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Fiction cinese è il clone di Friends

Una popolare serie televisiva cinese e’ finita sotto accusa per un presunto plagio ai danni di ‘Friends‘, celeberrima sit-com Usa diffusa in mezzo mondo. Secondo quanto scrive il Global Times, numerosi telespettatori in Cina hanno denunciato su diversi forum on line la serie in mandarino ‘iPartment’ come un clone in salsa asiatica di ‘Friends’. ‘iPartment’ va in onda sin dal 2009 ed e’ incentrata su un gruppo di persone che vivono insieme nello stesso condominio. Lo show e’ ora alla sua terza stagione. ”Molte scene, molte situazioni, molti dialoghi, sono copie sputate dello show americano – ha commentato uno spettatore – e’ un insulto ai produttori delle serie originali cinesi”. La produzione di ‘iPartment’, interpellata, ha ammesso di essersi ”ispirata a varie fonti”, ma negando di aver copiato la serie americana. ”Bisogna anche considerare – si e’ giustificato un portavoce – che questo tipo di programmi si basano in tutto il mondo su stereotipi comuni, il bell’uomo, il simpatico, la donna bella ma svampita e cosi’ via, ed e’ quindi naturale che possano ravvisarsi similitudini”. ”Il nostro – ha azzardato – non e’ un plagio, semmai un omaggio alla serie americana”.

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I capitalisti bussano al comitato centrale del partito comunista cinese

Se Liang Wengen, 57 anni, riuscirà ad entrare nel comitato centrale del Partito comunista cinese (Pcc) sarà il primo imprenditore privato a diventare membro del massimo organo decisionale del paese. Secondo la stampa cinese, Liang ha già completato la richiesta formale per diventare uno dei circa 300 membri del cc. La sua domanda dovrà essere approvata dal 18/esimo Congresso nazionale del Partito, previsto per l’ autunno del 2012. Alcune fonti affermano che Liang non è l’ unico imprenditore “completamente privato” – cioé che non ha ricoperto in passato cariche politiche e la cui impresa, il Sany Group, non ha connessioni con dirigenti politici – a cercare di avvicinarsi al cuore del partito unico. In corsa ci sarebbero anche Wang Jianlin, fondatore del gruppo Dalian Wan Da, il presidente della Chery Automobile Yin Tongyao, quello del Sichuan New Hope Group Lui Yongxin e Guo Guangchang del Shanghai Fosun Group. Gli ultimi due hanno smentito, gli altri hanno taciuto. Dei “papabili” tre – Liang Wengen, Wang Jianlin e Yin Tongyao – sono iscritti al Partito. “Le caratteristiche principali che deve avere un imprenditore con quelle aspirazioni – ha spiegato all’ ANSA un analista dell’economia cinese che chiede di rimanere anonimo – sono la lealtà, l’ obbedienza e un basso profilo”. L’ apertura del Pcc agli imprenditori privati è stata decisa nel Congresso del 2002, quando la “teoria delle tre rappresentanze” elaborata dall’ allora numero uno Jiang Zemin venne inglobata nella Costituzione del Partito. La teoria di Jiang prevede che il Partito non rappresenti più solo le classi più sfortunate ma “tutte le forze dinamiche” della società, inclusi gli imprenditori privati. “Questo – ha proseguito l’ analista – non vuol dire assolutamente che i privati possono prendere il potere. Significa semplicemente che possono avvicinarsi di più al potere. Essere vicini al potere politico è fondamentale per tutti gli imprenditori, in Cina”. Liang ha le carte in regola. L’ imprenditore ha iniziato la sua carriera con un modesto investimento di 60mila yuan (meno di settemila euro) nel 1993 e ha fatto fortuna costruendo gru e ruspe che sono andate a ruba con il boom dell’ edilizia. Si è iscritto al Pcc nel 2004 e da allora i suoi dipendenti partecipano ogni mattina ad una cerimonia di alzabandiera cantando canzoni “patriottiche” e il circuito di televisione interno alle sue aziende trasmette puntualmente tutte le importanti celebrazioni del Partito. La necessità di non mettersi troppo in evidenza, per gli emergenti del settore privato, è evidente se si considera la sorte di alcune delle decine di “tycoon” i cui nomi sono comparsi negli anni scorsi nelle classifiche stilate periodicamente dalla rivista americana Forbes e dal sito web Hurun, di Shanghai. Tra di loro, 18 sono finiti in prigione, due sono accusati di gravi reati finanziari e in attesa di giudizio, dieci sono sotto inchiesta e di sette si sono perse completamente le tracce, secondo il calcolo del Phoenix Magazine di Hong Kong. L’ analista interpellato dall’ ANSA ritiene che il ruolo giusto per Liang – o per un altro degli imprenditori in corsa per un posto al sole – sarebbe quello di presidente o di vicepresidente della Federazione nazionale dell’ industria e del commercio”, vale a dire un posto di prestigio ma largamente cerimoniale. “Per loro, la strada verso il vero potere non è ancora aperta”, conclude l’ analista.

