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Obiettivo crescita cinese a 7,5% raggiungibile secondo esperti

La Cina sarà capace di raggiungere l’obiettivo fissato per la crescita di quest’anno al 7,5%. Lo ha detto un portavoce dell’Istituto Nazionale di Statistica di Pechino. Secondo Sheng Laiyun, l’economia cinese si sta stabilizzando, sostenuta da politiche a supporto in Cina e dall’aumento della domanda estera. Il prodotto interno lordo cinese è cresciuto del 7,6% nel primi sei mesi dell’anno, la peggiore performance nei primi sei mesi degli ultimi tre anni, ma in linea con le aspettative del mercato. A luglio la produzione industriale è aumentata del 9,7% rispetto all’anno scorso, con un incremento dello 0,8% rispetto a giugno, indicando una certa fiducia nelle aziende cinesi.

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Bank of China smentisce voci di default

La Bank of China, la piu’ grande banca cinese, ha smentito con una nota nella tarda serata di ieri che in giornata si sia trovata in default per assenza di liquidita’. La nota e’ stata anche pubblicata dall’agenzia Nuova Cina. Era stato un post pubblicato sul sito di microblogging Sina Weibo (l’equivalente di Twitter in Cina) del giornale economico 21st Century Business Herald ad annunciare che la banca aveva interrotto le transazioni per almeno mezz’ora a causa di una carenza di liquidita’. La banca ha smentito questa circostanza, riservandosi azioni legali. Un recente aumento dei tassi di interesse nel mercato interbancario ha aumentato le preoccupazioni su una crisi di liquidita’. Il mercato bancario e’ in forte tensione per questo. La banca centrale cinese e’ intervenuta emettendo prestiti di circa 324 milioni di dollari, ma ha annunciato che dovranno essere le banche ad adottare altre misure, perche’ non immettera’ altra liquidita’.

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Finisce borsa di studio in Usa, protesta dissidente Chen

Il dissidente cinese Chen Guangcheng ha accusato la New York University, in un comunicato diffuso oggi, di aver messo fine alla sua borsa di studio cedendo alle ”forti e incessanti pressioni” esercitate dal governo di Pechino. La Nyu ha respinto l’accusa affermando che ”tutte le borse di studio hanno un termine” e che l’esaurimento di quella concessa al dissidente ”non a nulla a che vedere” con le pressioni del governo cinese. Chen, 41 anni, cieco fin da bambino per una malattia congenita, era scappato l’anno scorso dagli arresti domiciliari ai quali veniva tenuto illegalmente e si era rifugiato nell’ambasciata americana di Pechino. Dopo una difficile trattativa, gli era stato concesso di recarsi negli Usa con la moglie e i figli. Un portavoce della Nyu ha sostenuto che Chen ha avuto offerte da altre due universita’ americane. Chen e’ un avvocato autodidatta che si e’ battuto per i diritti civili nella sua provincia natale dello Shandong, nella Cina orientale. Il suo attivismo lo ha portato a scontare piu’ di tre anni di prigione.

fonte: ANSA

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Moglie premio Nobel detenuto scrive a presidente Xi

Liu Xia, la moglie del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, che sta scontando 11 anni di prigione, ha scritto una lettera aperta al presidente cinese Xi Jinping per protestare contro la condanna – anche questa a 11 anni – inflitta a suo fratello e contro la sua stessa detenzione agli arresti domiciliari. “Dall’ottobre del 2010 ho perso la mia libertà personale. Nessuno mi ha detto la ragione dei miei arresti domiciliari. Forse in questo paese è un crimine essere la moglie di Liu Xiaobo”, ha scritto la donna, che si firma “la cittadina Liu Xia”. Quanto alla condanna del fratello, emessa dopo un processo rapido e tenuto a porte chiuse, Liu Xia la definisce “assolutamente ingiusta”. La donna chiede al presidente di cambiare la situazione prima che il “sogno cinese” (un’ espressione coniata dallo stesso Xi Jinping) si trasformi in un “incubo cinese”. La lettera è stata diffusa su Twitter, il sito di comunicazione sociale che in Cina è bloccato dalla censura ma che è raggiungibile con l’uso di alcuni software che permettono di aggirare la “muraglia” della censura.

fonte: ANSA

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Scomparso regista indipendente, forse in carcere segreto

