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Cina chiude inchiesta anti dumping su produttori di vino europei

Svanisce la minaccia dei dazi cinesi sull’import di vino europeo grazie all’accordo raggiunto oggi tra la Ceev (Comité européen des entreprises vins) e la Cada (Chinese alcohol drinks association), in rappresentanza, rispettivamente, delle imprese vitivinicole europee e cinesi. Quella che si sta prospettando come una delle frontiere commercialmente più interessanti per il nettare di Bacco continuerà dunque ad attrarre l’export europeo. “Siamo terzi in Europa per esportazioni di vino nel mercato cinese, con una quota di circa il 10% e questo dato può sensibilmente crescere nei prossimi anni se sapremo lavorare come squadra sul fronte asiatico” – commenta il ministro delle politiche Maurizio Martina “accogliendo con grande soddisfazione la firma sul memorandum tra i produttori di vino europei e cinesi”. Per Martina, “questo accordo va nella direzione auspicata di chiudere amichevolmente l’indagine anti-dumping sul vino europeo delle autorità cinesi e rappresenta un nuovo punto di partenza nelle relazioni commerciali con il Paese asiatico”. Il mercato cinese sta diventando molto importante: per il vino rosso, ad esempio, sono stati superati – complice anche la crisi europea – i consumi di Francia e Italia. Ma, nonostante questo, rimane un mercato difficile visto che – segnala la Coldiretti – per la prima volta nel 2013 si è invertita la tendenza e sono crollate le esportazioni di vino italiano hanno segnato un calo del 33% in quantità. L’arrivo di dazi avrebbe assestato un colpo da ko per i produttori italiani. Lo spettro dei possibili dazi, a seguito della denuncia da parte dei produttori cinesi di possibili pratiche commerciali scorrette degli esportatori europei in Cina, era seguita alle imposte aggiuntive decretate dall’ Europa per i pannelli fotovoltaici di fabbricazione cinese. Alle imprese europee esportatrici era stato chiesta di registrarsi in un elenco che fornisse dettagliate informazioni sulle singole aziende. La vicenda, spiega il Ministero dello Sviluppo economico in una nota, “ha ottenuto il massimo interesse del governo italiano e l’impegno diretto del vice ministro Calenda, grazie al quale il ministero dello Sviluppo economico ha assicurato fin dai primi giorni un servizio di assistenza ad oltre 900 imprese vinicole italiane che hanno potuto così registrarsi presso le autorità commerciali cinesi, partecipando attivamente ai procedimenti”. Anche grazie a questa straordinaria mobilitazione delle aziende italiane ed europee – aggiunge il Mise – il governo cinese ha manifestato la volontà di collaborare per trovare una soluzione a questo caso, raccogliendo l’invito del governo italiano, francese e spagnolo, e della stessa Commissione Europea a giungere ad una conclusione moderata, senza penalizzare le imprese europee.
fonte: ANSA

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Prosegue l’indagine antidampig della Cina sui vini europei

La Cina prosegue la sua indagine anti-dumping e anti-sussidi – avviata lo scorso luglio – sulle importazioni di vini europei. Il 28 novembre scorso – rende noto la Commissione Ue – Pechino ha richiesto un questionario supplementare alla Commissione europea e agli Stati interessati con un termine per la risposta di appena sette giorni. L’obiettivo: completare e chiarire l’informazione già trasmessa nel corso dell’inchiesta, la cui chiusura é prevista per il primo luglio 2014. La Commissione europea tiene a sottolineare che sulla questione “sta lavorando in stretto contatto con gli Stati membri interessati per cooperare al meglio con le autorità cinesi”. L’indagine antidumping e anti-sussidi nei confronti delle importazioni di vino europeo e’ stata aperta ufficialmente dalla Cina lo scorso primo luglio, all’indomani della decisione Ue di applicare dei dazi sui pannelli solari cinesi.

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Ue-Cina: Calenda, vino sia a centro prossimo summit bilaterale

L’Italia ha chiesto, facendo fronte comune con Francia e Spagna, che la questione dei dazi antidumping contro il vino europeo esportato in Cina sia un argomento fondamentale del summit bilaterale tra l’Ue e Pechino che si terrà a novembre. Lo ha reso noto il viceministro allo sviluppo economico Carlo Calenda, al termine del Consiglio Ue commercio a Lussemburgo. La decisione cinese di aprire un’indagine antidumping sul vino europeo, ha sottolineato il viceministro, non è una ”normale controversia commerciale” ma una ”rappresaglia” contro quegli stati membri che ”hanno supportato la Commissione Ue” sulla questione dei dazi ai pannelli solari ‘made in China’. Per questo ”l’Italia è fortemente contraria” a un eventuale avvio di lavori preparatori per valutare la possibilità di un accordo commerciale, in quanto ”in questo momento non ci sono i presupposti ed è sconsigliato che si mettano sul tavolo altre questioni di natura commerciale finché non è risolta la questione vino”.

