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Bombe a palazzi governativi, attentatore lascia testamento su web, esplosioni per demolizione forzata

Ci sarebbe una vendetta per una demolizione forzata dietro il triplice attentato di ieri in Cina, stando al testamento elettronico lasciato sul blog dall’attentatore. La città di Fuzhou, nella parte orientale della Cina, è ancora scossa per i tre attentati quasi simultanei di ieri che hanno provocato la morte di tre persone e il ferimento di altre dieci, ed emergono nuovi inquietanti dettagli sull’uomo ritenuto esserne il responsabile. Le esplosioni ha avuto luogo una dopo l’altra dalle 09:18 alle 9:45, la prima al parcheggio della procura, la seconda all’interno di un edificio amministrativo e la terza nei pressi di un ufficio dell’amministrazione statale per alimentazione e farmaci. L’attentatore è una delle tre vittime. Identificato come il cinquantaduenne disoccupato nativo di Fuzhou, Qian Mingqi, risulta essere stato, secondo l’immagine fornita da internet e dai numerosi messaggi da lui lasciati nel suo microblog, un uomo in estrema difficoltà, che ha dedicato l’ultima parte della sua esistenza a cercare di portare avanti una battaglia personale per ottenere un risarcimento per la perdita della sua proprietà che, a suo dire, sarebbe stata demolita illegalmente dalle autorità, arrecandogli un ingente danno economico. “Sono sano, sono mentalmente normale – ha scritto di recente in un suo messaggio lasciato in rete – e fino ad oggi non ho mai commesso reati ma la mia casa è stata demolita illegalmente e con la forza, causandomi enormi perdite. Dieci anni perduti cercando inutilmente di ottenere giustizia. Mi hanno costretto a seguire una strada che non avrei voluto seguire”. Dalle sue parole emerge l’immagine di un uomo che si è convinto che se non adotterà misure drastiche per se stesso e per altri come lui, la sua storia non avrebbe mai visto la luce del giorno. E così, Qian ha iniziato a covare il suo piano per eseguire una protesta nel modo più drammatico e plateale possibile. In un recente intervento del 25 maggio messo in rete dopo la mezzanotte, ha parlato di “news esplosive” che stavano per accadere presto. In un altro post, Qian ha detto “anche se vado in cielo, ho intenzione di portare un po’ dei miei nemici con me!”. Dopo gli attentati di ieri e la sua morte, oltre 25.000 persone hanno visitato il suo profilo sul sito sina.com. Numerosi i messaggi di condoglianze. Alcuni cittadini della rete lo hanno chiamato “eroe del popolo”, “brava persona” e “vero uomo che si è sacrificato per gli altri”. Molti tuttavia temono che il caso di Qian possa generare fenomeni di emulazione. Ieri un ex poliziotto ha mandato in rete un messaggio ai suoi avvocati nel quale si era avuta la sensazione di ravvisare le sue ultime parole. Poche ore dopo il poliziotto si è rifatto vivo dicendo che il caso di Qian Mingqi gli aveva quasi fatto perdere la ragione, e che sua moglie e sua figlia lo avevano trovato in riva al lago, fermandolo giusto in tempo prima che egli si togliesse la vita.

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Tre bombe per vendetta contro palazzi governativi

E’ una delle due vittime delle esplosioni l’attentatore che stamattina ha fatto esplodere tre ordigni nei pressi di tre palazzi governativi in Cina. Lo riferisce l’agenzia Nuova Cina. Qian Mingqi, un cinquantaduenne disoccupato, secondo le prime informazioni sarebbe stato il responsabile delle tre bombe piazzate in tre auto nei pressi del palazzo che ospita l’ufficio del procuratore, nei pressi di quello del governo del distretto di Linchuan e nel palazzo dell’amministrazione distrettuale del cibo e dei farmaci a Fuzhou, nella provincia orientale cinese dello Jiangxi. Il corpo di Qian è stato trovato dinanzi all’ufficio del procuratore, mentre una seconda vittima e morta in ospedale a seguito delle ferite riportate. Dalle prime informazioni sembra che Qian abbia agito per vendetta contro una decisione del tribunale che non condivideva.

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Ex bancario lancia molotov per vendetta contro ex colleghi, 39 feriti

E’ stato arrestato Yang Xianwen, l’ex bancario responsabile dell’attentato di stamani in un istituto di credito del nord ovest del paese che ha provocato 49 feriti, 19 dei quali, in gravi condizioni. Erano circa le 8,30 locali del mattino quando Yang Xianwen, 39 anni, ha deciso di vendicarsi dei suoi ex colleghi della Banca Rurale di Credito Cooperativo di Wuwei, nella contea autonoma tibetana di Tianzhu. Yang era stato licenziato un mese fa per aver sottratto dei soldi dalle casse della banca, come ha spiegato in un comunicato il governo della contea sul proprio sito web. Testimoni hanno raccontato che subito dopo l’esplosione, le fiamme si sono sprigionate all’interno della struttura che ospita la banca, tanto che alcuni dipendenti, per sfuggire al fuoco, si sono lanciati dalle finestre del palazzo di quattro piani. Sul posto sono arrivate polizia e ambulanze. All’inizio gli agenti avevano puntato il dito contro i tibetani, che in zona rappresentano la maggioranza della popolazione. Ma successive indagini hanno fatto emergere il movente della vendetta personale. Dopotutto la minoranza tibetana non si era mai resa protagonista di un episodio del genere. In un precedente attentato, il mese scorso a Pechino, un giovane aveva fatto esplodere un ordigno, che aveva costruito seguendo le istruzioni su Internet, ferendo un americano dinanzi ad un bar, per protestare contro l’ingiustizia del sistema sociale.

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