Archivi tag: partito comunista

Pechino contro Accademia delle scienze sociali, “deviazionisti”

L’Accademia delle scienze di Pechino (Cass), il piu’ prestigioso istituto di ricerca della Cina, e’ “infiltrato da forze straniere” e sta perdendo smalto sul fronte della purezza ideologica. Lo ha denunciato Zhang Yingwei, un alto funzionario del Partito Comunista Cinese, con un ‘anatema’ che ha sorpreso molti osservatori. Zhang, ex-professore di marxismo-leninismo e attualmente membro della task-force contro la corruzione istituita dal regime, ha pronunciato una vera requisitoria contro la Cass, accusata di coltivare “collusioni illegali” e di non prestare sufficiente attenzione su “temi politici delicati”. L’ Accademia e’ in effetti un organo del Consiglio di Stato (il governo) e i suoi vertici vengono nominati dai massimi dirigenti del Partito Comunista. Secondo Zhang, i “problemi ideologici” dell’ istituto consistono nella presunta strumentalizzazione della ricerca accademica ad “altri fini”; nell’uso di Internet per “promuovere teorie che fanno comodo alle potenze straniere”; nel consentire che “influenze estere” abbiano un peso anche quando si analizzano “questioni sensibili”; nell’intrecciare ‘relazioni pericolose’ con persone legate ad altri Paesi. Di fatto la Cass collabora con studiosi e istituti di ricerca di altri paesi. Ma per settori della nomenklatura di Pechino questo appare evidentemente di per sé motivo di sospetto. Zhang oggi lavora presso la Commissione centrale per le ispezioni disciplinari, l’organo a cui il presidente Xi Jinping ha dato mandato di combattere la corruzione dilagante tra i funzionari governativi. La battaglia contro i corrotti – che secondo le voci critiche ha finora colpito in effetti solo avversari politici della nuova leadership cinese – e’ una dei pilastri ideologici dell’azione di Xi, che ha rovesciato la politica dei suoi predecessori Jiang Zemin e Hu Jintao, concentrando più potere nelle sue mani. E secondo il professor Johnny Lau di Hong Kong, un esperto di politica cinese, l’ attacco alla Cass indica che il partito mira a estendere questa linea accentratrice: animato dal “grande timore” che l’esposizione dei suoi militanti alle idee ‘occidentali’ possa diffondere un ‘contagio’ incontrollato dei concetti di democrazia e rispetto dei diritti umani.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in sol dell'avvenire

“Principini” cinesi chiedono liberazione del premio Nobel Liu Xiaobo

Un gruppo di “principi rossi”, cioe’ discendenti dei “grandi rivoluzionari” che hanno portato al potere il Partito Comunista Cinese, avrebbero chiesto in una lettera al presidente Xi Jinping di liberare il dissidente e premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, che sta scontando una condanna a 11 anni di prigione per “sovversione”. La notizia, trapelata sulla stampa internazionale, non ha avuto conferme sicure. Secondo le fonti i “principi” apparterrebbero alla seconda e terza generazione dell’ aristocrazia rossa cinese e alcuni di loro sarebbero “vicini” al presidente Xi. Dalla sua salita al potere, un anno e mezzo fa, Xi Jinping ha usato il pugno di ferro verso tutte le manifestazioni di dissenso. Nelle ultime settimane, anche a causa dell’ avvicinarsi del 25/mo anniversario del massacro di piazza Tiananmen, decine di dissidenti tra cui la giornalista Gao Yu e l’ avvocato Pu Zhiqiang sono finiti in prigione. Liu Xiaobo, 58 anni, partecipo’ al movimento per la democrazia del 1989. Nel 2009 e’ stato arrestato e successivamente condannato per aver stilato e promosso il documento Charta08 che chiede la fine del regime a partito unico e l’ instaurazione in Cina di un sistema democratico.

Lascia un commento

Archiviato in sol dell'avvenire

Da oggi in Cina più figli e niente più campi di rieducazione attraverso il lavoro?

