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Hrw denuncia abusi e violenze della polizia cinese sulle prostitute

Violenze e abusi continui su prostitute da parte della polizia cinese. E’ quanto dimostra un dossier in 51 pagine dell’organizzazione non governativa americana Human Right Watch secondo il quale gli abusi comprendono violenza, detenzione arbitraria in campi di lavoro senza specifiche accuse o condanne. Lo studio, secondo il quale in Cina ci sono tra i 4 e i 6 milioni di prostitute, ha certificato torture, violenze, multe, arresti, ma anche l’obbligo di avere rapporti con i poliziotti, di dare loro tangenti o regali.

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La doppia vita dell’abate del monastero buddista di Shaolin

Santo o peccatore? L’interrogativo che sta animando l’interesse di molti cinesi sui giornali e in rete riguarda l’abate di uno dei monasteri più famosi al mondo, quello di Shaolin, nella provincia dell’Henan, uno dei più importanti centri del buddhismo e orgoglio della Cina. Il religioso è accusato di avere una doppia vita. Nei giorni scorsi su diversi siti internet e in vari microblog si era sparsa la voce che Shi Yongxin, trentesimo abate di Shaolin, avrebbe da diverso tempo un’amante, una giovane laureata di Pechino. Una relazione che, stando a quanto si dice in rete, andrebbe avanti da tempo, se è vero che i due avrebbero anche avuto un figlio, che ora si troverebbe in Germania. Notizie che stanno minando seriamente l’immagine seria e compassata del tempio. Ma il gossip sull’abate non finisce qui: informazioni riprese da quanto detto durante una trasmissione radiofonica tedesca parlano anche di ricchezze nascoste, di auto di lusso e di ville negli Stati Uniti e in Germania. Si parla di somme che superano i 3 miliardi di dollari trasferite su conti all’estero. Shi è stato visto a bordo di auto di lusso e usare un Ipad. Mesi fa era stato al centro di un altro scandalo quando si seppe che era stato fermato dalla polizia per essere stato sorpreso con delle prostitute. Tutto in quell’occasione fu poi messo a tacere. L’abate, fecero sapere dal tempio, si era si recato da una prostituta ma solo perché lei aveva richiesto un esercizio buddhista, non per sesso. E il popolo di internet in Cina si spacca, come spesso accade in questi casi, tra innocentisti e colpevolisti. “Io non credo che Shi, un abate così conosciuto e apprezzato nel suo ambiente, – scrive un microblogger che si firma Nantanxiaoyu – possa essere coinvolto in faccende di questo genere, sebbene qualche dubbio possa sorgere specialmente perché le informazioni circa la sua presunta amante e le sue proprietà all’estero sono molto accurate e quindi anche attendibili”. In molti propendono a credere alle notizie, argomentando che i dettagli sono troppi perché possa trattarsi di invenzioni. Il tempio di Shaolin, intanto, si stringe attorno al suo abate e offre una cospicua somma in denaro (fino a 50.000 yuan, oltre 5.000 euro) a chi sarà in grado di fornire elementi in grado di chiarire la faccenda. In un comunicato, il comitato che lo gestisce ha scritto che “le notizie che si stanno diffondendo sono assolutamente prive di fondamento e stanno creando danni sia all’abate che all’immagine generale del centro”. Ma è un fatto che l’abate Shi Yongxin, rispetto ai suoi predecessori, si è distinto per un’impronta diversa. E’ accusato di pensare troppo al denaro e di voler trasformare il tempio in un business, alienandosi il favore di molti. Sotto la sua direzione è stata aperta una nuova farmacia, sono stati organizzati corsi di kung fu all’estero. Tutte cose che, a giudizio di alcuni, poco avrebbero a che fare con la spiritualità e la tranquillità per cui il tempio era famoso.

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Donne costrette a seguire “corso” di prostituzione

La polizia cinese ha sgominato una banda di malviventi che hanno costretto un centinaio di donne a prostituirsi dopo aver seguito un apposito “corso” ed aver superato un “esame”. Il “corso” consisteva nell’ assistere ad un rapporto sessuale tra il capo della banda e la moglie, mentre l’ esame nell’ essere violentate dallo stesso capo banda. E’ quanto scrive oggi il quotidiano Global Times citando fonti della polizia di Pechino. I malviventi prendevano di mira le donne dei quartieri periferici della capitale, molte delle quali immigrate di recente, invitandole ad interviste di lavoro. Invece delle interviste, le malcapitate subivano violenze sessuali da parte dei membri della banda, che le filmavano per poi ricattarle. Le donne venivano poi scortate dai banditi nei locali di karaoke o in sale di massaggi dove venivano costrette a prostituirsi. Un portavoce della polizia di Pechino, Zi Xiangdong, ha detto al giornale che le forze dell’ ordine sono venute a conoscenza dei fatti grazie a due delle donne, che sono riuscite a sfuggire ai loro rapitori e a denunciarli. Il portavoce ha precisato che le persone arrestate sono “una ventina”. L’ uomo sospettato di essere il capo banda, ha aggiunto il portavoce, ha 32 anni ed è lui stesso un immigrato dal nordest della Cina.

fonte: ANSA

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Vietata alla polizia umiliazione pubblica dei “criminali”

Il ministero della pubblica sicurezza cinese ha proibito alla polizia di umiliare gli arrestati esponendoli al disprezzo del pubblico. Lo scrive oggi il quotidiano Global Times, secondo il quale la decisione di proibire le “parate di criminali” è stata presa dopo la pubblicazione su Internet delle foto di un gruppo di giovani prostitute di Dongguan (Cina meridionale) seminude, con il polsi stretti dalle manette e legate l’una all’altra con un corda. Le “parate” per umiliare i “criminali” sono nate nella Cina imperiale. In seguito ne hanno fatto largo uso le Guardie Rosse di Mao Zedong durante la Rivoluzione Culturale. Oggi sono rare ma non sono mai del tutto sparite. Un caso analogo si è verificato a Wuhan, nella Cina centrale, dove la polizia ha diffuso dei manifesti murali nei quali venivano indicati il nome ed il cognome delle prostitute locali. Secondo il giornale, il ministero ha invitato i poliziotti a “comportarsi ragionevolmente ed in modo civilizzato rispettando pienamente e proteggendo i diritti umani delle persone che infrangono la legge, assicurandosi nello stesso tempo che l’ applicazione della legge venga eseguita in modo trasparente”.

fonte: Ansa

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