Archivi tag: politici corrotti

All’asta articoli di lusso dati come tangenti

Alle prese con il tentativo di dare credibilità alla sbandierata campagna di lotta al malaffare, la nuova leadership cinese mette all’asta a partire da domani e sino a sabato un piccolo campionario di oggetti provento di episodi di corruzione in seno alla nomenklatura scoperti dalla polizia. L’asta si svolge a Wenzhou, nella provincia sud orientale cinese dello Zhejiang, e a essere battuti sono prodotti di marchi di lusso incamerati come tangenti a funzionari di governo. Secondo il South China Morning Post, tra gli oggetti, – in parte sequestrati, in gran parte stati “restituiti volontariamente” – spiccano articoli firmati Dolce & Gabbana, Gucci, Burberry e così via. Non mancano neppure gioielli od orologi di Cartier. Il prezzo più basso di partenza è stato fissato per una maglietta di Dolce & Gabbana (40 Yuan, circa 5 euro). I quadri e le antichità recuperate verranno invece donate ai musei della provincia.

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Nuova immolazione per il Tibet, siamo a 131 dal 2009

Un giovane tibetano si è immolato urlando slogan contro l’occupazione cinese del Tibet, la liberazione dello stesso e il ritorno del Dalai Lama. Lo riferiscono fonti tibetane. Thinley Namgyal, 32 anni, si è dato alle fiamme ieri pomeriggio intorno alle 12 nella provincia occidentale del Sichuan, nella contea di Tawu della regione di Kardze, parte della tradizionale area tibetana di Kham. Il corpo del giovane, che è morto poco dopo essere stato avviluppato dalle fiamme, è stato trasportato nel monastero di Gagthel e poi consegnato alla famiglia. Thinley è diventato così la 131 persona ad autoimmolarsi per il Tibet dal 2009.

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Generale dell’esercito sotto accusa per corruzione

Un generale dell’esercito cinese è finito sotto accusa dinanzi alla Corte marziale perché accusato di corruzione. Lo riferisce la stampa locale. Gu Junshan, tenente generale, deve affrontare l’accusa di appropriazione indebita, corruzione, abuso di fondi statali e di abuso di potere da parte della procura militare cinese. Gu è il militare più alto in grado a essere accusato di reati così gravi dal 2006 quando a finire sotto processo fu il vice Ammiraglio Wang Shouye che fu poi condannato a morte con pena sospesa per appropriazione indebita. Le indagini sull’operato del generale Gu, che ha 57 anni, vanno avanti da oltre due anni. Anche il capo di Gu e suo alleato, il Generale Xu Caihou, ex vice presidente della Commissione militare centrale, è stato arrestato due settimane fa e messo sotto inchiesta. Secondo l’accusa il generale Gu avrebbe condiviso le sue ricchezze con il suo superiore, Xu Caihou. In particolare Gu Junshan avrebbe donato alla figlia di Xu, come regalo di nozze, una carta bancaria contenente 20 milioni di yuan (quasi due 2 milioni e mezzo di euro), ottenendo, in cambio di questi regali, delle promozioni dal suo capo. Il generale Gu, entrato a far parte dell’esercito a 17 anni, ha sposato la figlia di Zhang Longhai, che all’epoca era commissario della sedicesima divisione dell’aviazione. La parentela con Zhang nel 1985 consenti’ a Gu di salvarsi evitando i massicci tagli che furono fatti nell’esercito.

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Liberato dopo quattro anni scrittore tibetano

Le autorità cinesi della provincia del Sichuan hanno rilasciato Tashi Rabten, meglio conosciuto come Teurang, uno scrittore tibetano di 29 anni in carcere da quattro anni per “incitamento al separatismo”. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Direttore in passato della rivista Shar Dungri, poi vietata dalle autorità, era stato arrestato ad aprile 2010 e dopo oltre un anno di custodia senza processo, fu condannato a 4 anni di carcere. I suoi scritti (pubblicati sia sulla rivista che in suoi libri) erano incentrati per lo più su argomenti come la democrazia e il predominio cinese in Tibet. Lo scrittore era stato già arrestato in precedenza altre due volte, nel 2008 e nel 2009. E con la stessa accusa, quella di incitamento al separatismo, è stato invece condannato a 18 anni di carcere un monaco tibetano del monastero di Drongna, nella contea di Driru, nella regione autonoma del Tibet. Thardoe Gyaltsen, amministratore del monastero, sarebbe stato arrestato e condannato per essere stato trovato in possesso di fotografie del Dalai Lama e registrazioni dei suoi discorsi. Finora sono 130 le persone che si sono date fuoco a favore della causa tibetana. L’ultima, sabato scorso, quando una giovane monaca si è data fuoco nei pressi del monastero di Ba Choede, nella contea di Bathang nella regione autonoma del Tibet. Restano ignote le sue condizioni di salute dopo il trasporto in ospedale dalla polizia.

