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La Grecia alla Cina: noi porta verso l’Europa

La Grecia si propone alla Cina come ‘porta’ d’ingresso per gli investimenti ed il commercio in Europa. Lo ha sottolineato al premier cinese Li Keqiang, il primo ministro greco Antonis Samaras, in visita di stato in Cina. Il premier cinese ha offerto al greco una proposta in quattro punti che prevede un aumento dei rapporti che portino a raddoppiare i volumi del commercio bilaterale entro il 2015 migliorando la cooperazione su infrastrutture e nuove energie; migliorare i rapporti e la cooperazione sul trasporto marittimo e la realizzazione di infrastrutture marittime; favorire e semplificare l’emissione dei visti per la Grecia ai cittadini cinesi; migliorare la cooperazione nel settore umanitario. L’interesse a raddoppiare gli scambi e aumentare gli investimenti nel Pireo arriva dopo che la Cosco, il colosso cinese della logistica marittima, ha vinto un contratto nel 2009 per le operazioni nel porto greco. Con Samaras ci sono una cinquantina di imprenditori, tra i quali anche alcune banche. Per Stephanos Issaias, il capo dell’Invest in Greece Sa, la “Grecia è un paese sviluppato che possiede le potenzialità di un paese in via di sviluppo”. Interesse verso il rafforzamento e l’aumento degli scambi anche al centro dell’incontro che Samaras ha avuto con il presidente cinese Xi Jinping, al quale ha ribadito che il paese ellenico resta ancorato all’eurozona.

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I cinesi sempre interessati a comprare la Roma

“Contatti con un fondo sovrano cinese? Abbiamo la possibilità di cedere un 20% della nostra quota, ma non vogliamo cederla a chiunque, vogliamo provare a valorizzare ancora la Roma, attraverso l’ampliamento degli azionisti che possano dar valore al brand”. Cois’ Paolo Fiorentino, vice direttore generale di UniCredit, conferma i contatti con un fondo cinese interessato a diventare azionista della Roma. “Vediamo la possibilità di avere investitori asiatici come un grande asset – le parole del dirigente dell’istituto di Piazza Cordusio -. Stiamo vedendo se ci sono dall’altra parte del mondo degli investitori, stiamo verificando se c’é un interesse. Certo in un momento di turbolenze dei mercati non aiuta a investire in settori non nevralgici come il calcio, ma siamo fiduciosi e non abbiamo fretta”. “Noi non vogliamo monetizzare ma valorizzare l’asset – ha quindi aggiunto Fiorentino – e vogliamo un investitore che possa portare valore all’asset, ci sono discussioni avviate”. Ovviamente di comune accordo con i partener americani del presidente Thomas DiBenedetto: “La Roma è una società strutturata che UniCredit e gli statunitensi vogliono sempre più forte. Anche per questo stiamo vagliando delle opzioni anche in Cina per cedere una quota”. Nessuna novità invece sul fronte interno. “Al momento delle negoziazioni con gli americani abbiamo avuto contatti con imprenditori italiani – ha ammesso Fiorentino -, ma che volevano portare avanti una gestione molto tradizionale, da mecenati, che rendeva per noi insostenibile far parte della società. Riteniamo che questa scelta ora porterà dei ritorni, l’altra scelta avrebbe significato non dare una continuità. E’ stata scelta quella più complessa ma che sta dando corpo alle aspettative. Le altre erano così improbabili e rischiose, non per UniCredit ma per la Roma, che mi sono preso la responsabilità di cassarle in maniera anche abbastanza ruvida”. Il vice direttore generale di UniCredit ha poi speso belle parole per il tycoon di Boston, Thomas DiBenedetto: “Lui è il presidente, ed è piacevole girare per Roma con lui, non si sottrae mai, e dietro una patina da bonaccione è molto lucido ed ha sempre fatto affari. Sa come impostare l’azienda ed è un negoziatore terribile, quasi quanto me. Alla fine lavoriamo molto bene insieme come anche con Pallotta, che è molto più presente nella società di quanto non appaia”. E proprio per quanto riguarda DiBenedetto, ci sono state alcune polemiche sullo stipendio che dovrebbe prendere alla Roma: “C’é una retribuzione massima di tutto il consiglio che è stata stabilita, poi sulle persone chiave c’é un comitato remunerazione che ancora non si è espresso e Tom ancora non ha uno stipendio fissato al momento. Abbiamo stabilito una cornice ma non quale sarà l’ammontare”.

fonte: ANSA

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China Mobile ha più soldi di Apple

La China Mobile, il gigante delle telecomunicazioni cinese, ha piu’ liquidita’ della Apple. Secondo quanto riferisce la stampa locale, la China Mobile attualmente ha nelle sue casse circa 50 miliardi di dollari, e la cosa sembra irritare gli investitori preoccupati di perdere l’occasione di acquistare azioni nel settore. Alla fine di giugno, China Mobile aveva 51,1 miliardi di dollari, equivalenti a depositi bancari a breve termine, mentre la Apple Inc. Aveva 28,4 miliardi di dollari, equivalenti a titoli negoziabili a breve termine. Apple aveva anche 47,8 miliardi di dollari in titoli a lungo termine come azioni societarie e buoni del Tesoro. Secondo Wang Jainzhou, presidente del settore telecomunicazioni di China Mobile, la liquidita’ della China Mobile e’ utilizzata in primo luogo per migliorare la rete domestica. ”Ovviamente abbiamo una strategia- ha detto Wang – ma non degli obiettivi. Stiamo cercando di trovare nuove opportunita’ di investimento, anche estere. Ma per noi lo scopo di qualsiasi acquisizione e’ quello di incrementare il valore degli azionisti”. L’opinione di Wang, tuttavia, sembra contrastare con quella di alcuni suoi azionisti, per i quali la compagnia dovrebbe cercare di acquistare beni oppure restituire denaro agli investitori. La China Mobile sta affrontando un periodo di crescita rallentata con una diminuzione di abbonati nel mercato locale, e non ha realizzato nessuna acquisizione all’estero. Il suo ultimo acquisto importante risale allo scorso anno quando acquisto’ circa il 20% della Shanghai Pudong Development Bank.

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