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Arresti durante il processo a Bo Xilai

Numerose persone sono state arrestate a Jinan durante lo svolgimento del processo contro Bo Xilai, l’ex leader del partito di Chongqing caduto in disgrazia, accusato di corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere per il quale si è in attesa della sentenza. Secondo quanto riferiscono fonti provenienti da Tianwang, una organizzazione che si occupa di tutela dei diritti umani nella provincia del Sichuan, durante i giorni del processo sarebbero state arrestate centinaia di persone tra cui una ventina davanti al tribunale. Tra questi vi sarebbe Yang Xiuqiong, membro di Tianwang che, secondo le informazioni disponibili, sarebbe stato arrestato per “aver partecipato ad incontri a favore di Bo Xilai e per far parte del gruppo controrivoluzionario Tianwang”. Intanto le autorità cinesi stanno cancellando dalla rete, e in particolare da Weibo, il twitter cinese, tutti i commenti espressi in favore dell’ex leader politico. Interrogato poi dalla polizia anche Sun Wenguang, professore universitario in pensione, per aver parlato al telefono, con alcuni giornalisti stranieri, del caso Bo Xilai. “Tenevano sotto controllo il mio telefono – ha detto il professore – e quando hanno sentito quello che dicevo mi hanno subito interrogato e detto che non devo rilasciare interviste. Ho cercato di dire che ho diritto di farlo, ma mi hanno detto di no, che erano ordini dall’alto”. Sun ha aggiunto che ci sono ora due poliziotti che lo sorvegliano, che non fanno entrare nessuno e non gli permettono di uscire. “Mi hanno detto – ha concluso Sun – che se ne andranno dopo che si sarà chiusa la vicenda del processo a Bo Xilai”.

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Migliaia di followers per account del tribunale del processo a Bo Xilai

Boom di contatti per l’account aperto sul microblog Sina Weibo dal tribunale di Jinan, nella provincia orientale dello Shangdong, dove giovedì sarà processato l’ex papavero di Pechino, Bo Xilai. L’account, aperto ieri per dare l’annuncio del processo, ha registrato subito migliaia di followers, molti dei quali hanno poi immediatamente commentato la notizia. Mentre per un po’ di tempo le maglie della censura erano state lievemente allentate, le autorità cinesi hanno ripreso a controllare i messaggi che hanno per oggetto Bo Xilai. L’ex ministro del Commercio e segretario politico di Chongqing, infatti, conta nel Paese ancora molti sostenitori e la mossa censoria dell’autorità tende a evitare che questo sostegno possa diffondersi e monopolizzare i commenti. Per cui, chiunque si unisca ora all’elenco di coloro che commentano la notizia del processo, trova un avviso nel quale viene informato che il messaggio sarà moderato. Bo Xilai, che era destinato ad essere un membro importante del gotha politico-amministrativo della Cina, giovedì dovrà rispondere di tangenti, corruzione e abuso di potere. Accuse che risalgono all’epoca nella quale era sindaco di Dalian, periodo nel quale si sarebbe ingiustamente arricchito di oltre 3 milioni di euro.

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Giovedì il processo a Bo Xilai

