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Google bloccato e arresti, la Cina oscura Tiananmen

Ancora arresti e censure in Cina alla vigilia del 25/mo anniversario del massacro di piazza Tiananmen, nel quale l’Esercito di Liberazione Popolare uccise centinaia di persone mettendo fine alle proteste degli studenti che reclamavano la democrazia. La capitale, Pechino, è stretta nella morsa di centomila agenti dei servizi di sicurezza, che hanno istituito posti di blocco sulle principali arterie di accesso alla metropoli. Ad aiutarli le autorità hanno mobilitato 800mila membri dei comitati di quartiere del Partito Comunista Cinese (Pcc). L’ultimo a cadere nella vasta rete del Public Security Bureau (Psb, la polizia cinese) è stato l’artista australiano di origine cinese Guo Jian, colpevole di aver rilasciato una lunga intervista al Financial Times, che l’ha pubblicata nel fine settimana scorso. Guo, 52 anni, aveva appena terminato il servizio militare nel 1989 e si unì agli studenti che avevano occupato la piazza centrale di Pechino reclamando la fine del regime a partito unico e l’instaurazione in Cina di un sistema democratico. L’artista, che si trovava sulla piazza nel momento del massacro, ha detto fra l’altro che gli sembrava di essere in guerra. In seguito, Guo Jian è emigrato in Australia dove ha vissuto 13 anni ed ha ottenuto la cittadinanza. L’ambasciata australiana a Pechino ha affermato di aver chiesto informazioni al governo cinese, aggiungendo che l’Australia è “molto interessata” alla sorte del suo cittadino. Il sito di Google, il popolare motore di ricerca americano, è stato completamente bloccato oggi, in una giornata nella quale numerosi internauti hanno affermato che la navigazione è stata estremamente lenta e a tratti impossibile. I disturbi nel funzionamento di Google sono iniziati ieri. Dal 2010, Google rifiuta di obbedire alla censura cinese e il suo server cinese opera da Hong Kong, una Speciale Regione Amministrativa che non è sottoposta alla censura di Pechino. In seguito, la sua ricezione in Cina è stata spesso problematica: l’episodio più grave si verificò nel 2012, quando il suo sito non fu accessibile per 12 ore. Gli arresti preventivi di critici del regime sono abituali in vista delle scadenze politiche più delicate in Cina. Secondo gli attivisti per i diritti umani, l’ondata di repressione che si è verificata quest’anno è stata più severa degli ultimi anni. Tra gli altri sono finiti in prigione avvocati come Pu Zhiqiang, accademici come Xu Youyu e giornalisti come Gao Yu. Critici del Pcc ultraottantenni come la fondatrice delle Madri di piazza Tiananmen Ding Zilin e l’ex dirigente comunista Bao Tong sono stati costretti ad allontanarsi dalla capitale. Mentre nella Repubblica Popolare Cinese ricordare il massacro del 1989 costa la galera, domani notte si terrà ad Hong Kong la tradizionale veglia in ricordo delle vittime. Gli organizzatori prevedono la partecipazione di 150mila persone.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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La mano pesante di pechino in vista dle 25mo anniversario di Tiananmen

