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Al via a maggio oleodotto da Medio Oriente via Birmania

L’oledotto che dal sud della Birmania porterà il petrolio proveniente dal medio oriente in Cina, sarà operativo dal prossimo maggio “se tutto andrà come previsto”. Lo ha affermato il viceministro degli Esteri cinese Fu Ying nel corso di una visita in Birmania (o Myanmar). L’oleodotto, lungo 1.200 km, collegherà il porto birmano di Kyaukpyu alla città di Ruili, nella provincia cinese dello Yunnan e sarà in grado di trasportare 22 milioni di tonnellate di petrolio e 12 miliardi di metri cubici di gas naturale all’anno, secondo la stampa cinese. Kyaukpyu, secondo le previsioni, diventerà uno dei punti di arrivo del petrolio acquistato dalla Cina in Medio Oriente. Le relazioni tra la Cina e il Myanmar attraversano un momento difficile, dopo che Naypyidaw ha lanciato un programma di riforme politiche che ha portato ad un miglioramento delle sue relazioni con l’ Occidente, come testimoniato dal recente visita del presidente americano Barack Obama. L’espressione “se tutto andrà come previsto” viene interpretata come un segnale che il completamento del progetto, il cui costo stimato è di 2,5 miliardi di dollari, potrebbe subire ritardi.

fonte: ANSA

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Aperto oleodotto Russia-Cina

La Russia guarda ad est e rafforza la sua cooperazione energetica con la Cina con il nuovo oleodotto che, attraversando la Siberia, unisce le due potenze i cui scambi petroliferi, fino ad oggi, avevano viaggiato solo su strada. Con il nuovo pipeline, che segna l’espansione verso est della rete russa di oleodotti, Mosca prevede di esportare 15 milioni di tonnellate di greggio l’anno nei prossimi due decenni con un flusso di 300 mila barili al giorno. Il progetto, dal costo di circa 16 miliardi di dollari (poco piu’ di 12 miliardi di euro) rappresenta – riporta l’Itar Tass – ”una nuova fase della cooperazione russo-cinese”, ha sottolineato Yao Wei, dirigente della Petro China, spingendo il ‘bottone’ che ha dato di fatto il via all’operativita’ dell’oleodotto nel corso della cerimonia inaugurale a Mohe, citta’ cinese ai confini con la Russia.

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Primi risultati dell’indagine sulla marea nera di Dalian

Sarebbe stato una manovra sbagliata durante le iniezioni per desolforare l’impianto a causare l’esplosione con conseguente perdita di petrolio nel porto di Dalian una settimana fa. Lo rivela l’agenzia Nuova Cina, anticipando i primi risultati di un’indagine della commissione sicurezza sul lavoro del ministero della sicurezza pubblica. La conduttura di petrolio di quasi un metro di diametro è esplosa intorno alle 18, facendo esplodere anche altre condutture vicine. L’esplosione è avvenuta mentre i lavoratori di una società specializzata con base a Shanghai, stavano iniettando una sostanza desolforante nella condotta. Secondo le indagini, la sostanza iniettata sarebbe stata fortemente ossidante e non sicura. Per la commissione, a causare l’esplosione avrebbero contribuito anche procedure non corrette usate nelle iniezioni e nel controllo delle operazioni che non sono riuscite a bloccare le operazioni in tempo. A seguito dell’esplosione, 11 chilometri quadrati di mare sono ancora “seriamente inquinati” dalla marea nera, mentre 50 chilometri quadrati sono “leggermente affetti”, secondo le autorità. Per Greenpeace, si tratta invece di un disastro di maggiori dimensioni. Il governo ha emesso una nota per richiamare al rispetto delle misure di sicurezza.

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Riparato oleodotto a Dalian, il porto apre parzialmente

E’ stato completamente riparato l’oleodotto del porto di Dalian che ha causato la piu’ grande fuoriuscita di petrolio del paese. Lo riferiscono i media cinesi. Dopo che venerdi’ scorso una condotta e’ esplosa nel porto Xingang venerdi’ scorso dopo che un tanker aveva scaricato 300000 tonnellate di petrolio, le autorita’ locali hanno deciso di riaprire parzialmente alle operazioni navali il porto, tant’e’ vero che la prima petroliera e’ approdata e sta caricando l’oro nero. Le autorita’ hanno pero’ spiegato che il porto restera’ funzionante solo parzialmente ancora per qualche tempo, fino a quando l’intera struttura non sara’ stata messa in sicurezza e risolti i problemi derivati dallo scarico in mare del petrolio. Monta sempre la preoccupazione per l’inquinamento. Secondo quanto riferisce la China Central Television, oltre 1500 tonnellate di petrolio sono state recuperate dal mare, ma si devono ancora pulire 430 chilometri quadrati di mare, che stanno minacciando la qualita’ del mare e la vita al suo interno. La pesca nell’acqua intorno a Dalian e’ stata vietata fino alla fine di agosto e militari, pompieri e volontari, oltre ai pescatori locali, si stanno adoperando per pulire il mare. Secondo l’agenzia Nuova Cina, 40 imbarcazioni per il recupero del petrolio e 800 navi da pesca stanno lavorando alacremente per ripulire la zona. Piu’ di 15 chilometri di barriere anti petrolio sono state calate in mare per evitare che la marea nera si disperda e raggiunga anche le acque internazionali. Una persona e’ morta e un’altra e dispersa nelle operazioni di pulizia.

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