Il regista indipendente di documentari Du Bin è scomparso dalla sua abitazione di Pechino. Secondo quanto riferisce il South China Morning Post, a denunciare la scomparsa è stata la sorella di Du, che ha affermato di non aver avuto più notizie dal fratello dallo scorso 31 maggio, solo pochi giorni prima dell’anniversario della strage di piazza Tiananmen. E’ proprio quest’ultima circostanza a fare temere che il regista sia stato vittima della repressione delle forze dell’ordine e sia tenuto in detenzione in qualche luogo segreto. “Non so dove si trovi mio fratello – ha detto Du Jirong – on line alcune persone hanno scritto che è in carcere, se è così starà male, lui non è mai stato in carcere”. A preoccupare la famiglia anche il rinvenimento, nell’ appartamento del regista, di un ordine di comparizione presso l’ufficio di pubblica sicurezza del distretto di Fengtai. In base alla legge cinese una persona può essere trattenuta in stato di detenzione amministrativa fino a 15 giorni per “disturbo dell’ordine pubblico”. “Du Bin non è un dissidente politico – ha osservato Nicholas Bequelin, ricercatore ad Hong Kong dell’organizzazione Human Right Watch – ma è comunque considerato un personaggio scomodo per i temi che ha sempre trattato nei suoi documentari”. Solo poche settimane fa aveva presentato un documentario sul campo di lavoro ‘Masanjia’ nella provincia del Liaoning, censurato nella Cina, in cui descriveva le condizioni di assoluto degrado in cui vivono le persone che vi sono rinchiuse. Inoltre, la settimana prima, aveva pubblicato a Hong Kong un libro dal titolo “il massacro di Tiananmen”.

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Datagate: i sospetti dei servizi americani sulla Cina

Quello dell’intelligence americana è più di un sospetto: che dietro al ‘datagate’ ci sia la mano cinese. E non solo perché Edward Snowden, la talpa che ha svelato il programma americano di spionaggio della rete, si è rifugiato ad Hong Kong. La sensazione degli 007 e di molti altri a Washington è che la vicenda faccia parte di un colpo che le autorità di Pechino hanno voluto assestare proprio mentre si stanno ridisegnando gli equilibri tra Stati Uniti e Cina. Con quest’ultima sempre più nel mirino per la questione dei cyberattacchi alle istituzioni, alle aziende e alla stampa americane. E’ un ex agente della Cia a confermare come all’interno dei servizi segreti statunitensi si guardi ai cinesi per capire ciò che è accaduto nei giorni scorsi: “Ho parlato a Washington con alcune persone vicino all’amministrazione e all’intelligence e ho avuto conferme che stanno cercando di capire se dietro alla vicenda vi sia un caso di spionaggio da parte della Cina”, ha affermato l’ex 007 Bob Baer alla Cnn, sottolineando come il posto scelto da Snowden per la fuga non è casuale. “Hong Kong é controllata dall’intelligence cinese, non è più un’area indipendente dalla Cina. E sembra che Snowden – aggiunge Baer – sia sotto il controllo delle autorità cinesi”. Di sicuro – come scrivono in molti sui media americani e internazionali – la vicenda è destinata a mettere a dura prova le relazioni tra Washington e Pechino, proprio nel momento in cui Barack Obama e Xi Jinping – incontratisi venerdì e sabato in California – stanno tentando di rilanciarle. E’ un test potrebbe essere proprio quelle dell’eventuale domanda di estradizione di Snowden verso gli Stati Uniti. Estradizione chiesta a gran voce da molti membri del Congresso americano, ma su cui Pechino potrebbe mettere il veto. “L’amministrazione deve immediatamente avviare con Hong Kong le procedure per l’estradizione”, ha detto il senatore repubblicano, Pete King, definendo Snowden un “transfuga” che rischia da 15 a 20 anni di detenzione per la rivelazione di informazioni segrete. Di contro, in poche ore oltre 13 mila cittadini americani hanno firmato una petizione alla Casa Bianca per chiedere “il perdono” di Edward Snowden, definito “un eroe nazionale a cui dovrebbe essere immediatamente garantito il perdono assoluto per ogni crimine eventualmente Ma al momento l’amministrazione non si pronuncia, ribadendo solo come il presidente Barack Obama sia interessato a un dibattito per stabilire il maggior equlibrio possibile tra protezione della privacy e sicurezza nazionale. “Non parliamo né della talpa né delle indagini in corso”, ha per il resto tagliato corto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. Intanto Lonnie Snowden, il padre della talpa del datagate si é detto preoccupato per la sorte del figlio che, secondo il Washington Post, avrebbe lasciato l’albergo di Hong Kong dopo aver registrato l’intervista con il Guardian in cui si è uscito allo scoperto. E tramite un’intervista all’australiana Abc si è fatto sentire anche Julian Assange, il fondatore di Wikileaks sul quale gli Stati Uniti vorrebbero mettere le mani: “Ero in contatto con Edward Snowden – ha detto dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra dove è rifugiato -: è un esempio per tutti noi”.

