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Studente muore durante stage forzato, proteste scuola

I parenti di uno studente morto alla fine di settembre nella provincia meridionale del Guangdong dopo essere stato forzato a lavorare per dodici ore consecutive in una fabbrica di prodotti elettronici, accusano la scuola di non volersi prendere le proprie responsabilità. Secondo quanto riferisce il sito di radio Free Asia, Tan Jiehong, un ragazzo di 16 anni, studente di un college nella città di Foshan, è morto in circostanze misteriose lo scorso 27 settembre. Il giovane stava svolgendo uno stage presso una azienda della zona che produce apparecchi per aria condizionata. ”Quel giorno – ha raccontato il padre del ragazzo – mio figlio non si sentiva bene ma non lo hanno lasciato andare a casa, forzandolo a continuare a lavorare per molte ore ancora. Ha lavorato ininterrottamente dalle 7 del mattino fino alle 20. In serata, rientrato nel dormitorio, è deceduto”. La famiglia ha denunciato il fatto che ne’ la scuola ne’ l’azienda vuole assumersi alcuna responsabilità per l’accaduto. ”Nessuno – ha proseguito il padre di Tan – ci dice esattamente come è morto e cosa è successo veramente”. Sembra che la scuola abbia forzato il ragazzo a fare quella esperienza lavorativa, poi dimostratasi più pesante del previsto, dietro minaccia di non poter altrimenti consegnare il diploma finale. Il preside della scuola ha finora rifiutato di commentare l’accaduto mentre un impiegato dell’istituto ha detto che la scuola non può ritenersi responsabile di quello che probabilmente è stato solo un incidente. La scuola ha fatto sapere che il lavoro per un periodo presso un’azienda fa parte del percorso formativo del periodo pre-diploma ed è normalmente previsto per tutti gli studenti. Intanto, sempre secondo quanto fatto sapere dalla scuola, la famiglia del ragazzo morto nei giorni scorsi si è riunita fuori i cancelli dell’istituto effettuando una protesta e chiedendo una somma di 1 milione di yuan (oltre 100.000 euro) a titolo di risarcimento danni. Il padre del ragazzo ha però negato di aver mai chiesto soldi alla scuola. ”Non ho mai chiesto soldi a nessuno – ha detto – noi vogliamo solo che sia aperta un’indagine per accertare i fatti”.

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Nel mondo 27 milioni di schiavi secondo rapporto Usa, dito puntato contro Russia e Cina

Nel mondo ci sono almeno 27 milioni di schiavi: uomini, donne e bambini, vittime del traffico di esseri umani. Lo afferma in un rapporto annuale il Dipartimento di Stato Usa, che stila anche una lista dei Paesi che attivamente contrastano il fenomeno, tra cui l’Italia, e di quelli che invece fanno troppo poco o nulla, tra cui, assieme a Iran e Corea del Nord e altri, da quest’anno elenca anche Cina e Russia, che pertanto ora rischiano sanzioni unilaterali. E che hanno anche prontamente reagito, respingendo con forza le accuse: “Purtroppo, invece di uno studio approfondito e oggettivo sull’ampiezza crescente del traffico di esseri umani, anche negli Usa stessi, gli autori del rapporto hanno utilizzato il nuovo approccio ideologico e inaccettabile che divide le Nazioni in gruppi a seconda delle simpatie o antipatie politiche del Dipartimento di Stato”, ha affermato il ministero degli esteri russo, aggiungendo che “il solo fatto di sollevare la possibilità di sanzioni provoca indignazione”. Sullo stesso tono la replica di Pechino. “Gli Usa dovrebbero adottare un punto di vista obiettivo e imparziale verso gli sforzi della Cina per mettere fine al traffico di esseri umani”, e “smetterla di emettere giudizi arbitrari e unilaterali sulla Cina”, ha detto la portavoce del ministero degli esteri Hua Chunying. L’amministrazione Obama dovrà ora decidere se applicare una serie di sanzioni commerciali unilaterali, che certamente provocherebbero ulteriori frizioni nelle relazioni di Washington con Mosca e Pechino. Tuttavia, nota il New York Times, in passato la Casa Bianca ha evitato di applicare sanzioni a Paesi con cui gli Usa hanno importanti relazioni strategiche, come l’Arabia Saudita, il Kuwait o lo Yemen. Tra i Paesi più virtuosi c’é invece l’Italia, il cui governo, è scritto nel Rapporto, “ha pienamente assolto ai suoi compiti di prevenzione e lotta al traffico umano”. Unico rilievo arriva sulle politiche migratorie che, scrive il rapporto, per la loro durezza “rendono più difficile, alle vittime di questo mercato, l’ottenimento di un permesso di residenza temporaneo”. Il documento sottolinea come il nostro Paese sia un luogo di arrivo e di passaggio per donne, uomini e bambini soggetti al traffico umano. In particolare, da Paesi come Nigeria, Romania, Marocco, Tunisia, Moldavia, Ucraina, Cina, Brasile, Pakistan, Egitto e India. Tra i problemi maggiori per contrastare il fenomeno della “schiavitù moderna”, il rapporto segnala l’identificazione delle vittime. Lo sorso anno ne sono state individuate solo 40mila circa. E anche l’individuazione dei responsabili. Nel 2012 sono state incriminate 7.705 persone e 4.746 sono state condannate. Di più rispetto al 2011, quando ci sono state 7.206 incriminazioni e 4.239 condanne. Ma è certo ancora troppo poco. “Ci sono innumerevoli persone senza voce, innumerevoli persone senza nome, se non per le loro famiglie o forse un falso nome con cui vengono sfruttati”, ha affermato il segretario di Stato Usa John Kerry presentando il rapporto.

