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Per sondaggio, cinesi e indiani i più materialisti al mondo. Come dargli torto?

Cinesi e Indiani sono i popoli più materialisti del mondo secondo un sondaggio Ipsos che vede italiani (ma anche gli americani) sotto la media delle persone che misurano il successo sulla base delle cose che possiedono. Ipsos ha sondato venti nazioni: con una percentuale del sette per cento la Svezia e’ risultata, almeno a parole, il paese meno attaccato di tutti ai beni materiali, con la Cina comunista invece in testa alla classifica: 71 per cento dei suoi abitanti si considerano arrivati più beni di consumo sono stati in grado di accumulare. Il secondo posto del sondaggio e’ l’India, con il 71 per cento, seguita da Turchia (57), Brasile (45) e Corea del Sud (43). Tra gli italiani solo 22 su cento misurano il successo sulle cose che possiedono (stessa percentuale del Giappone), un punto in più rispetto agli Stati Uniti. La tendenza a equiparare beni materiali con il successo sembra nascere dalla pressione di forze interne alla società: ancora una volta, nel sondaggio Ipsos, i cinesi sono risultati in testa (68 per cento) a quanti dicono di sentirsi spinti dal contesto sociale ad accumulare ricchezze per riuscire nella vita.

fonte: ANSA

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Isole disabitate in affitto a ricchi cinesi

Stanchi della vita caotica di citta’? Ora in Cina e’ possibile affittare una intera isola. La provincia meridionale del Guangdong, secondo quanto riferisce il Global Times, ha annunciato che per il prossimo mezzo secolo sara’ possibile affittare una delle 60 isole disabitate che appartengono alla sua giurisdizione. Il piano, come e’ stato riferito da Wang Yang, segretario del Comitato provinciale del partito del Guangdong, dovrebbe portare entro il 2015 un aumento, per quanto riguarda l’economia marittima, di oltre un terzo (arrivando a 236 miliardi di dollari circa). Per ora non sono tuttavia disponibili stime sui costi di affitto di un’isola. ”In passato, le nostre isole erano utilizzate principalmente per il settore della pesca – ha spiegato un funzionario del Guangdong – questa nuova politica si propone di portare a maggiori investimenti anche in altri settori, determinando lo sviluppo del turismo di lusso e dei club privati sulle isole”. Intanto altre province hanno accolto favorevolmente l’idea. La provincia orientale dello Zhejiang ha fatto sapere di voler affittare due sue isole disabitate. La Cina ha ufficialmente dichiarato nel 2011 il Guangdong, lo Zhejiang e lo Shandong come province per progetti pilota per sviluppare l’economia marittima.

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Secondo Confindustria, in Cina c’è boom di nuovi ricchi

Dopo essere diventata la seconda potenza economica al mondo, la Cina si appresta ad avere nei prossimi dieci anni una classe di ‘nuovi ricchi’ paragonabile all’intera popolazione dell’Europa occidentale ed in grado di offrire alle imprese italiane opportunità di crescita enormi. Secondo uno studio di Confindustria, “nel 2015 i cinesi benestanti ammonteranno a 201 milioni, il 14,5% della popolazione, una dimensione pari a quelle di Francia, Germania e Italia messe assieme, dove la popolazione nel 2015 è stimata a 206 milioni e il Pil medio pro capite a 32,738 dollari”. Nel 2020, aggiunge sempre Confindustria, “ci saranno 424 milioni di benestanti in Cina, il 29,8% della popolazione totale. Una grandezza paragonabile a quella di tutta la popolazione dell’Europa Occidentale, stimata nel 2020 a 421 milioni con un Pil medio pro capite di 36,088 dollari”. Dati che sottolineano come i ‘nuovi ricchi’ cinesi diventeranno un’importante fonte di domanda mondiale e dunque, spiega Viale dell’Astronomia, un popolo di consumatori “molto rilevante per le imprese italiane, in particolare per i produttori di beni di fascia medio-alta, che devono fare i conti con la debolezza della domanda dei consumatori occidentali”. Nel 2010, secondo un’analisi della Coldiretti, le esportazioni di vino italiano verso la Cina hanno visto un’impennata del 109% proprio grazie a questi ‘nuovi ricchi’ che ormai acquistano prodotti di qualità. In base alle stime di Confindustria, nei prossimi dieci anni i consumi della classe benestante cinese dovrebbero passare dal 36% del Pil nel 2010 al 50% nel 2020, pari a 5.575 miliardi, ossia il 10,3% dei consumi mondiali. E aumentare il contributo dei consumi alla crescita del gigante asiatico è anche uno degli obiettivi prioritari del 12esimo Piano quinquennale di Pechino per il periodo 2011-16. Tuttavia Confindustria avverte che la Cina è un Paese immenso e quindi “diventa essenziale per le imprese, non solo avere una stima della dimensione presente e futura della classe benestante, ma anche localizzarla, distinguendo tra province e tra aree urbane e rurali”. Secondo lo studio di Viale dell’Astronomia, i nuovi ricchi sono concentrati soprattutto nell’est del Paese, ovvero nelle province “del Guangdong con il 13% della classe benestante nazionale; Jiangsu, 11,6%; Shandong, 9,9%; Shanghai, 9,3% e Pechino 6,4%”. Tra le caratteristiche distintive dei consumatori cinesi c’é una netta preferenza per l’e-commerce, “che sta crescendo in Cina più che in qualunque altra parte del mondo”, spiega Confindustria, sottolineando che “da gennaio a giugno 2010 il numero di persone che ha utilizzato la rete per fare shopping ha raggiunto i 142 milioni”. La fascia di età che spende di più é compresa tra i 20 e i 44 anni, al 2009 rientravano in questo gruppo 460 milioni di persone, quasi il 40% dell’intera popolazione cinese.

