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Pronta la banca cinese di investimenti, primi progetti nel 2016

La Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib) “is open for business”: e’ il presidente Jin Liqun, fresco di nomina da parte del Board of Governors, ad annunciare nella sala al secondo piano del Westin hotel, a pochi metri dal suo quartier generale nel distretto finanziario di Pechino, che l’iniziativa multilaterale a trazione cinese è operativa. Entro fine anno saranno pronti i piani di co-finanziamento di progetti con altre banche internazionali per lo sviluppo o in solitario, con i prestiti – ha aggiunto Jin – che saranno fatti in dollari e con la raccolta che potrà spaziare su altre valute, come euro e yuan. I settori di riferimento, in base a quanto appreso dall’ANSA, saranno “trasporti, acqua ed energia, tutti strategici allo sviluppo dell’Asia”. I primi passi punteranno, in scia alle “migliori pratiche in corso di affinamento su governance, trasparenza e sistemi di controllo molto rassicuranti, a strappare come ogni start-up un ottimo rating di partenza” che nelle previsioni dovrebbe essere la Tripla A. La soddisfazione è molta visto che sulla “Banca mondiale cinese”, vista come “rivale” della World Bank a guida Usa, il presidente Xi Jinping (con il premier Li Keqiang) ha ribadito nell’intenso weekend di lancio che la Aiib è strumento che aiuterà a governare il sistema di sviluppo dell’economia mondiale “in direzione più congrua, ragionevole ed efficiente”. Niente male considerando che dal piano illustrato a ottobre del 2013, Xi è riuscito a coinvolgere 57 Paesi pur tra l’opposizione di Usa e Giappone verso cui “la porta è sempre aperta”, ha detto Jin, a capo del Board of Directors composto da 12 membri che si riunirà anche domani. “Sono 30 le nazioni che hanno ratificato l’adesione da soci fondatori – ha notato ancora il presidente Aiib, con esperienze sia alla World Bank sia alla Asian Development Bank – in rappresentanza di oltre il 74% delle azioni, mentre altri 20 lo faranno fine dell’anno”. Tra questi Francia, Spagna e Italia, che si attesta al 12/mo posto nella compagine dei soci con il 2,62% in uno schema volto sia allo sviluppo economico e finanziario dell’area asiatica e sia alla internazionalizzazione del sistema economico del Belpaese, tra industria e servizi. La Cina, che detiene diritti di voto oltre il 25% e di veto, ha varato una sottoscrizione iniziale di 29,78 miliardi di dollari per la Aiib, su un totale di 100 miliardi.

 

fonte: Ansa

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Hanoi e Pechino ai ferri corti per gli scontri in Vietnam

