi, più in altri periodi del 2012, in 20 ristoranti di Shanghai e 10 di Pechino e in 13 negozi e supermarket di Shanghai e 19 di Pechino. Pubblicità sulle maggior riviste cinesi e presenza promozionale in supermercati anche di Canton e Shenzhen, completeranno il tour promozionale cinese, finanziata con il contributo dell’Unione europea e del Governo italiano. “Siamo all’inizio della nostra strategia, – ha detto a Shanghai Giuseppe Saetta, direttore finanziario del consorzio Grana Padano – la Cina è un mercato importante dove però siamo poco presenti con solo 12.000 forme all’anno. Il mercato sta crescendo, soprattutto sui prodotti alimentari importati e il marchio Dop che accomuna i due prodotti è, anche per i cinesi, che negli ultimi tempi prestano molta attenzione alla sicurezza dei prodotti alimentari, garanzia di qualità”. Sia il Grana Padano che il Prosciutto di San Daniele (per il quale ci sono ancora alcuni problemi di importazione legati alle regole cinesi che obbligano il salume ad arrivare via Hong Kong), sono stati al centro di degustazioni organizzate da chef cinesi che li hanno accostati a piatti della tradizione culinaria del paese di mezzo.

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Una risposta a “Vino italiano sbanca ad Hong Kong e soprassa francesi. E in Cina arrivano Grana Padano e Prosciutto San Daniele

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