Si celebrerà giovedì 22 agosto a porte chiuse il ”processo del secolo”, quello che vedrà unico imputato Bo Xilai, l’ex potente segretario del partito di Chongqing. L’annuncio è stato dato stamattina dall’agenzia Nuova Cina, secondo la quale il processo sarà celebrato in un’aula del tribunale della città di Jinan, nella provincia orientale dello Shandong, a partire dalle 8:30 del mattino. Probabilmente basterà una sola giornata per definire la condanna, scontata, dell’ex “principino” rosso, che era destinato ad occupare un posto di rilievo nell’attuale leadership cinese. Ora invece è accusato di corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere, reati per i quali potrebbe essere anche condannato a morte e che avrebbe commesso mentre era sindaco di Dalian, intascando oltre 3 milioni di euro. La sentenza, come di consuetudine in Cina, sarà resa nota dopo qualche giorno. Giovedì comincerà dunque l’ultimo atto della storia più scabrosa che ha scosso la Cina da decenni, probabilmente la più seria dal punto di vista politico dal 1976, da quando Jiang Qing, vedova di Mao Zedong, fu arrestata insieme ai suoi sodali della Banda dei quattro per essere poi processata tra il 1981 e il 1982. La vicenda di Bo Xilai aveva avuto degli antefatti l’anno scorso, con il processo a sua moglie, Gu Kailai e al braccio destro di Bo, l’ex superpoliziotto Wang Lijun dal quale cominciò tutto. Era febbraio e la Cina si preparava lentamente al congresso che avrebbe sancito il passaggio di potere dall’establishment che l’aveva guidato negli otto anni precedenti e che ha eletto poi Xi Jinping, l’uomo che ha fatto della battaglia della corruzione nel partito la sua bandiera. Tra i papabili per un importante ruolo c’era Bo Xilai, 64 anni: era stato sindaco dell’importante città di Dalian, poi ministro del commercio cinese ed infine segretario del partito di Chongqing, la più popolosa città cinese con oltre 33 milioni di abitanti. Qui, aiutato da Wang Lijun, mise in atto una imponente azione di repulisti nei confronti della mala locale, le triadi, portando a quasi 30 condanne a morte e molte altre al carcere a vita, oltre a centinaia di altre condanne. Chongqing divenne anche un centro dell’ortodossia rossa, con propaganda diffusa in qualsiasi modo. Ma all’inizio di febbraio dell’anno scorso, Wang Lijun scappa da Congqing e si rifugia nel consolato americano di Chengdu. Dopo oltre 24 ore di trattative, si consegna agli agenti arrivati da Pechino e non a quelli arrivati da Chongqing. Da quel momento, di lui non si sa più nulla. Il mese dopo, Bo viene silurato dalla sua carica di segretario del partito di Chongqing. Comincia una operazione di terra bruciata intorno a lui, con interrogatori ai suoi sodali. Ad aprile viene espulso dal comitato centrale del Partito e sua moglie Gu Kailai è messa sotto inchiesta per omicidio, dopo la morte dell’imprenditore inglese Neil Heywood nel novembre 2011. Omicidio per il quale la donna è stata condannata a morte (con sospensione di due anni, che di fatto cambia la condanna in ergastolo), nell’agosto dell’anno scorso, quando si dichiarò colpevole di aver ucciso l’uomo di affari perchè minacciava il figlio della coppia ”reale” di Chongqing. A settembre dell’anno scorso, fu la volta di Wang Lijun di andare alla sbarra: è stato condannato a 15 anni per diserzione, abuso di potere, corruzione e per aver strumentalmente usato la legge a proprio favore. Ma il tribunale gli ha riconosciuto l’attenuante di aver collaborato alle indagini su Gu Kailai e suo marito. Pochi giorni dopo, il 29 settembre, poco più di un mese prima del nuovo congresso del partito, Bo Xilai è stato espulso dal partito comunista, cosa che di fatto ha dato il via alla sua incriminazione e al processo che comincia giovedì.

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Al partito comunista cinese serve una struttura snella, lo dice uno studioso

Il Partito comunista cinese deve trovare il modo di migliorare il sistema relativo alle dimissioni dei suoi membri, anche per riuscire a mandare via coloro che non sono qualificati o che sono corrotti. Lo riferisce il Global Times citando un editoriale pubblicato su una rivista specializzata del Peoplés Daily. L’articolo, scritto da un professore dell’Università dello Shandong, Zhang Xìen, evidenzia la necessità di snellire la struttura del partito. “Il partito attualmente conta più di 80 milioni di membri – ha commentato Cai Zhiqiang, professore della scuola di partito della commissione centrale del Partito -: è un numero troppo elevato che rappresenta una sfida enorme per la sua gestione. I membri dovrebbero essere sostenitori e convinti assertori dell’ideologia ma spesso sono solo persone che cercano benefici professionali e opportunità”. Cai ha aggiunto che è ancora prevalente un vecchio concetto in base al quale solo i traditori se ne vanno e quindi questi sono ancora discriminati e mal considerati. “I membri che decidono di lasciare devono essere trattati in modo giusto”, ha concluso.

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Pena di morte sospesa a ex vicecapo polizia Chongqing

Condanna a morte, ma con esecuzione della pena sospesa, per l”ex vice capo della polizia di Chongqing, Jang Tenhua, accusato di aver intascato mazzette. Lo rivela la stampa di Hong Kong, in mancanza di altre conferme. Secondo il South China Morning Post, l’uomo che era il braccio destro di Wang Lijun, a sua volta braccio destro dell’ex segretario del partito di Chongqing Bo Xilai, invischiati entrambi in torbide vicende di presunta corruzione, ha ricevuto una sospensiva di due anni, formula che spesso porta all’ergastolo. Secondo la corte, Tang sarebbe stato trovato in possesso di molto denaro del quale non è riuscito spiegare l’origine: denaro che secondo alcune fonti arriverebbe quasi a 20 milioni di euro. Bo Xilai, destinato a ruoli importanti nel partito a lvello nazionale, cadde in disgrazia l’anno scorso, proprio a seguito della fuga di Wang Lijun nel consolato Usa di Chengdu. Da allora é cominciata la parabola discendente per l’ex ‘principe rosso’, espulso dal partito ed in attesa di processo, mentre sua moglie é stata già condannata a morte con sospensione della pena. Wang è stato invece condannato a 15 anni.

