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I cinesi sono tra i peggiori al mondo per quanto riguarda l’inglese

I cinesi sono in tutto il mondo tra quelli che parlano e comprendono peggio l’inglese. Lo rivela uno studio di ‘Education First’, una organizzazione privata leader mondiale nell’insegnamento delle lingue. La ricerca, effettuata tra il 2009 e il 2011 su 1,7 milioni di persone in 54 paesi del mondo nei quali l’inglese non è la prima lingua, ha mostrato come ai primi posti ci siano paesi europei. I migliori in assoluto sono risultati essere gli svedesi, seguiti dai danesi e dagli olandesi. La Cina si è classificata solo trentaseiesima. “Facendo un raffronto con altri paesi asiatici come India e Singapore – ha detto Caroline Engstler, esperta di First Education – in Cina non c’é un ambiente favorevole per imparare e praticare l’inglese. Si studia solo a scuola e una volta trovato lavoro le persone smettono di studiare e praticare la lingua e quindi spesso poi in seguito dimenticano anche quanto imparato a scuola. Inoltre anche gli stessi studenti, fuori della scuola, hanno poche possibilità di parlare in inglese e tenersi in esercizio”. La Engstler, inoltre, ha aggiunto che nella maggior parte dei casi gli studenti si concentrano sullo studio dell’inglese scritto, per potere superare i test di accesso alle scuole e alle università ad esempio, ma non sono abituati a parlarlo o ad ascoltarlo. I margini di miglioramento tuttavia, sembrano esserci. “La Cina – ha concluso – è il paese con il maggior numero di studenti di inglese al mondo. Anche se la competenza dei cinesi per questa lingua è ancora scarsa e necessita di migliorare, la Cina resta uno dei mercati più importanti al mondo per l’educazione linguistica. Al momento in Cina ci sono almeno 100.000 insegnanti di madrelingua inglese che lavorano a questo scopo”.

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Cina supera Usa in vendita personal computer

La Cina ha superato gli Usa diventando il primo mercato del mondo per i personal computer, secondo l’istituto di ricerca americano Idc che ha citato i dati del secondo trimestre dell’ anno in corso. Secondo i dati, in Cina sono stati venduti 18,5 milioni di computer per il valore di circa 11,9 miliardi di dollari, mentre negli Usa le vendite sono state di 17,7 computer pari a circa 11,7 miliardi di dollari. In termini percentuali, la Cina ha così il 22% del mercato contro il 21% degli Stati Uniti. Gli analisti dell’Idc sottolineano che il sorpasso è momentaneo e che, sull’intero arco del 2011, gli Usa rimarranno probabilmente al primo posto a causa degli acquisti natalizi. La previsione della Idc è che alla fine dell’anno negli Usa saranno stati venduti 73,5 milioni di computer contro i 72,4 milioni della Cina. “Il risultato della Cina nel mercato dei personal computer segna un grosso cambiamento che riflette la situazione in crescita dei mercati emergenti e la relativa stagnazione nelle regioni più mature”, ha commentato Loren Loverde, vicepresidente dell’Idc.

fonte: ANSA

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La Cina supererà nel 2013 gli Usa per numero di studi

Il primato nella scienza e nella ricerca? Nel giro di due anni non sarà più degli Stati Uniti. La Cina si avvia infatti a superarli entro il 2013, ben sette anni prima del previsto. A fare il calcolo è uno studio della Royal Society del Regno Unito, sulla base del numero di studi pubblicati sulle riviste internazionali dai vari Paesi. Dall’analisi emerge come il tradizionale dominio di Usa, Europa e Giappone stia iniziando a essere scalfito dai paesi emergenti. Oltre al celeste impero, anche Iran, Brasile, India e Medio Oriente hanno conosciuto infatti una poderosa crescita. Nel 1996 gli Usa hanno pubblicato 292.513 studi, 10 volte più della Cina (25.474). Ma in poco più di 12 anni la situazione è nettamente cambiata: nel 2008 gli studi Usa erano 316.317 contro i 184.080 cinesi. La Cina, dopo aver soppiantato il Regno Unito al secondo posto, supererà gli Usa entro due anni secondo le previsioni. Ma a conoscere l’incremento più veloce come numero di studi tra il 1996 e il 2008 è stato l’Iran, il cui numero di ricerche pubblicate è cresciuto di ben 18 volte, passando da 736 a 13.238. E anche se le sue relazioni con gli Usa sono tese, quelle tra i loro scienziati sono decisamente migliori: il numero di studi fatti in collaborazione è infatti quintuplicato, passando da 388 a 1831. Buoni risultati li hanno registrati anche la Turchia, i cui valori sono quadruplicati dopo aver aumentato di sei volte le sue spese in ricerca e sviluppo, Tunisia, Singapore e Qatar. Tuttavia, sottolinea lo studio, un aumento del volume delle pubblicazioni di ricerche non significa necessariamente una maggiore qualità. Un altro indicatore chiave del valore di una ricerca infatti è il numero di volte in cui è segnalato nei lavori di altri scienziati. E anche se la Cina da questo punto di vista è migliorata, resta comunque indietro.

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