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Possibile aumento dei tassi di interesse a breve

La banca centrale cinese potrebbe decidere di alzare i tassi di interesse agli inizi di giugno in un altro tentativo di tenere a freno l’inflazione che sta creando non pochi problemi. Lo scrive il quotidiano del Popolo. Gli analisti si attendono un altro aumento di 25 punti base del tasso sui depositi a un anno durante le festività del Dragon Boat, nel prossimo fine settimana. Dopo che l’inflazione si è attestata sopra i 5% a Marzo e ad aprile, potrebbe superare il 5,5% a maggio, anche a causa dei problemi di siccità che stanno portando ad un aumento dei prezzi degli alimenti. Le autorità monetarie cinesi hanno aumentato per due volte il tasso d’interesse dall’inizio dell’anno (quattro volte da ottobre 2010) e quattro volte la percentuale di riserve obbligatorie delle banche. Attualmente il tasso sui depositi ad un anno è del 3,25%, ma il reale tasso rimane negativo a causa dell’inflazione che ad aprile era del 5,3% mentre a marzo del 5,4%, il massimo in 32 mesi. Per la fine dell’anno, secondo gli analisti, ci saranno altri due aumenti del tasso di interesse.

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La Cina alza i tassi di 25 punti base

La Banca centrale cinese ha alzato di 25 punti base i tassi sui depositi e sui prestiti ad un anno, portandoli rispettivamente al 3,25% e al 6,31%. Lo comunica l’ istituto centrale di Pechino, precisando che il rialzo sara’ effettivo da domani. La decisione e’ stata presa per contrastare il surriscaldamento dell’inflazione e scongiurare il rischio di bolle speculative. A marzo, il dato sarà pubblicato a breve, si teme un tasso di inflazione molto alto. Intanto il governo Usa e quello cinese lavorano insieme per rafforzare lo yuan sui mercati internazionali. Lo ha detto il Segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, davanti ad una Commissione del Senato oggi a Washington, secondo quanto riferisce Bloomberg.

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Terzo aumento dei tassi di interesse contro la crescita dell’inflazione

Con il terzo aumento dei tassi d’ interesse in sei settimane, la Cina ha segnalato oggi che la preoccupazione per il “surriscaldamento” dell’ economia del Dragone, e in particolare per la crescita dell’inflazione, è forte. La banca centrale cinese ha alzato di 25 punti base il tasso sui depositi a un anno e il tasso sui prestiti a un anno. L’ annuncio dell’aumento, venuto durante il periodo di vacanze per il nuovo anno lunare, era atteso dagli analisti, che prevedono nuove misure restrittive bei prossimi mesi. In Cina i mercati riaprono domani dopo una settimana di chiusura. “Non sapevo che l’aumento sarebbe stato annunciato oggi… ma si sapeva che i tassi sarebbero cresciuti”, ha commentato l’analista britannico Mike Lenhoff. Nel 2010 l’ economia cinese ha proseguito nella sua crescita a due cifre, che l’ha portata a superare il Giappone e a diventare la seconda del mondo dopo quella degli Stati Uniti. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio centrale di statistica, in gennaio la crescita annuale del Prodotto Interno Lordo (Pil) è stata del 10,3% (rispetto al 9,2% del 2009), mentre l’inflazione si è attestata sul 3,3% su base annua. In dicembre l’aumento è stato del 4,6% e si ritiene che in gennaio possa toccare il 6,6%. La crescita è stata alimentata dai massicci investimenti statali nelle infrastrutture ed è stata accompagnata dal gonfiarsi della “bolla” immobiliare, settore nel quale i prezzi continuano a crescere a dispetto delle misure restrittive prese nel corso dello scorso anno dal governo. Tra l’altro, un’ imposta “sperimentale” sulle proprietà immobiliari è stata introdotta nelle metropoli di Shanghai e di Chongqing. Gli analisti ritengono che l’impatto delle misure governative sulla crescita sarà contenuto. L’ economia cinese continua ad essere fortemente dipendente dalle esportazioni e, nonostante le continue pressioni dell’Occidente, e in particolare degli Usa, Pechino non ha finora dato segnali di voler accelerare la crescita dello yuan, che rimane ancorata al tasso di riferimento fissato quotidianamente dalla banca centrale. Mentre negli Usa e in Europa i tassi sono tenuti bassi, la decisione di Pechino viene interpretata anche come un segno di fiducia nella solidità dell’economia cinese.