fonte: ANSA

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Un po’ di notizie su vertice Xi-Obama negli Usa

Di seguito, un po’ di notizie relative all’incontro in California tra il presidente americano Xi Jinping e il suo omologo americano Barack Obama. Sono tutte dell’ANSA dagli USA

MICHELLE SCRIVE A MOGLIE XI, CI VEDIAMO IN CINA
La ‘diplomazia delle First Lady’ dovra’ aspettare, ma Michelle Obama forse ha capito di aver tirato troppo la corda. Cosi’, per rimediare alla sua assenza in California, prospetta la sua presenza al prossimo appuntamento asiatico, al quale Xi Jinping ha inviato il presidente Usa. La first lady americana ha infatti lasciato solo il marito e la defezione ha deluso le aspettative di chi sperava che il G2 ‘rosa’ tra lei e la signora Peng Liyuan fosse una chiave di svolta per superare l’impasse tra Pechino e Washington. La motivazione ufficiale diffusa dalla Casa Bianca era che – da brava mamma – Michelle non voleva lasciare sole le figlie Malia e Sasha nell’ultima settimana di scuola, ma per molti disertare l’incontro tra Obama e Xi e’ stata una mossa falsa da parte della First Lady. Per questo – secondo diversi osservatori – a cose fatte ha tentato il recupero scrivendo a Peng Liyuan per scusarsi di essere rimasta a Washington. ”Le do il benvenuto negli Stati Uniti. Mi dispiace di non averla incontrata questo week end, ma spero di avere la possibilita’ di visitare presto la Cina e venirla a trovare”, afferma nella missiva recapitata a Peng. Il messaggio, reso noto dalla Casa Bianca, cerca in qualche modo di smorzare le polemiche. L’assenza ha causato piu’ di un malumore tra la delegazione cinese poiche’ considerata una violazione del protocollo, tanto che alla fine e’ stato lo stesso Obama che, al termine dei colloqui con Xi, ha intrattenuto la coppia prendendo insieme un te. Anche se la Casa Bianca sostiene che la mancata partecipazione della First Lady era annunciata da tempo e non e’ stata una decisione dell’ultimo momento, molti la continuano a vedere come un atteggiamento snob da parte di Michelle che, come sottolinea il New York Times, ”certamente e’ stato notato dai cinesi, desiderosi di vedere la vera prima First Lady di Pechino al centro della scena mondiale”. Peng infatti non e’ una figura che rimane in ombra al fianco del potente Xi, come e’ accaduto a chi l’ha preceduta: oltre ad essere una popolarissima cantante, e’ molto amata dal suo popolo, e prima che il marito diventasse presidente, era ben piu’ famosa di lui. Insomma, per molti si trattava di un’occasione perfetta perche’ le due donne contribuissero a preparare una nuova fase nelle relazioni tra i due Paesi, ma il rifiuto di Michelle Obama difficilmente andra’ giu’ a Pechino.