In un solo colpo, la Cina si libera (almeno in parte) di due delle sue leggi più odiate, in patria e all’estero: quella che impone il figlio unico e quella che prevede la rieducazione attraverso i campi di lavoro. La decisione, di cui si parlava da gennaio, poi annunciata a novembre durante i lavori del comitato centrale del partito comunista cinese, è stata formalmente approvata oggi dal Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo. Il Comitato ha deciso di mettere la parola fine ai laojiao, i campi di lavoro istituiti negli anni 50, dove fino ad oggi venivano rinchiuse persone ritenute colpevoli di reati minori (crimini contro il patrimonio, prostituzione, consumo di droga) ma anche oppositori al regime, postulanti, religiosi e fedeli di ogni fede. Chi vi veniva rinchiuso riceveva un modesto salario per il lavoro e non perdeva i diritti politici. Secondo Nuova Cina, che diffonde dati relativi al 2008, sarebbero 350 i campi di rieducazione, nei quali sono rinchiuse 160.000 persone, mentre altre fonti televisive cinesi parlano di 300.000 reclusi. Ma i numeri come sempre sono ballerini: secondo l’ultima edizione (2008) del dossier della Ong americana Laogai Foundation (fondata da Harry Wu che ha trascorso in un laogai dal 1960 al 1979) in Cina ci sarebbero 1422 campi attivi. Il problema è ora capire che fine faranno le persone recluse e i campi. La risoluzione del comitato permanente sottolinea che “tutte le pene legate ai laojiao prima della abolizione del sistema resteranno valide. Dopo l’abolizione, coloro che stanno scontando la pena saranno liberati. Non saranno prolungati i loro termini”. Ma non tutti credono nella totale abolizione del sistema. Su internet e tra chi si batte per i diritti civili in Cina c’e’ scetticismo, soprattutto perchè alcuni laojiao sono stati già tramutati in “prigioni legali” o in “campi di riabilitazione per tossicodipendenti” dove religiosi (soprattutto membri della Falun Gong, come denunciato dalla stessa organizzazione) sono stati trasferiti. Potrebbe essere smorzato anche l’entusiasmo per l’altra riforma: l’allentamento della politica del figlio unico. Rispetto al testo attuale (già soggetto a deroghe), la riforma prevede il permesso del secondo bambino, limitatamente ai centri urbani e per le coppie nelle quali uno dei due coniugi sia figlio unico, mentre oggi tale ‘privilegio’ è riservato alle coppie composte da due figli unici. Prima dell’entrata in vigore di questa nuova disposizione, in Cina potevano avere più figli gli appartenenti a minoranze etniche e residenti di determinate regioni. Il secondo figlio è inoltre permesso a coloro che hanno come primo figlio una femmina o un malato. Alla base della decisione del Comitato, ci sono soprattutto le proteste dei cinesi. La legge del figlio unico e’ una delle più odiate: viene applicata anche con metodi brutali da funzionari locali che, non volendo sfigurare con i loro superiori, ricorrono anche alla forza oltre che a multe salate per evitare nascite in coppie che hanno già figli. Senza poi contare che in mancanza di un sistema previdenziale totale, ci si deve basare sull’unico figlio per assicurarsi la vecchiaia e con gli alti costi della vita in Cina, non tutti riescono ad aiutare i genitori. Ma la necessità di cambiare la legge del 1980, nasce anche dai dati demografici. Per la prima volta in decenni, la forza lavoro di circa 940 milioni, è diminuita l’anno scorso di 3,45 milioni. E secondo le previsioni in questo decennio dovrebbe diminuire di altri 29 milioni. Inoltre, aumenta la popolazione degli anziani: gli over 60 sono il 14,3% e diventeranno un terzo della popolazione nel 2050. Problemi anche per il bilanciamento tra i sessi: su 100 femmine, nel 2012 c’erano 118 maschi. Dopo essere stata tanto invocata, la legge che abolisce il figlio unico – e che dovrebbe entrare in vigore entro il primo trimestre 2014 – potrebbe essere rallentata dalla crisi economica, oltre che da aspetti legislativi ancora tutti da chiarire.