fonte: ANSA

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Cina accelera stretta su tassi e rialza yuan

La Cina accelera sulla stretta dei tassi e prepara un probabile apprezzamento dello yuan nelle prossime settimane, utile al presidente Hu Jintao in vista della ripresa del negoziato con Obama a gennaio. Dopo la stretta monetaria di un quarto di punto decisa sabato, che ha innescato una correzione sulle borse i cui strascichi proseguono oggi, la Banca popolare della Cina oggi ha preparato il terreno ad una probabile fase di deciso rialzo del costo del denaro. Lo yuan, per tutta risposta, si e’ subito impennato fino a 6,6265 dollari, vicino ai massimi record. E secondo gli economisti la divisa cinese si prepara un ulteriore volata, che consentira’ a Hu di volare a Washington il 19 gennaio come prova della buona volonta’ cinese nel complesso negoziato con gli Usa. In una nota relativa alla riunione del suo Comitato di politica monetaria, l’ultima di quest’anno, la banca centrale ha detto stamani che la lotta all’inflazione il prossimo anno sara’ in cima alle sue priorita’. E che per stabilizzare i prezzi, e mettere in atto ”seriamente” una politica monetaria improntata alla prudenza, dovra’ fronteggiare un ”arduo compito” nella gestione del credito e della liquidita’. Parole misurate con il bilancino, ma il segnale che i tassi saliranno arriva lo stesso. Specie se il riferimento alla prudenza viene letto alla luce del passaggio ufficiale della banca centrale, poche settimane fa, da una politica monetaria ”apparentemente espansiva” ad una orientata alla ”prudenza”. La Cina, del resto, e’ alle prese con un’inflazione ai massimi di oltre due anni. Il rischio, che Pechino da mesi cerca di contrastare con una stretta ai prestiti e sei rialzi consecutivi alle riserve bancarie, e’ che si crei una bolla immobiliare in grado di surriscaldare l’economia e, potenzialmente, intaccare la ripresa globale. Giusto ieri il premier Wen Jiabao ha avvertito che occorrera’ riportare i prezzi del ‘mattone’ ad un ”livello ragionevole”. Il riferimento della nota della banca centrale a ”incertezze” nell’economia globale sembra ritagliato apposta per tranquillizzare chi, come Washington, teme conseguenze nefasta da un eventuale surriscaldamento del paese che funge da attuale motore economico globale. E che di fatto e’ il primo finanziatore del debito Usa. Per raffreddare i suoi motori, secondo gli economisti, Pechino usera’ non solo i tassi ma lascera’ anche apprezzare lo yuan, frenando gli enormi afflussi di capitali esteri che rischiano di far surriscaldare l’economia. Non si esclude una rivalutazione sul dollaro stimata in circa il 6% il prossimo anno fino a raggiungere quota 6,25. Un segnale in tal senso arriva anche da Hu Xiaolian, vice-governatore della Banca popolare della Cina, che stamani ha promesso di ”migliorare” il meccanismo del cambio dello yuan, anche se la premessa e’ che tutto si fara’ nell’interesse dei cinesi. Dichiarazioni improntate alla massima prudenza, ma che comunque aprono spiragli sul negoziato caldissimo con gli Usa, che con l’Europa chiedono a Pechino di mettere fine alla svalutazione competitiva. Da mesi Washington ha pronto nel cassetto un documento ufficiale che accusa Pechino di manipolare i cambi, e sulla Cina pende anche un ricorso statunitense per aiuti irregolari sul fronte dell’eolico.

