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Dieci coppie omosessuali cinesi vincono viaggio per sposarsi negli Usa

Dieci coppie omosessuali cinesi voleranno la prossima estate in California per sposarsi, dopo aver vinto un concorso online che scade domani. Il concorso, organizzato da Danlan.org, un sito cinese specializzato su questioni del mondo Lgbt, proprietario anche dell’app per apparati mobile Blued (una app che favorisce gli incontri omosessuali), è stato appoggiato dal colosso delle vendite online Alibaba. Oltre 75.000 persone hanno votato tra 400 coppie, le 10 che si sposeranno insieme a West Hollywood, scegliendole dopo aver letto le loro storie e i loro appelli. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è riconosciuto in Cina e anche se l’omosessualità non è più reato, sull’argomento c’è un certo riserbo molto stretto. E’ anche la prima volta che una società così grande e importante come Alibaba (primo sito di ecommerce al mondo) appoggia così apertamente una manifestazione a sostegno di omosessuali. Il sindaco della città californiana ha inviato una lettera di invito alle coppie omosessuali, pubblicata su Taobao, uno dei siti di ecommerce di proprietà di Alibaba.

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Gli negano registrazione di Ong gay, cita in giudizio governo locale

Un uomo di Changsha, nella Cina centrale, ha citato in giudizio le autorità locali dopo che queste hanno rifiutato di registrare la sua associazione per i diritti degli omosessuali: l’omosessualità, è stata la motivazione delle autorità, è “contro la costruzione del progresso culturale e ideologico”. Alla fine del 2013 l’uomo ha effettuato diverse visite al dipartimento Affari civili della provincia dello Hunan, della quale Changsha è capoluogo, per registrare la sua associazione di volontariato, ricevendone sempre un rifiuto. L’ultima volta i funzionari hanno detto che l’associazione avrebbe dovuto operare secondo la morale e che un’associazione gay non dovrebbe essere creata, quindi non registrata. L’uomo, del quale non è stata resa nota l’identità, ha chiesto le scuse del dipartimento che però non ha mai risposto, da qui la decisione di avviare la causa, riporta l’agenzia Nuova Cina. L’omosessualità in Cina, che resta ancora un argomento tabù, è stata rimossa dall’elenco dei disordini mentali nel 2001, ma sono ancora molti i luoghi nei quali i gay vengono forzati anche dalle famiglie a seguire trattamenti medici. In alcuni casi, gli omosessuali vengono arrestati con le accuse più disparate.

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Mobilitazione in rete per attivista gay arrestato

Si sta mobilitando la rete cinese contro l’arresto, avvenuto sabato mattina, di un attivista per i diritti degli omosessuali, nonostante la censura stia bloccando le voci relative. Venerdi’ scorso, giornata mondiale contro l’omofobia, la polizia di Changsha, nella provincia meridionale dell’Hunan, ha arrestato cinque persone, tra gli organizzatori di una pacifica manifestazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione degli omosessuali in Cina. L’accusa, e’ quella di non aver chiesto prima la necessaria autorizzazione per la manifestazione, che comunque aveva portato in strada oltre 100 persone. Quattro di questi organizzatori sono stati liberati, mentre il principale, Xiang, e’ stato condannato a dodici giorni di carcere. Xiang, 19 anni, e’ molto famoso nel campo delle attivita’ per i diritti degli omosessuali, dei quali si occupa da quando aveva 14 anni. Su internet, sono in molti quelli che chiedono la sua immediata liberazione. Su Sina Weibo, il twitter cinese, centinaia si sono uniti alla richiesta di liberazione di Xiang, prima che le parole ”proteste” e ‘Changsha” venissero censurate sul sito. Del caso parla oggi anche il Global Times, quotidiano vicino all’organo ufficiale del partito comunista cinese. Il reato di sodomia e’ stato decriminalizzata nel 1997, l’omosessualita’ e’ stata rimossa dall’elenco delle malattie mentali nel 2001. Ma in Cina gli omosessuali continuano ad essere discriminati e a subire, spesso, arresti.

