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Lezioni d’amore all’Universita’ di Pechino

Ore dieci, lezione di amore. Sembra il titolo di un film ”rosa”, invece e’ quello che succederà nei prossimi mesi nelle Università di Pechino. Con una iniziativa controversa, il Comitato municipale per l’ educazione della capitale ha introdotto tra le materie d’ insegnamento ”come gestire una relazione romantica”. Nelle nuove ”linee guida” per l’ insegnamento universitario, per la prima volta, c’ e’ anche ”l’amore omosessuale”. ”E’ una vera novità”, ha commentato Fang Gang, professore all’Università di Pechino. Secondo Fang in Cina gli omosessuali vanno ancora incontro a ”pregiudizi e discriminazioni”, e il corso universitario potrà aiutare gli studenti e la società a superare gli uni e ad abbandonare le altre. Molti studenti hanno espresso opinioni critiche sull’ idea che l’ amore possa essere una materia d’ insegnamento, come la storia o la matematica. ”Una relazione romantica non si può insegnare, e’ una cosa della quale bisogna fare esperienza e che bisogna capire da soli”, ha commentato Zhang Yu, studentessa dell’ Università Normale di Pechino che afferma di essersi appena separata dal suo fidanzato. ”Potrei anche seguire il corso, ma solo per divertimento”, ha aggiunto. Secondo il documento del Comitato, i corsi sulle relazioni amorose dovrebbero aiutare i giovani a capirne il significato e a gestirle. Sui banchi dell’ Università gli studenti dovrebbero imparare a esprimere, accettare, respingere, portare avanti una relazione, e a troncarla al momento opportuno. Kong Lingyu, studentessa del secondo anno alla Tsinghua University, e’ anche lei scettica: ”in amore – sostiene – non ci sono cose giuste e cose sbagliate. Se si comincia a insegnarlo in un corso si rischia di imporre agli studenti una visione molto tradizionale delle relazioni”. Jiang Jieqing, studente di scienze politiche, aggiunge che spesso tra giovani si parla dei problemi amorosi. ”Ma – aggiunge – non ho mai sentito che qualcuno si sia rivolto ai professori per chiedere un consiglio”. Xia Xuelan, insegnante di sociologia, la pensa diversamente. Secondo il professore, ”(i corsi) possono aiutare gli studenti a formarsi una visione positiva dell’ amore e ad imparare a gestire i fallimenti nelle relazioni in modo da evitare comportamenti estremi”. ”Ma certo – conclude – non e’ possibile imparare a gestire una relazione in un corso universitario’.

fonte:ANSA

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Insegnante sieropositivo in tribunale per avere lavoro

Continua la lotta del giovane cinese sieropositivo per poter ottenere il posto di insegnante che gli era stato promesso. Secondo quanto riferisce il China Daily, domani la corte della contea di Yanbian nella provincia meridionale del Sichuan, affrontera’ il caso per decidere se nei confronti del giovane siano stati adottati provvedimenti discriminatori o meno. Xiao Jun, nome di fantasia, 28 anni, era risultato positivo al test dell’HIV durante un ciclo di accertamenti medici obbligatori disposti dalla scuola governativa presso cui avrebbe dovuto di li’ a poco assumere un incarico come insegnante. Ma dopo aver visto i risultati delle analisi la commissione scolastica gli aveva revocato l’incarico, rifiutando di dargli il lavoro. Il giovane pero’ decise subito di chiedere l’intervento della giustizia, ritenendo di essere rimasto vittima di un caso di discriminazione. ”E’ passato gia’ parecchio tempo da quando il mio cliente ha deciso di appellarsi ai giudici – spiega l’avvocato Xu Xinhua – e questo perche’ i membri della commissione scolastica hanno cercato di mettere la cosa a tacere offrendo a Xiao del denaro”. ”Io non voglio denaro – ha detto Xiao – io voglio solo il lavoro che mi spetta, sono figlio unico e ne ho bisogno anche per dare una mano alla mia famiglia”. L’avvocato di Xiao ha dichiarato di essere fiducioso circa l’esito della causa anche perche’ la legge cinese in materia di prevenzione e trattamento dell’Aids dispone che coloro che sono affetti da questa malattia hanno diritto di sposarsi, di avere un lavoro e di essere curati. Xiao, che e’ single e non ha una fidanzata, ha anche fatto sapere che non sa come ha potuto contrarre il virus. Il giovane non e’ il primo caso del genere in Cina. Prima di lui un altro insegnante nella provincia dell’Anhui aveva fatto ricorso al tribunale per protestare contro il rifiuto di una scuola di fargli esercitare la professione di insegnante. Il tribunale dell’Anhui si e’ pronunciato contro di lui in dicembre e si e’ ora in attesa dell’appello, che non e’ ancora stato discusso. ”Non sono i soli due casi – ha detto l’avvocato Xu – nel paese ci sono molti altri casi analoghi di discriminazione ma non sono noti perche’ molti non li denunciano per mancanza di coraggio”.

