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Educational su cibo e vino italiani a Pechino e Guangzhou

Il cibo e il vino italiano sono stai i protagonisti di due educational organizzati a Pechino e a Guangzhou, l’ex Canton, dall’agenzia Ice e rivolti ad operatori cinesi del settore e stampa specializzata. “Maestri del gusto” non è stata una classica fiera, ma più un momento educativo, nel quale oltre 150 operatori cinesi nelle due città hanno potuto imparare l’utilizzo dei prodotti e del vino italiani, l’accostamento con i cibi, le qualità dei prodotti, nel quale non sono mancati anche momenti promozionali. Per quanto riguarda il vino, un momento è stato dedicato anche all’accostamento dei vini italiani ai piatti cinesi. L’evento di Pechino si e’ tenuto al Ritz Carlton Chaoyang dove gli invitati hanno degustato 23 combinazioni cibo/vino realizzate da un esperto di settore, John Isacs, che ha svolto anche il ruolo di “Master of Ceremony” illustrando agli ospiti le caratteristiche dei vini, dei cibi, e degli abbinamenti proposti. Per l’occasione e’ stata inoltre realizzata una guida/catalogo dell’iniziativa dove gli ospiti hanno potuto trovare le descrizioni dei vini e dei cibi. A Guangzhou teatro della iniziativa e’ stato il ristorante Arte Cafe’ dove gli ospiti invitati hanno potuto assistere alla preparazione delle pietanze proposte dallo Chef Nicola Bacchi.

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Concluso il progetto “vini italiani in Cina” del Ministero dello sviluppo economico

Chiuso a Shanghai il progetto ‘Vini Italiani in Cina’, promosso e finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico ed organizzato con Federvini e Unione Italiana Vini ed Enoteca Italiana di Siena come soggetto attuatore. Il progetto è stato articolato in cinque fasi, svoltesi nell’arco di un anno, partendo dal lancio dell’iniziativa a Pechino l’anno scorso, seguito ad aprile da un incoming di opinion leader cinesi (giornalisti di 14 testate stampa e tv specializzate e generaliste) nelle cantine di Toscana, Umbria, Emilia Romagna e Veneto, per finire al Vinitaly. A maggio 2013 c’è stato l’incoming di 11 buyers e distributorißcinesi con visita nelle cantine di Sicilia, Puglia e Piemonte mentre ad ottobre 2013 erano 16 gli imprenditori cinesi arrivati in Italia perchè interessati alle macchine automatiche di confezionamento, imballaggio e imbottigliamento alimentare. L’evento di chiusura, ha visto la partecipazione del Console Generale italiano a Shanghai Vincenzo De Luca, il funzionario Mise responsabile del progetto Silvana La Bella, il direttore dell’agenzia Ice Shanghai Claudio Pasqualucci, il Presidente di Federvini Lamberto Vallarino Gancia e il Presidente di Shanghai Yishang Wine Business Consulting Claudio Galletti. A chiusura, Federvini e Unione Italiana Vini ed Enoteca Italiana di Siena hanno tenuto un seminario sul vino italiano nell’ambito di Food Hospitality China, la più importante manifestazione del settore in Cina, aperta oggi.

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Vinitaly punta su Cina, 548 milioni di enoappassionati

Ai cinesi il vino piace sempre di più, i dati parlano chiaro: il consumo sia di rossi che di ‘bollicine’ cresce al ritmo del 6% annuo. Nell’ex celeste impero ad apprezzare un buon bicchiere sono ormai 548 milioni: tra questi il 40% acquista abitualmente on line. Ecco perché al Vinitaly, per la prima volta in assoluto, saranno presenti 15 tra i più grossi rappresentanti dell’e-commerce cinese, come la piattaforma YesMywWine, Tmall e Alibaba Group, alcuni dei quali mai stati in Europa. Al momento l’Italia è soltanto al quinto posto tra i Paesi esportatori, con una quota di export sostanzialmente ferma, a fronte di un calo continuo della vendita dei vini francesi. “Il dato è stabile da troppo tempo”, ha sottolineato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, “e non si riesce ancora a capirne il motivo. Purtroppo la promozione dei nostri prodotti è ancora molto frammentata: ma ormai non si può più procedere così in ordine sparso”. Proprio per studiare come riuscire a sfruttare le potenzialità dell’export italiano, nel corso della Fiera verranno organizzati seminari dedicati ad alcuni casi di best practice di aziende italiane in Cina. Esempi che potrebbero fare da apripista per le 384.000 imprese vitivinicole del nostro Paese, forti di un fatturato di oltre 10 miliardi di euro, di cui 4,7 derivano proprio dall’export. All’impennata dei consumi enologici cinesi, cui si aggregano quelli di Usa, Russia e Australia (la tendenza all’aumento è prevista anche per i prossimi cinque anni), fa da contrappunto il decremento continuo di Francia e Italia, un primo rallentamento di Germania e Gran Bretagna e il crollo verticale della Spagna.