ULTIMATUM OBAMA A XI, BASTA CON CYBER-ATTACCHI DA CINA
Se Pechino non affrontera’ seriamente il nodo della cyber sicurezza, allora ci saranno ancora problemi nelle relazioni tra gli Usa e la Cina. E’ il duro monito che Barack Obama ha rivolto al presidente cinese Xi Jinping durante il summit informale in un resort californiano venerdi’ e sabato. A riferirlo e’ stato il responsabile della Sicurezza Nazionale Tom Donilon. Che vi siano state scintille su questo punto, lo testimonia il fatto che l’incontro, seppure non ufficiale, s’e’ comunque concluso senza dichiarazioni congiunte, tranne sul punto della lotta al cambio climatico. Cosi’ per capire com’e’ andata la Casa Bianca ha fatto parlare Donilon, mentre Xi Jinping si e’ affidato ad un suo consigliere in una sorta di sfida tra due conferenze stampa parallele. Piena sintonia, invece, sullo stop ai programmi atomici di Pyongyang. Stati Uniti e Cina concordano infatti che la Corea del Nord debba abbandonare le sue velleita’ di diventare una potenza nucleare. E su un piano d’intervento comune contro il cambio climatico, ”il primo storico passo – enfatizza la Casa Bianca – per ridurre le emissioni che provocano l’effetto serra”. Tensione invece, com’era ampiamente prevedibile, sul fronte caldo dello spionaggio on-line. ”Obama – ha insistito Donilon – ha espresso la preoccupazione degli americani di fronte a casi specifici di hackeraggio. Ora – ha affondato il consigliere che sara’ presto sostituito da Susan Rice – la Cina ha capito, ha preso atto della serieta’ con cui gli Usa affrontano questo problema, un tema su cui bisogna ancora indagare”. Molto piu’ sfumata la posizione dei cinesi, che comunque hanno fatto sapere di essere disponibili al confronto. ”La Cina – ha spiegato il consigliere di Stato, Yang Jiechi – intende concentrarsi sulla cooperazione con gli Usa riguardo al problema della cyber sicurezza, che non deve essere fonte di scontro. Siamo disponibili ad affrontare seriamente questo tema”. Ultima puntura di spillo, dai cinesi, circa una delle grandi preoccupazioni degli Usa, quella che riguarda la guerra dei cambi: ”L’attuale valore della nostra moneta – ha concluso sempre Jiechi – e’ molto vicino alla condizione di equilibrio. E comunque non e’ causa principale degli squilibri commerciali esistenti tra gli Stati Uniti e la Cina”. Cosi’ all’indomani di questa due giorni oscurata degli scoop sul controllo obamiano della rete per arginare il terrorismo, i media parlano di un vertice con luci e ombre. ”Usa e Cina piu’ vicini sulla Corea del Nord, non sul cyber spionaggio”, titola il New York Times. Del summit non parla quasi il Washington Post, impegnato a fare marcia indietro sul programma Prism, quello del Datagate. Addirittura trionfalistico, invece, l’Huffington Post che apre il suo sito con un enfatico: ”New World”, nuovo mondo, mettendo l’accento sull’accordo riguardo il clima. E sotto, c’e’ la foto della stretta di mano tra Obama e Xi Jinping.

USA-CINA: AL VIA SUMMIT OBAMA-XI, ORA NUOVA COOPERAZIONE
Porre le basi per un ”nuovo modello di cooperazione” tra due ”grandi Paesi”. Usano le stesse parole i due grandi del mondo, Barack Obama e Xi Jinping aprendo il summit informale di due giorni in un resort californiano, il lussuoso Sunnylands di Palm Springs. Un incontro storico, visto che e’ il primo tra i due dopo la nomina di Xi lo scorso marzo. Che pero’ nasce sotto una cattiva stella. Non bastasse lo scandalo sul controllo dei dati e la bufera su Obama. A oscurare l’inizio di questa due giorni, in queste ore, c’e’ anche la sparatoria a Santa Monica ad attrarre l’attenzione dei media. Tanto che nessun canale tv ha trasmesso la stretta di mano tra i due leader e le loro prime dichiarazioni. Ad ogni modo, Obama ha rotto il ghiaccio affrontando subito la spinosa questione degli atti di pirateria informatica: ”Con la Cina intendiamo lavorare assieme sui problemi legati alla cyber sicurezza”, ha detto in modo chiaro. Quindi, dopo aver lodato ”l’ascesa pacifica della Cina a potenza mondiale”, Obama ha comunque assicurato che durante l’incontro continuera’ a sottolineare ”l’importanza della tutela dei diritti umani”, osservando che spesso ”sono la chiave per la prosperita”’. Quindi ha ammesso che tra i due Paesi c’e’ ”una sana competizione economia” e ”inevitabili aree di tensione”. Tuttavia, i nostri Paesi, ha proseguito il presidente Usa, ”vogliono avere nuove relazione di cooperazione per il bene di tutta l’area del Pacifico”. Dal canto suo, Xi ha replicato che proprio la regione pacifica ”ha abbastanza spazio per ambedue le grandi potenze”. Quindi anche lui ha auspicato che tra la Cina e gli States si creino le condizioni per un ”nuovo modello” di cooperazione partendo dalla consapevolezza che ambedue le potenze sono ”grandi Paesi”. E a sottolineare l’importanza dell’avvenimento, Xi ha concluso che questo summit ”sara’ cruciale per il futuro delle relazioni sino-americane”. Stasera prima sessione di colloqui bilaterali. Poi cena. Quindi si riparte domani con l’ennesimo faccia a faccia anche questo di diverse ore. Infine il punto conclusivo, con un breve incontro con la stampa per fare il bilancio della due giorni.