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Il nuovo vertice cinese si presenta

”Realizzare il sogno di una grande rinascita della nazione cinese”: il nuovo presidente cinese Xi Jinping ha chiuso oggi su una nota nazionalista i lavori dell’ Assemblea Nazionale del Popolo, esaltando il ”socialismo con caratteristiche cinesi” e invitando le forze armate ad essere ”pronte a vittoriosi combattimenti”. Al nuovo premier Li Keqiang e’ toccato mostrare il volto moderno e pacifico della Cina con la promessa di un’abolizione dei campi di lavoro entro l’anno. I leader della nuova generazione all’unisono hanno invece confermato la volonta’ di procedere con la crescita economica e con la collaborazione con la comunita’ internazionale, ma hanno anche riaffermato le particolarita’ della Cina e la sua intransigenza su quelli che ritiene essere i suoi ”interessi fondamentali”. Chiudendo oggi i lavori dell’ Assemblea Nazionale del Popolo che ha segnato il momento conclusivo del passaggio dei poteri alla nuova generazione di dirigenti comunisti cinesi Xi, 59 anni e Li, 57, si sono divisi accuratamente i compiti. Con aria grave, parlando davanti ai quasi tremila delegati dell’ Assemblea, Xi Jinping ha detto che bisogna ”continuare a battersi per la causa del socialismo con caratteristiche cinesi e per realizzare il sogno di una grande rinascita della nazione cinese” e ha rivendicato il rafforzamento dell’ ‘Esercito di Liberazione Popolare, in corso da due decenni con tassi di aumenti della spesa militare a due cifre. Parole che non devono essere suonate piacevoli alle orecchie non solo del Giappone – a causa della disputa sulle isole Senkaku/Diaoyu – ma anche di Filippine, Vietnam, Malaysia e Brunei, tutti Paesi che hanno dispute con Pechino nel Mar della Cina meridionale. Parlando nella sua prima conferenza stampa da premier, Li Keqiang ha sottolineato che il primo obiettivo del suo governo e’ la crescita ”sostenibile dell’ economia”. Il premier ha fatto riferimento in particolare all’ inquinamento e alla sicurezza alimentare, temi che preoccupano l’ opinione pubblica cinese. Li, apparso insolitamente rilassato e sorridente, ha inoltre invitato gli Usa ad ”evitare scambi di accuse infondate” sul problema degli attacchi informatici e, rispondendo alla domanda insolitamente coraggiosa di una giornalista cinese, si e’ impegnato a presentare entro la fine dell’ anno la ”riforma” dei campi di lavoro. Si tratta dei cosidetti ”laojiao”, gestiti dalla polizia nei quali oggi i cittadini cinesi possono essere inviati per quattro anni per via amministrativa, senza la necessita’ di un intervento della magistratura. I campi di rieducazione attraverso il lavoro non vanno confusi con i ‘laogai’, i campi di lavoro. Questi ultimi sono stati formalmente chiusi nel 1997, ma ci sono ancora reati che possono essere puniti con i “lavori forzati”. Nei ‘laojiao’ in genere vengono rinchiusi tossicodipendenti, prostitute e piccoli criminali. Li non ha invece accennato all’abolizione dell’ ‘hukou’, il permesso di residenza che divide gli 1,3 miliardi di cinesi tra chi è residente nelle campagne e chi nelle città, categorie che hanno diversi diritti e diversi doveri, ma ha sottolineato che il tumultuoso processo di urbanizzazione che e’ alla base della crescita economica della Cina deve essere indirizzato non solo verso le grandi metropoli come Pechino e Shanghai, ma verso le cosiddette citta’ di ”seconda fascia”. Il gruppo dirigente cinese ha cosi’ completato con successo il secondo ricambio dei vertici avvenuto senza scosse e nel rispetto del copione faticosamente concordato in mesi di trattative tra le varie fazioni comuniste. Rimane aperto il problema del processo a Bo Xilai, l’ ambizioso leader caduto in disgrazia l’ anno scorso e oggi in prigione in attesa di processo. Bo, 63 anni, e’ ritenuto colpevole di corruzione e abuso di potere ma, ad oltre un anno dal suo arresto, nessuna accusa e’ stata formalizzata contro di lui

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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Eletto Li Keqiang, nuovo premier cinese

