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Cinese Cnooc acquisisce canadese Nexen nella maggiore operazione di una società del paese del dragone

La China National Offshore Oil Corporation (Cnooc) ha annunciato di aver completato l’acquisto della societa’ canadese Nexen Inc., segnando cosi’ la maggiore acquisizione straniera da parte di una azienda cinese. La Cnooc, statale, la piu’ grande societa’ cinese offshore di olio e gas, ha scritto in un comunicato sul proprio sito di aver acquisito la societa’ canadese attraverso l’acquisto di azioni per un valore di 15,1 miliardi di dollari americani, 27,50 dollari il prezzo ad azione. Kevin Reinhart, attuale amministratore delegato della societa’ canadese (attiva tra l’altro nel golfo del Messico, Colombia, Regno Unito) restera’ nella sua carica, mentre l’amministratore delegato di Cnooc, Li Fanrong, diventera’ presidente alla prossima riunione dell’esecutivo. La Nexen sara’ tolta dal listino delle borse di Toronto e New York nei prossimi giorni. Il quartier generale restera’ a Calgary, in Canada. Per la Cnooc l’acquisizione, come ha scritto il suo presidente Wang Yilin nel comunicato, significa avere una nuova piattaforma di sviluppo mondiale ed e’ in linea con la strategia dell’azienda, portando nel lungo termine benefici agli azionisti. L’acquisizione e’ stata annunciata la prima volta nel luglio del 2012 ed ha avuto poi successivamente le autorizzazioni dei governi cinese, canadese e, da ultimo statunitense.

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L’Italia degli idrocarburi si presenta in Cina

Inaugurata a Shanghai la sesta edizione di Sippe (Shanghai International Petroleum Petrochemical Natural Gas Technology Equipment Exhibition), fiera dedicata al settore dell’industria petrolchimica. Durante la fiera e’ stato presentato e distribuito, da parte di Eni, il mensile Oil redatto in lingua cinese. All’inaugurazione ha partecipato il Console Generale d’Italia a Shanghai, Vincenzo De Luca, insieme al Segretario Generale della China Petroleum Society, He Qinghua, e al Vice Presidente del China Petroleum & Petrolchemical Equipment Industry Association. ”L’incremento della necessita’ di energia, da parte della Cina, per assicurare un Pil annuo di almeno otto punti percentuali e far si’ che la locomotiva dell’economia mondiale non rimanga senza vapore – ha sottolineato nel suo discorso il Console De Luca – offre rinnovate opportunita’ di partenariato tra le aziende italiane e quelle cinesi. I futuri investimenti esteri delle societa’ di stato cinesi hanno la possibilita’ di promuovere nuove collaborazioni, finalizzate non solo su interessi economico-finanziari ma soprattutto sulle necessita’ di uno sviluppo eco-sostenibile”. De Luca si e’ anche soffermato sull’importanza, all’interno dei rinnovati equilibri geo-politici, delle modalita’ con cui la Cina riuscira’ ad assicurare i rifornimenti energetici per la decade a venire. Argomenti chiave sono stati quelli relativi alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, all’abbattimento dei consumi energetici e alla miglior efficienza produttiva. ”In quest’ottica di sviluppo – ha detto ancora De Luca – le aziende italiane offrono expertise decennali di fondamentale importanza per contribuire allo sviluppo socialmente responsabile delle aziende cinesi, a partire dalla produzione di energie rinnovabili sino all’estrazione ed alla raffinazione del greggio”. Nelle scorse cinque edizioni la fiera ha visto la partecipazione di circa 1600 aziende partecipanti provenienti da piu’ di 30 paesi e con una partecipazione totale di 45000 addetti ai lavori. Oltre ai tre colossi di stato cinesi dell’energia, Cnnoc, Sinopec e Cnpc la sesta edizione vede la partecipazione di numerose aziende internazionali ed italiane tra cui Eni, Fiorentini, Galperti, Seko e Prinoth.

