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Cina prima destinazione al mondo per avorio

La Cina rimane la destinazione numero uno della costante escalation di grandi spedizioni di avorio fuorilegge, che lasciano l’Africa. Con l’aggravante che poi questa merce, legata all’uccisione di migliaia di elefanti africani, arriva poi sul mercato legale. A lanciare un’accusa precisa sono i dati raccolti dall’ultimo rapporto “Conservazione degli elefanti, uccisioni illegali e commercio di avorio” finanziato dall’Ue e pubblicato dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di flora e fauna selvatica (Cites), sostenuta dall’Onu. Le falle dei meccanismi di controllo cinesi secondo gli esperti Cites “sembrano avere seriamente compromesso l’integrità del sistema” e devono essere risolte, per assicurare la prevenzione del riciclaggio di questa merce, che da illegale diventa legale. Di qui la richiesta che Pechino fornisca relazioni regolari sul suo mercato interno dell’avorio. Sul fronte invece dei paesi di origine del traffico di questo tipo di ‘oro bianco’, i tre paesi considerati “più problematici” dagli esperti Cites sono Repubblica democratica del Congo, Nigeria e Tailandia. Quest’ultima in particolare “rimane una fonte senza regole dei prodotti di avorio che sono sequestrati in tutto il mondo, visto che vuoti legali precludono l’applicazione delle norme sulla vendita al dettaglio. Mentre però la Thailandia deve sottoporre al comitato Cites un regolare rapporto sul suo commercio dell’avorio, non esiste lo stesso tipo di obbligo per Repubblica democratica del Congo e Nigeria, una carenza importante considerando che il mercato interno di questi paesi “costituisce il principale ostacolo agli obiettivi di conservazione per gli elefanti di Cites” e un volano per il traffico illegale. Questi problemi sono stati documentati almeno dal 2002 e quindi il comitato Cites secondo gli esperti “dovrebbe valutare l’imposizione di sanzioni laddove non vengono fatti progressi”. Ma il rapporto lancia anche un altro allarme: il programma per il monitoraggio delle uccisioni illegali degli elefanti (Mike), gestito dal segretariato Cites, che finanzia parte del sistema di raccolta delle informazioni sul commercio illegale di avorio e altri prodotti derivati dagli elefanti (Etis), gestito da Traffic, ma anche il database degli elefanti asiatici ed africani, ha fondi solo fino a dicembre 2012. “Se non verranno assicurati finanziamenti a lungo termine in un prossimo futuro, – afferma il rapporto Cites – il vitale monitoraggio delle popolazioni di elefanti, dell’uccisione illegale di questi animali e del traffico fuorilegge di avorio sarà barcollante, proprio quando il bracconaggio di avorio sta raggiungendo nuove vette”.
In Cina l’avorio è diventato l’oro bianco di collezionisti e investitori: nel 2011 sono andati all’asta circa 11.100 pezzi in avorio, per un volume di vendite pari a 95,4 milioni di dollari, oltre il doppio rispetto al 2010 (+170%). Rispetto al 2006 poi, il prezzo dell’avorio è triplicato. Sono questi alcuni dati dell’ultima indagine sui mercati dell’avorio in Cina pubblicata dall’International Fund for animal welfare (Ifaw). Il rapporto riferisce anche i numeri riferiti dai media sui sequestri di zanne d’avorio effettuati nel mondo nel 2011: 5.259, cioé almeno 2.629 elefanti, un dato record degli ultimi anni. A settembre e ottobre del 2011 i ‘controllori’ dell’l’Ifaw ha visitato i mercati in cinque città della Cina orientale. L’indagine ha rivelato “un abuso diffuso del sistema di controllo del traffico di avorio”: una volta arrivato nel paese, questo tipo di ‘oro bianco’ fuorilegge viene “riciclato liberamente sul mercato legale”, che foraggia una crescente domanda. Dei 158 centri di intaglio e punti vendita al dettaglio visitati, solo 57 avevano la licenza: 101 erano senza autorizzazione e operavano illegalmente. E fra gli esercizi commerciali legali, il 59,6% in qualche modo violava il sistema per vendere avorio fuorilegge. Mettendo insieme i numeri delle strutture illegali e quelle legali che non rispettano le regole, il rapporto con quelle in regola è di sei a uno (135 contro 23). La forma più comune di violazione è quella del certificato che identifica ogni pezzo in vendita: sono non conformi al prodotto e il cliente non viene incoraggiato a prenderlo, in questo modo lo stesso certificato si può riusare più volte, su diversi prodotti.

