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Rubò auto con neonato che uccise, condannato a morte

Condannato a morte l’uomo che a marzo scorso rubò un’auto con dentro un neonato e, per paura, lo uccise. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. Zhou Xijun, di 48 anni, lo scorso 6 marzo, rubò un Suv da un parcheggio. Nell’auto un padre aveva lasciato il figlioletto di due mesi, dovendo andare a fare una commissione in un negozio. Zhou non si é accorto della presenza del bambino e quando lo ha visto ha perso la testa: lo ha strangolato, ne ha bruciato il corpicino e lo ha seppellito – secondo alcune versioni – sotto la neve. L’auto fu poi ritrovata dinanzi ad un ad scuola, ma i resti del bambino non sono mai stati rivenuti ed è stato Zhou a ricostruire dinanzi ai giudici l’accaduto. Oggi, un tribunale di Changchun, nella provincia nord occidentale dello Jilin, lo ha condannato a morte. All’indomani dell’episodio, già sul web oltre 60.000 persone chiesero la pena di morte per Zhou.

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Ruba una macchina con un neonato dentro. Lo uccide e si costituisce

Sta suscitando grande clamore e sdegno in Cina il caso di un neonato di soli 2 mesi rapito e ucciso. Dopo due giorni di frenetica caccia all’uomo il responsabile si è consegnato alla polizia confessando tutto. La storia ha avuto ampia eco su tutta la stampa e la rabbia dei cinesi è esplosa sul web con oltre 60 mila post, molti dei quali invocano la pena di morte per l’assassino. Il bimbo era stato lasciato in macchina dal padre che era sceso per fare una commissione in un negozio lasciando anche le chiavi attaccate. A questo punto è arrivato Zhou Xijun, 48 anni, che ha rubato l’auto senza accorgersi della presenza del piccolo. Poi l’orrore: quando ha visto il neonato l’uomo ha perso la testa, lo ha strangolato ed ha bruciando il corpicino. Nel giro di poche ore, dopo che la notizia si è diffusa, sono stati oltre 60.000 i post pubblicati sulla rete cinese. In molti chiedono la pena di morte per l’assassino. La macchina del padre del neonato è stata ritrovata dalla polizia nella città di Yongfa, dinanzi ad una scuola elementare. Una guardia della scuola ha detto che ieri mattina verso le 8.20 un uomo aveva lasciato la macchina parcheggiata davanti all’edificio scolastico dicendo che sarebbe venuta a riprenderla la sera stessa, allontanandosi poi su un taxi. Non vedendolo tornare fino a sera il guardiano della scuola ha chiamato la polizia. L’autista del taxi ha raccontato alla polizia che quando l’uomo è salito a bordo non c’era nessun bimbo per cui si ritiene che l’avesse già ucciso. I resti del corpicino non sono finora stati ritrovati.

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Tour operator cinesi ritardano partenze dopo omicidio Roma

Alcuni tour operator cinesi starebbero ritardando le partenze dei tour per l’Italia dopo l’omicidio dell’uomo cinese e di sua figlia di nove mesi a Torpignattara a Roma. Lo scrive il China Daily. Secondo il giornale, la Btg, una società turistica, avrebbe deciso di ritardare la partenza dei suoi tour verso l’Italia. Sun Kai, un funzionario della società, ha annunciato al quotidiano “la decisione di ritardare le partenze a febbraio a causa delle questioni di sicurezza in Italia”. Su internet in Cina continuano i commenti sulla vicenda e in molti puntano il dito contro l’ eccesso di “garantismo” in Italia. Molti in partenza per il Belpaese affermano di non voler portare molto denaro contante in Italia a causa della situazione, soprattutto a Roma dove, negli ultimi mesi, diversi cinesi proprietari di negozi e ristoranti hanno subito atti criminosi. Nessun riferimento, sulla stampa cinese, all’attività abusiva di money transfer dell’uomo ucciso. E’ invece in evidenza la notizia relativa alle ricerche di un sospetto di omicidio a Nanchino, capitale della provincia del Jiangsu. L’uomo, un cinese, ha commesso un omicidio per rapina, venerdì scorso, ai danni di un connazionale che aveva appena ritirato dal bancomat oltre 2.000 euro. Le autorità hanno messo in campo più di 13.000 agenti per cercarlo, oltre ad offrire una taglia. Secondo la polizia, l’uomo si è reso protagonista in passato di altri episodi del genere in altre province.