fonte: ANSA

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A casa lavoratori disabili sfruttati in una fabbrica

Sono stati riportati a casa i lavoratori disabili mentali che erano stati sorpresi a lavorare in una fabbrica che li sfruttava e le cui immagini erano state messe on line scatenando le proteste e l’indignazione di molti netizen. Gli undici disabili erano impiegati in una fabbrica di gesso a Jingmen nella provincia dell’Hubei, anche se loro erano tutti originari della provincia settentrionale dell’Henan. Le loro foto, coperti totalmente di polvere bianca, cosi’ come i dormitori, hanno fatto il giro della rete, dopo esser stati pubblicati su un giornale locale. Ai disabili, veniva dato due volto al giorno del cibo preparato in una cucina in pessime condizioni igieniche e spesso il cibo non era sufficiente. Oltre 14.000 i commenti raccolti sul sito di microblogging qq.com dove erano state postate le foto dei disabili (inoltrate quasi 50.000 volte su altri siti), nei quali si chiedeva l’intervento delle autorita’. I proprietari della struttura hanno detto alla polizia che i disabili sono stati assunti con il consenso delle loro famiglie e venivano pagati circa 130 euro al mese. Nessuno e’ stato arrestato per riduzione in schiavitu’ (come successo in passato per casi simili), l’azienda e’ stata chiusa momentaneamente ed e’ stata elevata una contravvenzione di 2300 euro.

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Apple sotto accuse per ambiente e sfruttamento

Decine di organizzazioni “verdi” cinesi hanno messo sotto accusa la Apple Computer sostenendo che le sue imprese fornitrici maltrattano i lavoratori e inquinano l’ambiente. In un rapporto diffuso oggi dai media cinesi 36 organizzazioni non governative cinesi, guidate dall’Institute of Public & Environmental Affairs (Ipe) accusano l’azienda californiana di usare per produrre componenti per i suoi prodotti delle “fabbriche del sudore” nelle quali vengono trascurati i diritti degli operai e le norme per la salvaguardia dell’ ambiente. La Apple è sotto i riflettori dall’anno scorso, quando un’ondata di suicidi tra gli operai si è verificata nella Foxccon, un’impresa taiwanese che produce in Cina componenti per suoi i computer, iPhone e iPad. Le Ong hanno raccolto informazioni per nove mesi sulle condizioni di lavoro in sette aziende subappaltatrici dell’ azienda americana che si trovano nei centri industriali di Suzhou (non lontano da Shanghai) e di Dongguan (nel sud industrializzato del paese), raccogliendo le critiche e le lamentele dei lavoratori. “Abbiamo cominciato a scrivere alla Apple sui problemi ambientali dei loro subappaltatori in aprile, ricevendo a fatica delle risposte vaghe”, ha dichiarato il direttore dell’Ipe, Ma Jun. “Se la Apple non fornisce informazioni sui suoi fornitori…é impossibile avere una qualsiasi forma di controllo pubblico sulla sua struttura di produzione”, ha aggiunto Ma. Secondo il rapporto, che ha studiato 29 imprese che producono in Cina, la Apple è agli ultimi posti per rispetto dell’ambiente in compagnia tra gli altri della Nokia e della Sony.

fonte: ANSA

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Venduti disabili mentali come operai

Tre persone sono state arrestate per aver sfruttato lavoratori con problemi psichici nella contea di Quxian, nella provincia sud occidentale del Sichuan. Lo riporta il China Daily. Sei invece tra funzionari statali e poliziotti sono indagati per lo stesso caso emerso dalla denuncia di alcuni residenti. Secondo le segnalazioni, un uomo e sua moglie hanno venduto a fattorie della zona sin dal 1993, persone mentalmente ritardate come lavoratori agricoli. I disabili venivano acquistati dai due in una clinica psichiatrica con la complicità dei funzionari statali e rivenduti alle fattorie della zona. Il mese scorso è emerso un caso analogo nel quale diversi disabili mentali erano stati venduti e lavoravano come operai edili in una fabbrica nella provincia autonoma nord occidentale dello Xinjiang, dove vivevano in condizioni disumane.