fonte: ANSA

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Importatori cinesi di vino chiedono che l’Italia parli con una sola voce

Basta con localismi, i produttori italiani, grazie anche a iniziative come quella di Vinitaly, devono parlare con una sola voce per affrontare al meglio il mercato cinese. E’ questa la richiesta arrivata a Vinitaly che a SHanghai ha riunito per la prima volta, i big della distribuzione del vino delle metropoli di Pechino, Shanghai, Shenzhen e Guangzhou per fare il punto sulla situazione del vino italiano nel Paese del Dragone. “Gli importatori locali – spiega Stevie Kim, Managing Director di Vinitaly International – sono coinvolti nel progetto del Fuorisalone di Chengdu (che segnerà a marzo il ritorno di Vinitaly in Cina, ndr) 2014 perche’ il loro pensiero e il loro piano strategico deve essere allineato con i produttori. Loro sono i protagonisti locali. Per realizzare uno showcase e non una semplice fiera, occorre che loro siano partepici nelle attività di co-branding e di co-marketing”. Oltre al tradizionale spazio espositivo, a Chengdu, che ospita una delle più importanti fiere del settore in Cina, verrà lanciata Vinitaly International Academy, in collaborazione con le più influenti associazioni di sommelier e wine educator della Cina. Un progetto accolto con estremo favore dagli importatori cinesi per i quali l mercato cinese sta maturando e si creano nuovi segmenti d’acquisto, registrando una sempre maggiore richiesta da parte dei consumatori cinesi di vino di fascia media, dove gli italiani si posizionano bene. Attenzione al mercato italiano, provato anche dall’elevato numero di contatti sui social network cinesi alle pagine del vino italiano e di Vinitaly.

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Per Zonin sul vino in Cina non è tutto oro quello che luccica

‘Ottimismo’. E’ quanto esprime il presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv) Domenico Zonin in partenza per Bordeaux ”alla luce dei buoni incontri avuti al Salone dei vini e degli alcolici’ in corso. Tuttavia, ha segnalato l’imprenditore veneto, ”il boom della Cina si sta sgonfiando per i francesi che sono stati i primi a puntare sul gigante asiatico. E questo dimostra che il vino italiano che ha lavorato in maniera prudente e diversificata su diversi mercati esteri ha fatto bene a non inseguire tendenze modaiole. Anche questa edizione del Vinexpo – secondo Zonin – ha dimostrato che con la Cina si comincia a vedere che non e’ tutto oro quello che luccica. Le ‘vendite en primeur’ dei blasonati vini bordolesi, ad esempio, sono andate di molto sotto le aspettative”. Diverso e’ il discorso con l’India a giudizio di Zonin. Anche come azienda ho avuto promettenti contatti con un Paese che dopo il fascino del whisky si sta interessando al vino. Un comparto su cui punta anche il governo indiano che sta incentivando gli investimenti nel settore vitivinicolo in due regioni in particolare e che sta incentivando campagne di comunicazione sul bere moderato il vino, e non inseguire tendenze di consumo iperalcoliche.

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Vinitaly in campo in Cina contro indagine dumping