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Licenziato perchè sieropositivo, fa appello

Un giovane insegnante che non è stato assunto definitivamente per il fatto di essere malato di AIDS e ha perso il processo di primo grado, ora è convinto di poter vincere in appello. Lo riporta il quotidiano cinese Global Times. “Non posso nemmeno immaginare di perdere di nuovo – ha dichiarato il ventiduenne Xiao Wu – Da un punto di vista strettamente legale comunque penso di avere ottime possibilità di vincere”. Xioa Wu ha sporto denuncia contro il dipartimento dell’istruzione di Anqing, nella provincia dell’Anhui, che gli aveva negato un posto di lavoro come insegnante (assegnatogli in un primo tempo) dopo aver scoperto che il giovane è affetto da HIV. Lo scorso 12 novembre un tribunale dell’Anhui ha dato ragione al dipartimento del lavoro e dell’istruzione sulla base del fatto che il Ministero dell’Istruzione cinese prevede espressamente che coloro che intendono fare domanda per ricoprire posti da insegnante non devono essere portatori di malattie. Ma Xiao non si è dato per vinto e aiutato dal suo avvocato ha deciso di andare avanti con l’appello. “La Corte – ha spiegato l’avvocato di Xiao Wu – ha interpretato la legge in maniera sbagliata e ora noi faremo del nostro meglio per cambiare le cose in appello”. Il caso non è isolato. Un altro portatore di HIV, Yu Fangqiang, ha sporto denuncia contro il dipartimento dell’istruzione della provincia del Sichuan per gli stessi motivi, ma la data per il suo processo non è stata ancora fissata. “Io spero di vincere stavolta – ha detto ancora Xiao – ma indipendentemente dal fatto se vincerò o meno, questo incoraggerà altre persone a combattere in casi simili”.

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Legalizzare matrimoni gay antidoto contro l’Aids

La legalizzazione dei matrimoni tra gay in Cina potrebbe servire a tenere a freno la diffusione dell’Aids. Secondo uno studio condotto in tutto il Paese, i cui risultati sono stati pubblicati dal China daily, in diverse città cinesi, tra le persone affette da Hiv, circa una su cinque appartiene alla comunità gay, soprattutto quella maschile. “Legalizzare le unioni gay – ha spiegato Zhang Beichuan, professore all’Università di Qingdao e difensore dei diritti degli omosessuali – sicuramente aiuterebbe a ridurre il rischio di contagio di questa malattia”. Secondo gli esperti, la impossibilità per i gay di sposarsi aumenta la tendenza alla promiscuità sessuale e quindi aumenta i rischi di contrarre l’Aids. Molti gay, inoltre, per nascondere la loro tendenza, si sposano con donne e conducono una doppia vita, esponendo poi anche le loro compagne al contagio dell’Aids. Intanto, secondo quanto ha detto al giornale Hao Yang, vice direttore della commissione per la prevenzione e il controllo delle malattie del Ministero della salute cinese, il governo continua a lavorare su questi temi, soprattutto con campagne sull’educazione sessuale e distribuendo preservativi gratuitamente. Lo scorso 20 novembre due omosessuali della provincia orientale del Jiangsu hanno celebrato la loro unione con una festa con oltre 300 invitati. “Siamo consapevoli di non avere nessun certificato legale – hanno detto i due – ma abbiamo voluto ugualmente fare una cerimonia privata, pur senza valore giuridico, per dimostrare a tutta la comunità gay la necessità di vivere queste unioni con amore e con reciproca responsabilità e lealta”. Secondo i dati del Ministero della Salute in Cina gli omosessuali sarebbero tra i 5 e i 10 milioni ma secondo gli esperti si tratta di cifre molto inferiori alla realtà. Il numero reale si aggirerebbe invece intorno ai 40 milioni di persone.