fonte: ANSA

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Cardinale Zen in sciopero della fame per liberta’ educazione

Il battagliero arcivescovo emerito di Hong Kong, Joseph Zen Ze-Kiun, 79 anni, da decenni uomo simbolo dei cattolici nell’isola e nella Cina continentale ha iniziato uno sciopero della fame a sostegno del diritto dei cattolici di Hong Kong alla libertà di educazione. Lo riferiscono Ucanews e Asianews, dopo che il porporato salesiano ha spiegato le proprie ragioni in una conferenza stampa. Il digiuno durerà almeno tre giorni, per attirare l’attenzione sulla ”ingiusta sentenza della Corte suprema contro la diocesi, che rischia di distruggere l’educazione cattolica nel territorio”. Il 14 ottobre scorso la Corte suprema di Hong Kong ha rigettato il ricorso della diocesi contro la necessità di introdurre nella gestione delle scuole un comitato organizzativo che valuti il singolo progetto educativo. A tale comitato partecipano oltre a genitori e studenti, anche personalità al di fuori del mondo della scuola – precettati dal governo – che rischiano di deviare la proposta educativa delle scuole libere. ”Voglio sottolineare – ha detto Zen – la decisione errata della Corte suprema, una grande ingiustizia verso la Chiesa e il territorio di Hong Kong, che rischia di distruggere il sistema educativo del territorio, considerato uno dei migliori della regione, di alta qualità ed efficienza”. Contro la decisione della Corte suprema si sono espressi anche i responsabili delle comunità anglicane e metodiste, anch’essi preoccupati per l’interferenza del governo (e della Cina) nella proposta educativa cristiana. In concomitanza con lo sciopero della fame del cardinale, alcuni blog hanno diffuso l’ammontare delle donazioni ricevute dal cardinale Zen negli anni: circa 3 milioni di dollari di Hong Kong all’anno (circa 300mila euro). Le donazioni sarebbero state effettuate dal magnate Jimmy Lai, un convertito al cattolicesimo e sostenitore della democrazia a Hong Kong e in Cina. Le rivelazioni – spiega AsiaNews – non accusano nessuno, ma gettano il sospetto che il card. Zen abbia intascato tutti questi soldi per sé o per sostenere il movimento democratico in direzione anti-Cina. In una conferenza stampa il porporato ha risposto di usare i soldi delle donazioni per sostenere borse di studio per studenti cattolici cinesi; aiuto a vescovi ufficiali e sotterranei della Cina; sostegno a diocesi colpite da disastri naturali (tsunami, terremoti, alluvioni); traduzioni in cinese dei documenti e testi teologici della Chiesa “Se li usassi per me – ha detto scherzando ad AsiaNews – mi comprerei anzitutto un auto di lusso e mi metterei un autista. Invece mi tocca usare la mia vecchia macchina e guidarla da solo”.

fonte: ANSA

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Concluso plenum partito, censura e successione in discussione

Si e’ concluso con la volonta’ di mantenere la ”sicurezza culturale”, in altre parole il controllo sull’informazione, la sesta sessione plenaria della 17ma commissione centrale del Partito comunista cinese, nella quale il gotha politico cinese ha anche posto le basi sulla futura leadership del partito. In base a quanto reso noto in un comunicato emesso al termine della sessione, ”la Cina sta affrontando un compito difficile nel proteggere la sicurezza culturale e sente l’urgenza di rafforzare il suo ‘soft power’ e l’influenza internazionale della sua cultura”. Per molti analisti significa che i vertici del partito intendono stringere sempre piu’ in cordoni della censura, operando fortemente soprattutto su internet da un lato favorendo comunicazioni ufficiali e incontri tra funzionari, politici e popolazione; dall’altro controllando le comunicazioni. La sessione ha anche sottolineato come sia importante favorire la crescita dell’industria culturale per favorire la crescita sociale ed economica del paese. I leader cinesi hanno poi chiuso la riunione di oggi con la decisione di tenere il congresso del partito comunista a meta’ del 2012, quando si affrontera’ il tema della successione all’attuale leadership. La decisione di oggi dara’ il via ad una serie di lavori propedeutici con la creazione anche di un gruppo preparatorio che sara’ quasi certamente guidato dal vice presidente Xi Jinping, l’uomo destinato ad essere il successore di Hu, e che portera’ alla creazione del 18mo comitato centrale cinese. Hu Jintao e il premier Wen Jiabao dovrebbero terminare i loro incarichi alla fine del 2012 ma di fatto rimarranno fino all’ inizio del 2013 quando poi il parlamento nazionale votera’ i loro successori. A sostituire Wen Jiabao potrebbe essere l’attuale vice premier, Li Kiqian, mentre per posti di vertici si candidano il ‘rosso’ Bo Xilai, discendente di un padre della patria e capo della citta’ piu’ popolosa di cina, Chingqing. Qui lui obbliga tutti a ricevere messaggi rivoluzionari sui telefonini, spot pubblicitari rivoluzionari e film a tema affollano le reti televisive cosi’ come canti rivoluzionari risuonano in tutti gli altoparlanti. Altri due contendenti a posti di vertice sono il sindaco di Shanghai Yu Zhengsheng e il leader della provincia del Guangdong Wang Yang.

