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La Cina promette aumenti di salario

Aumento dei salari e riduzione delle tasse: queste le prossime mosse annunciate dal governo cinese. Lo riporta il Global Times. La Commissione di Pechino per le Risorse umane e la Sicurezza sociale ha annunciato ieri che, a partire dal prossimo primo luglio, il salario minimo in città aumenterà di 160 yuan (intorno ai 17 euro), il 20% rispetto agli attuali 800 yuan (circa 85 euro) mensili. Secondo le stime saranno circa 100 mila persone che beneficeranno in città dell’incremento. Pechino è una delle trenta province e municipalità che hanno deciso di incrementare quest’anno il salario minimo, secondo i dati forniti dal Ministero per le Risorse umane e la sicurezza sociale. Al momento Shanghai ha il più elevato salario minimo del paese, con circa 1.120 yuan al mese (circa 115 euro) mentre spetta alla provincia del Guangdong lo scettro per i salari più bassi in assoluto (si arriva anche a 9,9 yuan all’ora, 1 euro). “E’ impensabile che in un Paese come questo il costo del lavoro possa restare fermo”, ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, in Cina per una missione di sistema. Questo processo, sostiene la leader degli industriali italiani, non sarà così evidente da frenare l’interesse delle imprese italiane in Cina. “Mi sembra di capire che il governo non lascerà andare molto avanti queste proteste e in ogni caso non penso né mi auguro che sia una forma di concorrenza interna sleale” verso le imprese a capitale straniero: “li vedo piuttosto come processi naturali in un Paese che sta crescendo e si sta sviluppando”. Il tema dei salari minimi in Cina è tornato prepotentemente alla ribalta negli ultimi tempi con gli episodi dei suicidi degli operai della Foxconn. Molti ritengono infatti che tra le cause di insoddisfazione e di frustrazione che hanno portato gli operai al suicidio vi siano proprio stipendi troppo bassi e condizioni di lavoro inique. In una circolare resa nota lunedì scorso il governo cinese ha indicato l’incremento salariale come una delle priorità nell’agenda di quest’anno. Il vice Premier Li Keqiang ha detto in un’intervista che l’esecutivo cercherà di ridurre la sproporzione tra le classi creando una migliore distribuzione della ricchezza. Dati ufficiali mostrano come il reddito dei residenti nelle aree urbane sia cresciuto, dall’inizio delle riforme economiche circa trent’anni fa, ad un ritmo del 7,2% l’anno e per i residenti nelle aree rurali del 7,1%. In entrambe i casi più bassi rispetto alla crescita media del prodotto interno lordo, mentre le entrate fiscali sono cresciute ad un tasso superiore al 20% negli ultimi anni. Secondo Su Hainan, direttore dell’Istituto per il Lavoro e i Salari del Ministero delle Risorse Umane e della Sicurezza Sociale, la soluzione del problema relativo alla distribuzione della ricchezza è stata oggetto di discussione da parte del governo per anni e dovrebbe arrivare per la fine di quest’anno. Su ha sottolineato anche come i fondi per i sussidi alla povertà e per la sicurezza sociale siano tuttora molto lontani dall’essere sufficienti. L’esperto cinese ha poi ribadito che la Cina dovrebbe adottare un piano di “duplicazione del reddito” simile a quello utilizzato dal Giappone nel 1960 e che ha consentito a quest’ultimo di duplicare il suo reddito nazionale raggiungendo una crescita annuale del 7,2%. “La Cina – ha detto Su – si trova ora nelle condizioni di poter utilizzare un piano simile. Se i salari cresceranno mediamente del 15% all’anno, si potrà raggiungere l’obiettivo di duplicare il reddito nazionale in circa cinque anni. Questo non significa certo che tutti potranno raddoppiare il proprio salario, ma la maggior parte della gente potrà aspettarsi un considerevole miglioramento della propria situazione economica”.

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