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Travestito viene cacciato da reality show e censurato dalle tv


Il suo nome e’ tra i piu’ ricercati sulla rete in Cina, eppure per Liu Zhu e’ scattata la censura nella televisione cinese. Liu e’ un ragazzo di 21 anni, e, stando alla sua pagina su internet del famoso network cinese Baidu, e’ altro 1.68, viene da Nanchong, nella provincia del Sichuan, ed e’ studente del locale conservatorio di musica. Ma le foto che campeggiano sulla sua home page non sono quelle di un ragazzo, come dovrebbe essere, ma di una ragazza con capelli lunghi e trucco. Con questi abiti, Liu si e’ presentato alle selezioni di ‘Happy Boy’, il programma televisivo cinese equivalente ad ‘American Idol’. Poco dopo essersi seduto dietro una tastiera elettronica per cominciare a cantare, il presidente della commissione selezionatrice ha detto a Liu di avere dubbi sul suo essere donna, per cui gli ha chiesto di scegliersi un commissario, uomo o donna, che potesse verificare il suo sesso. E’ lo stesso Liu a raccontarlo sulla sua pagina in internet, e la notizia e’ prontamente rimbalzata su molti blog. Soprattutto perche’ Liu e’ stato cacciato dal programma e, secondo quanto scrivono molti blogger, l’ufficio governativo che controlla la radio, i film e la televisione (Sarft, The State Administration of Radio, Film, and Television), la censura cinese, ha chiesto ‘segretamente’ alla Hunan Satellite TV station, che trasmettera’ lo show, di non diffondere immagini, interviste e qualsiasi notizia su Liu Zhu. Ma qualche giornale, che non e’ sotto il controllo della Sarft, ha comunque pubblicato immagini di Liu che in Cina viene definito un ‘weinang’, parola derivata dal giapponese ‘nisemusume’, che identifica gli uomini che si vestono da donna. Sono almeno 3 milioni gli internauti che su Baidu hanno cercato Liu Zhu e 19 milioni di volte il suo nome risulta dalle ricerche del motore di ricerca piu’ usato dai cinesi. A causa del clamore suscitato dai blog, dalla rete e da alcuni giornali, oggi anche l’agenzia Nuova Cina si e’ interessata al weinang piu’ famoso del momento. Ma lo ha fatto dal punto di vista istituzionale, riportando interviste di professori, sociologi e altri weinang che criticano Liu. Citato dalla Nuova Cina, il professore Li Wendao, psicologo della Capital Normal University di Pechino e autore di ”Saving Boys” (salvando i ragazzi), ha detto che ”la femminizzazione dei ragazzi e’ uno dei maggiori problemi. I ragazzi e le ragazze dovrebbero impaare gli uoni dagli altri come mantenere i loro caratteri di genere. L’imitazione cieca porta all’erosione delle loro abilita”’. Un altro docente, Yang Dongping, sempre citato dalla Nuova Cina, bolla come fenomeno pop momentaneo i weinang, destinati a scomparire, chiamandoli ‘pseudo ragazze” e chiedendo ai media di non dare troppo peso alla cosa. In favore di Liu, solo una ragazza francese. Ma, nonostante le critiche della stampa ‘istituzionali’, Liu continua ad essere una icona in internet.

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