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Sequestrati miliardi a collabratori Zhou Yongkang

Secondo nuove rivelazioni della stampa internazionale le autorità cinesi avrebbero sequestrato beni per 90 miliardi di yuan (10,5 miliardi di euro) a parenti e collaboratori di Zhou Yongkang, l’ex-capo dei servizi di sicurezza cinesi sotto inchiesta per corruzione. Il quotidiano Sydney Morning Herald riporta che circa 300 persone legate a Zhou sono state arrestate nei mesi scorsi. L’inchiesta contro Zhou è stata ordinata dal presidente e segretario comunista Xi Jinping che ha promesso di combattere la corruzione senza riguardo per i nomi e le posizioni dei sospetti. Alcuni osservatori ritengono che Zhou sia sotto attacco per ragioni politiche, dato che aveva apertamente appoggiato Bo Xilai, l’ex-nastro nascente della politica cinese condannato all’ergastolo per corruzione e abuso di potere. Zhou, 71 anni, ha fatto carriera nel settore petrolifero occupando posizioni di rilievo in varie imprese statali. In seguito, ha fatto parte del più importante organismo del Partito Comunista Cinese, il Comitato Permanente dell’Ufficio Politico (Cpup). Fino ad oggi nessun membro o ex-membro del Cpup è stato portato davanti alla magistratura.

fonte: ANSA

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Monaca si immola per il Tibet, 130mo atto del genere dal 2009

Una monaca tibetana si è data fuoco in segno di protesta contro l’egemonia cinese in Tibet. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Il fatto è accaduto sabato pomeriggio verso le 15 ora locale nei pressi di un monastero nella contea di Bathang, nella prefettura di Kardze (Ganzi per i cinesi), nella provincia del cinese del Sichuan. Secondo le poche informazioni disponibili, la polizia sarebbe immediatamente intervenuta a spegnere le fiamme portando la donna in ospedale. A seguito dell’incidente la polizia cinese ha intensificato i controlli nella zona e imposto una serie di restrizioni tra cui il blocco delle comunicazioni telefoniche. Con questa di sabato sono 130 le persone che si sono date fuoco in Cina a favore della causa tibetana sin dal 2009. Le autorità cinesi hanno tagliato fuori da ogni comunicazione la zona teatro dell’ultima immolazione, quella che ha visto protagonista una monaca tibetana lo scorso sabato, ma anche posto sotto controllo diversi monasteri già teatro di simili episodi. Secondo fonti tibetane, la polizia ha messo sotto controllo il monastero di Bachoede, al quale forse apparteneva la monaca della quale non si sanno le generalità, nella contea di Bathang (Batang per i cinesi) nella prefettura autonoma tibetana di Kardze (Ganzi), provincia del Sichuan. Qui sono state interrotte da sabato tutte le comunicazioni, sia fisse che mobili, non funziona la rete internet e impediti tutti i messaggi. La monaca si è immolata mentre, come tradizionalmente fanno i tibetani, girava intorno ad un luogo di preghiera. Si trovava in mezzo ad altra gente quando, urlando slogan contro quella che ha definito “l’occupazione cinese del Tibet” e per chiedere il ritorno del Dalai Lama, si è fatta avviluppare dalle fiamme. E’ stata portata in ospedale dalla polizia cinese che, secondo quanto si è appreso, ha impedito alla famiglia e agli amici di recarsi a farle visita. Non si hanno al momento notizie sulle sue condizioni di salute. Il suo è il 130mo gesto del genere dal febbraio 2009, e lei è la 21ma donna ad autoimmolarsi per il Tibet. Lo scorso 16 marzo due monaci si diedero alle fiamme, morendo, in due incidenti separati, nelle province del Sichuan e del Qinghai. Le autorità cinesi stanno negli ultimi tempi rafforzando i controlli, arrestando anche persone ritenute a vario titolo collegate ad episodi di immolazione. Alcuni sono stati condannati anche fino a 15 anni di carcere.

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Divieto di arresto per i postulanti in Cina

Le autorità cinesi ribadiscono il divieto di arresto per i postulanti che affollano gli uffici pubblici con richieste, petizioni e appelli. E’ quanto è contenuto in una circolare diffusa dagli uffici generali del Comitato centrale del Partito comunista cinese e del Consiglio di stato, nella quale si chiede di non bloccare le richieste. “Diversi organi politici e giuridici dovrebbero regolare ulteriormente la gestione delle petizioni, evitando risolutamente di bloccare il popolo dal presentare petizioni normali con tutti i mezzi”, è scritto nel documento. L’istituto della petizione è quello utilizzato dai cittadini cinesi per denunciare ingiustizie in atti governativi soprattutto legati all’acquisizione forzata di terreni, alla sicurezza sociale, all’istruzione o alla sanità. Molti postulanti si recano a Pechino cercando di presentare le loro rimostranze dopo non essere stati ascoltati dai funzionari locali, e qui rischiano spesso di venire bloccati, rendendo impossibile la consegna della petizione, o arrestati. Nella circolare si chiarisce anche che i funzionari sono direttamente responsabili della ricezione e della lettura delle petizioni, invocando la creazione di un sistema più semplice per dirimere i conflitti e le controversie con mezzi leciti.

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