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Cina verso controllo scuole cattoliche Hong Kong

Battuta di arresto per la diocesi di Hong Kong per la richiesta di indipendenza dal partito comunista cinese. La Corte di Appello ha infatti respinto il suo ricorso contro la decisione secondo la quale tutte le scuole del territorio speciale di Hong Kong devono assoggettarsi ad un’ordinanza in base alla quale le scuole devono prevedere degli organi di controllo per la gestione amministrativa e didattica. Lo riferisce il South China Morning Post. Il delegato episcopale della diocesi presso l’Ufficio per l’educazione cattolica, Cecilia Wong Yeuk-han, ha detto che tutti devono rispettare la legge. “Anche se non siamo d’accordo che tutte le scuole devono essere gestite con gli stessi mezzi – ha detto la Wong – noi continueremo a sostenere la nostra visione cattolica”. “Naturalmente, sono molto deluso dalla sentenza – ha detto Timothy Ha Wing-ho, consigliere per la diocesi di Hong Kong – in quanto con la costituzione dei comitati, vi è una possibilità che anche persone che vanno contro il nostro credo facciano parte del consiglio”. A metà ottobre erano 489 su 846 le scuole che si erano già uniformate alla nuova ordinanza formando i comitati previsti mentre altre 67 avevano consegnato il progetto di costituzione. Cheung Man-Kwong, deputato per il settore dell’istruzione, ha invitato il governo a essere flessibile sulla questione. Cheung ha detto che il governo dovrebbe evitare il confronto e lottare per un “atterraggio morbido” dopo la sentenza. “Abbiamo una responsabilità sociale nel campo dell’educazione – ha invece commentato il vescovo di Hong Kong, mons. John Tong-hon e continueremo a portarla avanti”. La nuova legge, nelle intenzioni del governo, offre diversi benefici per le scuole tra cui un’assicurazione al personale della scuola e una maggiore elasticità nella gestione dei fondi. Secondo le scuole cattoliche la nuova legge rappresenta una manovra per intromettersi nella loro gestione, minacciando la loro libertà.

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Un supercapitalista entra nel comitato centrale, il più ricco di Cina verso i vertici del partito

