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Sospeso dalle competizioni il nuotatore in carcere per guida senza patente

La federazione cinese di nuoto ha sospeso da tutte le competizioni e gli allenamenti il due volte campione olimpico Sun Yang, in carcere per sette giorni per guida senza patente. Lo riferisce un comunicato della stessa Chinese Swimming Administrative Center. Domenica scorsa il vincitore dei 400 e dei 1500 stile libero alle Olimpiadi di Londra, si trovava alla guida di una Porsche Cayenne ad Hangzhou, nella Cina orientale, quando la sua auto si è scontrata con un autobus. Ad un successivo controllo della polizia, è risultato che Sun non ha mai preso la patente. Da qui l’arresto e la detenzione, successivamente alla quale l’olimpionico è stato sospeso da tutte le gare sia nel paese che all’estero, oltre che dagli allenamenti con la nazionale. Sospeso, anche dalle attività pubbliche e sociali della federazione. Subito dopo l’arresto, Sun era stato sospeso dalle gare a tempo indeterminato dallo Zhejiang College of Sports, la società sportiva alla quale appartiene.

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Olimpionico di nuoto cinese sorpreso a guidare senza patente, sette giorni in carcere

Sun Yang, olimpionico cinese di nuoto, è stato condannato a sette giorni di carcere per essere stato trovato alla guida di un’auto senza patente. Lo scrive la stampa cinese. Il vincitore dei 400 e dei 1500 stile libero alle Olimpiadi di Londra, si trovava alla guida di una Porsche Cayenne ieri ad Hangzhou, nella Cina orientale, quando la sua auto si è scontrata con un autobus. Il ventunenne nuotatore ha detto alla polizia di essere stato distratto da un familiare che aveva in auto. Nessuno ha riportato ferite nell’incidente. La polizia intervenuta sul posto ha effettuato ulteriori indagini e ha verificato che nessuna patente di guida era intestata al nuotatore. Di qui il processo immediato al termine del quale è stato condannato ai sette giorni da espiare in una struttura per reati minori e ad una somma non dichiarata, che può arrivare al massimo a 250 euro di multa. Sette giorni di detenzione è la pena intermedia per questo tipo di reati nell’ordinamento cinese. Sun si è scusato con i suoi fan attraverso dei post su internet, condannando il suo comportamento e dicendo di “non essere stato un buon esempio”, giustificandolo con il fatto di essere troppo preso per le gare da dimenticarsi di imparare “nozioni legali”.

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Sospesi giornalisti che hanno svelato farsa olimpica

Sono stati temporaneamente rimossi dall’incarico cinque redattori dell’Oriental Guardian, il giornale di Nanchino, per aver pubblicato la notizia secondo la quale la televisione Cctv già conosceva le reali condizioni dell’ostacolista Liu Xiang (un problema al tendine di Achille), prima ancora dell’incidente avvenuto durante la batteria dei 110 metri ostacoli alle Olimpiadi di Londra. Sulle pagine incriminate del Guardian si legge che “tutti sapevano, solo gli spettatori aspettavano stupidamente il miracolo”. Liu è crollato al suolo lo scorso 7 agosto durante la gara. Il commentatore della Cctv, Yang Jian, era scoppiato quasi a piangere nel descrivere la scena ma in seguito un redattore di Cctv che guidava la delegazione di giornalisti a Londra, confermò che anche Yang era stato informato dai capi della delegazione che Liu non avrebbe potuto correre per il problema fisico, ma che lo avrebbe fatto lo stesso per questioni di immagine, e gli era stato detto di fingersi sorpreso e di non dire niente a nessuno. La notizia del falso ha suscitato molte reazioni sul web, molti gli spettatori che sui più popolari blog e servizi on line tra i quali Sina Weibo, il Twitter cinese, hanno parlato di “farsa” e di “presa in giro” per il pubblico. Intanto da qualche giorno dalle pagine on line del Guardian è scomparso qualsiasi riferimento a Liu e alla vicenda. I cinque redattori sono in attesa di sapere quale sarà la loro punizione finale dopo il periodo di sospensione.