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Aperto oleodotto Russia-Cina

La Russia guarda ad est e rafforza la sua cooperazione energetica con la Cina con il nuovo oleodotto che, attraversando la Siberia, unisce le due potenze i cui scambi petroliferi, fino ad oggi, avevano viaggiato solo su strada. Con il nuovo pipeline, che segna l’espansione verso est della rete russa di oleodotti, Mosca prevede di esportare 15 milioni di tonnellate di greggio l’anno nei prossimi due decenni con un flusso di 300 mila barili al giorno. Il progetto, dal costo di circa 16 miliardi di dollari (poco piu’ di 12 miliardi di euro) rappresenta – riporta l’Itar Tass – ”una nuova fase della cooperazione russo-cinese”, ha sottolineato Yao Wei, dirigente della Petro China, spingendo il ‘bottone’ che ha dato di fatto il via all’operativita’ dell’oleodotto nel corso della cerimonia inaugurale a Mohe, citta’ cinese ai confini con la Russia.

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Primi risultati dell’indagine sulla marea nera di Dalian

Sarebbe stato una manovra sbagliata durante le iniezioni per desolforare l’impianto a causare l’esplosione con conseguente perdita di petrolio nel porto di Dalian una settimana fa. Lo rivela l’agenzia Nuova Cina, anticipando i primi risultati di un’indagine della commissione sicurezza sul lavoro del ministero della sicurezza pubblica. La conduttura di petrolio di quasi un metro di diametro è esplosa intorno alle 18, facendo esplodere anche altre condutture vicine. L’esplosione è avvenuta mentre i lavoratori di una società specializzata con base a Shanghai, stavano iniettando una sostanza desolforante nella condotta. Secondo le indagini, la sostanza iniettata sarebbe stata fortemente ossidante e non sicura. Per la commissione, a causare l’esplosione avrebbero contribuito anche procedure non corrette usate nelle iniezioni e nel controllo delle operazioni che non sono riuscite a bloccare le operazioni in tempo. A seguito dell’esplosione, 11 chilometri quadrati di mare sono ancora “seriamente inquinati” dalla marea nera, mentre 50 chilometri quadrati sono “leggermente affetti”, secondo le autorità. Per Greenpeace, si tratta invece di un disastro di maggiori dimensioni. Il governo ha emesso una nota per richiamare al rispetto delle misure di sicurezza.

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Riparato oleodotto a Dalian, il porto apre parzialmente

E’ stato completamente riparato l’oleodotto del porto di Dalian che ha causato la piu’ grande fuoriuscita di petrolio del paese. Lo riferiscono i media cinesi. Dopo che venerdi’ scorso una condotta e’ esplosa nel porto Xingang venerdi’ scorso dopo che un tanker aveva scaricato 300000 tonnellate di petrolio, le autorita’ locali hanno deciso di riaprire parzialmente alle operazioni navali il porto, tant’e’ vero che la prima petroliera e’ approdata e sta caricando l’oro nero. Le autorita’ hanno pero’ spiegato che il porto restera’ funzionante solo parzialmente ancora per qualche tempo, fino a quando l’intera struttura non sara’ stata messa in sicurezza e risolti i problemi derivati dallo scarico in mare del petrolio. Monta sempre la preoccupazione per l’inquinamento. Secondo quanto riferisce la China Central Television, oltre 1500 tonnellate di petrolio sono state recuperate dal mare, ma si devono ancora pulire 430 chilometri quadrati di mare, che stanno minacciando la qualita’ del mare e la vita al suo interno. La pesca nell’acqua intorno a Dalian e’ stata vietata fino alla fine di agosto e militari, pompieri e volontari, oltre ai pescatori locali, si stanno adoperando per pulire il mare. Secondo l’agenzia Nuova Cina, 40 imbarcazioni per il recupero del petrolio e 800 navi da pesca stanno lavorando alacremente per ripulire la zona. Piu’ di 15 chilometri di barriere anti petrolio sono state calate in mare per evitare che la marea nera si disperda e raggiunga anche le acque internazionali. Una persona e’ morta e un’altra e dispersa nelle operazioni di pulizia.

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