USA-CINA: OBAMA-XI UNITI DA INFANZIA SENZA PADRE
Barack Obama e Xi Jinping non sono abbastanza vicini per eta’, il primo 51, l’altro 59, ma anche da una infanzia vissuta senza la presenza paterna. I genitori del presidente americano, com’e’ noto, si sono separati praticamente subito dopo la sua nascita. E il piccolo Berry ha visto il padre solo una volta, all’eta’ di 10 anni. Storia molto simile per il leader cinese, che nel 1963, aveva sempre 10 anni quando il padre, all’epoca una figura dell’opposizione, venne ‘purgato’ e mandato a vivere in una fattoria lontano da casa sua a Pechino. Inoltre, ambedue i loro papa’ erano molto impegnati politicamente: Obama Sr lotto’ contro il colonialismo inglese in Kenya e poi divenne una figura di spicco con il nuovo governo. Quanto al signor Xi Zhongxun, prima della deportazione, era un dirigente del partito comunista, molto impegnato sul fronte delle riforme economiche.

USA-CINA: XI NON E’OSPITE RESORT OBAMA, MA IN HOTEL VICINO
Il presidente cinese Xi Jinping assieme alla moglie non sarà ospite dello stesso resort sede del summit informale con Barack Obama ma in un hotel in zona, esattamente nel Hyatt Regency Indian Wells Resort & Spa. All’arrivo in albergo, ad aspettarlo c’erano circa 50 contestatori vestiti in giallo e 30 supporter in rosso. Barack Obama è appena giunto al resort californiano Sunnylands, presso Palm Spring, dove oggi e domani si terrà l’attesissimo vertice informale con il presidente cinese Xi Jinping. Costruito negli anni ’60, questa villa di lusso e’ stata per molti anni la residenza invernale del miliardario Walter Annenberg e della moglie Lenore. Inoltre ha ospitato nel corso degli anni ben 7 presidenti. Ronald Reagan amava trascorrere qui tutti i suoi capodanni.

AL VIA VERTICE OBAMA-XI, ‘IL SUMMIT DEGLI SPIONI’
Il New York Times non ha dubbi: ”il ‘datagate’ oscurera’ i contenuti del vertice Obama-Xi”. E in effetti l’attesissimo incontro informale tra i due uomini piu’ potenti al mondo rischia di passare alla storia per il ‘summit degli spioni’. Da un lato un presidente americano che gioca in difesa, costretto a spiegare a un Paese disorientato che il suo programma di controllo dei dati e’ sempre stato del tutto legale. Dall’altro lato ‘Xi l’Americano’, il nuovo imperatore, grande conoscitore degli Usa, con una figlia che studia ad Harvard e una moglie molto glamour, che pero’ guida un governo accusato di essere il mandante delle maggiori operazioni mondiali di pirateria online. Del resto, gia’ alla vigilia della due giorni che inizia oggi a Rancho Mirage, in un lussuoso resort a due passi da Palm Springs, in California, l’atmosfera s’era fatta pesante. Malgrado gli sforzi della Casa Bianca, si parla pochissimo dei contenuti molto importanti al centro del faccia a faccia tra i due leader. A tener banco sono le notizie dei controlli federali estesi perfino anche alle carte di credito. Altro che la rinascita del cosiddetto G2. Il rischio cosi’ e’ che alla fine questo incontro informale finisca nel dimenticatoio, quasi che la grande assente, la First Lady, Michelle Obama avesse subodorato che qualcosa sarebbe potuto andare storto. L’attenzione mondiale e’ infatti concentrata nel capire la portata degli scandali e come questa bufera possa danneggiare la popolarita’ di un presidente che ha sempre fatto della difesa del diritto una punto fermo. La grande stampa, soprattutto quella progressista, sta dando voce ai sentimenti di tanti elettori obamiani delusi nel vedere che il loro leader, scelto per cancellare le controverse politiche seguite da George W. Bush nella lotta al terrorismo, ‘tradisca’ il suo mandato, seguendo le orme del suo predecessore. Un peccato per lo staff obamiano, che aveva organizzato l’incontro con un format inusuale, con un amichevole faccia a faccia lungo quasi 36 ore. L’ideale, nelle intenzioni di Obama, per intavolare un dialogo proficuo proprio sul tema della lotta al cyber spionaggio. E’ proprio di oggi la notizia che c’era la Cina dietro ai continui attacchi informatici ai comitati elettorali di Obama e McCain nel 2008. La Nbc ha rivelato che le autorita’ di Pechino puntavano a entrare nei computer dei due staff dei candidati per sapere cosa pensassero del Dragone. ”S’e’ trattato – racconta Dennis Blair, ex direttore dell’Intelligence di Obama tra il 2009 e il 2010 – del tentativo di fare del cyber spionaggio da parte del governo cinese ai danni dei due massimi partiti politici americani. Credo che fossero in cerca delle posizioni dei due candidati sulla Cina, di colpi a sorpresa che potessero essere messi a segno durante la campagna contro Pechino”. Anche di questo Obama avrebbe voluto parlare con Xi Jinping, magari da posizioni di forza, per ottenere un cambio di strategia. E’ evidente che la democrazia americana, i controlli parlamentari a cui e’ sottoposto il presidente, non sono paragonabili alle procedure seguite nella Repubblica Popolare Cinese. Tuttavia, lo scandalo di queste ore rende molto complicato lo sforzo di Obama di convincere Xi a scegliere la trasparenza.