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In Cina impera discriminazione gay sul lavoro

Resta imperante -secondo indagini condotte in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia- la discriminazione degli omosessuali in Cina, specialmente nei luoghi di lavoro. Nel Paese l’omosessualita’ viene tuttora perseguita attraverso il reato di sodomia che, seppur non più considerato reato per malattia mentale dal 2001, viene spesso applicato per mandare persone nei campi di lavoro. Il rapporto di una organizzazione con sede a Pechino che si occupa dei diritti degli omosessuali, la Aibai Culture and Education Center, stima che solo il 6,29% dei gay sceglie di rivelare la propria tendenza sessuale sul luogo di lavoro. E il 53% dei pochi che si sono esposti denuncia abusi e aggressioni fisiche o verbali. Il rapporto, redatto dopo uno studio durato circa 3 mesi, e’ stato condotto a livello nazionale in 17 diverse province intervistando un totale di 2.161 omosessuali, sia uomini che donne. I risultati rivelano pesanti conseguenze sulla carriera per chi rivela la propria ‘diversità’ e diffusi pregiudizi sociali. La legislazione cinese non contempla alcuna norma anti-omofobia ed e’ fatto impossibile agire legalmente contro le discriminazioni. Ieri, tuttavia, nella Giornata internazionale contro l’omofobia, dieci avvocati a Pechino hanno sottoposto alla Commissione del Congresso nazionale del popolo una lettera in cui chiedono la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Secondo statistiche recenti, richiamate nella lettera, la comunita’ omosessuale in Cina rappresenterebbe tra il 4% e il 6% della popolazione complessiva, intorno ai 40 milioni di persone.

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Transessuale vince causa a Hong Kong, può sposare uomo

Potrebbe rappresentare l’inizio di un cambiamento epocale la sentenza della Suprema Corte di Hong Kong che ha dato il via libera ad una transessuale, diventato donna cinque anni fa, per sposare il suo fidanzato. W, così è chiamata la donna su tutta la stampa locale che sta dando ampio risalto alla notizia, trent’anni, aveva già perso due volte la causa. Per il governo dell’ex colonia britannica e per i giudici che avevano sin qui esaminato il dossier, il suo era un caso davvero anomalo. Per la sua condizione di ‘transgender’ W non poteva sposarsi né con una donna in quanto ormai era diventata donna operandosi (tra l’altro in un ospedale pubblico grazie a un sussidio del governo dell’ex colonia britannica) e neanche con un uomo perché all’anagrafe, sui certificati, lei è ancora un uomo. Tanto più che per la legge di Hong Kong i certificati di nascita non si possono cambiare. La legge in materia di matrimoni, poi, all’art 21 stabilisce chiaramente che “il matrimonio si contrae tra un uomo e una donna, con esclusione di tutti gli altri”. Per la donna, quindi, sembravano non esserci speranze e il suo sogno di sposare l’uomo che ama da tempo sembrava allontanarsi sempre di più. Almeno sino ad ora. W negli anni non si è arresa e ha continuato la sua battaglia giudiziaria sottoponendo il caso alla Suprema Corte che, in maniera sorprendentemente moderna, ha deciso, votando a maggioranza 4-1, che “é sbagliato focalizzarsi solo solo sulle caratteristiche di un individuo al momento della nascita considerandole come immutabili” e anche che in una società multiculturale come quella di Hong Kong, la natura del matrimonio ha subito dei cambiamenti tanto che “l’importanza della procreazione come componente essenziale del matrimonio è molto diminuita”. L’avvocato che ha seguito il caso, ha parlato di “vittoria per tutte le donne di Hong Kong”. “Sono felice – ha dichiarato la donna alla stampa di Hong Kong – che la suprema corte abbia preso questa decisione comprendendo il mio naturale desiderio come donna di sposare il mio uomo, così come tutte le altre donne. Sono nata uomo, ma dopo l’intervento chirurgico oltre cinque anni fa, ho vissuto la mia vita di donna e sono stata trattata come una donna a tutti gli effetti, tranne per quanto riguarda il mio diritto di sposarmi”. Unico voto contrario, quello del giudice Patrick Chan Siu-Oi che ha dichiarato che il matrimonio transessuale è “un cambiamento radicale del concetto tradizionale di matrimonio”, aggiungendo poi che non ci sono prove certe che la morale ad Hong Kong sia cambiata al punto da abbandonare o modificare radicalmente il concetto tradizionale di matrimonio. Il giudice ha proposto che il cambiamento della normativa sia effettuato solo dopo aver effettuato una consultazione pubblica per tastare l’opinione della gente sull’argomento. Intanto la Corte ha però proposto una sospensiva per 12 mesi per consentire all’organo legislativo di innovare la materia attualmente in vigore sull’argomento. In rete nel frattempo abbondano i commenti. Se parecchi plaudono al cambiamento, alla libertà di scelta di poter amare e sposare chi si vuole, non mancano i tradizionalisti. “Andando di questo passo – scrive un utente su internet – in altri due decenni l’età minima del consenso per il sesso sarà 10 anni e questo sarà accettato socialmente e in altri 4 decenni l’incesto sarà la moda. E allora, dove si finisce? E’ questo quello che la gente chiama evoluzione sociale? O invece è degrado sociale?”. Dal 2008 ad oggi sono 16 le persone che hanno effettuato ad Hong Kong un intervento chirurgico per cambiare sesso con sussidi statali.