1 Commento

Archiviato in Diritti incivili

Anonimo documento patriottico spopola in rete

Un saggio pubblicato on line in Cina da un anonimo, dal titolo “You are nothing without your motherland” (tu non sei nessuno senza la tua patria) sta diventando virale nel paese. I media statali, che hanno ampiamente riportato l’articolo, parlano di “espressione di patriottismo”. L’anonimo autore invita, in 18 paragrafi, i cittadini cinesi a tenere d’occhio i poteri occidentali che “vogliono destabilizzare la nazione e approfittare dell’instabilità sociale per danneggiare il popolo cinese”. E cita la caduta dell’Unione Sovietica, di Saddam Hussein, e di Mubarak come esempi di poteri occidentali che sovvertono regimi poco collaborativi lasciando i loro paesi in situazioni disastrose. “La Cina finirà nel caos – si legge in un passo del saggio – se dovesse perdere la leadership del partito comunista e questa sarebbe una catastrofe per oltre un miliardo e trecento milioni di cinesi”. Mentre i media cinesi, specie quelli collegati al governo cinese, sembrano aver apprezzato il saggio e il suo contenuto, i commenti dei netizen on line sono discordanti. “Mi è piaciuto questo saggio – scrive on line un utente su Weibo, il Twitter cinese – ho visto un sacco di dissidenti chiedere democrazia e libertà. Ma sono ignoranti e hanno subito il lavaggio del cervello da chissà chi”. E un altro ha aggiunto “credete che se la Cina diventa la Libia arriveranno libertà, democrazia, diritti umani e uguaglianza?”. Non manca però qualche commento più critico rispetto all’articolo. “Per piacere non confondiamo i tre concetti diversi di madrepatria, governo e partito – ha scritto un utente on line – amo il primo ma non gli altri due”.

Lascia un commento

Archiviato in sol dell'avvenire

Donna denuncia autorità dopo condanna pe rlegge figlio unico

Un’operaia cinese ha denunciato le autorita’ che hanno negato al suo secondo figlio il diritto alla scuola e all’assistenza sanitaria basandosi sulla legge che impone alle coppie di non avere piu’ di un figlio. Alla donna, che lavora per una compagnia che costruisce apparecchi per l’ aria condizionata a Pechino, era stata imposta una multa di 330mila yuan (quasi 40mila euro), 14 volte superiore al suo reddito annuale. Dato che non e’ stata in grado di pagarla, suo figlio non ha avuto un ‘hukou’ (permesso di residenza) e di conseguenza non puo’ usufruire dei servizi pubblici di base. ”Quando ho visto a quanto ammontava la multa ho pensato che era una cosa inconcepibilE, se lo avessi saputo non avrei mai partorito”, ha dichiarato la donna, che si chiama Liu Fei e ha 41 anni. In seguito, Liu ha cercato senza successo di vendere un rene per pagare la multe. Poi e’ stato suo figlio a offrirle di vendere il rene al posto suo. In novembre, il Partito Comunista Cinese ha annunciato un ammorbidimento della legge, che secondo i gruppi per i diritti umani e’ stata fonte di pesanti abusi, tra cui migliaia di aborti forzati, condotti in alcuni casi contro il parere dei medici.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Senza Categoria

Concluso il comitato centrale: più riforme, più spazio al mercato e forse abolizione legge figlio unico

Il Partito Comunista Cinese si è impegnato oggi a rafforzare “il ruolo decisivo” del mercato nell’economia al termine di una riunione del suo massimo organo dirigente, il comitato centrale, centrata sulla necessità di contrastare il declino degli straordinari tassi di crescita dello scorso decennio. I 376 membri (tra effettivi e supplenti) del Comitato centrale si sono riuniti in un vecchio albergo alla periferia di Pechino sotto la protezione di un massiccio schieramento delle forze di sicurezza, che è stato rafforzato dopo l’attentato del 29 ottobre su piazza Tiananmen, nel quale terroristi islamici hanno colpito per la prima volta nel cuore della capitale, causando la morte di cinque persone. Il documento approvato al termine dei lavori, che si sono protratti in gran segreto per quattro giorni, è vago e rappresenta un canovaccio che indica la via da percorrere nei prossimi anni. Su questo documento di “indirizzo”, il nuovo gruppo dirigente guidato dal presidente della Repubblica e segretario generale del partito Xi Jinping e dal premier Ki Keqiang ha ottenuto il consenso del Comitato centrale. Questo, ammoniscono gli osservatori, non significa che siano superate le resistenze delle potenti lobby che dominano l’economia cinese, in primo luogo quelle riunite intorno alle grandi imprese e alle grandi banche statali. “Il comunicato è molto generico e non lascia spazio alla possibilità di riforme politiche”, ha detto all’ANSA Zhang Ming, professore alla Renmin University di Pechino e profondo conoscitore della struttura politica cinese. “Ci potrebbero essere importanti novità sul piano dell’amministrazione e della proprietà (oggi interamente pubblica e gestita di fatto dagli organi dirigenti del Partito, a tutti i livelli della società)”. “Penso che possiamo aspettarci per il prossimo futuro una riforma della proprietà terriera e probabilmente del sistema dei permessi di residenza (che oggi traccia una divisione netta tra residenti delle città e delle campagne)”, aggiunge il professore. Altri osservatori hanno sottolineato la possibilità che venga varata nel prossimo futuro un’altra riforma di portata storica, vale a dire la modifica in senso liberale della legge sul figlio unico. Quello che si è concluso oggi a Pechino è stato il terzo incontro del cc eletto dal 18esimo congresso del Partito, che si è tenuto un anno fa. Quello che nel linguaggio da Terza Internazionale ancora largamente usato in Cina viene chiamato il “terzo plenum” è tradizionalmente il palcoscenico scelto dal nuovo gruppo dirigente per lanciare il suo programma di governo. Fu in un “terzo plenum” nel 1978 che l’allora numero uno cinese Deng Xiaoping lanciò la politica di “apertura e riforma” che è alla base del boom cinese. E fu nel “terzo plenum” del 1993 che il suo successore Jiang Zemin confermò – quattro anni dopo il massacro di studenti di piazza Tiananmen – che il Paese sarebbe andato avanti su quella strada.