USA: CINA CONTRO APPLE, MA FIRST LADY PECHINO USA L’IPHONE
La moglie del presidente cinese Xi Jinping e’ stata immortalata mentre, con il suo iPhone, scattava delle fotografie durante la visita in Messico. La foto arriva mentre il governo cinese e’ impegnato in una dura ‘battaglia’ contro Apple per le sue politiche di assistenza post vendita e di garanzie. Ma anche a poche ore dalla conferma dell’accesso della Fbi ai server di nove colossi internet, fra i quali Facebook, Google e Apple.

USA-CINA: IN GIORNO VERTICE OBAMA-XI ESCE A NY ‘FREE CHINA’
Nel giorno dell’attesissimo incontro tra il presidente americano Barack Obama e quello cinese Xi Jinping esce nei cinema di New York ‘Free China: The Courage to Believe’, film documentario che racconta la persecuzione dei membri del movimento spirituale Falun Gong da parte del partito comunista. In precedenza il film era stato mostrato in America solo nel corso di eventi privati. Il documentario, girato dal pluripremiato regista statunitense Michael Perlman, punta a sensibilizzare e far riflettere sul delicato tema della violazione dei diritti civili, raccontando le storie di due persone divenute l’obiettivo di una campagna politica estrema: Jennifer Zeng e il Dr. Charles Lee, i quali sono stati incarcerati e torturati in Cina per il loro credo nel Falun Gong. L’Huffington Post sottolinea come i 14 anni di repressione dei Falun Gong da parte del partito comunista hanno rappresentato una campagna di sterminio religioso che mostra una somiglianza inquietante con la ‘soluzione finale’ di Adolf Hitler.

USA-CINA: ECONOMIST,OBAMA-XI PROTAGONISTI FILM ‘OSCAR’SU GAY
Barack Obama e Xi Jinping vestiti da cowboy, in un fotomontaggio che ricalca il poster di un famoso film, vincitore nel 2006 di 3 Oscar, su un amore gay, il celebre ‘Brokeback Mountain’. E’ l’immagine di copertina scelta dall’Economist per presentare il vertice informale che si apre oggi tra il presidente americano e il suo collega cinese in un resort californiano. E sopra il manifesto finto, due scritte come se fossero tratte da recensioni dei giornali. La prima: ”Team America incontra ‘King Fu Panda’, l’altra piu’ politica, seppure ironica: ‘Lui gli ha rubato il cuore (e poi la sua ‘proprieta’ intellettuale’)’. Nella stessa foto, sullo sfondo, molto piccola, compare l’immagine della grande assente al vertice, Michelle Obama.

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