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Coppia gay mette in rete foto matrimonio, proteste

Polemiche online in Cina per le foto che due omosessuali hanno postato annunciando il loro matrimonio. I due sessantenni, ‘grande tesoro’ e ‘piccolo tesoro’, come si chiamano in rete, hanno annunciato le loro nozze (illegali in Cina, in quanto il matrimonio omosessuale non e’ contemplato) postando sulla loro pagina di Weibo – il servizio cinese di microblog piu’ usato – foto nelle quali il ‘piccolo tesoro’ indossa un abito bianco con veletta, al braccio del suo sposo. In altre immagini, i due si mostrano mentre si baciano, si abbracciano, stanno insieme e si scambiano effusioni. Le foto hanno catturato l’attenzione di molti internauti, suscitando commenti spesso critici. In uno, una persona che si firma ‘meschugge’ si chiede se i due non vogliano portare ‘la stessa malattia che affligge l’occidente’. Secondo il loro racconto, i due vivono a Pechino dove uno e’ un insegnante in pensione e l’altro e’ di origine delle zone rurali. I due hanno raccontato di problemi con le famiglie e con molti vicini, ma che sono determinati ad andare avanti nel loro amore e nel loro proposito di sposarsi. Uno dei due, gia’ sposato, ha detto che suo figlio non gli parla piu’ da quando ha scoperto l’omosessualita’ del padre e questi si e’ trasferito a vivere con il suo compagno. Nei prossimi giorni i due hanno annunciato che si sposeranno. Anche se non riusciranno a ricevere il certificato di matrimonio dalle autorita’, chiedono benedizioni e auguri a tutta la Rete.

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Cristiani in piazza ad Hong Kong contro legge pro gay

Migliaia di fedeli evangelici cristiani sono scesi in piazza ieri ad Hong Kong per protestare contro la proposta di legge che, concedendo pieni diritti agli omosessuali, limita di fatto il diritto di chi e’ contrario all’omosessualita’ di esprimere il proprio parere. I fedeli della chiesa Evangelical Free Church of China Yan Fook, almeno 50.000 per gli organizzatori (5.000 per la polizia), hanno protestato dinanzi agli uffici del governo dell’ex colonia britannica e si sono riuniti in preghiera ad Admirality per quello che – scrivono in media di Hong Kong – denunciano essere un caso di ‘discriminazione alla rovescia’. Per il pastore Frank Li, uno dei leader della chiesa Yan Fook, simili esperienze gia’ fatte all’estero hanno dimostrato che tali leggi potrebbero fortemente minacciare la liberta’ di parola e di credo religioso di persone che erano pacificamente e ragionevolmente contrarie all’omosessualita’. ”Se questo diventa la legge, coloro che si oppongono all’omosessualita’ vedranno limitata la loro liberta’ di parola”, ha detto alla stampa di Hong Kong il reverendo Tam Jayson, organizzatore di un ‘concerto-preghiera’ tenuto ieri. Le autorita’ sembrerebbero interessate ad avviare una consultazione pubblica sulla questione, e i gruppi evangelici cristiani vorrebbero esprimere il loro dissenso, dal momento che ritengono l’omosessualita’ contraria non solo alla fede ma anche alla cultura cinese. A Hong Kong, nonostante oltre 30 anni fa sia stato depenalizzato il reato di sodomia, non c’e’ ancora una legislazione totalmente libertaria per gli omosessuali.

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