fonte: ANSA

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Aumentati del 60% i miliardari in Cina

E’ Zhong Qinghou, il più grande produttore di bibite in Cina, l’uomo più ricco del Paese con una fortuna valutata in circa 6 miliardi di euro. Lo rivela una classifica di Forbes pubblicata oggi a Shanghai, secondo la quale il numero dei miliardari cinesi quest’anno è aumentato a 128, contro i 79 dell’anno scorso, con una crescita del 61%. Zhong, proprietario della Wahaha, che ha oltre 30.000 impiegati, si è sganciato l’anno scorso da un accordo che aveva con la Danone, accordo che ha portato a forti scontri fra le due aziende. Al secondo posto, con 5 miliardi di euro, si piazza Robin Li, proprietario di Baidu, il più grande motore di ricerca cinese, che detiene oltre il 70% del mercato cinese. Baidu ha acquistato mercato in Cina soprattutto dopo i problemi di Google con il governo cinese. Terzo, Liang Wengen, presidente della Sany Heavy Industry, che ha una fortuna di oltre 4 miliardi di euro. Il primatista della classifica di Forbes dell’anno scorso, Wang Chuanfu, presidente della Byd (automobili), è sceso alla decima posizione con ‘soli’ 3 miliardi di euro. Zhong Qinghou è stato considerato anche il più ricco secondo la lista 2010 di Hurun, diffusa lo scorso 12 ottobre.

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La donna più ricca è cinese

E’ cinese la donna piu’ ricca del mondo: lo calcola la Hurun List, redatta da un istituto di ricerca che ogni anno pubblica un elenco delle persone piu’ ricche del mondo. La Cina, riferisce il China Daily riportando la classifica, ha il maggior numero di donne imprenditrici nel mondo e 11 delle 20 imprenditrici piu’ ricche al mondo sono cinesi. In cima alla lista c’e’ Zhang, 53 anni, fondatrice e presidente della societa’ ”Nine Dragon Paper” (che si occupa di carta riciclata), con una fortuna personale stimata intorno ai 5,6 miliardi di dollari. Al secondo e al terzo posto altre due cinesi, Wu Yajun, 46 anni, della Longfor Property, con un patrimonio di 4,1 miliardi di dollari, e a seguire Chen Lihua, 69 anni, con 4 miliardi di dollari. La star del talk show americano, Oprah Winfrey, e’ solo nona, con 2,3 miliardi di dollari. ”La Cina e’ chiaramente il paese leader per le donne di affari” ha dichiarato Rupert Hoogewerf, fondatore e compilatore della Hurun Rich List. Secondo la rivista ”China Entrepreneur”, in Cina ci sono attualmente oltre 29 milioni di donne imprenditrici, che rappresentano il 20% del totale degli imprenditori del paese. Nonostante tutto, pero’, la Hurun Rich List ha messo in evidenza come in Cina solo l’11% delle persone piu’ ricche sono donne. La lista generale della Hurun sulla ricchezza in Cina rivela che il piu’ ricco nel paese e’ il re delle bevande Zong Qinghou, presidente del Wahaha Group, con un patrimonio di circa 12 miliardi di dollari. Al secondo posto il trentaseienne Li Li, fondatore e presidente della Hapalink Pharmaceutical, con sei miliardi di dollari. Hoogewerf ha fatto notare come la lista di quest’anno rifletta il trend attuale dell’economia cinese, dove la medicina e le tecnologie, insieme con la vendita al dettaglio e l’industria dell’abbigliamento, sono i settori che stanno dando i maggiori risultati in termini di crescita e capacita’ di produrre ricchezza.

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