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Pastetta alla Tv cinese: sapeva prima di incidente di Liu alle Olimpiadi e ha seguito copione

E’ polemica in Cina dopo la scoperta della farsa messa in campo dalla televisione di stato cinese, la Cctv, sull’incidente occorso a Liu Xiang durante la batteria dei 110 ostacoli alle Olimpiadi di Londra. Il giornalista della televisione cinese che in diretta ha mostrato in dramma del corridore di Shanghai, sapeva infatti delle pessime condizioni di salute dell’atleta, perche’ informato dal capo delegazione e dall’allenatore dell’atleta cinese. Liu, infatti, appena arrivato il 3 agosto a Londra, era stato sottoposto a degli accertamenti che avevano certificato che il problema al tendine di Achille destro, lo stesso che gli aveva impedito di difendere, a Pechino 2008, l’oro olimpico conquistato ad Atene 2004, gli avrebbe impedito di gareggiare. Secondo quanto hanno scoperto alcuni giornali cinesi e di Hong Kong, Yang Jian, il giornalista televisivo che all’incidente di Liu e’ arrivato ad onorarlo fino alle lacrime, paragonandolo ad un guerriero inerme, stanco, bisognoso di riposo, sapeva che Liu non avrebbe potuto competere. Ma la farsa e’ andata in scena lo stesso, nella disperazione dei cinesi che vedevano crollare sulla pista di Londra, al primo ostacolo, uno degli atleti piu’ amati. Ora la notizia della scoperta del falso, per il quale il giornalista cinese aveva addirittura preparato quattro versioni a seconda di quello che sarebbe successo in pista, sta scatenando oltre un milione di messaggi di protesta e reazioni dei tifosi cinesi sulla rete, che, soprattutto nei microblog e nei servizi tipo Twitter, che parlano di ‘farsa’, di ‘plagio’, di ‘fregatura’. Gli stessi tifosi che si sono commossi al momento dell’incidente, che comunque tributarono a Liu onori, credendo nella versione ufficiale della maledizione olimpica, sperando in un suo ritorno. Yang aveva confessato ad alcuni suoi colleghi che sapeva che Liu non avrebbe potuto gareggiare, ma aveva avuto l’ordine dalle autorita’ di mantenere il segreto. Che Yang sapesse prima del fatto che Liu non potesse correre, dopo lo scoop dei giornali, e’ stata confermata anche ieri da Sha Tong, capo dei giornalisti della Cctv inviati a Londra, in un seminario organizzato dalla televisione sull’esperienza olimpica. La notizia e’ stata ripresa anche dalla stampa ufficiale cinese, con articoli sia del Global Times che del China Daily. Quest’ultimo scrive che ”secondo gli esperti e’ normale per le televisioni preparare piani diversi per diverse eventualita’ in importanti eventi spostivi”.

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L’altra faccia dei Giochi olimpici: atleti cinesi non riescono a trovare lavoro dopo ritiro

Il sipario sulle Olimpiadi si è appena chiuso ma emergono dettagli sulla vita degli atleti cinesi. Secondo quanto ha raccontato Sun Xuguang, ex campione cinese di ginnastica, a China Labour Watch, un organizzazione non governativa per la tutela del lavoro, la vita per coloro che decidono di dedicare la propria vita all’atletica è particolarmente dura nel paese del dragone. Dopo il ritiro dallo sport agonistico, quando aveva solo 26 anni, l’atleta non è riuscito a trovare lavoro. Mentre gareggiava aveva lasciato gli studi. Ha dovuto accontentarsi di soluzioni di ripiego che gli consentivano a stento di sopravvivere. Attualmente l’ex atleta vive insieme a sua madre, a sua moglie e a sua figlia grazie alla pensione della madre che ammonta a 1000 yuan al mese (poco più di 100 euro). Ma quello di Sun non è un caso isolato. In Cina, a differenza che negli altri paesi, i ragazzi dediti allo sport a livello professionale raramente completano gli studi e questo fa si che poi quando smettono di gareggiare, di solito ancora giovanissimi, intorno ai 20-25 anni, non hanno nessuna competitività nel campo del lavoro. Secondo le stime, dei 50.000 atleti professionisti registrati in Cina, circa 3.000 ogni anno si ritirano, ma di questi solo un terzo riesce a trovare un lavoro dignitoso e adeguato. Il tasso di disoccupazione tra gli atleti che si ritirano in Cina è molto alto, circa il 40%. Diversa è la situazione per quelli che arrivano al top, quelli che travalicano i confini nazionali e diventano campioni a livello internazionale o medaglie d’oro olimpiche. Secondo un sondaggio, infatti, delle 115 medaglie olimpiche cinesi ormai ritiratasi dalla vita sportiva, almeno la metà ha fatto un’ottima carriera, entrando nel mondo del business o, come l’olimpionica della ginnastica di Sydney, Liu Xuan, in quello dello spettacolo. Solo il 10% degli ex campioni olimpici cinesi stanno ancora cercando lavoro.