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Disabili mentali venduti come operai, liberati da fabbrica lager

Uno scenario da girone dantesco con lavoratori sfruttati, condizioni di lavoro disumane, persone con disabilita’ mentali costrette a turni massacranti in fabbrica senza alcuna tutela o ricompensa e trattati al pari dei cani. E’ l’ennesima fotografia di un disagio crescente, questa volta emerso grazie all’azione di blogger che, con la loro denuncia e le foto ‘rubate’ nella fabbrica e messe in rete, hanno provocato la chiusura di una fabbrica-lager nella provincia autonoma uighura nord occidentale dello Xinjiang, dove vive la comunita’ musulmana cinese. Una dozzina di persone, quasi tutte disabili e in maggioranza donne erano state vendute come operai presso la Jiaersi Construction Material Chemical Factory nella contea di Toksun. E’ qui che alcuni blogger sono riusciti ad entrare e a mettere in rete le foto del lager. ”Venivano trattati come maiali” ha raccontato su un blog un abitante della zona. In base al rapporto redatto dalla polizia, i lavoratori erano impiegati nella fabbrica da almeno tre anni senza essere pagati, senza uniformi o altro equipaggiamento di protezione. Venivano costretti a vivere in condizioni igieniche estremamente precarie, senza neanche la possibilita’ di farsi la doccia e nutriti solo con cibo di scarto o addirittura con il mangime del cane del proprietario della fabbrica. Uno degli operai, un quarantenne di nome Li, ha raccontato alla stampa cinese di aver provato a scappare almeno due volte ma di essere stato sempre nuovamente catturato e riportato indietro. La maggior parte degli operai a causa delle loro difficili condizioni di salute in molti casi non erano nemmeno in grado di comunicare tra loro e passavano le giornate solo a lavorare eseguendo gli ordini del proprietario della fabbrica. Li Xinlin, proprietario della fabbrica, si e’ giustificato dicendo che i disabili sono stati assunti con regolare contratto grazie alla mediazione di una agenzia di collocamento che da’ lavoro ai disabili per aiutarli. Zeng Linquan, proprietario dell’agenzia, e’ stato ora arrestato con l’accusa di traffico di esseri umani. In base al contratto stipulato con l’agenzia di Zeng, per cinque operai inviati a lavorare, la fabbrica aveva dovuto pagare una somma di circa 9000 yuan (circa 1000 euro) piu’ 300 yuan (oltre 30 euro) al mese per ciascun operaio. In caso di perdita di uno di loro la fabbrica avrebbe dovuto pagare all’agenzia una somma di circa 1000 yuan (poco piu’ di 100 euro). Zeng gia’ in passato era stato coinvolto in un traffico simile. Nel 2007 venne ricercato dalla polizia in connessione con un caso di vendita di mendicanti ad una fabbrica di mattoni all’interno della quale uno dei mendicanti venne poi torturato fino alla morte. Episodi che riguardano lo sfruttamento di persone con problemi mentali non sono nuovi in Cina. Nel 2006 la polizia dell’Henan ha arrestato una donna responsabile di aver venduto circa 1000 persone all’anno a fabbriche e a miniere della zona per 170 yuan ciascuno (poco meno di 20 euro). Per lo piu’ anche in quel caso si trattava di mendicanti o persone con problemi mentali. Secondo Dong Baohua, avvocato di Shanghai, il problema sta anche nel fatto che l’esistenza di un valido contratto di lavoro non deve essere considerata una ragione sufficiente per la polizia di interrompere le indagini quando si sospetti una situazione di sfruttamento in quanto il contratto di per se’ non da il diritto ai datori di lavoro di maltrattare gli operai. L’avvocato ha infine sottolineato la necessita’ che la Federazione cinese per le persone disabili rafforzi la sua collaborazione con le organizzazioni che operano per la tutela di queste categorie anche per combattere con maggiore forza il fenomeno del traffico umano.

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La Foxconn organizza manifestazioni per dipendenti

I vertici della Foxconn, l’azienda balzata negli ultimi mesi agli ‘onori’ delle cronache per l’ondata di suicidi di suoi impiegati, hanno organizzato ieri una manifestazione per tenere alto il morale dei propri dipendenti nella fabbrica di Shenzhen, nella provincia meridionale cinese del Guangdong, dove sono accaduti la maggior parte dei suicidi. Lo riporta l’Agenzia Nuova Cina. Alla manifestazione, intitolata ‘Ama la tua vita, ama la tua famiglia’ e che che nelle intenzioni della compagnia dovrebbe servire a rafforzare la coesione e l’armonia fra i dipendenti, hanno partecipato oltre 20.000 operai. Manifestazioni analoghe si sono tenute anche negli altri impianti della Foxconn in Cina, per un totale di oltre 50.000 partecipanti. Intanto oggi, il vice presidente della Foxconn Technology Group, Terry Cheng, ha dichiarato che ”l’emergenza e’ terminata. I nostri sforzi negli ultimi mesi hanno evitato altri suicidi – ha detto Cheng – ora e’ tempo per noi di porre fine allo stato di emergenza e tornare alla normalita”’. A seguito dell’ondata di suicidi (dieci solo nella fabbrica di Shenzhen), la compagnia aveva deciso di porre in atto una serie di provvedimenti tra cui l’innalzamento degli stipendi, provvedere a consulti psicologici per gli operai in difficolta’ emotiva ed installare strutture di sicurezza per i lavoratori.

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