fonte: ANSA

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Vinitaly sbarca su social network cinesi, punta a mercato paese

Vuole sbarcare nel migliore di modi in Cina, Vinitaly, e per farlo utilizza tutti gli strumenti utili. Dopo aver aperto una finestra virtuale sui principali social network cinesi (nel paese del dragone ci sono emuli e surrogati di Facebook, Twitter e Youtube che qui sono censurati), Vinitaly in the world, con al collaborazione di Enoteca Italiana, ha organizzato un incontro nella capitale economica cinese al quale hanno partecipato importatori, opinion maker, esperti di vino, giornalisti specializzati, per discutere sulle strategie, le difficolta’ e le prospettive della presenza del vino, soprattutto italiano in Cina. Vinitaly in the world e’ gia’ presente a Hong Kong, dove e’ riconosciuto come punto di riferimento per i vini italiani. La voglia e’ quella di tornare in Cina, riprendere la presenza che c’era gia’ in passato, ma calibrarla in base alle nuove esigenze del mercato cinese, interessante ma di non facile accesso. Di qui la necessita’ di raccogliere opinioni e consensi, ma di sviluppare anche nuovi canali di comunicazione, come il web. Il vino in Cina, infatti, diventa appannaggio sopratutto delle nuove generazioni, quelle che usano le nuove tecnologie e che smanettano in continuazione sugli smartphone e telefonini per scambiarsi informazioni e notizie attraverso i vari canali come Weibo (l’equivalente di Twitter) o Yukou. Da qui l’esigenza di Vinitaly di essere pioniere in questo senso, investendo sulla comunicazione online. Da qui il passaggio verso la presenza fisica nel Paese del dragone, una presenza realizzata con tutti i canoni, il passo e’ breve.

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Corsi Made in Italy per sommelier cinesi

Veri corsi di sommelier ‘Made in Italy’ in Cina, scuole per la formazione tecnica e culturale al vino italiano a Shanghai e a Pechino, pre-corsi di italiano, fornitura di materiale didattico e rilascio di un titolo di Sommelier Associazione Italiana Sommelier. Ecco l’ambizioso progetto nato per formare classi di sommelier cinesi stipulato tra Universita’ per stranieri di Siena, Associazione italiana Sommelier e Enoteca italiana con l’intento di affermare i valori qualitativi e culturali dei vini italiani in Cina. Il protocollo d’intesa, patrocinato dal ministero delle Politiche agricole, e’ stato firmato oggi da Massimo Vedovelli, rettore dell’Universita’ per Stranieri di Siena, Antonello Maietta, presidente Associazione Italiana Sommelier e Claudio Galletti, presidente dell’Ente Vini – Enoteca Italiana, secondo una nota diffusa anche in Cina dall’Enoteca Italiana. I primi due corsi avranno luogo a Shangahi e Pechino, citta’ sedi del progetto ‘100 enoteche italiane” che stanno sorgendo in Cina. In un secondo momento verranno individuate altre citta’ per lo svolgimento dei corsi, in collaborazione con universita’, agenzie cinesi o consorzi italiani presenti nel Celeste Impero. L’Universita’ per Stranieri di Siena reclutera’ gli interessati cinesi, mentre Enoteca Italiana che da 4 anni e’ presente in Cina attraverso la sua rete commerciale, mettera’ a disposizione, oltre ai vini italiani, anche la sua sede di Shanghai, Yishang Wine Business Consulting. I docenti saranno reclutati dall’Associazione italiana sommelier che, oltre a fornire la didattica necessaria, alla fine del corso e se sara’ superato l’esame, rilascera’ il titolo di Sommelier dell’ Ais. Inoltre, per diffondere la cultura del vino italiano tra i partecipanti, e’ previsto anche un pre-corso di italiano.

