Archivi tag: nokia

Nuove accuse ai fornitori di Apple, “dipendenti schiavi”

Dopo i suicidi e le prime accuse di sfruttamento del lavoro, dopo l’approvazione di statuti e codici di condotta e dopo mille promesse, tornano i problemi per la Apple in Cina legati alle condizioni di lavoro delle societa’ fornitrici. Dopo l’ondata di suicidi di dipendenti che un paio di anni fa colpirono la Foxconn – l’azienda di Taiwan che per la Apple produce pezzi per gli iPhone, iPod e iPad – sono ora altre tre aziende cinesi fornitrici dell’azienda di Cupertino ad essere finite nell’occhio del ciclone per presunte violazioni del codice di condotta nei confronti dei dipendenti. ”Trattati come schiavi”, cosi’ afferma il rapporto della Sacom (Student & Scholars Against Corporate Misbehavior), un osservatorio con sede a Hong Kong, che ha effettuato un’ indagine interpellando 130 dipendenti della Foxlink, della Pegatron, e della Wintek, fornitrici Apple sparse sul suolo cinese. Secondo i risultati dell’indagine di Sacom, anche se la Apple richiede che le ditte di cui si serve in Cina rispettino delle regole ben precise e soprattutto trattino i loro dipendenti con rispetto e dignita’, le aziende cinesi in molti casi non tengono conto di questi avvertimenti e, per poter produrre sempre di piu’ e a costi piu’ bassi, sottopongono gli operai a turni di lavoro massacranti, negando loro anche i bisogni umani piu’ basilari, come poter avere una pausa per mangiare o persino per andare in bagno, o per riposare. Nel rapporto si legge che l’80% degli operai sono precari, non hanno un contratto sicuro e quindi, temendo di perdere il posto, essi assecondano tutte le richieste fatte loro spesso senza lamentarsi o protestare. Dal ritratto disegnato dall’osservatorio di Hong Kong sulla vita all’interno di queste aziende emergono numerosi casi di lavoratori costretti a lavorare fino a 14 ore al giorno, con soltanto 1-2 giorni di vacanza in tre mesi. Altri, secondo lo studio, sono costretti a lavorare senza nemmeno essere pagati, trattandosi di studenti attirati con la promessa di un training e invece sfruttati al lavoro. E ancora uniformi polverose, nessuna protezione in caso di uso di sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute. E, principalmente, straordinari non pagati. Molti operai hanno denunciato alla Sacom di essere praticamente costretti, dietro minaccia di perdere il posto, a lavorare in piu’ per raggiungere un tot di pezzi prodotti al giorno, senza nemmeno essere pagati per le ore extra lavorate. ”Noi insistiamo – ha detto un portavoce della Apple Cina in risposta a quanto denunciato dalla Sacom – sul fatto che le nostre aziende fornitrici garantiscano condizioni di lavoro sicuro e dignitose e usino processi di produzione responsabili”. Il portavoce ha poi aggiunto che le aziende cinesi dovranno applicare rigidamente questi criteri se vorranno continuare a fare affari con la Apple. L’azienda di Cupertino ha poi anche fatto sapere che nel suo rapporto 2013 sulla responsabilita’ dei fornitori Apple, si specifica che Apple nel 2012 ha condotto 393 accertamenti a tutti i livelli nell’ambito delle sue catene di fornitori, cioe’ il 72% in piu’ rispetto al 2011. Il rapporto Sacom ha nuovamente sollevato l’attenzione del pubblico sul problema delle condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi. Ad Hong Kong, dinanzi ad un negozio Apple, si e’ tenuta una manifestazione di protesta nella quale si e’ puntato il dito, con striscioni e cartelli, sul fatto che ”mentre la Apple guadagna tanti soldi, i suoi operai vivono tuttora in miseria”.