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Condannato ingiustamente, agricoltore diventa avvocato diritti civili

Dopo essere stato condannato per un crimine che non aveva commesso e aver scontato undici anni di carcere ingiustamente e’ diventato un avvocato che lotta per i diritti della gente. Zhao Zuohai, secondo quanto racconta il Global Times, 57 anni, un agricoltore nato nella provincia centrale dell’Henan, e’ stato scarcerato lo scorso mese di maggio dopo che la persona che si pensava lui avesse ucciso aveva fatto ritorno a casa viva e in ottima salute. Da allora l’uomo ha deciso di dedicarsi ad aiutare gli altri a far rispettare i propri diritti. La legge cinese consente a singoli individui, pur se non avvocati professionisti, di rappresentare propri clienti e di effettuare adempimenti legali. Centinaia di persone, negli ultimi mesi, si sono rivolte a lui in cerca di aiuto. Tra questi un uomo che Zhao a aiutato a convincere il tribunale a riesaminare il caso di sua madre, uccisa 21 anni fa. Il figlio della donna infatti e’ da sempre convinto che l’uomo incarcerato per quell’omicidio non sia il vero colpevole. Per molti Zhao e’ divenuto una vera e propria icona, un personaggio da seguire e da ammirare. Ma non tutti sono d’accordo. Alcuni infatti lo accusano di avvantaggiarsi della sua situazione per denaro. Accuse queste tutte fortemente respinte da Zhao che ha dichiarato al Global Times di ”voler solo aiutare le persone che sono in difficolta” cosi’ come si era trovato lui. ”Io sono e resto un agricoltore e l’agricoltura rappresenta la mia fonte di guadagno – ha chiarito l’uomo- non ho bisogno di fare denaro in altri modi”.

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Dopo 25 anni, Giancarlo Siani vive

Dal titolo del blog si evince che sono napoletano. Forse qualcuno sa che tento di fare anche il giornalista. Ebbene, il 23 settembre del 1985, 25 anni fa, la camorra uccideva a Napoli Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino. Mi sembra giusto ricordarlo anche qui.

Il 23 settembre del 1985, killer della camorra uccisero Giancarlo Siani. Potete leggere la sua storia dovunque, il sito a lui dedicato è pieno di informazioni utili. C’è un ottimo e romantico corto, Mehari, che racconta gli ultimi istanti della vita di Siani e che potete vedere in fondo al post; un bel film un po’ troppo romanzato, Fortapasc diretto da Marco Risi, e un mediometraggio, E io ti seguo, di Maurizio Fiume, che non ho visto e del quale ho sentito le critiche piu’ disparate. Altra cosa molto criticata, per la relazione dell’autore con Giancarlo che molti dicono non sia stata così stretta (cosa che non toglie nulla all’opera se non una certa credibilità trattandosi di racconto di fatti storici), è il libro, L’Abusivo. Chi, come, e quando l’hanno ucciso e’ storia nota, rintracciabile in rete. All’epoca del processo, io ho seguito tutte le udienze. Lavoravo per Metropolis, non me ne sono persa una. Fui picchiato e minacciato fuori dal tribunale da amici di coloro che stavano nelle “gabbie” dell’aula bunker del carcere di Poggioreale dove si teneva il processo. Non ho perso neanche una udienza, ricordo ancora il pubblico ministero, Armando D’Alterio, la sua professionalità. Ricordo gli avvocati, ricordo lo sguardo feroce che mi rivolse il boss dei Valentini (clan di Torre Annunziata) Valentino Gionta quando il fotografo di fianco a me gli scattò una foto e lui pensò fossi stato io. Ricordo ancora il brivido che mi percorse la schiena quando quegli occhi mi freddarono. Non entro nel merito della sentenza. Dico solo che per me non è stata chiarita tutta la verità perché io credo, a differenza di quello che sia stato definito nella sentenza, che la camorra l’abbia ucciso su richiesta della politica e non solo su sua iniziativa. Ma queste sono altre storie. Quello che mi interessa sottolineare è che Giancarlo Siani a 26 anni era un precario, ma che trattava comunque fatti e notizie importanti. Un giovane precario il cui sacrificio, ovviamente non voluto (non mi piace la definizione di eroe) ha smosso le acque, ha creato anche nella mentalità dei napoletani una consapevolezza diversa.