Almeno due cittadini cinesi sono stati uccisi in Vietnam nel corso delle proteste contro la decisione di Pechino di inviare una piattaforma per la ricerca petrolifera in una zona contesa del Mar Cinese Meridionale. I feriti sono un centinaio. Altre fonti parlano di una ventina di morti, la maggioranza dei quali sarebbero cinesi. Nuova Cina aggiunge che dieci operai cinesi sono dati per “dispersi” nel Vietnam centrale. L’ agenzia precisa che uno dei cittadini cinesi e’ stato trovato morto all’ interno della fabbrica di biciclette Foming Bicyle Parts nella provincia meridionale di Binh Duong, oltre 1200 km a sud della capitale Hanoi. L’ altro e’ stato ucciso nella provincia di Ha Tinh, 300 km a sud della capitale, in un’ indicazione che le violenze si sono spostate dal sud alle aree centrali del Vietnam. “I teppisti – ha dichiarato un dirigente della fabbrica – hanno attaccato quattro compagnie cinesi che stanno costruendo una fabbrica di ferro e acciaio grazie ad investimenti taiwanesi’. “Gli attacchi sono proseguiti per tutto il giorno (di mercoledi’)”, ha proseguito. Martedi’ era stato preso d’ assalto dalla folla anticinese il complesso industriale chiamato Vietnam Singapore Industrial Park, non lontano dalla metropoli di Ho Chi Minh City, dove fabbriche e uffici sono stati dati alle fiamme. A fare le spese della furia anti-cinese sono state soprattutto le compagnie taiwanesi che hanno spostato la loro produzione in Vietnam proprio dalla Cina, dove il costo del lavoro e’ cresciuto negli ultimi anni. Quelle coreane e giapponesi si sono salvate, hanno riferito testimoni, solo quando hanno esposto le bandiere dei loro Paesi. Circa 600 immigrati cinesi in Vietnam sono fuggiti nella vicina Cambogia, mentre Taiwan ha organizzato dei voli aerei speciali per riportare in patria i suoi cittadini. Cina, Taiwan ed Hong Kong hanno raccomandato di evitare i viaggi in Vietnam. I rapporti tra Cina e Vietnam, entrambi Paesi dominati da un partito unico comunista, sono tesi da anni a causa della disputa sulle isole Paracelse, che Pechino strappo’ con un colpo di mano, nel 1974, all’ allora Vietnam del Sud. La situazione e’ precipitata dopo che, il 2 maggio, la piattaforma petrolifera cinese, accompagnata da motovedette della guardia costiera, si e’ spostata nei pressi delle isole. Pochi giorni prima, il 29 aprile, si era conclusa una visita in Asia del presidente americano Barack Obama, che ha assicurato ai Paesi amici il sostegno degli Usa nelle dispute territoriali in corso. In seguito, si sono verificati numerosi scontri tra imbarcazioni cinesi e vietnamite, che in alcuni casi si sono affrontate a colpi di cannoni ad acqua. Una portavoce cinese, Hua Chunying del ministero degli esteri, ha accusato oggi Hanoi di essere “connivente con alcuni dei violenti”. La situazione nel Mar della Cina Meridionale – che i vietnamiti chiamano Mar Orientale – e’ esplosiva anche a causa delle dispute della Cina con Filippine, Malaysia e Brunei. Ieri Manila ha accusato Pechino di aver violato il codice di condotta regionale, cominciando a costruire qualcosa, forse una pista di atterraggio, su una scogliera contesa. La Cina rivendica quasi tutto lo strategico specchio d’ acqua sulla base di una cartina che risale al 1953 nella quale e’ disegnato una sorta di ferro di cavallo chiamato “linea dei nove punti”, la cui genesi non e’ mai stata chiarita. La “linea” passa a poche migliaia dalle coste degli altri Paesi rivieraschi. Pechino ha in corso un’ altra aspra serrata polemica col Giappone nel Mar della Cina Orientale, dove rivendica la sovranita’ sulle isole Senkaku/Diaoyu, che sono sotto il controllo di Tokyo.

fonte: Beniamino Natale per Ansa

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Censura cinese elimina notizia su inquinamento secondo la quale Pechino non è adatta alla vita

La censura cinese ha ieri eliminato dalla rete tutti i riferimenti a un rapporto ufficiale sull’inquinamento che descrive Pechino come una citta’ quasi inadatta alla vita umana. Lo riferisce Radio Free Asia che sottolinea come il governo cinese stia tentando di limitare in questo modo i danni all’immagine internazionale della capitale del Paese del dragone. Alcuni giornali cinesi, vicini al governo, hanno parlato di “esagerazione”. Il rapporto in questione, pubblicato dall’Accademia di scienze sociali di Shanghai, pone Pechino seconda per inquinamento in una lista di 40 citta’ nel mondo. “L’inquinamento e’ vicino a livelli estremi – si legge nel rapporto – e la citta’ non e’ piu’ vivibile per esseri umani”. Il governo cinese ha annunciato una serie di misure per combattere l’inquinamento che negli ultimi mesi sta provocando non pochi disagi nelle grandi citta’ come Pechino e Shanghai. Per quanto riguarda la capitale, il piano prevede, tra le altre cose, la chiusura di centinaia di fabbriche inquinanti a partire dal prossimo 1 marzo. Tuttavia alcuni attivisti ambientali temono che si tratti solo di promesse che difficilmente si concretizzeranno in risultati effettivi. E il forte inquinamento, specie nel nord della Cina, secondo alcuni analisti, sarebbe anche la principale causa dell’esodo di massa dei ricchi cinesi verso paesi piu’ sani e meno pericolosi fra cui specialmente il Canada e l’Australia. In base a un rapporto del luglio scorso della commissione per lo sviluppo e le riforme cinese, nel nord della Cina sono oltre 600 milioni le persone colpite dall’inquinamento. E un rapporto dell’accademia americana delle scienze evidenzia come i residenti nel nord della Cina abbiano un’aspettativa di vita di 5 anni inferiore rispetto agli abitanti del resto del Paese.