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

La domanda di Iphone si indebolisce e la Foxconn congela le assunzioni

Foxconn congela le assunzioni in seguito al rallentamento della produzione di iPhone 5. Si tratta – riporta il Financial Times – della prima pausa nelle assunzioni a livello nazionale dal 2009. Uno stop che mette in evidenza l’indebolimento della domanda per alcuni prodotti Apple. ”Al momento nessuno degli impianti in Cina ha in programma assunzioni” afferma Liu Kun, portavoce del piu’ grande impianto Foxcoon in Cina.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in 'E renare (i soldi, l'economia)

Arriva il sindacato nella fabbrica dei suicidi

Svolta alla Foxconn, il colosso tristemente noto come ‘la fabbrica dei suicidi’ e diventato un simbolo delle pessime condizioni dei lavoratori nella Cina del miracolo economico: l’azienda si è impegnata a permettere ai suoi dipendenti di costituire un “vero” sindacato, una prima assoluta in Cina. In un comunicato diffuso oggi a Taiwan, dove si trova il suo quartier generale, l’impresa afferma che le elezioni per i rappresentanti sindacali, che si terranno quest’anno e nel 2014, avranno luogo “senza interferenze” da parte della direzione. La Foxconn, che è di proprietà della Hon Hai Precision Industry di Taipei, produce componenti per alcune delle più importanti imprese elettroniche del mondo, tra cui la Apple, la Sony e la Hewlett Packard. Una buona parte dei suoi 1,2 milioni di dipendenti cinesi lavora alla produzione degli iPhone e degli iPad. La decisione di aprire ai sindacati è frutto dell’intervento della Fair Labor Association (Fla), un’organizzazione non governativa americana, richiesto dalla Apple nel 2010, quando si scoprì che un gran numero di giovani dipendenti della Foxconn si era tolto, o aveva tentato di togliersi, la vita. Quella vicenda fruttò alla Foxconn il macabro soprannome di “fabbrica dei suicidi”. In Cina, i suoi operai sono in genere giovani immigrati dalle aree più povere del Paese. Nelle fabbriche del sud, la regione più industrializzata del Paese, gli operai vivono come prigionieri negli enormi complessi dell’ azienda, dove dormono, mangiano e trascorrono il poco tempo libero. Nelle fabbriche della Foxconn, come peraltro in quelle di altre imprese industriali locali e straniere che operano in Cina, i turni di lavoro sono massacranti, e gli straordinari obbligatori e malpagati. Dopo le proteste del 2010-11 le condizioni di vita e di lavoro degli operai cinesi sono solo leggermente migliorate, secondo le organizzazioni internazionali che si occupano delle condizioni dei lavoratori. Nel comunicato emesso oggi a Taipei, la direzione afferma che “aumenterà il numero dei rappresentanti dei giovani lavoratori” nei sindacati. In Cina è autorizzato ad operare un solo sindacato, controllato dal Partito Comunista Cinese. Dopo l’ondata di proteste del 2010-2011, le autorità hanno tollerato la nascita di embrioni di sindacati eletti direttamente dai lavoratori. La maggior partecipazione degli operai alla scelta dei loro rappresentanti è una delle raccomandazioni rivolte dalla Fla all’ impresa taiwanese. La Foxconn sostiene che il 70% dei 188 rappresentanti sindacali delle sue fabbriche nel sud della Cina sono già “lavoratori di prima linea”. Ma la direttrice del sindacato della Foxconn in Cina Peggy Chen – secondo fonti cinesi citate oggi dal Financial Times – ha lavorato in passato nel management dell’azienda, al quale sarebbe rimasta legata. C’é scetticismo comunque da parte di molti che le promesse della Foxconn possano portare ad un effettivo cambiamento, visti anche i risultati fallimentari di esperimenti ‘analoghi’ in passato. “La Foxconn non è la prima compagnia in Cina che prova a tenere ‘elezioni democratiche’ “, ha detto alla Reuters Anita Chan, professore al Centro di ricerche cinesi dell’Università di Sydney, citando ad esempio mosse simili di marchi come Reebok, Walmart e Honda. “Se ne parlò molto al momento delle elezioni sindacali ma tutto si risolse in un nulla di fatto e fu solo un’operazione di immagine…”.

