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Entro l’anno primo allunaggio sonda cinese

Le autorità cinesi hanno annunciato per la fine dell’anno l’allunaggio del modulo lunare Chang’e-3. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. Sarà la prima volta che un modulo cinese atterrerà sul satellite terreste, secondo passo del programma lunare cinese che, dopo il lancio di un satellite nel 2007, prevede anche un cinese sulla Luna entro il 2020. Secondo quanto riferito oggi dall’agenzia di stampa cinese, il modulo Chang’e-3 (dal nome di una divinità lunare), è entrato nella fase di implementazione del lancio, dopo il periodo di studio e costruzione.

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Tre astronauti per 15 giorni in orbita in nuova missione spaziale cinese

La navetta spaziale Shenzhou-10 ha portato oggi nello spazio tre astronauti cinesi tra cui una donna, in un nuovo passo in avanti del programma spaziale di Pechino. I tre membri dell’equipaggio sono il generale Nie Haisheng, 48 anni, capo della missione, Zhang Xiaoguang, 47 anni, e Wang Yaping, 33 anni, seconda donna a prendere parte al programma cinese di voli umani nello spazio. Gli astronauti rimarranno nello spazio per 15 giorni. Il loro compito e’ quello di agganciarsi alla stazione orbitante cinese Tiangong(Palazzo Celeste)-1 per realizzare una serie di esperimenti utili agli ulteriori sviluppi del programma. La Shenzhou-10 e’ partita secondo le previsioni alle 17.38 locali (le 11.38 in Italia) dal poligono di lancio di Jiuquan, nel deserto del Gobi, tra gli applausi dei presenti, tra cui il presidente Xi Jinping. Il presidente si e’ dichiarato ”sicuro” del successo della ”gloriosa e sacra missione” e si e’ congratulato con gli astronauti definendoli ”l’orgoglio del popolo cinese”. Lo stesso entusiasmo non e’ stato mostrato da alcune delle migliaia di persone che hanno commentato il lancio su Internet, alcune delle quali ha sottolineato che i soldi investiti per la conquista dello spazio ”potrebbero essere usati per risolvere i veri problemi del Paese”. Il programma spaziale della Cina, avviato negli anni sessanta dal presidente Mao Zedong, e’ stato rilanciato nel 2003 dall’allora numero uno Hu Jintao. In seguito sono state compiute cinque missioni con partecipazione umana, l’ultima delle quali nel 2012. La Cina e’ diventata cosi’ il terzo paese, dopo la Russia e gli Usa, a inviare uomini nello spazio nel quadro di un programma autonomo, slegato dalle iniziative internazionali, come quella che ha portato allo stabilimento della International Space Station (Iss). Pechino ha messo in orbita nel 2011 la sua Tiangong-1, dalla quale punta nei prossimi anni a lanciare missioni che portino i suoi astronauti sulla Luna e su Marte. Pechino insiste nel sottolineare il carattere pacifico del suo programma spaziale senza riuscire a tranquillizzare del tutto il resto del mondo. In un rapporto diffuso in aprile, il ministero della difesa americano, il Pentagono, ha sottolineato la crescente sofisticazione della tecnologia spaziale cinese, e ha aggiunto che Pechino sta conducendo ”una serie di attivita”’ volte ad impedire che altri paesi possano usare lo spazio in caso di future crisi.

Beniamino Natale per Ansa

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A metà giugno nuova missione spaziale cinese

La Cina lancerà a metà di giugno una missione spaziale, nella quale tre astronauti raggiungeranno la stazione orbitante Tiangong (Palazzo Celeste). Lo ha annunciato oggi l’agenzia Nuova Cina, secondo la quale la navicella Shenzou 10 e il razzo che la porterà in orbita sono già stati trasportati in una base spaziale nel deserto della Mongolia Interna. Si tratterà della quinta missione nello spazio di astronauti cinesi la prima delle quali è stata condotta nel 2003 da un ufficiale dell’ aviazione, Yang Liwei, diventato in seguito un eroe nazionale. La Cina è il terzo paese, dopo Usa e Russia, ad avere un suo programma spaziale autonomo. Tra le prossime tappe, gli scienziati cinesi prevedono l’atterraggio sulla Luna di un’astronave senza uomini a bordo. Si è anche parlato di una possibile missione umana sulla Luna, che però non verrà organizzata prima del 2020.

fonte: ANSA

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Li Keqiang in Pakistan, aiuti per l’energia tra i temi

