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In Cina arriva Candy Crash grazie a WeChat

La compagnia informatica cinese Tencent importerà in Cina Candy Crush, il gioco online più popolare del mondo prodotto dalla britannica King Digital Entertainment. Candy Crush è stato nel 2013 l’applicazione gratis più scaricata nel mondo dagli utenti di Internet. La Cina ha la più vasta popolazione di internauti del mondo che, secondo il China Internet Information Centre, un centro di ricerca governativo, è di circa 470 milioni di persone. Il vicepresidente della Tencent, Steven Ma, ha affermato che la compagnia è “felice” dell’accordo che permetterà di “unire la divertente esperienza di giochi della King con la forte capacità operativa della Tencent in Cina”. Candy Crush sarà disponibile in Cina a partire di quest’anno.

fonte: ANSA

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Giganti cinesi del web alla conquista di Wall Street

I giganti del web ‘made in China’ sono pronti a sbarcare a Wall Street e ad entrare nell’arena globale di internet. Per ora si tratta solo di indiscrezioni, ma che i media americani – a partire dal Wall Street Journal – prendono molto sul serio. Le voci parlano dell’imminente lancio alla Borsa di New York di un’Ipo (Initial public offering) da parte del colosso delle vendite online Alibaba, che – secondo il Wsj – avrebbe in programma di rastrellare oltre 15 miliardi di dollari, puntando se possibile a superare il record di 16 miliardi di dollari messo a segno da Facebook nel 2012. Una maxi-operazione alla quale ne dovrebbe seguire un’altra: l’ingresso nel tempio della finanza mondiale di Weibo, il ‘Twitter cinese’, poco conosciuto nel resto del mondo ma che può già contare su ben 129 milioni di utenti (241 sono quelli di Twitter). L’intenzione in questo caso – riporta sempre il giornale di Wall Street – è quella di vendere negli Stati Uniti azioni per almeno 500 milioni di dollari. La sfida ai big Usa è dunque lanciata. E se l’uccellino che contraddistingue il leader mondiale dei messaggini da 140 caratteri dovrà guardarsi le spalle da Weibo, a temere l’arrivo di Alibaba sono soprattutto i colossi americani dell’e-commerce, come Amazon ed eBay. Il gruppo cinese basato a Hangzhou, infatti, già da tempo ha superato Amazon.com come la più grande società al mondo nel settore delle vendite online. Vendite che nel 2013 sono ammontate a circa 240 miliardi di dollari, contro i 100 miliardi di dollari di Amazon. Il sito ‘Taobao’ di Alibaba, lanciato nel 2003, attualmente conta più di sei milioni di utenti cinesi che gratuitamente si scambiano merci e prodotti. E il nuovo sito del gruppo, chiamato ‘Tmall’, è specializzato nella vendita di prodotti di grandi marche come Apple, L’Oreal o Adidas. Ma le attività sul web di Alibaba – di cui Yahoo! possiede il 24% delle azioni – vanno oltre, spaziando anche su contenuti che la mettono in concorrenza anche con gruppi come Google. Anche Weibo (che significa ‘microblog’) non se la passa male, e nell’ultimo anno le entrate del Twitter cinese sono triplicate a 188 milioni di dollari, nonostante perdite per 38 milioni nel 2013. Fondato nel 2009, Weibo nonostante la censura si è subito affermato come il foro su cui i cinesi discutono di tutto, dallo sport alla politica. Non senza qualche problema per le autorità cinesi, che con difficoltà riescono ad arginare il boom del social network. Intanto le grandi banche ‘fiutano’ l’affare, e cominciano a muoversi in vista delle due probabili Ipo ‘cinesi’. Credit Suisse e Morgan Stanley – scrive il Wsj – sarebbero in pole position per la quotazione di Alibaba. Ma si parla anche di Deutsche Bank, Goldman Sachs e Jp Morgan Chase. E questo la dice lunga sull’interesse con cui gli investitori americani attendono le novità che arrivano dall’estremo oriente.

fonte: ANSA

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Rilasciato studente di 16 anni, arrestato per un tweet

E’ considerata una piccola ma importante vittoria dagli attivisti cinesi il rilascio, avvenuto ieri mattina, di Yang Hui, un ragazzo di 16 anni che era stato arrestato la scorsa settimana nella provincia nord occidentale del Gansu, con l’accusa di aver “creato problemi”. Ma per la stampa di partito, “dipingere il ragazzo come un eroe per sfogare il malcontento contro severe normative è irresponsabile”, come scrive oggi il Global Times. Il giovane era stato arrestato dopo aver pubblicato online un post in cui sollevava dubbi circa l’operato della polizia locale che indagava sulla morte del proprietario di un locale notturno. Il post era stato ritwittato centinaia di volte, cosa che lo ha assoggettato alla nuova legge secondo la quale oltre i 500 retweet di un post “sgradevole” aprono le porte del carcere fino a tre anni. La foto del ragazzo libero, con le dita a “V” in segno di vittoria e con addosso una maglietta con la scritta ”Make the change” (sii artefice del cambiamento), sta facendo il giro della rete. Dopo il suo arresto due attivisti e avvocati, You Feizhu e Wang Shihua, si erano recati nel Gansu per perorare la sua liberazione con le autorità. Altri 40 avvocati hanno firmato una petizione in suo favore e alla fine la polizia ha ceduto, liberando il ragazzo. ”Se gli internauti cinesi si uniscono, chi li può fermare?” ha scritto online Zhou Ze un noto avvocato e attivista di Pechino. Ma non tutti sono così entusiasti e ottimisti. Nonostante le tante campagne, sono ancora centinaia gli attivisti e dissidenti in carcere o agli arresti domiciliari e il caso di Yang è visto da molti solo come una goccia nel mare. Un articolo del Global Times, organo del Partito Comunista, sottolinea come il giovane sia stato rimesso in libertà solo per la sua giovane età, non come riconoscimento di un errore.

