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A casa lavoratori disabili sfruttati in una fabbrica

Sono stati riportati a casa i lavoratori disabili mentali che erano stati sorpresi a lavorare in una fabbrica che li sfruttava e le cui immagini erano state messe on line scatenando le proteste e l’indignazione di molti netizen. Gli undici disabili erano impiegati in una fabbrica di gesso a Jingmen nella provincia dell’Hubei, anche se loro erano tutti originari della provincia settentrionale dell’Henan. Le loro foto, coperti totalmente di polvere bianca, cosi’ come i dormitori, hanno fatto il giro della rete, dopo esser stati pubblicati su un giornale locale. Ai disabili, veniva dato due volto al giorno del cibo preparato in una cucina in pessime condizioni igieniche e spesso il cibo non era sufficiente. Oltre 14.000 i commenti raccolti sul sito di microblogging qq.com dove erano state postate le foto dei disabili (inoltrate quasi 50.000 volte su altri siti), nei quali si chiedeva l’intervento delle autorita’. I proprietari della struttura hanno detto alla polizia che i disabili sono stati assunti con il consenso delle loro famiglie e venivano pagati circa 130 euro al mese. Nessuno e’ stato arrestato per riduzione in schiavitu’ (come successo in passato per casi simili), l’azienda e’ stata chiusa momentaneamente ed e’ stata elevata una contravvenzione di 2300 euro.

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A Pechino per chiedere giustizia, viene rapito e schiavizzato

Era andato a Pechino per chiedere spiegazioni alle autorità su un problema di terreno e invece è stato rapito e venduto come schiavo ad una fabbrica di mattoni. E’ quanto è successo, secondo quanto riferisce lo Shanghai Daily, a Xiangzheng Yang, 57 anni, un contadino della provincia dell’Hunan. Secondo la ricostruzione del giornale cinese, lo scorso 8 giugno l’uomo era giunto a Pechino ma prima ancora di arrivare in tribunale sarebbe stato rapito nella piazza della stazione ferroviaria. Caricato a forza su un furgone, dopo un lungo viaggio, l’uomo è stato portato in una fabbrica della provincia dell’Hebei dove insieme ad altre persone è stato costretto a lavorare. Solo dopo un mese di segregazione Yang è riuscito a fuggire e a raccontare la sua storia. Il contadino ha detto di essere stato sempre sotto stretta sorveglianza, aggiungendo che gli operai dovevano solo lavorare senza avere la possibilità di parlare tra di loro. Il contadino ha anche rivelato di non aver mai ricevuto nessuna retribuzione e di essere stato spesso anche picchiato dai suoi supervisori. Sembra inoltre che gli operai rapiti fossero di notte tenuti chiusi in un locale chiuso da una porta di ferro e costretti a dormire accanto a cani. Il proprietario della fabbrica di mattoni, contattato dalla stampa cinese, ha ammesso di aver ‘acquistato’ alcuni operai, tra cui Xiangzheng Yang, per circa 1.600 yuan ciascuno (circa 180 euro, ndr) ma ha negato che questi siano stati maltrattati o picchiati. I contorni della vicenda non sono tuttavia ancora ben chiari. Non è infatti inusuale in Cina che persone che si rechino a Pechino per protestare contro denunce ignorate a livello locale vengano poi picchiate, rimandate a casa o in alcuni casi addirittura fatte sparire. Lo scorso settembre un turista, scambiato per una di queste persone, ha denunciato di essere stato brutalmente picchiato e rimandato nella sua provincia di origine da criminali assunti da funzionari locali. Sei funzionari sono stati licenziati nello scandalo che ne è seguito. Non è al momento stato appurato se il caso di Yang possa rientrare tra questi.

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