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Alibaba lancerà maxi Ipo a Wall Street il 18 o 19 settembre

Sale la febbre per Alibaba. Il colosso dell’e-commerce cinese scalda i motori per la quotazione a Wall Street: il road show dovrebbe iniziare nella settimana dell’8 in Asia, con il primo giorno di scambi previsto il 18 o 19 settembre. Le indiscrezioni sulle prossime mosse di Alibaba alimentano l’attesa per la sua maxi-ipo, con la quale potrebbe arrivare a raccogliere piu’ di 20 miliardi di dollari, superando i 19,65 miliardi di Visa e affermandosi come la maggiore ipo della storia Americana. Ma Alibaba e’ proiettata anche a un traguardo maggiore: divenire l’initial public offering maggiore al mondo. Un primato per il quale si troverà a sfidare un’altra cinese, Agricultural Bank of China, che nel 2010 ha raccolto 22,1 miliardi di dollari. La quotazione del colosso cinese e’ attesa dagli investitori ma anche dalla Silicon Valley, che segue attentamente il processo per cercare di capire come Alibaba spendera’ i fondi raccolti. Di recente la società si e’ lanciata in molte acquisizioni di start up e non solo nell’ambito di un ambizioso piano di crescita in Cina e all’estero. ”Per le aziende che hanno prospetti dell’Ipo che mostrano una forte crescita, il roadshow sara’ utile per capire come il management intende mantenere tassi di crescita elevata e le strategie” affermano alcuni analisti. E i numeri di Alibaba lasciano poco adito a dubbi. Il primo trimestre dell’esercizio fiscale si e’ chiuso con un utile netto quasi triplicato a 1,99 miliardi di dollari e ricavi in aumento del 45% a 2,15 miliardi di dollari. Motore della crescita il balzo del numero di utenti mobili, saliti a 188 milioni nel trimestre, ovvero 25 milioni in più rispetto ai tre mesi precedenti. Un boom, quello di Alibaba, che ha gia’ creato l’uomo più ricco della Cina ancora prima dello sbarco in Borsa: Jack Ma, il fondatore e presidente di Alibaba, e’ il paperone cinese con una fortuna stimata in 21,8 miliardi di dollari. Jack Ma supera sia Ma Huateng, fondatore di Tencent Holding, la maggiore società cinese per valore di mercato, sia Robin Li, fondatore del motore di ricerca Biadu. E proprio l’ascesa di Alibaba preoccupa Tencent e Baidu, che si alleano con l’altro colosso cinese Dalian Wanda per creare una societa’ rivale, l’anti Alibaba.

fonte: ANSA

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Alibaba sbarca a Wall Street, tra le più grandi Ipo della storia

Il primo passo e’ fatto. Alibaba, il gigante cinese leader mondiale del commercio online, ha presentato alla Sec (la Consob americana) il suo progetto di quotazione a Wall Street. Per il momento si prevede una ‘initial public offering’ (ipo) da un miliardo di dollari. Ma il colosso con sede nella città di Hangzhou punta a raccogliere fino a 15 miliardi di dollari. E magari a superare il record di 16 miliardi raggiunto da Facebook nel 2012. Per raggiungere questi ambiziosissimi risultati Alibaba – che ad oggi controlla circa l’80% del mercato dell’e-commerce in Cina – si e’ affidata a un gruppo di banche tra le piu’ prestigiose: da Credite Suisse a Deutsche Bank, da Goldman Sachs a JpMorgan, da Morgan Stanley a Citigroup. Al momento dell’avvio della procedura per entrare nella Borsa di New York, come di consueto non sono state ancora indicate ne’ il numero delle azioni che si intende mettere sul mercato, ne’ il loro prezzo. Sono tutte indicazioni che verranno fornite in seguito. Ma le ultime stime che hanno valutato Alibaba tra i 150 e i 200 miliardi di dollari lasciano prevedere di certo una delle ipo piu’ ricche di sempre nel settore di internet. Motivo di grande orgoglio per Pechino, che guarda con grande attenzione alle ambizioni in terra americana del gruppo fondato nel 1999 dall’ex insegnante di inglese, Jack Ma, che creo’ un sito per collegare i fornitori cinesi con acquirenti all’estero. Da quei tempi tanta strada e’ stata fatta, e Alibaba ha gia’ da tempo superato le americane Amazon.com e E-Bay che ora arriva a sfidare in casa. Nel 2013 le sue vendite sono ammontate a circa 240 miliardi di dollari, contro i 100 miliardi di dollari di Amazon. Il sito ‘Taobao’ di Alibaba, lanciato nel 2003, attualmente conta piu’ di sei milioni di utenti cinesi che gratuitamente si scambiano merci e prodotti. E il nuovo sito del gruppo, chiamato ‘Tmall’, e’ specializzato nella vendita di prodotti di grandi marche come Apple, L’Oreal o Adidas. Ma le attivita’ sul web di Alibaba – di cui Yahoo! possiede il 24% delle azioni – vanno oltre, spaziando anche su contenuti che la mettono in concorrenza anche con gruppi come Google. E un altro gruppo cinese potrebbe in un futuro prossimo approdare a Wall Strett. Si tratta del social media Weibo (che significa ‘microblog’), il Twitter cinese che nell’ultimo anno ha triplicato le sue entrate a 188 milioni di dollari, nonostante perdite per 38 milioni nel 2013. Fondato nel 2009, Weibo nonostante la censura si e’ subito affermato come il foro su cui i cinesi discutono di tutto, dallo sport alla politica. Non senza qualche problema per le autorita’ cinesi, che con difficolta’ riescono ad arginare il boom del social network.

