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Approvato piano quinquennale, obiettivi inflazione e corruzione

Parla di sviluppo sociale ed economico, ma soprattutto di miglioramento delle condizioni di vita, dell’ambiente, di riforme, il dodicesimo piano quinquennale approvato oggi nell’annuale riunione del parlamento cinese. Un piano che guarda avanti rispetto ad un momento difficile a causa della pressione dell’inflazione, di aumenti del costo degli alimentari e delle case che stanno provocando non poche proteste, seppur contenute, in Cina. I punti salienti, ma soprattutto le politiche del governo dietro al piano quinquennale, sono state illustrate dal premier Wen Jiabao che stamattina ha tenuto una conferenza stampa. Temi dunque essenzialmente economici, senza tuttavia dimenticare cenni anche rilevanti alla politica, sia interna che internazionale, con anche un riferimento alla rivolta dei gelsomini nord africana, “non paragonabile alla situazione in Cina”. “L’inflazione è come una tigre – ha spiegato il premier -. Una volta che scappa, è difficile catturarla di nuovo. C’é anche da considerare il problema dell’impatto degli sviluppi in Asia occidentale e nel Nord Africa, che sta facendo aumentare il prezzo del petrolio, fino a superare i 100 dollari a barile. L’inflazione importata è qualcosa che noi non possiamo facilmente controllare. Al tempo stesso stiamo affrontando una inflazione strutturale in Cina a causa della crescita del costo del lavoro e dell’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Dobbiamo prestare la massima attenzione a questi problemi e cercare di affrontarli”. Il premier ha focalizzato gran parte del suo discorso sui punti sui quali il governo intende lavorare nei prossimi cinque anni. “Dobbiamo prepararci a delle trasformazioni – ha detto Wen Jiabao -, ad aggiustare le strutture economiche e a fronteggiare nella maniera più adeguata i problemi che esistono da lungo tempo, legati alla mancanza di equilibrio, scarso coordinamento e non sostenibilità, così che lo sviluppo economico si adatti alla nostra popolazione, al nostro ambiente e alle nostre risorse”. Il premier ha poi aggiunto che ‘non sara’ facilé raggiungere un tasso annuo di crescita fino al 7% durante il periodo 2011-2015. A proposito del problema della rivalutazione dello yuan, più volte sollecitato anche dagli Stati Uniti, Wen ha detto che “é nostra intenzione continuare a migliorare la flessibilità del tasso di cambio, ma si tratta di un processo graduale, che deve tener conto della necessità di assicurare la stabilità sociale”. Wen Jiabao si è poi soffermato sui problemi della Cina, parlando della necessità di combattere la corruzione. “‘E’ necessaria una ristrutturazione politica – ha detto -. La corruzione è la maggiore minaccia per il paese. Niente rimane immutabile. Con le riforme, sia il partito che il paese vivono una continua vitalità”. A proposito poi della situazione in Nord Africa e delle cosiddette proteste “dei gelsomini”, che hanno colpito anche la Cina (sia pure in maniera contenuta), il premier ha detto che “qualsiasi confronto tra la Cina e la situazione in Nord Africa non è pertinente”.

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Prezzi degli immobili alti per irragionevoli speculazioni

I prezzi delle case sono cresciuti in Cina in modo abnorme a causa della “irragionevole domanda” di immobili da parte di “speculatori”. Lo ha sostenuto oggi Qi Ji, vice ministro per gli Alloggi e lo Sviluppo rurale della Cina. Parlando in una conferenza stampa a Pechino, Qi ha sottolineato che le misure restrittive introdotte dal governo in gennaio “…hanno come obiettivo principale coloro che non hanno un immediato bisogno di alloggio o di un appartamento…il nostro scopo è indirizzare la limitata offerta di case verso coloro che ne hanno maggior bisogno”. Nel fine settimana scorso, il premier Wen Jiabao ha affermato che il governo porterà avanti “risolutamente” le misure per contenere la speculazione, che si indirizza soprattutto verso le grandi metropoli come Pechino e Shanghai. I prezzi degli immobili sono cresciuti in dicembre per 19esimo mese consecutivo. In seguito, il governo ha alzato l’ anticipo minimo che bisogna dare in contanti per avere un mutuo e ha introdotto una sperimentale imposta sulla casa a Shanghai e a Chongqing. Il giornale economico China Securities Journal ha scritto, citando il ministro degli alloggi Jiang Weixin, che se i prezzi non si stabilizzeranno potrebbero essere varate nuove misure restrittive.