fonte: ANSA

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Secondo il Wwf, le tigri siberiane in Cina richiano di sparire tra 20 anni

Scompariranno nel giro di venti anni le ultime tigri siberiane in Cina. La denuncia arriva dal Wwf cinese che in uno studio sottolinea come negli ultimi 70 anni il numero di questi felini sia crollato da 300 a un numero tra 18 a 22. Secondo Zhu Chunquan direttore della conservazione della biodiversità dell’ufficio pechinese del Wwf, se il governo cinese non prenderà provvedimenti, la scomparsa del grande felino è certa. I bracconieri sono il maggiore rischio per le tigri siberiane, non solo coloro che sparano alle tigri, ma anche coloro che cacciano gli animali selvatici che i felini mangiano, facendo così mancare loro il cibo. Uno dei pericoli è rappresentato, poi, dalle trappole che i bracconieri istallano per catturare gli animali: nella sole regioni abitate da tigri dell’Heilongjiang e Jilin, ci sono in media 1,6 trappole ogni 10 chilometri. Altro pericolo è rappresentato dal taglio delle foreste, che mina l’ambiente naturale dove vivono i grandi felini. Dopo il 2000, quando il governo cinese ha vietato la caccia e il taglio indiscriminato delle foreste, non si sono fermate ne l’una ne l’altra pratica, rendendo difficili la vita alle tigri. Il Wwf denuncia anche che molte riserve sono mal gestite, con poco personale e non qualificato, e con poco controllo, che non impedisce ai bracconieri di fare razzie. Una cooperazione internazionale, soprattutto tra Cina e Russia, patrie della tigre siberiana, è auspicata dal Wwf quale strumento per salvare il grande felino.

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Sempre più boom dell’avorio in Cina

In Cina è boom dei prezzi dell’avorio e a farne le spese sono sempre gli elefanti. Paesi come Camerun e Ciad sono appena corsi ai ripari, stipulando un accordo per combattere con operazioni congiunte il bracconaggio, in un’area protetta di 300mila ettari. A delineare un quadro della nuova ‘emergenza elefanti’ è Massimiliano Rocco, responsabile specie, commercio di legname e Traffic del Wwf Italia. “Il problema è sempre il mercato dell’avorio e il rialzo dei prezzi in Cina rappresenta un incentivo per i trafficanti” spiega Rocco. Secondo l’esperto, il fenomeno si lega alla moda fra i nuovi ricchi cinesi, per i quali l’avorio è uno status symbol, allo stesso livello di altri prodotti firmati di grido. Prima in Cina si vendeva soprattutto al turista, oggi è maggiore la domanda interna. “Secondo un recente rapporto – afferma Rocco – presentato alla convenzione Cites (convenzione sul commercio internazionale di flora e fauna minacciati), questo nuovo consumismo ha fatto crescere il prezzo dell’avorio dai 300 o 400 dollari di qualche anno fa ai 750 dollari attuali al kg”. Il che significa che una zanna, che pesa in media 5 kg, vale un incasso di quasi 4 milioni di dollari. A questo fenomeno si aggiungono altri fattori, come l’instabilità politica, la povertà, gli scarsi controlli e la corruzione, presenti in alcuni paesi africani. L’uccisione illegale di elefanti per la vendita dell’avorio “é un problema forte” per paesi come Ciad, Sudan, Repubblica democratica del Congo, Camerun, Gabon, Congo e Angola, ma è emerso anche in Kenya, Tanzania e Zimbabwe. Il risultato sono centinaia di esemplari che ancora perdono la vita a causa delle loro preziose zanne. “Anche se non è il mercato internazionale a richiederlo – aggiunge Rocco – ma solo la Cina, ormai l’avorio ha acquistato di nuovo un valore, decisamente superiore agli anni ’70 e ’80 in cui il prezzo era notevolmente sceso”. Secondo il responsabile del Wwf, l’Italia non è del tutto fuori dal ‘giro’ e qualche volta si può incappare, nella vendita al dettaglio di gioielli per esempio, in qualche pezzo che non risale a prima del divieto di commercio e quindi non ha il certificato richiesto. “Una cosa che abbiamo notato – racconta Rocco – specie nei mercatini, sotto le feste, è un’offerta di prodotti in avorio. Il traffico di pochi pezzi è infatti più difficile da individuare”. Anche questi alimentano il mercato fuorilegge e quindi l’uccisione di animali. Spesso poi il turista italiano che va in vacanza in Africa non sa nemmeno cosa sta facendo, viene trasformato in un trafficante inconsapevole”. Per questo secondo il Wwf, l’unico modo per fermare la strage di elefanti è quella di vietare del tutto il commercio in Italia e rivedere le regole a livello europeo.