Con l’elezione di Li Keqiang a capo del governo da parte dell’Assemblea Nazionale del Popolo, la Cina ha completato oggi il delicato processo di successione iniziato al 18.mo congresso del Partito Comunista, che si è svolto a Pechino nel novembre dell’anno scorso. Tra gli applausi dei quasi tremila delegati all’Assemblea, una sorta di Parlamento chiamato a ratificare le decisione già prese dagli organi di partito, Li ha stretto la mano al suo predecessore, Wen Jiabao, che esce di scena indebolito dalle rivelazioni del New York Times, che la scorsa estate ha pubblicato un’inchiesta sulle notevoli ricchezze accumulate dalla sua famiglia nei dieci anni in cui è stato al potere. Li, 57 anni, nativo della provincia dell’Anhui, è considerato un prudente riformista e un uomo dell’ex presidente Hu Jintao. Schivo, modesto, Li ha più l’aspetto di un professore che quello di un aggressivo dirigente politico. Tre decenni fa fu tra i protagonisti di una stagione di risveglio intellettuale della Cina dopo il lungo sonno della Rivoluzione Culturale. Tra i primi a tornare all’Università di Pechino dopo gli anni di caos, Li ha conosciuto e frequentato altri giovani che poi sono diventati attivisti e dissidenti. La stagione del risveglio si concluse nel 1989, con i carri armati dell’Esercito di Liberazione Popolare che sgombravano nel sangue piazza Tiananmen dagli studenti che l’avevano occupata in nome della democrazia, uccidendo centinaia di persone. Da allora Li ha proseguito la sua carriera in silenzio, all’ ombra di Hu Jintao, guadagnandosi una fama di economista esperto e di specialista di problemi di urbanizzazione, estremamente importanti in Cina. Su di lui grava l’ombra della crisi dell’Aids degli anni Novanta nella provincia dell’Henan, nella quale aveva un ruolo dirigente. Migliaia di contadini contrassero il mortale virus HIV attraverso le vendita di sangue agli ospedali della provincia, che trascuravano le più elementari norme di sicurezza. Le vendite del sangue erano attivamente sostenute dal governo provinciale. In seguito, Li Keqiang è stato governatore della provincia del Liaoning, nel 2004, e tre anni dopo, nel 2007, è stato eletto nel Comitato permanente dell’Ufficio politico (Cpup), il vero detentore del potere in Cina. Come per la maggior parte dei dirigenti cinesi, la sua vita privata è poco conosciuta. La moglie Chen Hong insegna letteratura inglese all’Università di Pechino. La figlia della coppia studia negli Usa. Da oggi, gran parte della responsabilità della seconda economia del mondo è sulle sue spalle.

fonte: Beniamino Natale per Ansa

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Xi Jinping eletto presidente. Obama: lavoreremo insieme