Vinitaly ha organizzato in Cina una task force con operatori locali, opinion makers e media, per analizzare e approfondire la questione della volontà del governo cinese di applicare dazi antidumping sul vino europeo, unendosi alla richiesta ai governi italiano ed europeo di scongiurare questa possibilità. “Stiamo studiando – spiega Stevie Kim, managing director di Vinitaly International – insieme ai nostri interlocutori cinesi per capire che cosa accadrà da qui a breve. I produttori italiani sono molto preoccupati per l’avvio di un’indagine nei confronti dei vini provenienti dall’Europa. A fine giugno incontreremo a Pechino i vertici della Caws (China Association for Importers & Exporters of Wine and Spirits), l’associazione dedicata al vino, facente capo all’influente Camera di Commercio della capitale (Mofcom), uno dei principali ospiti alla kermesse veronese dello scorso aprile”. Le esportazioni Ue di vino in Cina nel 2012 sono state di 763 milioni di euro, l’8.6% del valore complessivo, di cui 77 per l’Italia, 89 per la Spagna e 546 per la Francia. Cifre significative ma ben diverse dai 21 miliardi di euro di esportazioni dei pannelli solari cinesi in Europa. Ed è ben diverso l’ammontare dei sussidi Ue al settore vitivinicolo: 1.1 miliardi di euro l’anno, secondo una nota diffusa da Vinitaly in Cina, di cui la metà per migliorarne la qualità (ma a scapito dei volumi), 40% per le aziende e solo 100 milioni di promozione, in linea con quanto consentito dal Wto, nei Paesi terzi. Dal 2008 a oggi su dati Istat, le esportazioni nazionali in valore in Cina sono passate da 19 milioni di euro a 77 milioni, e anche i primi due mesi dell’anno hanno confermato il trend, con un aumento record del 42%. I primi Paesi per l’export in Cina sono Francia, Australia, Cile, Spagna e Italia, tre dei cinque sono europei. Le importazioni mondiali di vino – stando alle cifre del Mofcom – sono pari a 3.87 trilioni di euro. Attualmente, ai dazi doganali (14%), si deve aggiungere l’Iva (17%) e la tassa di consumo che ammonta al 10%. Paesi come Nuova Zelanda e Cile hanno siglato accordi bilaterali con Cina e hanno vantaggi per quanto riguarda solo i dazi doganali, non l’Iva né la tassa sul consumo.

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Bruxelles starebbe pensando di unirsi a Giappone in bataglia dazi tubi d’acciaio cinesi in Wto

Continua la guerra commerciale tra Ue e Cina. Dopo la decisione di imporre dazi sui pannelli solari cinesi e la contromossa cinese di aprire un’indagine antidumping sul vino europeo, ora la Commissione Ue intende unirsi al Giappone nel reclamo presentato al Wto contro i dazi imposti dalla Cina a dicembre sui tubi d’acciaio non saldati. E’ quanto si apprende da fonti di Bruxelles. ”La Commissione Ue non fa rappresaglie”, ha affermato il portavoce del commissario Ue al commercio Karel De Gucht, smentendo qualsiasi legame che sarebbe ”falso e sbagliato” tra i due casi. ”Non posso confermare l’esistenza di un ricorso al Wto sino a quando non sono stati inviati i documenti”, ha aggiunto il portavoce in merito al ricorso sui dazi cinesi sui tubi di acciaio che dovrebbe essere presentato, secondo quanto riferito dalle fonti, entro fine settimana al Wto. ”Qualunque decisione su un eventuale associarsi a un caso e’ presa in base al merito e alla tempistica” procedurale prevista, ha aggiunto il portavoce, precisando che l’eventuale tempistica del ricorso Ue sarebbe ”puramente casuale” rispetto a quanto e’ in corso sul fronte dei pannelli solari.

fonte: ANSA

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Ue-Cina: scoppia la guerra del vino, produttori temono dazi

Lo avevano previsto in molti, e così è successo in meno di 24 ore: Pechino ha fatto scattare la rappresaglia dopo la prova di forza di Bruxelles, che ha deciso di imporre i dazi sui pannelli solari cinesi. E lo ha fatto colpendo al cuore uno dei settori di eccellenza delle esportazioni europee, il vino, minacciando a sua volta dazi ai produttori. Quelli che sarebbero più toccati sono proprio i tre paesi Ue che hanno appoggiato la Commissione sui dazi al fotovoltaico: Francia, Italia e Spagna. Subito Parigi ha alzato la voce, e il presidente Francois Hollande ha chiesto una riunione dei 27 per discutere delle relazioni commerciali con la Cina, ricevendo l’appoggio dell’Italia, mentre la Germania, contraria ai dazi sul solare, si è di nuovo smarcata. La rappresaglia, però, anche se nessuno a Bruxelles vuole chiamarla apertamente così, era nell’aria da tempo, sin da quando nell’estate scorsa aveva cominciato a farsi strada l’apertura dell’indagine antidumping sul solare. “Il governo cinese ha lanciato una procedura antidumping e antisovvenzioni nei confronti dei vini dell’Ue”, ha annunciato il ministero cinese del commercio quando in Europa era ancora l’alba. Ma la Commissione respinge al mittente le accuse: “Riteniamo che non ci siano né sovvenzioni né dumping per i nostri vini”, ha affermato il portavoce del responsabile all’agricoltura Dacian Ciolos, avvertendo che l’indagine sarà “seguita da molto vicino” e che dovrà avvenire “nell’ambito delle regole del Wto sia sotto l’aspetto del merito che della procedura”. Le esportazioni Ue di vino in Cina nel 2012 sono state di 763 milioni di euro, pari all’8,6% del valore complessivo, di cui 77 per l’Italia, 89 per la Spagna e ben 546 per la Francia. Una cifra significativa ma certo ben diversa rispetto ai 21 miliardi di euro di esportazioni dei pannelli solari cinesi in Europa. Ed é anche ben diverso l’ammontare dei sussidi Ue al settore vitivinicolo: circa 1,1 miliardi di euro all’anno, di cui la metà per migliorare la qualità (ma a scapito dei volumi di produzione), un 40% per le aziende e solo 100 milioni di euro per la promozione – in linea con quanto consentito dal Wto – nei paesi terzi. E Bruxelles è convinta che, come già successo alcuni mesi fa per dazi cinesi ingiustificati imposti sugli scanner a raggi X europei in rappresaglia di quelli Ue sugli scanner cargo cinesi, il Wto, se mai la Cina dovesse veramente arrivare a super-tassare i vini Ue, interverrebbe di nuovo. Ma il settore è preoccupato, e chiede, dalla Assoenologi a Cia e Copagri, che l’Ue agisca per evitare un pericoloso freno a un mercato in crescita: l’Italia ha infatti aumentato il suo export verso la Cina del 300% negli ultimi 5 anni.