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Vino italiano sbanca ad Hong Kong e soprassa francesi. E in Cina arrivano Grana Padano e Prosciutto San Daniele

I vini italiani spopolano a Hong Kong all’asta di Christiés e battono i blasonati cugini francesi. A farla da padrone soprattutto i vini toscani del Comitato grandi cru d’Italia. Venerdì scorso a Hong Kong l’ultima asta di “fine and rare wines” ha confermato il trend delle aste precedenti, con i vini francesi in netto calo (a partire da Chateau Lafite a Chateau Margaux a Haut-Brion) e in parte rimasti clamorosamente invenduti, e al contrario un buon numero di vini italiani, finora quasi ignorati dai cinesi, che sono stati venduti a prezzi molto più alti di quelli della valutazione di base d’asta. Tra questi si sono distinti il lotto di 18 bottiglie di Ornellaia 1997 della famiglia Frescobaldi, che aveva una valutazione d’asta fra i 20 e i 26 mila dollari di HK (1.922-2.499 euro) e che è stato aggiudicato a 30 mila dollari di Hong Kong (2.883 euro). Sei bottiglie di Masseto della vendemmia 2006 e 2007, sempre dei Frescobaldi, con un valore d’asta fra i 20 e i 26 mila dollari di Hong Kong sono state aggiudicate a 28 mila dollari di Hong Kong. Il lotto di Tignanello di Antinori, composto da 30 bottiglie delle vendemmie 1997, 2000, 2001 e 2005, con un valore massimo d’asta di 20 mila dollari hongkonghini (1922 euro) è stato aggiudicato a 24 mila dollari. Bene anche i vini piemontesi e veneti. In particolare l’Amarone classico di Allegrini, 12 bottiglie del 2001, che sono state aggiudicate a 9 mila dollari di Hong Kong (856 euro). La performance migliore è stata tuttavia quella di un altro vino toscano anch’esso parte del Comitato grandi cru d’Italia, I Sodi di S. Niccolò di Castellare di Castellina. Le 12 bottiglie dell’annata 2006 che Christiés aveva messo in catalogo a un valore fra 4000 e 6000 dollari di Hong Kong è stato aggiudicato a 36 mila dollari (3.460 euro). I vini francesi sono stati aggiudicati spesso al prezzo minimo d’asta e in molti casi, nonostante il ribasso, non sono stati nemmeno aggiudicati.
Ha fatto tappa a Shanghai il tour promozionale del consorzio Grana Padano e di quello del Prosciutto di San Daniele, impegnati in un progetto che toccherà anche la Russia. Nella capitale economica cinese, così come a Pechino, sono stati organizzati seminari, workshop, incontri con giornalisti ed operatori per promuovere queste due eccellenze italiane fregiate del marchio di denominazione di origine protetta. Tra l’altro, il Grana Padano è stato inserito nell’accordo tra Unione Europea e Cina denominato ’10+10′, nel quale dieci prodotti cinesi vengono riconosciuto come Dop in Europa e viceversa. La campagna di promozione cinese vedrà sia il Grana Padano che il Prosciutto di San Daniele impegnati per due mesi, più in altri periodi del 2012, in 20 ristoranti di Shanghai e 10 di Pechino e in 13 negozi e supermarket di Shanghai e 19 di Pechino. Pubblicità sulle maggior riviste cinesi e presenza promozionale in supermercati anche di Canton e Shenzhen, completeranno il tour promozionale cinese, finanziata con il contributo dell’Unione europea e del Governo italiano. “Siamo all’inizio della nostra strategia, – ha detto a Shanghai Giuseppe Saetta, direttore finanziario del consorzio Grana Padano – la Cina è un mercato importante dove però siamo poco presenti con solo 12.000 forme all’anno. Il mercato sta crescendo, soprattutto sui prodotti alimentari importati e il marchio Dop che accomuna i due prodotti è, anche per i cinesi, che negli ultimi tempi prestano molta attenzione alla sicurezza dei prodotti alimentari, garanzia di qualità”. Sia il Grana Padano che il Prosciutto di San Daniele (per il quale ci sono ancora alcuni problemi di importazione legati alle regole cinesi che obbligano il salume ad arrivare via Hong Kong), sono stati al centro di degustazioni organizzate da chef cinesi che li hanno accostati a piatti della tradizione culinaria del paese di mezzo.