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In vendita in Cina le fiaccole olimpiche

In vendita sul web cinese, le torce olimpiche. Vere o no, su Taobao, il maggior portale di e-commerce in Cina, sono diversi i venditori che offrono le vere torce a prezzi intorno ai 10.000 euro. Zhuo, uno di questi, dice di averle avute da amici greci che conoscono dei vip ai quali sarebbero state date dopo l’invito alla cerimonia di accensione della fiaccola. Secondo quanto ha detto l’uomo al Global Times, almeno 4.000 di queste torce sono state date a vip che poi le hanno rivendute. Zhuo promette di stipulare un contratto con i suoi acquirenti garantendo la qualità e l’autenticità delle torce che vende. Almeno 20 altri negozi on line sulla stessa piattaforma di e-commerce, dichiarano di avere in vendita torce autentiche, vendute sempre intorno ai 10.000 euro, anche se ‘solo’ 50.000 autentiche riproduzioni in scala della torcia olimpica sono disponibili per la vendita in Cina dallo scorso maggio, al prezzo di circa 350 euro. La società che ha avuto dal comitato olimpico cinese ma soprattutto del comitato organizzatore delle Olimpiadi di Londra l’esclusiva della vendita delle torce in scala, dice che sia queste che quelle portate dai tedofori durante il percorso della fiaccola olimpica, non sono state prodotte in Cina, quindi non è possibile che siano disponibili in larga quantità.

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Rischio doping per atleti cinesi alle Olimpiadi: la carne che mangiano contiene clenbuterolo

Preoccupazione per il rendimento degli atleti cinesi alle prossime Olimpiadi di Londra e’ stato espresso dalle autorita’ e dalla stampa, dal momento che molti atleti on stanno consumando carne in quanto in Cina contiene sostanze che l’antidoping sportivo considera vietate. Lo scrive il Global Times. A far accendere un campanello d’allarme e’ stata la sconfitta della squadra femminile cinese di pallavolo per 3-0 contro gli Usa alla finale del Gran Prix mondiale disputata domenica a Ningbo, non lontano da Shanghai. La sconfitta e’ stata attribuita al calo fisico delle atlete in preda anche a crampi, che non hanno consumato carne da tre settimane. In Cina la maggior parte della carne macellata arriva da animali a cui viene dato anche il clenbuterolo, una sostanza vietata dall’antidoping olimpico, usata dagli allevatori per ottenere una carne piu’ magra. Molti tifosi pero’ non credono in questa tesi che considerano una scusa e temono invece che le pessime performance di alcune squadre nazionali dipendono da cattivi allenamenti. Non e’ la prima volta che emerge il pericolo della carne al clenbuterolo per gli atleti. L’agenzia mondiale anti doping ha piu’ volte messo all’erta gli atleti che si recano in Cina e in Messico per gare, della presenza della sostanza nella carne. La judoka campionessa cinese Tong Wen e’ stata squalificata per due anni nel 2009 dopo essere stato scoperto positivo alla sostanza. Da quel momento la sua societa’ sportiva alleva in proprio i maiali, galline e anatre per evitare la contaminazione.

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