Una scheda sul vino italiano
Hanno conosciuto un vero e proprio boom le esportazioni di vino europeo sul mercato mondiale ed in particolare in Cina, con l’Italia che si posiziona, nel primo caso, al vertice dei paesi europei con una vendita di oltre 6,6 milioni di ettolitri, mentre sul mercato cinese mantiene con fermezza il terzo posto con oltre 326mila ettolitri, dietro Francia (1,4 mln di hl) e Spagna (691mila). La fotografia emerge dai dati sull’export 2012 resi noti oggi dalla Commissione europea, vista la decisione di Pechino di aprire un’indagine antidumping sui vini europei importati in Cina. Anche sul fronte del valore dei vini venduti al gigante asiatico, l’Italia con i suoi prodotti di eccellenza si posiziona al terzo posto realizzando 77 milioni di euro, dopo la Francia (546 mln) e la Spagna (89 mln). Tra le curiosità, la presenza della Gran Bretagna tra i partner Ue che esportano in Cina assicurandosi quasi 5,5 milioni per appena 1.550 ettolitri. Globalmente, sempre sulla base dei dati di Bruxelles, le vendite del ‘nettare di Bacco’ dall’Ue verso la Cina sono moltiplicate cinque volte negli ultimi 5 anni, passando da poco più di 517mila ettolitri nel 2008 a quasi 2,6 milioni nel 2012; in valore da 143 a quasi 764 milioni di euro. A livello mondiale, dal 2008 al 2012, il volume esportato di vini europei è lievitato da circa 17,3 a 22,5 milioni di ettolitri per un valore salito da 166 milioni a quasi 8,86 miliardi di euro. E questo mentre si assiste al crollo della produzione di vino in Europa: le stime per la campagna 2012-2013 parlano di 144,5 milioni di ettolitri, 50 milioni in meno rispetto ai 195 del 2000-2001. Nelle stime per la campagna in corso l’Italia si situa al primo posto con 41,5 milioni di ettolitri di produzione complessiva, la grande maggioranza destinata a produrre vini di qualità Aop e Igp.

fonte: ANSA

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Guera dei dazi Ue-Cina: Bruxelles li impone sui pannelli solari cinesi, Pechino li pensa sul vino europeo