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Cento enoteche per promuovere vino italiano in Cina

Cento enoteche, che venderanno esclusivamente vino italiano, verranno aperte in Cina nei prossimi tre anni, secondo un accordo firmato dalla Enoteca Italiana (Ente nazionale vini) e dalla cinese Beijing Zhengyuan Youshi. Si tratta, secondo il segretario generale dell’ Enoteca Italiana Fabio Carlesi, di un accordo “non solo importante ma anche ambizioso perché 10 enoteche saranno già operative entro il 2011. In Paesi come la Cina, non basta presentarsi alle fiere di settore e proporre agli importatori il proprio prodotto, c’ è bisogno di molto di più: di erudire un consumatore culturalmente ancora molto distante dal mondo del vino”. Sen Liu, presidente della Beijing Zhengyuan Youshi, ha sostenuto che l’accordo è importante perché nell’ Enoteca Italiana la sua compagnia ha trovato “un partner che ci ha consentito di realizzare questo progetto ambizioso che vede il vino italiano protagonista nel mercato cinese. Conosco l’Italia, amo quel Paese, i suoi stili di vita, apprezzo le sue eccellenze e la sua grande cucina”. Il presidente dell’Enoteca, Claudio Galletti, ha sottolineato che “i dati di crescita del mercato cinese prevedono un aumento di consumo dei vini rossi del 36,4% entro il 2012 e un maggior incremento dei vini bianchi che si attesterà intorno al 38%. Insomma, il futuro del vino italiano è oltre la Grande Muraglia e Enoteca Italiana, come sempre ha fatto dal 1933, vuole esserci e ci sta riuscendo benissimo”. L’ Enoteca Italiana è un ente di diritto pubblico fondato nel 1933 e raggruppa oggi decine di produttori italiani.ANSA

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Cresce il vino italiano in Cina

Crescita costante e a due cifre per le importazioni di vino ad Hong Kong nel 2010: +73% sul 2009 per 890milioni di dollari. Hong Kong, con una quota export di vini verso la Cina del 27%, si conferma cosi’ la porta di ingresso principale e fondamentale per il vino italiano in Asia. Un mercato dalle forti potenzialita’, quello cinese soprattutto, che corre in tutti i settori, incassando indicatori positivi costanti in termini di Pil (+ 10,2% negli ultimi 10 anni) e di produzione industriale (+ 20%) che la collocano terza economia mondiale. E’ questo lo scenario emerso a Vinitaly nel corso del focus specificamente dedicato all’analisi di ”Hong Kong, centro per la distribuzione ed il commercio del vino in Asia”, organizzato dall’Hong Kong Trade Development Council -rappresentato dal suo direttore, Clare Wong – e Veronafiere nella seconda giornata di lavori del Salone internazionale del vino e dei distillati. ”Tutti gli studi di mercato indicano l’export quale strategia vincente per il vino italiano. Con Vinitaly in the world Veronafiere promuove il sistema vino in tutto il mondo. E oggi diamo seguito al Mou, sottoscritto un anno fa con l’Hong Kong Trade Development Council, il piu’ importante organizzatore fieristico asiatico, annunciando che l’Italia sara’ il partner Country della prossima edizione di novembre della Hong Kong International Wine & Spirits Fair”. Cosi’ il presidente di Veronafiere Ettore Riello, che ha anche sottolineato come ”L’Italia del vino, mentre e’ forte in qualita’, rimane ancora molto debole sul fronte del marketing. Per questo – ha detto – ci proponiamo come piattaforma attiva per le aziende, sostenendole nel loro percorso internazionale, soprattutto verso l’Asia”. Che l’Asia, attraverso Hong Kong che da solo gestisce ben il 27% dell’import-export asiatico, possa diventare gia’ nei prossimi anni la terra promessa del vino italiano e’ confermato anche dall’impennata dei consumi che tra il 2005 e il 2009 sono cresciuti del 104%, a testimonianza di un crescente interesse per il vino e ora anche per il made in Italy.