Massicce manifestazioni anti-governative (ad Hong Kong) e un’ondata di arresti senza precedenti (a Pechino e in altre città cinesi) hanno caratterizzato la vigilia del 25/mo anniversario del massacro di piazza Tiananmen. Nella capitale, Pechino, severe misure di sicurezza hanno costretto a lunghe file davanti ai metaldetector migliaia di cittadini e, attraverso la rete del Partito Comunista, 800mila membri dei comitati di quartiere sono stati chiamati a rafforzare la vigilanza affiancando i centomila agenti attivi nella metropoli. Posti di blocco sono stati istituiti in 192 “punti sensibili” della rete di autostrade che circonda la capitale. Ad Hong Kong, una Speciale Regione Amministrativa alla quale è stata promessa da Pechino una democrazia piena, gli organizzatori attendono 150mila partecipanti alla tradizionale veglia notturna del 4 giugno. In un anticipo di quell’evento, domenica primo giugno tremila persone hanno preso parte ad una manifestazione contro Pechino nonostante fosse stata convocata alle tre del pomeriggio di una domenica afosa nella quale i termometri hanno fatto segnare i 35 gradi con il 90% di umidità. Secondo le autorità, le eccezionali misure di sicurezza sono motivate dal crescendo di attentati di terroristi musulmani provenienti dallo Xinjiang, l’instabile regione del nordovest abitata dalla minoranza ribelle degli uighuri. Ma gli attivisti, tra cui l’avvocato democratico Teng Biao, auto-esiliato ad Hong Kong, affermano che si tratta del livello di repressione più alto degli ultimi decenni. Tra gli altri sono finiti in prigione l’avvocato Pu Zhiqiang, l’accademico Xu Youyu e la fondatrice delle “Madri di piazza Tiananmen” Ding Zilin. Per la prima volta è stata arrestata l’assistente cinese di un giornalista straniero, Xin Jian, accusata di aver aiutato il suo datore di lavoro – un reporter del giornale finanziario giapponese Nikkei – ad ottenere interviste con personaggi critici del regime. Google, il gigante informatico americano che già in passato è stato ai ferri corti con il gruppo dirigente di Pechino per aver rifiutato di sottoporsi ai dettami della censura, oggi ha funzionato a singhiozzo in diverse zone del paese, inclusa Pechino. Il Foreign Correspondent Club of China ha denunciato le “intimidazioni” subite da giornalisti stranieri e dai loro collaboratori locali nelle ultime settimane. Jerome A.Cohen, ritenuto il maggior esperto mondiale sul sistema legale cinese, ha scritto in un articolo diffuso oggi ad Hong Kong: “Negli ultimi anni, nonostante l’impressionate sviluppo economico della Cina, la situazione dei diritti umani e civili si è deteriorata in modo significativo, e le prospettive per il futuro non sono brillanti”. In un recente discorso alla City University di Hong Kong, il professore di storia e cultura cinese Perry Link – bandito dalla Cina per aver partecipato alla pubblicazione delle Tiananmen Papers, un libro di importanza fondamentale per la comprensione della genesi e delle conseguenze del massacro – ha sostenuto che l’intervento dell’esercito contro gli studenti che avevano occupato la piazza fu “deciso a freddo per riaffermare la supremazia del Partito Comunista Cinese”.

Beniamino Natale per Ansa

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Attivisti denunciano persecuzione figlia dissidente

Attivisti cinesi che hanno cercato di scortare a scuola la figlia di un dissidente sono stati aggrediti da un gruppo di persone in borghese, forse agenti di polizia. Lo scrive la stampa di Hong Kong. La persecuzione dei familiari dei dissidenti e’ una pratica abituale della polizia cinese che in questo caso, secondo le denunce degli attivisti, avrebbe impedito a Zhang Anni, figlia del dissidente Zhang Lin, di frequentare la scuola. I fatti sono avvenuti nei pressi della scuola elementare Hupo nella citta’ di Hefei, nella Cina centrale. Un gruppo di alcune decine di attivisti stava scortando la ragazzina a scuola, ha raccontato lo stesso Zhang, quando sono stati aggrediti da un gruppo di persone in borghese che non si sono identificate. In seguito, quando sul posto arrivati poliziotti in divisa, gli aggressori si sarebbero qualificati come agenti, sempre secondo i dissidenti. Zhang Lin, 50 anni, ha preso parte al movimento di piazza Tiananmen del 1989 e ha trascorso in prigione 13 anni, a diverse riprese, sempre accusato di ”sovversione”.

fonte: ANSA

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Difetta setta Falun Gong, avvocato aggredito da polizia

Un avvocato cinese impegnato sul terreno dei diritti umani è stato aggredito e picchiato da agenti di polizia a Dalian, nel nordest della Cina, dove si era recato per difendere alcuni detenuti appartenenti alla setta religiosa del Falun Gong. Lo ha denunciato lo stesso avvocato, Cheng Hai. L’ avvocato ha precisato che ad aggredirlo sono stati agenti in divisa. “E’ caso grave, nel quale la legge cinese viene ignorata e violata”, ha commentato l’avvocato. L’episodio avviene alla vigilia della prima visita in Cina del segretario di Stato americano John Kerry, che arriva domani dopo aver visitato Seul e prima di recarsi a Tokyo. L’ organizzazione umanitaria Human Rights Watch e il governo tibetano in esilio che ha la sua sede in India hanno chiesto al segretario di Stato di sollevare con i suoi interlocutori cinesi i problemi dei diritti umani e della condizione delle minoranze etniche e religiose. Il Falun Gong è una setta filosofico-religiosa che è stata messa fuorilegge nel 1999, dopo che l’allora presidente Jiang Zemin la definì un “culto maligno”.