L’Ue va alla guerra dei dazi con la Cina sui pannelli solari, ma le concede – e si concede – due mesi in piu’ prima di pigiare sul bottone rosso, gesto che potrebbe provocare rappresaglie cinesi in altri settori come temuto dalla maggior parte dei paesi Ue contrari all’operazione guidati dalla Germania. I dazi antidumping decisi oggi dalla Commissione europea che entreranno in vigore dal 6 giugno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale Ue domani saranno infatti solo dell’11,8%, mentre schizzeranno in media al 47,6% solo tra due mesi, a partire dal 7 agosto. L’idea di Bruxelles e’ che Pechino e le sue imprese sfruttino – ma da una posizione di inferiorita’ – quella che il commissario al commercio Karel De Gucht ha definito una ”finestra di opportunita”’ per ”trovare un soluzione amichevole”. Questa, per essere accettabile, dovra’ tenere conto, ha avvertito il commissario, di ”una combinazione di iniziative sui prezzi e sui volumi” commerciali. I dazi provvisori, infatti, colpiranno un centinaio di aziende cinesi in modo diverso (dal 37,2% al 67,9%) a seconda del loro grado di collaborazione nell’indagine antidumping aperta da Bruxelles lo scorso settembre. Secondo i risultati preliminari dell’inchiesta Ue, tra il 2009 e il 2012 una cinquantina di aziende europee hanno chiuso, mentre il materiale fotovoltaico cinese esportato in Europa e’ stato venduto a un prezzo in media dell’88% inferiore al suo normale valore di mercato, permettendo cosi’ alle imprese cinesi aiutate dallo stato di occupare una fetta del mercato Ue pari all’80%. ”E’ una boccata d’ossigeno a un settore in sofferenza”, ha affermato de Gucht, che nonostante la contrarieta’ di circa 18 paesi su 27 – ma con a favore Italia, Francia e Spagna – ha deciso di andare avanti: le decisioni Ue ”non devono essere ispirate dalla paura ma dalla nostra legislazione, io – ha avvertito il commissario – faccio il mio lavoro, non mi piego sui miei principi”. Se la decisione di De Gucht e’ stata accolta ”con sollievo” dall’associazione Eu ProSun, all’origine dell’intervento di Bruxelles, per Afase, invece, che ha gia’ iniziato una raccolta firme contro la decisione Ue, portera’ alla perdita di ulteriori posti di lavoro. Ma a inquietarsi sono soprattutto gli altri settori, come il vino, dove, ricorda Coldiretti, pende la minaccia di dazi cinesi. In realta’ l’Ue ha gia’ in vigore dazi su 54 prodotti di Pechino, mentre quest’ultima ne ha 15. La decisione finale Ue sui dazi sul fotovoltaico dovra’ essere presa entro il 5 dicembre, ma allora potra’ essere bloccata dalla maggioranza semplice degli stati membri.

fonte: ANSA

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Vino italiano protagonista a fiera Guangzhou

L’Italia assoluta protagonista di Interwine, la fiera che da oltre 10 anni riunisce il meglio della viticoltura mondiale a Guangzhou, l’ex Canton. Oltre 100 aziende vitivinicole italiane, raccolte nella collettiva Good Italian Wine, organizzata dalla rivista Il Mio Vino, hanno rappresentato il maggior numero di aziende di un paese a quella che è considerata una delle più importanti fiere del settore. Una scelta strategica, quella di Il Mio Vino, che per una così nutrita presenza di aziende italiane, la più numerosa partecipazione di aziende di un singolo paese nei dieci anni di Interwine, ha deciso di posizionarsi non a Pechino o Shanghai, piazze oramai sature sia di domanda che di offerta oltre che di appuntamenti fieristici, ma a Guangzhou, la ‘fabbrica della Cina’, la città fieristica cinese per eccellenza che, di fronte a Hong Kong, copre l’importante area meridionale cinese che sta crescendo a ritmi vertiginosi. Qui, in città come Chengdu o Shenzhen (capitale dell’elettronica che gode anche di agevolazioni tariffarie e doganali) la domanda di cibo e soprattutto vino italiano è in costante aumento, così come la crescita dei nuovi ricchi. Non a caso, parlando qualche giorno fa a Pechino, il presidente dell’agenzia Ice, Riccardo Monti, aveva sottolineato la necessità per le aziende italiane, di esplorare il mercato cinese attraverso le cosiddette città di seconda e terza fascia. Importanza dell’area sottolineata anche, nel saluto all’inaugurazione, il console generale italiano a Guanzhou Benedeetto Latteri. “Abbiamo fatto una scelta in prospettiva – spiega Gaetano Manti, presidente della società editrice de Il Mio Vino e organizzatore della presenza italiana alla fiera cantonese – guardando soprattutto a quella parte di mercato cinese che sta crescendo perché ancora non troppo sfruttato. E lo abbiamo fatto in forze, ma soprattutto contando sui nostri mezzi, senza aiuti pubblici”. Una presenza a Guangzhou, quella de Il Mio Vino che non vuole essere sporadica. Per questo è stato aperto un ufficio per accompagnare le aziende italiane, presto ci sarà anche uno show room e saranno organizzati eventi in tutto il paese. “Non solo – conclude Manti – ma vogliamo anche istruire il cliente cinese, unica strategia vincente per vendere bene il nostro vino. Per questo organizziamo seminari e corsi ed è ormai una realtà importante nel panorama editoriale specializzato cinese sul vino, la nostra rivista tradotta in mandrino”.

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