fonte: ANSA

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La Cina rialza i tassi di interesse

La Cina alza i tassi per la seconda volta in due mesi, nel tentativo di tenere sotto controllo un’inflazione ormai galoppante e giudicata estremamente pericolosa in un Paese di bassi salari. L’annuncio e’ arrivato il 25 dicembre con un comunicato della People’s Bank of China. A partire da oggi i tassi salgono di 25 punti base sia per i prestiti, arrivando al 5,81%, sia per i depositi, toccando il 2,75%. Una misura che, secondo il premier Wen Jiabao, contribuira’ a moderare non solo l’inflazione ma anche le ”piu’ temibili” aspettative di inflazione. Per la Cina si tratta della seconda stretta monetaria in pochi mesi. La banca centrale aveva infatti gia’ optato per un rialzo di un quarto di punto lo scorso 19 ottobre. Decisione presa a circa tre anni dal rialzo precedente (risalente alla fase pre-crisi, cioe’ al dicembre 2007) e a poche settimane dall’annuncio del comitato politico del partito comunista di voler adottare nel 2011 una politica monetaria ”prudente” e non piu’ ”moderatamente libera”. A novembre l’inflazione e’ salita in Cina oltre il 5%, al 5,1%, il livello piu’ alto degli ultimi 28 mesi. Il 2010 potrebbe quindi chiudersi con un tasso del 3,3%, superiore alle previsioni del governo pari al 3%. Il rialzo dei tassi di interesse e’ stato deciso quindi proprio nell’ottica di combattere l’inflazione, in quella che il vicepresidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, Peng Sen, ha definito, una battaglia ”di lungo termine”. A preoccupare in particolar modo il governo di Pechino e’ l’impennata dei prezzi immobiliari, alimentata dall’iniezione massiccia di liquidita’ garantita negli ultimi due anni per far fronte agli effetti della crisi economica. Inflazione e aumento dei prezzi delle case sono infatti ritenuti estremamente pericolosi, perche’ possibile causa di agitazioni sociali e rivendicazioni salariali. La mossa della banca centrale sara’ giudicata domani dai mercati, ma tra gli analisti c’e’ gia’ chi prevede che sulle Borse internazionali non ci saranno grandi movimenti. La decisione, spiega Bank of America, era attesa e l’effetto sara’ ”limitato o comunque positivo”. La stretta potrebbe infatti preludere anche ad un rafforzamento dello yuan, da sempre auspicato dagli Stati Uniti.

fonte: ANSA

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Prudenza in aumento tassi per banca centrale

La Cina, secondo il governatore della banca centrale di Pechino, Zhou Xiaochuan, deve adottare misure per risolvere il problema dell’inflazione, causata da un eccesso di liquidità, ma deve essere “molto prudente” nell’alzare i tassi d’interesse. Il governo – sostiene Zhou in dichiarazioni riportate oggi dal quotidiano China Daily – sta seguendo un “comportamento molto prudente verso l’innalzamento dei tassi d’ interesse data la situazione economica globale, che é instabile e soggetta a rapidi cambiamenti”. “Oltre a prosciugare la liquidità in eccesso (attraverso l’aumento delle riserve obbligatorie) possiamo anche prendere misure per rallentare la moltiplicazione della liquidita”, ha aggiunto il governatore senza indicare di quali misure si tratti. In novembre l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto in Cina del 5,1%, il tasso più alto degli ultimi 28 mesi. A trascinare verso l’alto l’inflazione sono stati i prezzi dei generi alimentari che sono aumentati, secondo la stampa cinese, almeno del 15%.

fonte: ANSA

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Inflazione ai massimi, urge cambiamento