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Antiamericanismo porta in strada indignaods cinesi contro Wall Street

Nostalgia per il socialismo di Mao con critiche al capitalismo occidentale o sincero appoggio alle proteste americane. O forse entrambe le cose. Sembrano essere queste le motivazioni che hanno spinto anche la Cina a focalizzare la propria attenzione sulle proteste degli indignati contro Wall Street, sia con articoli che con una manifestazione. La notizia delle proteste americane e’ stata sulle prime pagine dei giornali cinesi, ha fatto molto scalpore. Vuoi per il momento delicato che vivono i due paesi (la Cina si oppone alla discussione nel Senato di una legge anti yuan), vuoi per problemi ormai atavici fra le due potenze, i cinesi sono pronti a mostrare quanto il sistema del nemico-amico sia fallace. Attenzione ai problemi americani e alle manifestazioni contro Wall Street che non e’ solo della stampa, se centinaia di persone sono scese in piazza ”sostenendo con risoluzione il popolo americano nella rivoluzione di Wall Street”, come recitavano cartelli. Giovedi’ nella citta’ di Zhengzhou, capoluogo della provincia centrale cinese dell’Henan, soprattutto anziani, ma anche giovani, hanno manifestato in favore degli ‘indignados’ americani e protestato contro il capitalismo. Anziani con un fazzoletto rosso al braccio hanno marciato e cantato slogan come ”Uniti, proletari in tutto il mondo” e ”morte al capitalismo”. Diverse persone hanno sottolineato durante la manifestazione come ”il capitalismo non esista” e come ”solo il socialismo possa salvare il mondo”. Molti i riferimenti a Mao e ai suoi insegnamenti, sottolineando il fatto che anche se il grande timoniere non ci sia piu’, la sua eredita’ culturale e di pensiero sono ancora fortemente sentiti e considerati validi nel paese. La protesta, organizzata da Utopia, un sito-movimento maoista molto conosciuto in Cina per le sue posizioni di estrema sinistra, anti-capitalistiche e anti-occidentali, non e’ stata osteggiata dalle autorita’ locali e questo ha fatto pensare che essa fosse stata persino appoggiata dal governo. Nostalgici ma anche diversi giovani hanno cosi’ potuto pubblicamente esprimere i sentimenti contrastanti dei cinesi nei confronti degli Usa, accusati spesso (anche dallo stesso governo di Pechino) di interferire in maniera indebita nella politica interna cinese. Le manifestazioni americane hanno suscitato nei cinesi sentimenti diversi. Alcuni sembrano contenti di poter constatare che il regno della democrazia non sia poi cosi’ perfetto come vorrebbe far credere. Su Sina Weibo, il popolare servizio di microblogging, i fatti di Wall Street sono stati visti come la possibilita’ per alcuni di sfidare il sistema politico ed economico americano. ”La democrazia americana sta aiutando chi?” ha scritto un utente e ”la gente comune e’ realmente in grado di godere di liberta’, uguaglianza e democrazia?”. La Cina, attraverso alcuni suoi articoli di stampa, non ha mancato di criticare i media americani di aver ignorato le manifestazioni, imponendo quasi un black out, relegando in molti casi le notizie delle manifestazioni e degli incontri alle pagine secondarie dei principali giornali americani. Quasi come a dire che forse la Cina e gli Usa non sono poi cosi’ diversi.

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