Il primo ministro cinese Li Keqiang è arrivato oggi ad Islamabad, proveniente dall’India, per la seconda tappa di un viaggio che lo vedrà successivamente in Europa, in Svizzera e Germania. Nella capitale pachistana, dove si tratterrà due giorni, Li avrà incontri con il presidente Asif Ali Zardari e con il premier pachistano ad interim Hazar Khan Khoso, responsabili di una Nazione che è un tradizionale alleato cinese nella regione. Successivamente è previsto anche un colloquio con Nawaz Sharif, leader della Lega musulmana pachistana (Pml-N), vincitore delle recenti elezioni generali e futuro primo ministro. Fra i principali temi in esame, gli squilibri dell’import-export favorevoli alla Cina, la crisi economica pachistana, ed in particolare la crisi energetica che Pechino vuole contribuire a risolvere. Una volta entrato nello spazio aereo pachistano, il velivolo del premier cinese è stato scortato da sei aerei da caccia ‘JF 17 Thunder’, simbolo della cooperazione aeronautica pachistano-cinese. Commentando il significato della visita, il portavoce del ministero degli Esteri pachistano Aizaz Ahmed Chaudhry ha detto che “essa fornirà ulteriore slancio alla nostra cooperazione strategica” sottolineando che “le relazioni amichevoli con la Cina sono la pietra angolare della politica estera pachistana”.

fonte: ANSA

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Dissidente in carcere denuncia, sono allo stremo

Il dissidente cinese Zhu Yufu, che si trova in carcere a scontare sette anni con l’accusa di ‘sovversione contro i poteri di stato’, ha denunciato alla sua famiglia, in occasione della visita mensile accordata loro, di essere ormai allo stremo, in pessime condizioni di salute. Lo riferiscono fonti di organizzazioni non governative che si battono per la tutela dei diritti umani in Cina. L’uomo ha in particolare detto di essere svenuto diverse volte e di soffrire di pressione alta, capogiri e nausee frequenti. Ma, secondo le autorita’, egli mente al solo scopo di riuscire ad ottenere gli arresti domiciliari o sconti di pena. Tanto che, per punirlo ulteriormente, e’ stato deciso di non permettergli piu’ di telefonare alla sua famiglia ne’ di ricevere visite. I suoi pasti saranno ancor piu’ frugali. Zhu Yufu era stato condannato a sette anni all’inizio del 2012 per aver pubblicamente e su internet, in piu’ occasioni, incitato la gente, con messaggi e poesie, a scendere in piazza per lottare per una maggiore democrazia nel paese. Gia’ in precedenza, nel 1999, fu incarcerato per l’appartenenza al Partito democratico cinese. Rilasciato nel 2006 venne riarrestato nel 2007.

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Avvocati picchiati e arrestati dalla polizia, cercavano di visitare prigione segreta

Sette avvocati sono stati picchiati e arrestati ieri dalle autorità del Sichuan, nel sud della Cina, mentre tentavano di visitare la più grande “prigione segreta” della provincia. Lo riferiscono fonti di organizzazioni non governative che si battono per i diritti umani. I sette avvocati cercavano di entrare a Ziyang, nella provincia del Sichuan, nella Ziyang Legal Education Center, quando sono stati circondati da poliziotti che li hanno barbaramente picchiati. Due di loro, Tang Tianhao e Jiang Tianyong sono stati feriti pesantemente: il primo ha avuto colpi in testa che gli hanno fatto perdere molto sangue, il secondo è stato ferito alla gamba destra da pietre lanciate dai poliziotti. I sette sono stati arrestati, così come quattro altri avvocati andati in loro soccorso alla stazione della polizia. Tre sono stati rilasciati alle due del mattino, 8 sono ancora in carcere. Fra questi ultimi, anche Tang Jitian, avvocato per i diritti umani che fu arrestato e torturato durante la rivoluzione dei gelsomini di due anni fa. Secondo le informazioni di Human Rights in China, nello Ziyang Legal Education Center ci sarebbero oltre 260 persone. Alcuni dei detenuti sono in cella da 5-6 anni senza formali condanne, qualcuno sarebbe anche morto per le torture subite.

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Tensione sul confine indo-cinese, New Delhi chiede ritiro truppe di Pechino

L’India ha chiesto oggi alla Cina di ritirare le sue truppe dopo un sospetto sconfinamento in una zona dell’Himalaya occidentale che e’ contesa dai due Paesi. Lo ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri, Syed Akbaruddin, in un incontro con i giornalisti. New Delhi ha invitato al rispetto ”dello status quo esistente prima dell’incursione del 15 aprile” nella zona situata nella regione del Ladakh. Secondo quanto riferito dalla stampa indiana, la scorsa settimana le truppe cinesi sono entrate per 10 chilometri in territorio indiano e hanno piazzato un accampamento. Pechino ha smentito lo sconfinamento oltre la cosiddetta Line of Actual Control (Lac) di 4 mila chilometri che taglia in due la catena himalayana. Nonostante diversi round di negoziati fra New Delhi e Pechino, il confine non e’ mai stato delimitato. Il portavoce ha ricordato che in passato simili incidenti ”si sono risolti pacificamente”. Oggi delegazioni militari indiana e cinese hanno tenuto un secondo incontro distensivo (flag meeting) a Daulat Beg Oldie, un aeroporto militare all’altitudine di 5.100 metri, che si trova anche su una antica strada carovaniera. Due giorni fa, il governo di New Delhi aveva convocato l’ambasciatore della Cina per esprimere il proprio disappunto sull’incidente.

fonte: ANSA

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