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In salvo oltre 14000 tra bambini e donne rapite

La polizia cinese ha recuperato piu’ di 14000 tra bambini e donne rapiti nell’anno scorso. Lo riferisce l’agenzia Nuova Cina che cita un comunicato del governo cinese. Secondo quanto scrive stamattina il ministero della pubblica sicurezza di Pechino in una nota apparsa su suo sito web, fino al 28 giugno scorso, sono stati 14717 i bambini e le donne rapite recuperate dagli agenti, nel corso di una speciale campagna anti rapimenti. Nell’occasione la polizia ha assicurato alla giustizia 17528 sospettati di aver preso parte o di aver organizzato crimini legati al traffico di umani. Tra gli arrestati, ci sono 19 dei 20 criminali piu’ ricercati nel paese per questo tipo di reati. Secondo le indagini della polizia, la maggior parte di questi rapimenti avvenivano per traffico di umani, per prostituzione sia femminile che minorile. Altri rapiti venivano invece utilizzati in fabbriche di terziario, mentre una piccola parte entrava nel commercio di organi. Gli organizzatori del traffico, nei confronti dei bambini, avevano studiato un sistema a loro giudizio infallibile: coloro che acquistavano i bambini, li presentavano come loro figli adottivi. Per questo motivo, il ministro dell’interno cinese ha sottolineato l’importanza di promuovere l’uso delle indagini del Dna in questi casi di traffico di bambini, per collegare i bambini venduti e dichiarati come adottati con quelli i cui genitori hanno denunciato il rapimento. Il comunicato chiede anche a tutti i cinesi di collaborare a combattere questo crimine, segnalando alla polizia i casi sospetti, mentre la polizia continuera’ a pubblicizzare gli identikit dei maggiori ricercati.

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A giudizio trafficanti di organi

Stretta della polizia cinese sul traffico di organi. Cinque persone sono coinvolte in quattro separati processi davanti al tribunale di Pechino accusati di essere gli organizzatori di un traffico di organi e di contraffazione di documenti, oltre ad essere essi stessi donatori. Il primo caso riguarda Zeng Kangkang, 20 anni, della provincia dello Shanxi. Il ragazzo, disoccupato, avrebbe venduto parte del suo fegato per 40.000 yuan (poco piu’ di 4000 euro) attraverso un’agenzia a Tianjin. Secondo quanto riporta la stampa di Pechino, il secondo procedimento vede imputati invece due fratelli, della provincia dell’Henan. Gli altri due processi, piu’ recenti, coinvolgono Liu Jiangshen della provincia del Sichuan e Yang Shihai dal Chongqing. Nel luglio del 2008 Zeng Kankgkan si reco’ a Pechino in cerca di lavoro. Non trovando nulla seppe della possibilita’ di vendere parte dei suoi organi per avere denaro. Per circa otto mesi il giovane ha aspettato fuori alla stanza adibita alla dialisi di tre grandi ospedali della capitale in cerca di qualcuno che avesse bisogno di un trapianto di rene o di fegato. Riusci’ nel frattempo anche ad entrare in contatto con un’agenzia che produceva certificati falsi. Il commercio di organi in Cina infatti e’ stato vietato nel 2007. Le legge in particolare vieta la donazione di un organo da persona vivente, a meno che non sia il coniuge o un parente stretto. Con falsi documenti agenzie compiacenti aggirano la legge facendo sembrare parenti persone totalmente sconosciute fra loro. Nell’aprile del 2009 Zeng individuo’ un uomo che aveva bisogno di un rene. L’ammalato pago’ 130.000 yuan (circa 13000 euro) dei quali 48.000 andarono all’agenzia e i restanti al donatore. Ma la polizia, indagando sul fenomeno del traffico illegale di organi, ha scoperto l’attivita’ illecita e Zeng e’ stato arrestato. Stessa sorte toccata ai due fratelli dell’Henan che svolgevano anche attivita’ on line di ricerca di possibili ”clienti” da abbinare a donatori. Erano anche coinvolti nell’attivita’ di falsificazione dei documenti. Liu Jiangsheng, uno degli ultimi arrestati, aveva cominciato questo ”business” tempo fa per pagare i debiti del padre rimanendone poi invischiato. In Cina si calcola che su 150 pazienti in lista d’attesa per un trapianto d’organi ci sia solo un donatore legale. Il resto e’ tutto gestito dal mercato nero degli organi. Sul mercato nero cinese un rene e’ normalmente venduto a 150.000 yuan (circa 15.000 euro). Di questi 50.000 yuan vanno al donatore e 10.000 yuan all’agenzia per la pratica introduttiva. La parte rimanente viene divisa tra l’ospedale (compiacente) e l’agenzia. (ANSA). Gli imputati per questi reati, secondo la legge cinese, rischiano il carcere fino a cinque anni. ”Ma se le circostanze sono molto gravi – spiega Zhong, un avvocato di Pechino – i giudici potrebbero anche aumentare la pena fino alla pena di morte”.

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