fonte: ANSA

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Il maltempo in Cina causa problemi per i panda giganti

Gravi problemi per i panda giganti che vivono nella provincia del Sichuan. Le nevicate di quest’inverno che stanno proseguendo anche in questo periodo, considerate le più abbondanti avvenute nella zona negli ultimi 20 anni, hanno causato una grave carenza di cibo per questi animali. Secondo quanto riferisce il Global Times gli esperti hanno lanciato un grido di allarme, evidenziando come questa situazione potrebbe causare la morte di alcuni esemplari della specie. Lunedì notte, secondo quanto fatto sapere da Zhang Hemin, capo del centro per la protezione e la ricerca sui Panda di Wolong, c’erano sul terreno 22 centimetri di neve. Il centro, che un tempo aveva sede proprio a Walong, dopo il terremoto che nel 2008 devastò tutta la provincia del Sichuan, è stato spostato in una zona più vicina alla capitale, Chengdu. Al momento ci sono solo sei panda giganti che lasciati liberi dopo la cattività, gli esperti stanno cercando di tenere sulle montagne in una situazione di libertà sia pure in un’area montagnosa ristretta e limitata in modo da insegnare loro in maniera graduale a sopravvivere da soli in natura. La preoccupazione di Zhang e degli altri esperti è che ora questi animali possano avere molta più difficoltà a reperire del cibo, visto che il suolo è interamente coperto di neve. “La nevicata è terminata lunedì notte – ha spiegato Zhang – ma purtroppo le previsioni meteorologiche indicano che nei prossimi giorni ce ne saranno delle altre. Dovremo mandare delle guardie forestali per cercare di controllare le condizioni dei panda”.

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In 300 mila concorrono per sei posti di ambasciatori dei panda

Oltre 300.000 persone di 47 diversi paesi, hanno fatto domanda per diventare “ambasciatori dei panda” a partire da quando il mese scorso il centro di ricerca e di allevamento dei panda giganti di Chengdu, nella provincia del Sichuan, ha annunciato di voler selezionare sei persone per trascorrere un mese con i panda nel centro. Lo riferisce il China Daily. L’annuncio era stato dato a Shanghai, all’interno dell’Expo, durante la settimana dedicata alla provincia del Sichuan. Il progetto è gestito dal centro di Chengdu in collaborazione con il WWF. I sei vincitori passeranno un mese nella base, interagiranno con gli animali e, secondo quanto fatto sapere dal direttore del centro, Zhang Zhihe, potranno anche essere testimoni della nascita di nuovi cuccioli di panda. Il prossimo 23 settembre verrà resa nota una rosa di 23 finalisti che inizieranno una settimana di training al termine della quale verranno annunciati i sei vincitori. Tra coloro che hanno deciso di partecipare alla selezione anche diversi stranieri. Tra questi Oliver, un insegnante francese, appassionato di questi animali. La sua stanza da letto è piena di fotografie, poster e oggetti vari raffiguranti i panda; e ancora Jacobs un belga che ha creato un sito internet interamente dedicato ai panda; e Christina, una studentessa di Harvard. Molti abitanti di Chengdu, intanto, si sono offerti di aiutare ad ospitare i vincitori. Anche diversi alberghi della zona hanno dato la loro disponibilità per ospitare gratuitamente i sei fortunati.

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