Sono almeno dieci anni, da quando l’ esodo dei contadini cinesi verso le metropoli in cerca di lavoro e di reddito ha assunto dimensioni macroscopiche, che si parla della possibile abolizione della legge piu’ odiata dalla popolazione, quella che impone alle coppie urbane di non aver piu’ di un figlio. Ma questa volta, secondo molti osservatori, dovrebbe essere quella buona: una delle misure implicite nel fumoso documento diffuso oggi a conclusione della riunione del comitato centrale del Partito Comunista Cinese e’ la modifica in senso liberale della legge sul figlio unico. Secondo le previsioni della stampa, verra’ permesso di avere piu’ di un bambino alle coppie nelle quali uno dei due coniugi sia figlio unico (oggi questo privilegio e’ riservato alle coppie composte da due figli unici). Varata nel 1979, la cosiddetta legge sul figlio unico e’ malvista anche a causa del modo nel quale e’ stata applicata, cioe’ rendendo i funzionari di basso livello responsabili della rigida osservanza di un sistema di quote imposto dal centro. Secondo questo sistema, il governo centrale stabilisce il tetto di nascite per ogni provincia, ogni governo provinciale stabilisce quello delle municipalita’ e cosi’ via…E’ questo sistema, secondo i gruppi umanitari, che ha portato ad abusi come gli aborti forzati, imposti anche a donne in stato avanzato di gravidanza. La punizione per chi viola la legge sul figlio unico e’ costituita da multe il cui ammontare viene stabilito provincia per provincia e che spesso e’ di decine di migliaia di yuan, cioe’ astronomico per standard cinesi. Sull’ efficacia della legge i pareri sono discordanti. Le autorita’ sostengono che essa ha garantito il contenimento della crescita della popolazione, mentre alcuni sociologi lo attribuiscono al processo di urbanizzazione, che ha portato le giovani donne nelle professioni spostando in avanti di almeno un decennio il momento della prima gravidanza

fonte: Beniamino Natale per Ansa

Lascia un commento

Archiviato in sol dell'avvenire

Ex leader provinciale accusato di “degenerazione”

Un ex leader provinciale cinese è stato accusato di accumulare illegalmente ricchezze e di ‘degenerazione morale’. Lo riferiscono fonti di stampa locale. Ni Fake fu già destituito da vice governatore della provincia orientale dell’Anhui lo scorso giugno. Il partito ha poi esaminato il suo caso attraverso un’indagine interna. Secondo le accuse l’uomo avrebbe utilizzato la sua posizione ufficiale “per arricchire se stesso ed altri ricevendo ricchezze direttamente o attraverso suoi familiari”. Le accuse della Commissione di Ispezione e disciplina del partito che ha indagato sul caso parlano anche di degenerazione morale senza dare ulteriori dettagli ma è probabile, secondo molti, che si riferiscano all’ipotesi che Ni frequentasse prostitute.

Lascia un commento

Archiviato in sol dell'avvenire