fonte: ANSA

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Intelelttuali chiedono ratifica del trattato internazionale per i diritti umani

Un gruppo di oltre cento intellettuali cinesi ha inviato una lettera aperta all’ Assemblea Nazionale del Popolo (Npc nella sigla inglese), che dal 5 marzo si riunisce a Pechino per la sua sessione annuale. Con la lettera, gli intellettuali chiedono all’Npc, che ha, pur con molte limitazioni, la funzione di un Parlamento, di ratificare l’International Covenant on Civil and Political Rights – il trattato internazionale sui diritti umani e civili, che già è stato firmato da 167 Paesi dell’ Onu. La Cina, uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, lo ha sottoscritto nel 2001 ma ancora non lo ha ratificato. Tra i firmatari della lettera aperta figurano l’ economista Mao Yushi, lo scrittore Wang Lixiong e gli avvocati Pu Zhiqiang e Xu Zhiyong.

fonte: ANSA

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Inno Tiananmen su web per disastro treni

Una canzone, un tempo quasi un inno per i ragazzi di piazza Tiananmen, sta diventando un vero e proprio hit tra gli internauti cinesi dopo essere stata riadattata e messa in rete in versione video per ricordare e protestare per l’incidente ferroviario dello scorso 23 luglio a Wenzhou. Basato su immagini che rievocano la tragedia, il video è incentrato su una canzone di Cui Jian, un famoso rocker cinese, dal titolo “Nothing to my name”, considerata probabilmente la canzone rock cinese più conosciuta di tutti i tempi, anche se nata abbastanza di recente, nel 1986. Si calcola che ad oggi siano stati oltre 400.000 coloro che hanno cliccato sul video, attualmente trasmesso sul sito weibo, il più popolare microblog cinese. Non è la prima volta che il brano viene utilizzato per rimarcare o ricordare eventi importanti nel paese. Esso divenne infatti già popolarissimo quando nel 1989 gli studenti lo adottarono durante la protesta di Tiananmen. Cui Jian, eseguì anche ripetutamente il brano nelle piazze, dal vivo, durante gli scontri del 1989, invitando gli studenti a continuare con le manifestazioni. Nell’incidente ferroviario di sabato 23 luglio, hanno perso la vita 40 persone, tra le quali l’italiana Assunta Liguori, studentessa ventiduenne di Napoli in vacanza in Cina. Nonostante le autorità, con in testa il premier Wen Jiabao abbiano assicurato indagini approfondite, sulla rete si diffondono perplessità sulla gestione della cosa, avanzando preoccupazioni che il tutto possa essere nascosto, dal momento che il luogo dell’incidente è stato pulito immediatamente dopo la tragedia e sia stato vietato ai giornalisti di coprire l’evento. Su internet ci sono anche voci che vorrebbero di molto aumentato il bilancio delle vittime.

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La Cina ha ancora molta strada da fare sui diritti civili

La Cina ha ancora ”molta strada da fare” prima che i ”diritti umani siano goduti pienamente da tutti i cittadini. Lo ha sostenuto Wang Chen, direttore dell’ ufficio informazioni del governo di Pechino, in un recente intervento pubblicato oggi integralmente dal quotidiano China Daily. La Cina e’ sotto accusa da parte delle organizzazioni umanitarie per l’ ondata di repressione lanciata a partire dalla fine dell’anno scorso che ha portato in prigione o alla detenzione extragiudiziale di decine di dissidenti e critici del sistema a partito unico. Wang mette l’ accento sui diritti umani intesi come condizioni di vita materiale, e ricorda che negli ultimi due anni il livello di vita della popolazione e’ migliorato, che i ”poverissimi” sono diminuiti ”fino a diventare 26,88 milioni con una riduzione di 13,19 milioni rispetto alla fine del 2008”. Il direttore dell’ufficio informazione sottolinea anche che sono stati ridotti i reati per i quali si puo’ comminare la pena di morte, che rimane largamente usata. La Cina, ricorda Wang, ”e’ un Paese in via di sviluppo con una vasta popolazione, risorse pro capite insufficienti e uno sviluppo economico e sociale squilibrato”, e queste difficolta’ rallentano i suoi ”sforzi” per garantire ai cittadini il rispetto dei loro diritti di base. Wang ha anche annunciato un nuovo ”piano d’ azione per i diritti umani” per gli anni 2012-2015 sottolineando che il governo ”continuera’ a seguire la strada del socialismo con caratteristiche cinesi”.

fonte: ANSA

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