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Nel mondo 27 milioni di schiavi secondo rapporto Usa, dito puntato contro Russia e Cina

Nel mondo ci sono almeno 27 milioni di schiavi: uomini, donne e bambini, vittime del traffico di esseri umani. Lo afferma in un rapporto annuale il Dipartimento di Stato Usa, che stila anche una lista dei Paesi che attivamente contrastano il fenomeno, tra cui l’Italia, e di quelli che invece fanno troppo poco o nulla, tra cui, assieme a Iran e Corea del Nord e altri, da quest’anno elenca anche Cina e Russia, che pertanto ora rischiano sanzioni unilaterali. E che hanno anche prontamente reagito, respingendo con forza le accuse: “Purtroppo, invece di uno studio approfondito e oggettivo sull’ampiezza crescente del traffico di esseri umani, anche negli Usa stessi, gli autori del rapporto hanno utilizzato il nuovo approccio ideologico e inaccettabile che divide le Nazioni in gruppi a seconda delle simpatie o antipatie politiche del Dipartimento di Stato”, ha affermato il ministero degli esteri russo, aggiungendo che “il solo fatto di sollevare la possibilità di sanzioni provoca indignazione”. Sullo stesso tono la replica di Pechino. “Gli Usa dovrebbero adottare un punto di vista obiettivo e imparziale verso gli sforzi della Cina per mettere fine al traffico di esseri umani”, e “smetterla di emettere giudizi arbitrari e unilaterali sulla Cina”, ha detto la portavoce del ministero degli esteri Hua Chunying. L’amministrazione Obama dovrà ora decidere se applicare una serie di sanzioni commerciali unilaterali, che certamente provocherebbero ulteriori frizioni nelle relazioni di Washington con Mosca e Pechino. Tuttavia, nota il New York Times, in passato la Casa Bianca ha evitato di applicare sanzioni a Paesi con cui gli Usa hanno importanti relazioni strategiche, come l’Arabia Saudita, il Kuwait o lo Yemen. Tra i Paesi più virtuosi c’é invece l’Italia, il cui governo, è scritto nel Rapporto, “ha pienamente assolto ai suoi compiti di prevenzione e lotta al traffico umano”. Unico rilievo arriva sulle politiche migratorie che, scrive il rapporto, per la loro durezza “rendono più difficile, alle vittime di questo mercato, l’ottenimento di un permesso di residenza temporaneo”. Il documento sottolinea come il nostro Paese sia un luogo di arrivo e di passaggio per donne, uomini e bambini soggetti al traffico umano. In particolare, da Paesi come Nigeria, Romania, Marocco, Tunisia, Moldavia, Ucraina, Cina, Brasile, Pakistan, Egitto e India. Tra i problemi maggiori per contrastare il fenomeno della “schiavitù moderna”, il rapporto segnala l’identificazione delle vittime. Lo sorso anno ne sono state individuate solo 40mila circa. E anche l’individuazione dei responsabili. Nel 2012 sono state incriminate 7.705 persone e 4.746 sono state condannate. Di più rispetto al 2011, quando ci sono state 7.206 incriminazioni e 4.239 condanne. Ma è certo ancora troppo poco. “Ci sono innumerevoli persone senza voce, innumerevoli persone senza nome, se non per le loro famiglie o forse un falso nome con cui vengono sfruttati”, ha affermato il segretario di Stato Usa John Kerry presentando il rapporto.

fonte: ANSA

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Disabili mentali venduti come operai, liberati da fabbrica lager

Uno scenario da girone dantesco con lavoratori sfruttati, condizioni di lavoro disumane, persone con disabilita’ mentali costrette a turni massacranti in fabbrica senza alcuna tutela o ricompensa e trattati al pari dei cani. E’ l’ennesima fotografia di un disagio crescente, questa volta emerso grazie all’azione di blogger che, con la loro denuncia e le foto ‘rubate’ nella fabbrica e messe in rete, hanno provocato la chiusura di una fabbrica-lager nella provincia autonoma uighura nord occidentale dello Xinjiang, dove vive la comunita’ musulmana cinese. Una dozzina di persone, quasi tutte disabili e in maggioranza donne erano state vendute come operai presso la Jiaersi Construction Material Chemical Factory nella contea di Toksun. E’ qui che alcuni blogger sono riusciti ad entrare e a mettere in rete le foto del lager. ”Venivano trattati come maiali” ha raccontato su un blog un abitante della zona. In base al rapporto redatto dalla polizia, i lavoratori erano impiegati nella fabbrica da almeno tre anni senza essere pagati, senza uniformi o altro equipaggiamento di protezione. Venivano costretti a vivere in condizioni igieniche estremamente precarie, senza neanche la possibilita’ di farsi la doccia e nutriti solo con cibo di scarto o addirittura con il mangime del cane del proprietario della fabbrica. Uno degli operai, un quarantenne di nome Li, ha raccontato alla stampa cinese di aver provato a scappare almeno due volte ma di essere stato sempre nuovamente catturato e riportato indietro. La maggior parte degli operai a causa delle loro difficili condizioni di salute in molti casi non erano nemmeno in grado di comunicare tra loro e passavano le giornate solo a lavorare eseguendo gli ordini del proprietario della fabbrica. Li Xinlin, proprietario della fabbrica, si e’ giustificato dicendo che i disabili sono stati assunti con regolare contratto grazie alla mediazione di una agenzia di collocamento che da’ lavoro ai disabili per aiutarli. Zeng Linquan, proprietario dell’agenzia, e’ stato ora arrestato con l’accusa di traffico di esseri umani. In base al contratto stipulato con l’agenzia di Zeng, per cinque operai inviati a lavorare, la fabbrica aveva dovuto pagare una somma di circa 9000 yuan (circa 1000 euro) piu’ 300 yuan (oltre 30 euro) al mese per ciascun operaio. In caso di perdita di uno di loro la fabbrica avrebbe dovuto pagare all’agenzia una somma di circa 1000 yuan (poco piu’ di 100 euro). Zeng gia’ in passato era stato coinvolto in un traffico simile. Nel 2007 venne ricercato dalla polizia in connessione con un caso di vendita di mendicanti ad una fabbrica di mattoni all’interno della quale uno dei mendicanti venne poi torturato fino alla morte. Episodi che riguardano lo sfruttamento di persone con problemi mentali non sono nuovi in Cina. Nel 2006 la polizia dell’Henan ha arrestato una donna responsabile di aver venduto circa 1000 persone all’anno a fabbriche e a miniere della zona per 170 yuan ciascuno (poco meno di 20 euro). Per lo piu’ anche in quel caso si trattava di mendicanti o persone con problemi mentali. Secondo Dong Baohua, avvocato di Shanghai, il problema sta anche nel fatto che l’esistenza di un valido contratto di lavoro non deve essere considerata una ragione sufficiente per la polizia di interrompere le indagini quando si sospetti una situazione di sfruttamento in quanto il contratto di per se’ non da il diritto ai datori di lavoro di maltrattare gli operai. L’avvocato ha infine sottolineato la necessita’ che la Federazione cinese per le persone disabili rafforzi la sua collaborazione con le organizzazioni che operano per la tutela di queste categorie anche per combattere con maggiore forza il fenomeno del traffico umano.

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