Nella foto ANSA, l'omaggio del writer napoletano Raffo su un muro della periferia di Napoli

Giancarlo dovrebbe essere un esempio per molti, giornalisti e non. Che non ci siano più omicidi di camorra, che le parole non vengano più interrotte con la forza, mi sembra che sia normale, auspicarlo mi sembra banale. Ma qui pare che la banalità sia invece la straordinarietà
Si potrebbe parlare dell’eredità di Siani, di quello che ha lasciato sul versante della lotta dell’anticamorra. Io no, non lo faccio. Anche perchè un ragazzo di 26 anni che fa questo mestiere nelle nostre zone è mosso dal fuoco per la passione, per la verità, nonostante le difficoltà. Lui era un precario. Come me (senza volermi paragonare a lui, al suo sacrificio), come migliaia di colleghi, i veri artefici dell’informazione in Italia. Pare che oggi i media si poggino solo sui precari. Una delle lezioni che l’omicidio Siani avrebbe dovuto insegnare sarebbe dovuto essere proprio il rispetto e l’emersione del precariato. Ma dopo 25 anni, se possibile, la situazione è anche peggiorata.

La locandina di Fortapasc

La locandina di E Io Ti Seguo

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Condannato a morte per omicidio, dopo 10 anni torna il presunto morto

Passa oltre 10 anni in carcere per aver ucciso un uomo ma la sua presunta vittima torna improvvisamente a casa. Lo riporta il China Daily. Nel 1999 Zhao Zuohai, di un piccolo villaggio della provincia dello Henan, nella zona centrale della Cina, era stato condannato a morte con pena sospesa per aver ucciso un abitante del suo stesso villaggio, Zhao Zhenxiang, dopo che i due avevano avuto una lite. Mentre il primo era ancora in carcere, tra la sorpresa generale, il 2 maggio scorso la vittima e’ ricomparsa. ”E’ tornato a casa, e’ parzialmente paralizzato – ha spiegato Yu Hantao, un altro abitante del villaggio – non si e’ mai sposato e non ha un posto dove stare”. Sembra che il ”finto morto” abbia intrapreso, nel corso di questi anni, una piccola attivita’ commerciale nella contea di Taikang, sempre nella provincia dell’Henan. ”Mio fratello e’ stato trattato in maniera veramente ingiusta – ha dichiarato la sorella dell’accusato – all’epoca fu costretto a confessare un crimine che non aveva commesso perche’ torturato dalla polizia”. Circa 10 anni fa, quando un corpo decapitato fu trovato in un pozzo, i familiari credettero si trattasse di Zhao Zhenxiang, di cui non si avevano piu’ notizie da oltre un anno, dopo una lite con Zaho Zuohai. Fu celebrato un processo nel quale la Corte giudico’ Zhao Zuohai responsabile dell’omicidio e lo condanno’ a morte. Quest’ultimo non fece appello ma la sua sentenza fu in seguito commutata in 20 anni di carcere per buona condotta. La storia ha fatto tornare alla mente dei cinesi un caso simile, che risale al 1994, quando il 32enne She Xianglin fu condannato a 15 anni di carcere per l’omicidio della moglie, che era scomparsa e di cui (si pensava) era stato tempo dopo rinvenuto il corpo. La donna invece nel 2005 torno’ a casa. Il marito, scarcerato, ottenne un risarcimento di circa 67.000 dollari dal governo locale.

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