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Crollo pe rle borse cinesi su timori dei tassi

Le borse cinesi hanno fatto registrare oggi la loro peggiore performance dal 31 agosto dell’anno scorso, a causa delle preoccupazioni degli investitori che temono un rialzo dei tassi di interesse dopo che ad ottobre l’inflazione ha raggiunto il suo massimo in 25 mesi. L’indice Composite della borsa di Shanghai ha perso oggi il 5,16%, lasciando 162,31 punti e chiudendo a 2.985,44 punti. L’indice Component della borsa di Shenzhen, la seconda in Cina, ha perso il 7%, quantificato in 958,40 punti e chiudendo a 12.762,54 punti. Anche la borsa di Hong Kong ha chiuso in ribasso, perdendo alla fine l’1,93% e lasciando sul campo 477.72 punti, la peggior perdita da quattro mesi. Secondo gli analisti della China International Capital Corporation, il governo cinese ha mostrato la sua volontà di frenare le aspettative di inflazione e di bolle speculative, così i tassi di interesse potrebbero essere rialzati alla fine di quest’anno. Le rafforzate misure governative potrebbero quindi interferire con i margini di profitto delle società. Tra i titoli che hanno perso di più oggi a Shanghai, la Citic Securities, il più grande broker di titoli del Paese, ha perso il 9,27%, mentre Merchants Securities ha perso il 9,02%. L’Industrial and Commercial Bank of China Ltd., il più grande finanziatore della nazione, è scivolata dell’1,89%, mentre la Bank of China ha perso il 3,43%. In crisi oggi anche i produttori di ferro e acciaio, che hanno ceduto sulle preoccupazioni che il rallentamento della crescita farebbe ridurre la domanda dei loro prodotti. La Baogang Iron & Steel ha perso il 10,06% mentre Ansteel ha perso il 7,89%. L’inflazione in Cina ha toccato il 4,4% nel mese di ottobre, il più alto in 25 mesi. I nuovi prestiti bancari hanno anche superato le previsioni di mercato. Gli operatori temono che le nuove manovre decise dalla Federal Reserve, banca centrale americana, che ha deciso si immettere nell’economia 600 miliardi di dollari, possa aggravare l’eccesso di liquidità, con pericoli per la lotta anti inflazione della Cina. Per arginare il rischio immediato, la Banca centrale cinese ha innalzato i tassi attivi e passivi di 25 punti lo scorso 20 ottobre.

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Cresce l’inflazione ad agosto, cresce dell’industria

Schizza in alto l’inflazione in Cina, mentre continua la corsa economica del gigante asiatico. Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo, spinto in alto dall’impennata dei generi alimentari dopo le alluvioni che hanno devastato il paese è cresciuto del 3,5%. La produzione industriale ha allungato il passo segnando +13,9% su base annua dal 13,4% di luglio e facendo meglio delle stime di +13%. I dati sono stati resi noti dall’ Ufficio Nazionale di Statistica cinese. L’inflazione ad agosto ha raggiunto i livelli piu’ alti da 22 mesi sulla scia del +7,5% toccato dai generi alimentari dopo i danni alle campagne ed ai raccolti provocati dalle inondazioni estive. Ma il governo cinese, che si e’ posto l’obiettivo di un’inflazione al 3% nell’anno, non ritiene il dato allarmante, commentando attraverso un suo portavoce ”che ci sono fattori che alimentano l’aumento dei prezzi ma ce ne sono persino di piu’ a favore di una discesa dei prezzi”. Intanto le vendite al dettaglio ad agosto sono schizzate del 18,4%, a 1,257 miliardi di yuan, al traino in particolare del buon andamento del mercato automobilistico spinto dagli incentivi governativi. La prevista accelerazione dell’inflazione, insieme al permanere della cosiddetta ‘bolla immobiliare’, hanno fatto sorgere nei giorni scorsi insistenti voci secondo le quali la Cina si prepara ad alzare i tassi d’ interesse sui depositi bancari, che sono attualmente del 2,25% all’ anno. L’ annuncio, secondo queste voci, verrebbe dato nel fine settimana per evitare ripercussioni sulle Borse. Quanto alla crescita della produzione industriale, il trend di crescita attorno al 13-14% negli ultimi tre mesi fa parlare il governo di ”attivita’ passata da una crescita veloce a un trend stabile”. Tutti e 39 i comparti industriali hanno registrato una crescita ad agosto. In particolare il manifatturiero ha segnato +20,1%.

fonte: Ansa

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