fonte: ANSA

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Aumenta Export vino italiano, cresce anche in Cina

Export da record per il vino italiano che nel 2010 ha registrato un giro d’affari di 4 miliardi di euro (+12%); 22 milioni di ettolitri e oltre 2,5 miliardi bottiglie che hanno conquistato anche Cina (+145%), Russia (+69%) e Brasile (+54%). Lo afferma la Cia, Confederazione italiana agricoltori, in occasione della prossima edizione del ‘Vinitaly’ che aprirà i battenti il prossimo 7 aprile a Verona. Ma se il vino ‘made in Italy’ cresce all’estero, sul mercato interno continua la flessione dei consumi: gli acquisti domestici sono diminuiti nel 2010 tra del 2-3%, dopo che tra il 1995 e il 2009 si sono persi per la strada ben 12 litri pro capite, passati da 55 a 43 litri. E la colpa, sostiene la Cia, sta in parte nella facile ‘criminalizzazione’ del prodotto, che ha portato a confondere il consumo di vino (bevuto con moderazione e regolarmente fa bene alla salute, come confermano recenti studi scientifici) con l’abuso di alcool. La Cia ricorda infine come a soffrire di più di questa situazione, siano i produttori di uva a cui va appena il 15% del prezzo di vendita finale di una bottiglia. Da qui la necessità di una nuova e più efficace politica che corregga il malfunzionamento del mercato, conclude l’organizzazione agricola, secondo cui occorre agire su due leve: maggiore aggregazione di filiera e relazioni più strette con la Grande distribuzione organizzata (Gdo), che ormai detiene oltre il 50% della commercializzazione di vino in Italia.

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Triplicato il consumo di vino italiano in Cina secondo la Coldiretti

Vola l’export del vino italiano in Cina: nel 2010 le bottiglie made in Italy giunte sulle tavole cinesi sono più che triplicate rispetto all’anno precedente, facendo registrare un balzo del 242%. Il dato emerge da una analisi condotta dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat e divulgata oggi in occasione della visita del primo ministro cinese Wen Jiabao in Italia. Secondo le analisi dell’associazione agricola il segno più nell’export non riguarderebbe solo in vino: l’agroalimentare nel suo complesso avrebbe infatti registrato una crescita di esportazioni nel Paese asiatico pari all’86%. Un aumento, secondo l’associazione agricola, che potrebbe ulteriormente ingigantirsi “col superamento di vincoli burocratici che spesso ostacolano le esportazioni alimentari”. Il superamento di tali ostacoli, per la Coldiretti, consentirebbe inoltre di “riequilibrare la bilancia commerciale agroalimentare tra Cina ed Italia”: il nostro Paese importerebbe infatti dal gigante asiatico prodotti agroalimentari pari a tre volte il valore delle nostre esportazioni. A tale preoccupazione si aggiunge inoltre quella sulle “garanzie di sicurezza alimentare dei cibi proveniente dalla Cina, in particolare dopo i recenti allarmi sul latte contaminato dalla melamina”. Il prodotto agroalimentare maggiormente importato dalla Cina, afferma Coldiretti, è il concentrato di pomodoro, per il quale si è registrato un aumento del 18% degli arrivi nel primo semestre 2010. Quest’anno, secondo stime dell’associazione, arriveranno in Italia 100 milioni di chili di concentrato dalla Cina destinato ad essere “spacciato” come Made in Italy, perché, ha concluso la Coldiretti “non è ancora obbligatorio indicare in etichetta la zona di coltivazione della materia prima agricola”.

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