I quasi tremila delegati dell’Assemblea Nazionale del Popolo hanno eletto oggi Xi Jinping, da novembre segretario del Partito Comunista e leader della potente Commissione militare centrale, alla presidenza della Repubblica. Xi diventa cosi’ l’indiscusso leader della seconda economia del mondo e da oggi e’ nel pieno dei suoi poteri. Una delle prime telefonate ricevute da Xi e’ stata quella di Barack Obama. Il capo della Casa Bianca ha auspicato una collaborazione con Pechino e ha sottolineato la minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti posta dal programma nucleare della Corea del Nord (alleata della Cina) ma anche dai cyber-attacchi, che appena ieri il presidente Usa aveva imputato direttamente allo Stato cinese. Di questo e molto altro parleranno il segretario di Stato americano, John Kerry, e quello al Tesoro, Jack Lew, che saranno ”presto” a Pechino. Nella cerimonia di stamattina che si e’ svolta nella Sala dell’Assemblea del Popolo ed e’ stata trasmessa in diretta della televisione di Stato Xi, 59 anni e passo elastico nonostante qualche chilo di troppo, ha brevemente confabulato col suo predecessore Hu Jintao, che esce di scena per una difficile convivenza con un altro ex presidente: Jiang Zemin, che a 86 anni gode – almeno a quanto se ne sa, cioe’ poco – di buona salute e che ha mantenuto una forte influenza nel Partito. Forse e’ pensando a questa ingombrante presenza che Xi ha scelto come suo vice, a sorpresa, il 63enne Li Yunchao, ritenuto un riformista ed escluso dall’ organismo di vertice del Partito e dello Stato – il Comitato permanente dell’ufficio politico o Cpup – proprio per volere di Jiang. Non e’ la prima volta che Xi manda un segnale ai potentati che dirigono la vita del piu’ grande partito comunista del mondo (oggi il Pcc ha oltre 80 milioni di membri). In settembre, mentre infuriavano le trattative per disegnare il nuovo gruppo dirigente, Xi e’ letteralmente scomparso per due settimane, dando adito alle voci piu’ disparate che parlavano di un’ epurazione o di una grave malattia. Smentendo tutti, il nuovo numero uno e’ ricomparso all’improvviso com’era sparito, apparendo in buona forma fisica e psicologica. La spiegazione ritenuta piu’ probabile e’ che Xi abbia minacciato di farsi indietro, ottenendo una tregua tra le fazioni che ha permesso di svolgere con successo, in novembre, il congresso che lo ha incoronato segretario. Il processo di ricambio della leadership, che in Cina avviene ogni dieci anni, verra’ completato domani, quando l’ Assemblea eleggera’ il nuovo premier, il 58enne Li Keqiang, e i suoi collaboratori. Si tratta della seconda successione ai vertici che si svolge in modo pacifico e ordinato, a dimostrazione che il Partito e’ riuscito a creare un meccanismo accettato da tutte le sue componenti. Lo ha imparato a sue spese Bo Xilai, l’ex leader emergente che ha cercato una scorciatoia per raggiungere il vertice, ed ora e’ in prigione in attesa di essere processato, probabilmente per corruzione e abuso di potere. Xi Jinping, figlio di uno dei rivoluzionari della prima ora, e’ un ”principe” che appartiene a pieno titolo all’aristocrazia rossa che domina la politica e gli affari nella Cina del miracolo economico. E’ sostenuto da altri ”principi” che negli ultimi anni hanno occupato le posizioni piu’ importanti sia nel Partito che nell’ esercito. Considerato un riformista prudente e un acceso nazionalista, Xi dovra’ affrontare problemi come la dilagante corruzione, le crescenti differenze tra ricchi e poveri e i danni all’ambiente emersi drammaticamente negli ultimi mesi. Il tutto, in un momento nel quale l’economia ha rallentato il suo ritmo di crescita sia per i contraccolpi della crisi internazionale che per l’ aggravarsi degli squilibri interni.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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Chi è Xi Jinping

Xi Jinping, 59 anni, eletto oggi presidente della Repubblica popolare dopo essere stato nominato segretario del Partito Comunista, e’ il primo ”principe” a salire al vertice dello Stato cinese. Suo padre Xi Zhongxun e’ stato infatti uno dei rivoluzionari della prima ora insieme al presidente Mao Zedong e un convinto riformista negli ultimi anni della sua vita. Sposato ad una famosa cantante – peraltro sparita dalla pubblica vista da quando il marito e’ stato indicato come il successore designato del presidente Hu Jintao – Xi e’ considerato un riformista ”prudente” e un acceso nazionalista. Appoggiato dagli altri ”principi” – molti dei quali oggi sono in posizioni chiave – e dall’esercito, Xi dovra’ affrontare problemi come la dilagante corruzione, le crescenti differenze tra ricchi e poveri e i danni provocati all’ambiente dal tumultuoso sviluppo economico degli ultimi anni. Nelle sue prime uscite pubbliche dopo essere stato nominato, in novembre, segretario del Partito Comunista, il nuovo leader cinese ha sottolineato la necessita’ di uno ”stile di lavoro” modesto e di evitare gli eccessi di servilismo spesso mostrati dai leader delle province verso quelli nazionali. Quattro anni fa, nel corso di una visita in Messico, Xi mostro’ il suo volto aggressivo accusando ”alcuni stranieri con la pancia piena” di criticare la Cina a vanvera.

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Muore deputato durante l’Assemblema Nazionale del Popolo, era sindaco di Hangzhou

Un deputato cinese, che stava partecipando alla sessione annuale dell’Assemblea Nazionale del Popolo in corso a Pechino, e’ morto per attacco cardiaco. Shao Zhanwei, che era anche sindaco di Hangzhou, importante citta’ della Cina orientale nella provincia dello Zhejiang, e’ stato colto da un infarto mentre la sessione andava avanti. L’uomo, 57 anni, e’ stato soccorso dagli assistenti nella sala dell’assemblea e portato in un altro luogo per le cure del caso, ma non c’e’ stato nulla da fare. La sessione annuale dell’Assemblea Nazionale del Popolo (Npc nella sigla inglese), che ha quasi tremila deputati provenienti da tutta la Cina e che, insieme all’Assemblea Consultiva del Popolo, costituisce una sorta di Parlamento, e’ stata aperta ieri e sancira’ l’elezione di Xi Jinping a presidente della Cina.

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