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Manifestò per far studiare la figlia, attivista alla sbarra

Le autorita’ della provincia orientale cinese dell’Anhui hanno iniziato il processo a carico di un attivista che aveva protestato contro l’espulsione di sua figlia dalla scuola a causa del suo impegno politico. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Zhang Lin e’ accusato di “aver spinto la gente a scendere in piazza causando pubblico disordine” durante una manifestazione svoltasi lo scorso aprile in cui dozzine di persone protestarono per la decisione delle autorita’ locali di non permettere piu’ alla figlia di Zhang, Anni, di soli 10 anni, di frequentare la scuola elementare. Zhang, che in passato ha gia’ scontato 13 anni di carcere per sovversione dei poteri di stato, rischia ora fino a 5 anni. Anni e’ stata considerata “la piu’ giovane prigioniera cinese”. La bimba lo scorso febbraio venne cacciata dalla scuola, trattenuta per ore, impedendole persino di bere e mangiare e di avere una coperta per proteggersi dal freddo, e in seguito messa agli arresti domiciliari. Dallo scorso settembre vive negli Stati Uniti insieme alla sorella. Zhang, che e’ un veterano del movimento pro democrazia del 1989, e’ da tempo nel mirino delle autorita’. Arrestato il 22 agosto a seguito di una disputa con le autorita’ che avevano cacciato sua figlia dalla scuola, Zhang torno’ poi con la figlia nella sua citta’ di origine, agli arresti domiciliari, in aprile dopo che una trentina di attivisti si mobilitarono a suo favore. Di fronte al persistere del diniego di frequentare la scuola per la figlia, Zhang fuggi’ dagli arresti domiciliari per recarsi a Pechino a sottoporre il suo caso al governo centrale. Ma le autorita’ lo riportarono a casa e poco dopo lo misero in stato di detenzione. La piccola Anni protesto’ dinanzi dinanzi al centro di detenzione, innalzando un cartello con su scritto “Liberate mio padre e permettetemi di andare a scuola”.

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Il fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime di crescita cinesi

Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ritocca le stime di crescita dell’economia mondiale, la cui ripresa resta debole e con rischi al ribasso. Ecco di seguito le nuove stime di crescita del Fmi. Fra parentesi sono riportate le variazioni in punti percentuali rispetto alle previsioni di luglio. ============================================================== 2013 2014 ————————————————————– MONDO +2,9% (-0,3) +3,6% (-0,2) STATI UNITI +1,6% (-0,1) +2,6% (-0,2) AREA EURO -0,4% (+0,1) +1,0% (0,0) – GERMANIA +0,5% (+0,2) +1,4% (+0,1) – FRANCIA +0,2% (+0,3) +1,0% (+0,1) – ITALIA -1,8% (-) +0,7% (-) – SPAGNA -1,3% (+0,3) +0,2% (+0,1) REGNO UNITO +1,4% (+0,5) +1,9% (+0,4) GIAPPONE +2,0% (-0,1) +1,2% (+0,1) CANADA +1,6% (-0,1) +2,2% (-0,1) RUSSIA +1,5% (-1,0) +3,0% (-0,3) CINA +7,6% (-0,2) +7,3% (-0,4) INDIA +3,8% (-1,8) +5,1% (-1,1) BRASILE +2,5% (-) +2,5% (-0,7) RUSSIA +2,5% (-) +3,3% (-) – ECONOMIE AVANZATE +1,2% (-) +2,0% (-0,1) – ECONOMIE EMERGENTI +4,6% (-0,5) +5,1% (-0,4).

fonte: ANSA

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Il segretario generale della Farnesina conferma l’interesse di Pechino verso Roma