E’ stato l’innalzamento dei prezzi, in particolare di quelli alimentari, la principale ragione che ha fatto crescere in Cina l’inflazione al 5,1%, il livello piu’ alto negli ultimi 28 mesi, secondo quanto fatto sapere dalla Commissione Nazionale di Statistica del paese. La crescita, secondo i dati reso noti, era stata del 4,4% nel mese di ottobre. Fino al 10,1% la crescita dei prezzi alimentari nel paese ad ottobre, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre a novembre i prezzi alimentari hanno contribuito per il 74% alla crescita dell’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo, il maggiore indicatore dell’inflazione, e’ salito, nei primi 11 mesi dell’anno, al 3,2%, superando il target governativo del 3% annuo. ”La crescita dei prezzi a novembre e’ stata al di la’ delle aspettative della gente” ha dichiarato Sheng Laiyun, portavoce del Centro Nazionale di Statistica, che ha aggiunto poi che le misure adottate dal governo centrale per controllare i prezzi hanno bisogno di tempo per dare risultati, chiedendo agli enti locali di implementare le misure governative. L’indice dei prezzi per la produzione (PPI) e’ cresciuto del 6,1% a novembre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre ad ottobre era stato del 5%. La crescita dei prezzi degli ultimi tempi ha spinto il governo ad adottare misure per frenarli, tra le quali l’aumento delle forniture dei beni essenziali dando gli aiuti finanziari necessari. Gli economisti hanno condannato l’eccesso di liquidita’ come una una delle cause che hanno contribuito all’aumento dei prezzi. Ieri la Banca centrale cinese ha annunciato l’aumento di 50 punti base il livello di riserve obbligatorie delle banche, nella sesta richiesta simile agli istituti di credito quest’anno. Inoltre ad ottobre la banca centrale di Pechino ha annunciato il primo aumento del tasso di interesse in tre anni. La Banca Centrale venerdi’ ha fatto sapere che i mutui nel mese di novembre hanno raggiunto un totale di 564 miliardi di yuan (circa 60 miliardi di euro), portando il dato sui nuovi mutui nei primi 11 mesi a 7,45 trilioni di yuan, appena sotto il target annuale fissato in 7,5 trilioni. Liu Yuanchun, professore dell’Universita’ Popolare di Pechino ha detto che le restrizioni imposte non sono in grado di fermare l’inflazione in maniera veloce, e che l’aumento dell’indice dei prezzi alla produzione dimostra che l’inflazione si e’ diffusa. Il professore ha aggiunto all’agenzia Nuova Cina che un aumento del tasso di interesse sara’ certamente sull’agenda del governo al piu’ presto. Per l’economista, il dato di novembre dovrebbe comunque rappresentare il picco annuale e l’inflazione si dovrebbe attestare sul 4% annuo nel 2011. Tutti gli economisti comunque concordano sulla necessita’ dei tassi di interesse e che il target dell’inflazione di quest’anno sara’ sicuramente superato.

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Prezzi delle case più alti del loro valore

Il prezzo delle nuove abitazioni in Cina, specialmente nelle grandi città, è più alto del 30% rispetto al loro valore. Lo rivela il rapporto annuale dall’Accademia delle Scienze sociali riportato dallo Shanghai Daily. Prendendo in considerazione il prezzo delle case nuove in 35 diverse città cinesi medie e grandi, il rapporto ha evidenziato come ad esempio a Shanghai questo sia di circa il 36,5% più alto di quello che dovrebbe essere. La situazione è ancora peggiore a Pechino dove il sovrapprezzo è di circa il 50%. “E’ difficile stabilire con certezza se le conclusioni del rapporto dell’Accademia riflettano una situazione reale – ha commentato Song Huiyong, consulente presso una società di Shanghai che opera nel campo dell’immobiliare – in quanto statistiche differenti o differenti modelli di ricerca possono condurre a conclusioni diverse”. Nello studio dell’Accademia delle Scienze sociali, si sostiene anche che l’alto profitto ricavabile dal settore immobiliare cinese sta spingendo sempre di più le aziende a cercare di introdursi in questo settore. Tra le oltre 1300 aziende in elenco quotate alla borsa di Shanghai e in quella di Shenzhen, oltre 800, che significa circa il 60%, sono coinvolte in operazioni di compravendita immobiliare. L’aumento del prezzo delle case comporta che, sempre secondo lo studio, circa l’85% dei cinesi non possono affrontare la spesa necessaria per l’acquisto di una casa nuova. Quest’anno, secondo i dati resi noti, l’aumento del prezzo delle case nuove si aggirerebbe intorno al 15%, mentre nel 2009 era stato del 25%.

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