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Samsung perde il primato sugli smartphone in Cina e in India

Dopo il sorpasso in Cina ad opera di Xiaomi certificato ieri, oggi in casa Samsung arriva un’altra cattiva notizia: il colosso mondiale degli smartphone è stato detronizzato anche in India, ad opera della locale Micromax con i suoi listini competitivi. Secondo Counterpoint Research, l’azienda indiana ha venduto il 16,6% dei telefonini commercializzati nel Paese durante il secondo trimestre, facendo scendere Samsung al secondo posto con il 14,4%. L’azienda sudcoreana è ancora prima nel segmento degli smartphone con il 25,3% del mercato contro il 19,1% di Micromax. Lo stesso discorso non si applica però in Cina, dove Xiaomi nel periodo aprile-giugno ha guadagnato il gradino più alto del podio proprio nelle vendite di smartphone: poco meno di 15 milioni di unità (il 14% del totale) a fronte dei 13,23 milioni di Samsung (12%), secondo i dati degli analisti di Canalys. Alla base dei due sorpassi, in due immensi mercati della telefonia mobile, c’è essenzialmente una questione di prezzi. In Cina i listini di Xiaomi riportano in media una cifra superiore ai 100 dollari, mentre gli smartphone Samsung si attestano sopra i 500 dollari. In India Micromax vende lo smartphone Canvas Doodie3, con schermo da 6 pollici e sistema operativo Android, a 8500 rupie (100 euro). Il Galaxy Media, prodotto con caratteristiche simili, costa 26.420 rupie (320 euro).

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Taxi introvabili, niente prenotazioni con smartphone

Da sabato primo marzo, nelle ore di maggiore traffico, a Shanghai sarà vietato utilizzare le applicazioni degli smartphone per trovare e prenotare un taxi. Lo riferisce la stampa locale. La decisione, comunicata alle compagnie di taxi dal dipartimento per i trasporti della città, è stata adottata per ridurre la difficoltà, lamentata da molti, di trovare un taxi libero per la strada specie in alcune fasce orarie. Il divieto sarà per il momento operativo dalle 7,30 del mattino alle 9.30 e dalle 16.30 alle 18.30. I conducenti di veicoli autorizzati per il noleggio, inoltre, non potranno utilizzare queste applicazioni per trovare clienti. In base alle nuove disposizioni i taxi che durante le fasce orarie indicate non accettino clienti a bordo nonostante la luce verde indichi che sono liberi, potranno essere segnalati ad una hotline. Gli autisti che non si adegueranno alle nuove regole verranno multati con una somma di 200 yuan (circa 25 euro) e 15 giorni di sospensione e la loro licenza in casi gravi potrà anche essere revocata. Vietato anche mettere nei taxi avvisi pubblicitari relativi alle applicazioni in questione. In caso di violazione, dopo una iniziale censura, potrà essere applicata una sanzione di 1.000 yuan (circa 120 euro). Infine, i conducenti che rifiutino di attendere i passeggeri in coda presso gli aeroporti o le stazioni ferroviarie verranno puniti con una multa di 200 yuan. Il mercato delle applicazioni per la ricerca e la prenotazione dei taxi in Cina è attualmente dominato da Didi Taxi e Kuaidi Taxi, che appartengono rispettivamente a due giganti come Tencent e Alibaba che insieme lo scorso anno hanno coperto circa il 90% del mercato del settore e che si danno battaglia per attrarre clienti offrendo sconti generosi e tariffe agevolate sia agli autisti che ai clienti nonchè facilitazioni nei sistemi di pagamento. Questo ha fatto si che sempre più spesso gli autisti dei taxi preferiscano prendere clienti solo attraverso queste applicazioni, rifiutando, nonostante siano in quel momento liberi, passeggeri che trovano normalmente lungo la strada. L’uso delle applicazioni ha diviso l’opinione in Cina . Alcuni sostengono la loro grande utilità mentre altri lamentano come tali applicazioni creino disagi per coloro che non le hanno disponibili. Il dipartimento dei trasporti di Shanghai ha comunque annunciato un giro di colloqui con Tencent e Alibaba per un accordo sulla materia.

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Nuovo smartphone made in China per concorrenza ad Apple

Un nuovo smartphone made in Cina é pronto a fare concorrenza all’Iphone Apple. Secondo quanto riferisce l’agenzia Nuova Cina il nuovo prodotto, lanciato sul mercato a Pechino lo scorso 16 agosto, può contare su ottime prestazioni e costi contenuti. I dettagli del nuovo smartphone sono stati svelati da Lei Jun, fondatore della Xiaomi Technology Co che lo produce. L’apparecchio pesa 149 grammi ed è lungo 125mm, largo 63 mm e profondo 11,9 mm: è quindi leggermente più pesante e più grande dell’Iphone4. Lei ha detto che Xiaomi, questo il nome del telefono, ha una batteria a lunga resa, uno schermo grande e alta qualità del segnale. Ma il suo maggior pregio, secondo la casa produttrice, è il suo costo. Xiaomi costa infatti 1999 yuan (circa 200 euro) contro i 5000 yuan (circa 500 euro) dell’Iphone4. Lei ha negato qualsiasi confronto tra lui e Steve Jobs, il Ceo di Apple che ha appena annunciato il suo ritiro ma, durante la conferenza stampa di lancio del nuovo smartphone, ha diverse volte fatto riferimento all’Iphone4 e la stessa conferenza stampa è stata organizzata come quelle di Jobs con Lei che si muoveva come il presidente di Apple. Secondo alcuni dati resi noti dall’azienda di consulenza Analysis International, in Cina, solo nel secondo trimestre dell’anno, sono stati venduti oltre 16 milioni di smartphone, registrando un aumento del 7,5% rispetto ai tre mesi precedenti. Secondo le previsioni il numero degli smartphone venduti per la fine dell’anno in totale potrebbe raggiungere i 95 milioni. La verà novità in Cina, in questo campo, consiste tuttavia nel fatto che stanno scendendo in campo anche aziende nazionali che forniscono servizi internet. Ad esempio Alibaba.com, azienda leader nell’ecommerce, ha lanciato il suo smartphone che utilizza la piattaforma personale ‘Ali cloud’. Ma le aziende cinesi sembrano ancora lontane dal poter competere a livello internazionale. Alla fine del primo quadrimestre dell’anno la Nokia, l’Apple e la Rim, le tre più grosse aziende produttrici di smartphones, hanno guadagnato più della metà del totale di questo mercato a livello mondiale. Le aziende cinesi finora hanno catturato solo una piccola fetta del mercato globale. Secondo Zhu Junmin, un esperto di telecomunicazioni di Pechino, le aziende cinesi sono ancora perdenti in termini di design e di innovazione. “Senza creatività – ha aggiunto Ma Zihui, capo economista del centro economico di ricerca della Samsung – una azienda difficilmente può competere con controparti straniere e fare buoni profitti”.

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