La Cina conferma il suo interesse nei confronti dell’Italia come partner in diversi settori. E’ questo il messaggio che il segretario generale della Farnesina, ambasciatore Michele Valensise, riporta in Italia al termine della sua visita nel paese del dragone. Dopo la tappa a Shanghai, Valensise, accompagnato dall’ambasciatore italiano in Cina, Alberto Bradanini, ha avuto diversi incontri nella capitale cinese, volti a rinsaldare i forti legami che ci sono tra i due paesi. Valensise ha così avuto modo di intrattenersi non solo con i rappresentanti delle aziende italiane e del sistema Italia a Pechino, le Camere di commercio e le banche, ma ha visitato il nuovissimo centro italiano per la concessione dei visti appena aperto, a sottolineare l’importanza che il nostro paese pone sull’enorme richiesta di visti da parte dei cinesi. Ma il fulcro della visita a Pechino è stato il lungo e cordiale incontro che Valensise ha avuto con il viceministro degli esteri Song Tao, durante il quale si sono toccate le questioni bilaterali, europee, l’attualità internazionale, la Siria, l’Iran, l’Africa, l’Onu. “Il governo di Pechino – ha detto l’ambasciatore Valensise all’ANSA – guarda con molta attenzione all’Italia ed è aperto a nuove forme di collaborazione. Segue in dettaglio il processo di riforme in atto nel nostro paese e si augura di poter presto ricevere in visita il presidente del consiglio Enrico Letta”. Dall’incontro è emersa una grande disponibilità della Cina a lavorare con l’Italia nei prossimi mesi su una agenda concreta. Per questo si sta anche lavorando all’organizzazione dell’incontro del comitato governativo. “La riunione con il viceministro degli esteri Song Tao – spiega Valensise – ci ha consentito un esame approfondito dell’agenda dei due paesi. Stiamo preparando il prossimo incontro a Roma del comitato governativo italo-cinese, co-presieduto dai ministri degli esteri Emma Bonino e Wang Yi, che affronterà molti temi di interesse comune, dal commercio agli investimenti al ruolo delle imprese italiane in Cina”. L’incontro tra i rappresentanti diplomatici di Italia e Cina, ha dato anche la possibilità di mettere sul tavolo questioni su temi importanti, soprattutto per gli scambi tra i due paesi. “Nel nostro incontro – ha concluso Valensise – abbiamo anche confermati i settori prioritari di collaborazione, l’agroalimentare, l’ambiente, l’urbanizzazione, la sanità, per i quali l’Italia chiede una concreta apertura alla parte cinese con l’obiettivo di ridurre le asimmetrie esistenti”.

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Liberata Ni Yulan, ridotta su una sedia a rotelle

Dopo oltre due anni di carcere è stata rilasciata in Cina – rivela la stampa locale – una dissidente, l’avvocato e attivista per i diritti umani Ni Yulan, invalida sulla sedia a rotelle – secondo quanto denunciato da lei stessa e da organizzazioni per i diritti umani – per essere stata ripetutamente picchiata e torturata dalla polizia. Arrestata per la prima volta nel 2002 per aver incitato gli abitanti di un distretto di Pechino a resistere all’abbattimento delle loro case, in prigione subì la rottura delle ginocchia e dei piedi durante interrogatori, secondo quanto lei stessa racconta in una lettera. Dal 2010 insieme al marito fu costretta a vivere per un periodo in una cosiddetta “prigione nera”, un hotel controllato dalla polizia dopo che la loro casa era stata demolita. Nella sua lettera la donna ha raccontato tutti i soprusi subiti ma anche le esperienze umane viste in carcere e l’amicizia con gli altri prigionieri, alcuni dei quali erano seguaci del gruppo Falun Gong, messo fuorilegge dal governo cinese come “eretico” nel 1999. Dopo aver scontato un anno di carcere Ni venne poi nuovamente arrestata per un altro periodo nel 2008 e successivamente nel 2010 insieme a suo marito venne costretta a vivere in una “prigione nera”. Si tratta luoghi di detenzione extralegali utilizzati di solito dalle autorità per “bloccare” dissidenti, manifestanti e firmatari di petizioni varie, negando loro anche la possibilità di difendersi. Nel 2011 ancora un nuovo arresto e una nuova condanna, a due anni e mezzo di reclusione, per “disturbo all’ordine sociale”. “Sono finalmente libera – ha detto la donna uscita dal carcere – mi sono mancati tanto i miei amici. Ma continueremo a combattere. Non è facile proteggere i diritti della gente”. “Questa donna ha subito di tutto – ha scritto un utente cinese su internet – è stato paralizzata in carcere. La sua casa è stata demolita con la forza. Bisogna ricordare questa donna, che merita il rispetto di tutti i cinesi. In futuro il nome di Ni Yulan sarà nei libri di testo cinesi”. Ni Yulan nel 2011 ha anche vinto un premio conferito dal governo olandese per il suo impegno nel campo dei diritti umani ma non le fu allora concesso di volare in Olanda per prendere il premio.

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