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Sedicenne arrestato per post ritwittato su internet

Uno studente di 16 anni della provincia del Gansu e’ stato arrestato dalla polizia per aver pubblicato sul suo microblog un commento, che poi e’ stato ripreso 500 volte da altri utenti, in cui criticava la condotta delle autorita’ locali a seguito della morte di un uomo. Lo riferisce il South China Morning Post. Secondo le accuse, il ragazzo avrebbe falsamente accusato i poliziotti di aver aggredito i familiari di un uomo trovato morto per strada la settimana scorsa nella contea di Zhangjiachuan. Yang, questo il nome dello studente, ha scritto anche in uno dei suoi commenti che il vice capo del tribunale di Zhangjiachuan e’ proprietario di un karaoke che si trova proprio vicino a dove e’ stato rinvenuto il cadavere, circostanza che invece e’ stata totalmente smentita dal portavoce della polizia locale. Dopo l’arresto del giovane, tutti i commenti sul microblog sono stati eliminati. Solo pochi giorni fa la suprema corte cinese ha emesso un documento nel quale si afferma che la diffusione di notizie false su internet e’ da considerarsi un reato penale in Cina. La Corte ha aggiunto che, quando un post che diffonde notizie non vere viene commentato o inoltrato piu’ di 500 volte, il suo autore rischia il carcere fino a tre anni.

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Nuove regole censura online, scoppia polemica in rete

Non si placano le polemiche in rete il giorno dopo la pubblicazione, da parte delle autorità cinesi, delle nuove linee guida sul controllo delle informazioni online. Ad essere criticate, soprattutto le misure coercitive, che portano anche fino all’arresto per tre anni se un tweet o un messaggio ritenuto diffamatorio, viene inoltrato in rete per almeno 500 volte o visto da più di 500 persone. “Così una persona – ha scritto un utente in un commento ripreso anche dalla stampa di Hong Kong – non viene punito per quello che fa ma per quello che altri fanno con il suo post. Benvenuti nel medioevo”. L’accusa, per chi ha scritto il messaggio, è diffamazione secondo la nuova interpretazione giuridica, che ritiene attività criminali quelli che le autorità chiamano “irresponsabili voci online” e che debbano essere considerati casi gravi. Nel documento, ad essere presi in considerazione, anche i messaggi che hanno a che fare con false informazioni che portino a proteste, anche religiose o etniche, che abbiano anche effetti internazionali. In più post di commento, si lamenta che la libertà di espressione con questo regolamento viene ancora di più intaccata, con una serie di maggiori controlli in quei pochi canali dove ancora si riusciva a far circolare le idee diverse da quelle ufficiali.

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Si a Facebook e Twitter in Cina, ma solo da hotel di lusso

Piccoli segnali di apertura in Cina: le autorità hanno deciso di allentare i controlli sull’uso di Facebook, Twitter e altri social network normalmente inaccessibili. Secondo quanto riferiscono alcune fonti locali, solo in alcuni posti frequentati perlopiù dagli stranieri, come alcuni alberghi a cinque stelle, è ora possibile accedere a questi siti un tempo bloccati dalla censura. Un turista ha riferito al South China Morning Post di aver potuto accedere senza problemi con il suo computer portatile sia a Facebook che a Twitter stando seduto nella hall del St Regis Hotel di Pechino, un lussuoso 5 stelle della capitale. “Ma non è solo al St Regis – ha aggiunto il turista – alcuni amici che risiedono in altri hotel mi hanno riferito la stessa cosa”. Stessa cosa pare sia stata notata in alcuni noti alberghi di Shanghai e persino in un resort di una città della provincia meridionale del Guangdong, Dongguan, frequentata in prevalenza da uomini di affari. Siti come Facebook, Twitter ma anche Youtube sono bloccati in Cina dalla censura che teme possano rappresentare un pericoloso veicolo di informazioni. Molte persone, tuttavia, specie gli stranieri, aggirano il divieto usando delle vpn (virtual private network), ovvero dei software che creando un collegamento con un indirizzo virtuale fuori dalla Cina consentono di bypassare la censura.

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In Cina la rete internet tra l epiù lente e costose al mondo

La Cina è il paese con più utenti di internet al mondo, ma questo è proprio uno dei casi in cui quantità non significa qualità. Secondo una ricerca resa nota dalla stampa locale, la Cina è infatti uno dei Paesi che ha una bassa velocità di navigazione, classificandosi 98/ma su 200 Paesi analizzati. Nel secondo trimestre del 2013 la velocità media di connessione in Cina si è attestata su 1,5 megabytes al secondo, laddove la media mondiale è di 2,6 e molti Paesi dell’area asiatica sono ben al di sopra. Basti pensare che la Corea del sud naviga ad una velocità media di 15.7 megabytes al secondo, il Giappone di 10.9 e Hong Kong di 9.3 al secondo. Internet in Cina dunque lento, ma anche molto costoso. In paesi come gli Stati Uniti e la stessa Hong Kong navigare costa molto meno oltre ad essere molto più veloce. Piccola consolazione, c’è chi sta peggio. In fondo alla classifica, dopo la Cina, paesi come la Libia, il Kazakhistan e l’Iran.

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