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Anniversario Tiananmen, record di arresti preventivi

La polizia cinese ha arrestato un numero record di dissidenti in previsione del 25/mo anniversario del massacro di piazza Tiananmen, tra il 3 e il 4 giugno 1989. Altri sono stati fermati, interrogati o semplicemente fatti ‘sparire’, cioè detenuti segretamente senza essere accusati formalmente di aver commesso alcun reato. Sul suo sito il gruppo Human Rights in China pubblica un elenco di quasi 60 nomi tra cui quelli dell’avvocato Pu Zhiqiang, della fondatrice delle “madri di piazza Tiananmen” Ding Zilin e della giornalista Gao Yu. Maya Wong, attivista di Human’s Right Watch basata a Hong Kong sostiene che “la risposta e’ stata la più aspra e la più dura che si sia mai vista”. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 reparti dell’ Esercito di Liberazione Popolare (Pla) intervennero per sgombrare gli studenti che da due mesi occupavano la piazza centrale di Pechino reclamando la democrazia. Centinaia di persone furono uccise sulla piazza o nelle strade vicine, in scontri tra militari e cittadini che cercavano di impedire che raggiungessero la piazza. Le autorità non hanno mai rivelato il numero delle vittime e hanno condannato le proteste definendole un “moto controrivoluzionario”.

fonte: ANSA

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Donna tenta di immolarsi su piazza Tiananmen

Una donna si è data fuoco ieri a Pechino a piazza Tiananmen, in coincidenza con l’apertura della sessione dell’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese. Lo riferisce Radio Free Asia. Secondo le poche informazioni disponibili sembra che la donna, intorno alle ore 11 del mattino ora locale, si sia data fuoco. Le guardie che presidiano la piazza si sono tuttavia immediatamente accorte di quanto stava accadendo e hanno bloccato la donna, estinguendo in pochi minuti le fiamme e portandola via. Non si hanno al momento informazioni sulle condizioni della donna. Persone che si trovavano nella piazza al momento dell’accaduto hanno riferito di aver solo intravisto la donna, che pare avesse riportato alcune bruciature al volto. Altri hanno affermato di aver solo visto del fumo. La polizia ha infatti cercato subito di ripulire la piazza da ogni traccia dell’episodio, impedendo anche ai presenti di fare fotografie. Ad alcune persone sarebbero anche stati sequestrati i cellulari per evitare che potessero fare foto o video. Ignoti al momento i motivi del gesto, ma è probabile che la donna volesse in tal modo protestare contro il governo cinese. E’ infatti abbastanza usuale che coloro che vogliono presentare lamentale o critiche nei confronti delle autorità di Pechino scelgano proprio dei momenti particolari, quale appunto quello dell’apertura della sessione del parlamento. Tali forme di protesta sono tuttavia quasi sempre bloccate dalla polizia e le persone coinvolte sono arrestate o rimandate a casa. Lo scorso mese di dicembre 13 persone tentarono un suicidio di massa a Pechino per protestare contro il mancato risarcimento per lo sgombero forzato delle loro case. In quel caso ricorreva la Giornata mondiale per i diritti umani.

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