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Cure negate e discriminazioni contro malati di Aids

Si stringe sempre di più il controllo sui dissidenti cinesi mentre alcuni attivisti denunciano che le autorità spesso negano cure e assistenza ai malati di Aids. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. In base a quanto riferito da Hu Jia, da poco rilasciato dopo aver scontato tre anni di carcere per sovversione, in vista della giornata mondiale dell’AIDS, che si terrà giovedì prossimo, il governo ha intensificato la sorveglianza di alcuni attivisti particolarmente impegnati nella tutela dei malati di Aids. Hu ha detto di essere molto preoccupato in particolare per Tian Xi, che ha già scontato un anno di carcere dopo aver cercato di difendere le istanze dei malati di Aids nelle zone rurali cinesi. “Se Tian dovesse essere arrestato di nuovo – ha detto Hu – sono convinto che non ne uscirebbe vivo”. Tian era stato arrestato nel 2009 mentre manifestava, fuori al ministero della salute, proprio nella giornata mondiale dell’Aids. Secondo molti avvocati e attivisti, le persone ammalate di Aids sono costantemente bistrattate nel paese, a molti di loro vengono negate cure e trattamenti negli ospedali, con la conseguenza che molti nel frattempo muoiono. Le ultime stime fissano in circa 700.000 le persone affette da virus HIV in Cina e 85.000 le persone con la malattia conclamata. La polizia cinese ha negato che l’arresto di Tian Xi sia stato legato al suo attivismo a favore dei malati di Aids. Tian Xi, che ora ha 23 anni, ha contratto la malattia quando aveva solo 9 anni, a seguito di una trasfusione di sangue resasi necessaria per un incidente nel quale era rimasto coinvolto. Il governo locale gli ha dato 30.000 yuan (poco più di tremila euro) a titolo di risarcimento.
Tre aspiranti professori cinesi hanno denunciato, in un ricorso presentato al governo centrale di Pechino, di essere stati discriminati perche” sieropositivi. I tre insegnanti, ha precisato Yu Fangqiang, un attivista per i diritti dei malati, sostengono nel ricorso che una legge contro le discriminazioni approvata nel 2006 dovrebbe prevalere sui regolamenti della burocrazia, secondo i quali i funzionari pubblici non devono avere malattie infettive. I tre hanno fatto domanda per insegnare nei licei in tre diverse province – Anhui, Sichuan e Guizhou – ma il posto di lavoro è stato loro negato nonostante avessero superato brillantemente l’esame necessario per accedere alla professione. “I governi locali – ha dichiarato Yu Fangqiang in un’intervista alla Bbc – tendono spesso a far prevalere i regolamenti locali sulle leggi valide a livello nazionale”.

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Buddismo come cura per l’Aids

La dottrina buddista come cura per l’Aids. E’ quanto accade nella prefettura autonoma di Xishuangbanna, nella provincia sud occidentale cinese dello Yunnan, dove vive la minoranza etnica Dai. Lo Yunnan è la provincia cinese con il maggior numero di contagiati malati di Aids e Hiv secondo i numeri dell’anno scorso, con 83.925 malati. Sui 300.000 abitanti dello Xishuangbanna, 1784 sono sieropositivi. Molti di questi non hanno accesso a cure e per analfabetismo o per carenze economiche e di infrastrutture, non sono neanche a conoscenza della malattia e dei metodi di prevenzione. E’ qui che entrano in gioco i monaci buddisti che, attraverso un programma, aiutano i malati. Il progetto ‘casa della gloria di Buddha’ è cominciato nel 2003 con fondi delle Nazioni Unite nel monastero di Zongfo, ad opera di un monaco, Du Hanting, vice abate del monastero, che 20 anni fa era in Thailandia ed entrò in contatto la prima volta con l’Aids. Da quel momento, ha deciso di fare qualcosa per risolvere il problema e alleviare le sofferenze dei malati. Attraverso l’insegnamento buddista, la meditazione e i precetti, organizza classi nel monastero alle quali partecipano malati sia buddisti che non credenti. Attraverso la meditazione, i monaci riescono a dare sollievo ai malati, riuscendo a fortificare anche il corpo. Non solo: gli insegnamenti vengono anche portati a domicilio, nelle case dove stanno malati che non possono muoversi, e tutti giurano di trovare sollievo dalla meditazione buddista e dalle lezioni. Nella contea, il 70% dei contagi è avvenuto attraverso rapporti sessuali non protetti. I monaci non possono parlare di sesso, ma insegnano i fondamenti e le regole del buddismo, soprattutto le prescrizioni che vietano l’uso di alcool e atteggiamenti promiscui. Ma le richieste sono troppe e ci sono anche remoti villaggi che i monaci non riescono a raggiungere. E così si sta lavorando alla realizzazione di compact disk con canti educativi registrati in lingua locale Dai, dal momento che molti dei residenti di questi villaggi sono analfabeti e hanno difficoltà anche a capire la difficile terminologia medica quando qualcuno parla con loro. Attraverso le canzoni, invece, riescono ad afferrare i concetti. L’esperienza religiosa come terapia anti Aids si sta velocemente diffondendo anche nella regione autonoma nordoccidentale cinese Ningxia Hui, a maggioranza musulmana. Leader religiosi musulmani della provincia hanno effettuato un viaggio nel monastero buddista di Zongfo per capire i metodi dei monaci nella cura anti Aids. E così diversi imam delle moschee di Ningxia continuamente informano i fedeli sui rischi derivanti dai comportamenti lascivi, dai contatti con le prostitute, dall’uso di droghe, indicandoli come comportamenti lontani dalla dottrina islamica.

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