‘Rivoluzione’ capitalista in Cina, con l’ingresso di un multimiliardario nel comitato centrale: Liang Wengen, l’uomo ritenuto il più ricco della nazione, è stato ammesso infatti nel cc del Partito Comunista Cinese. Liang sarebbe il primo capitalista di un grande gruppo privato ad entrare nell’organismo dirigente del Pcc, come sottolinea il quotidiano Global Times che riporta oggi la notizia. Altri boss industriali, come il Ceo della Haier Zhang Ruimin e il presidente della Sinopec Li Yi, già ci sono, ma le loro imprese sono di proprietà statale. Liang sarebbe invece il primo capitalista ‘puro’ a entrare nel cc. La decisione di aprire le porte del Partito Comunista a “tutte le forze produttive” della società’, compresi gli imprenditori privati, è stata presa dal Pcc nel suo Congresso del 2002, e segnò il culmine della carriera dell’allora leader Jiang Zemin, la cui “teoria delle tre rappresentanze”, inglobata nella Costituzione del Partito, è stata studiata proprio per aprire la strada agli un tempo odiati ‘capitalisti’. Dopo il Congresso, l’apertura ha prodotto pochi risultati concreti. Liang Wengen, 57 anni, è il fondatore di Sany Group (macchinari industriali) ed è apparso al primo posto delle classifiche per il 2010 dei super-ricchi cinesi stilate dalla rivista Forbes e dal sito web Hurun. Il suo patrimonio è stimato in dieci miliardi di dollari. La rivista Time Weekly, pubblicata a Guangzhou nel sud della Cina, sostiene che l’approvazione della nomina di Liang è venuta la scorsa settimana dal potente Dipartimento per l’organizzazione del Partito. Secondo il quotidiano di Singapore Linha Zaobao, il fondatore del Sany Group verrà eletto come membro supplente del cc nel prossimo congresso del Partito, che si terrà nell’autunno del 2012. Liang proviene da una famiglia povera dell’Hunan, nella Cina centrale. I suoi genitori si guadagnavano la vita, secondo il Global Times, costruendo e vendendo oggetti di artiginato in bambù. Dopo essere riuscito ad entrare all’Università del Centrosud ed essersi laureato in metallurgia, ha lavorato in un ufficio governativo per alcuni anni prima di fondare, nel 1987, la Sany. Nel 2004, Liang si è iscritto al Partito Comunista. La notizia ha suscitato la protesta dell’ala più’ di sinistra del Pcc, un partito ancora indeciso, in bilico tra la necessità di procedere sulla strada dell’apertura e delle riforme – sottolineata più’ volte, negli ultimi mesi, dal premier Wen Jiabao, – e la volontà’ di mantenere il controllo assoluto sull’ attività’ politica e sulla società’, testimoniata dalla recente ondata di repressione contro il dissenso . Fan Jinggang, fondatore del gruppo di estrema sinistra “Utopia” ha detto che l’ingresso di Liang nel cc “significa che il capitalismo privato sta penetrando nelle stanze del potere del nostro Paese socialista”. Di parere opposto il sociologo Xia Xueluan dell’ Università di Pechino, secondo il quale “il possibile ruolo di Liang nel Partito dimostra che il Pcc si sta muovendo solidamente nella direzione di rappresentare la tendenza allo sviluppo delle forze produttive più’ avanzate”.

fonte: ANSA

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Chiesa cattolica di Hong Kong contro lezioni nazionaliste

La Chiesa cattolica di Hong Kong critica la nuova riforma della scuola dell’ex colonia britannica in quanto si risolverebbe, per gli studenti, in una specie di “lavaggio del cervello”. Il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, ex capo della chiesa cattolica di Hong Kong, ha chiesto ad insegnanti, studenti e famiglie, di opporsi al piano del governo di introdurre un’agenda di lezioni “sull’educazione nazionale”, tenuti da rappresentanti del partito comunista cinese, in tutte le scuole primarie e secondarie, in quanto questo, a suo dire, potrebbe spingere gli educatori verso un nazionalismo estremo. “L’educazione nazionale – ha detto il cardinale durante un forum tenutosi nell’ufficio dell’istruzione cattolica, così come riportato dalla stampa di Hong Kong – significa appoggio incondizionato al partito comunista? Significa esaltare le regole del partito nella storia?”. Interrogato sul ruolo della chiesa cattolica nel mondo della scuola e sul se la chiesa debba o meno incoraggiare gli insegnanti a mettere in atto la disobbedienza civile contro l’ordine e l’agenda stabilita dal governo, Zen non ha escluso tale possibilità, ma ha detto che i tempi per una tale mossa non “sono ancora giusti”. Il piano di riforma non è stato ancora approvato dal governo. Secondo la proposta, tutte le scuole primarie e secondarie dovrebbero prevedere corsi di istruzione nazionale come materia separata. Il cardinale si è espresso anche contro un piano governativo per obbligare tutte le scuole che beneficiano di aiuti statali di istituire commissioni di gestione che includono genitori, insegnanti e rappresentanti della comunità. Secondo la Chiesa infatti tale proposta, se applicata anche alle sue scuole, potrebbe avere riflessi negativi in termini di autonomia di gestione. “La Chiesa cattolica ha l’obbligo di offrire controlli e contrappesi contro il governo – ha detto Zen – e per sostenere il potere del popolo, ma noi non abbiamo mai abusato di questo potere. Senza questa autonomia, il governo può fare quello che vuole, compreso il lavaggio del cervello dei giovani portando avanti un nazionalismo estremo e sbagliato”. A favore dell’autonomia delle scuole primarie e secondarie e del fatto che il governo non debba forzare l’educazione nazionale anche l’avvocato Cheung Man-Kwong, secondo il quale “se gli insegnanti vogliono, possono resistere alla proposta del governo e decidere cosa insegnare. Il governo non ha alcun potere di interferire sul contenuto delle lezioni in classe, molti insegnanti parlano della repressione del 4 giugno (Tiananmen, ndr) durante le lezioni, anche se non è nei libri di testo”. La Commissione per l’istruzione di Hong Kong non ha commentato direttamente le parole del cardinale Zen, limitandosi ad affermare che tutte le pubbliche opinioni dovrebbero essere tenute in considerazione.

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