SCHEDA
Potrebbe essere una vera svolta l’apertura ai sindacati annunciata oggi dalla Foxconn, soprannominata la “‘fabbrica dei suicidi” e del “sudore” per le condizioni di lavoro e di vita dei suoi operai. Di proprietà della taiwanese Hon Hai Precision, la Foxconn possiede solo in Cina 13 impianti industriali, distribuiti in nove città, la maggior parte tra le province meridionali del Guandong, Fujian e Zhejiang che sono il cuore dell’industria esportatrice cinese. La più grande, che è stata anche la prima aperta in Cina nel 1988, è quella di Shenzen – nota anche come Foxconn City o iPod City – che ha più di 300 mila dipendenti. In tutto dà lavoro a più di un milione di lavoratori nella Cina continentale, più altri 200 mila in altre fabbriche in Europa e America Latina. Nota per la produzione di iPod, iPhone e iPad, Foxconn è una delle più grandi produttrici al mondo di componenti per l’alta tecnologia. Fondata nel 1974, la Foxconn è arrivata in Cina alla fine degli anni ’80, ma la svolta e’ arrivata nel 2001 quando Intel le ha affidato la produzione delle schede madri per i computer, per le quali rimani oggi uno dei ‘brand’ più noti. Oggi dalle fabbriche del gruppo taiwanese escono anche Ps2, Playstation Vita, Ps3, Wii, Nintendo 3DS, Xbox 360, Amazon Kindle e i televisori a cristalli liquidi Bravia della Sony. La Foxconn è stata spesso al centro dei ‘rumors’ che precedono i lanci dei nuovi prodotti Apple, l’ultimo dei quali risale al dicembre scorso e riguarda il nuovo televisore della ‘mela morsicata’ che dovrebbe finalmente arrivare nel 2014. Ma non è la prima volta che annunci come questi si rivelano infondati.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Apple in Cina soffre molto la concorrenza

Nonostante la nuova versione del suo iPhone stia vendendo bene, Apple sta vivendo un momento di stasi in Cina. Secondo alcuni recenti dati, la multinazionale americana sta al momento infatti subendo abbastanza la forte concorrenza non solo del gigante coreano Samsung, ma soprattutto delle locali Lenovo e Coolpad. Sono proprio queste ultime due la vera sorpresa. Lenovo, specializzata nella vendita dei computer, ha iniziato a gettarsi nel campo degli smartphone solo abbastanza di recente, nel 2010, mentre Coolpad, di proprieta’ di una societa’ di telecomunicazioni di Shenzhen, e’ una piccola azienda che e’ praticamente sconosciuta al di fuori della Cina ma che pero’ negli ultimi anni si e’ guadagnata via via una buona fetta di mercato puntando su prodotti a piu’ basso costo rispetto ai quelli dei piu’ blasonati Apple e Samsung. In effetti, secondo alcune analisi di esperti del settore, il problema di Apple in Cina e’ legato all’alto costo dell’Iphone che lo rende non accessibile a tutti. Di recente Apple ha parlato di uno smartphone a basso costo, che pero’ non sara’ disponibile almeno fino alla fine dell’anno. Altro problema di Apple nel paese del dragone e’ legato ad iTunes, in quanto al momento Apple non vende musica attraverso il suo servizio cinese di iTunes. A questo si aggiunga che la facilita’ di ottenere supporti pirata in Cina rende il materiale disponibile su iTunes di fatto poco appetibile per gli utenti cinesi. Ma i responsabili dell’azienda di Cupertino non sembrano eccessivamente preoccupati. All’inizio di questo mese il CEO di Apple Tim Cook ha predetto che la Cina crescera’ fino a diventare il piu’ grande mercato al mondo nel campo delle telecomunicazioni aggiungendo di aspettarsi che la Cina diventi presto per Apple il primo mercato (attualmente e’ il secondo).

Lascia un commento

Archiviato in 'E renare (i soldi, l'economia)

Tim Cook in Cina: spero paese diventi nprimo mercato al mondo per Apple

”La Cina è un mercato molto importante per noi.”. E’ questo il fulcro dell’intervista che il Ceo di Apple, Tim Cook, ha rilasciato all’agenzia di stampa cinese Nuova Cina, durante un suo (secondo) viaggio a sorpresa in Cina. ” La Cina – ha proseguito Cook – e’ attualmente il nostro secondo mercato ma credo che diventera’ il nostro primo mercato. Credo fortemente che accadra”’. ”Stiamo crescendo molto velocemente – ha proseguito il Ceo di Apple, che si e’ dichiarato molto colpito dal mercato cinese – stiamo continuando ad investire in negozi al dettaglio qui e se ne apriranno molti altri nel corso degli anni successivi. Abbiamo selezionato alcuni siti, la nostra base produttiva e’ qui, e qui abbiamo partner incredibili. Quindi la Cina e’ sicuramente un paese molto, molto importante per noi”. Apple ha attualmente 11 punti vendita tra Pechino, Shanghai, Shenzhen, Chengdu e Hong Kong. Quello inaugurato lo scorso ottobre nel centro commerciale di Wangfujing a Pechino e’ il piu’ grande in Asia. Cook non ha rivelato i dettagli dei suoi colloqui con il ministero cinese dell’Industria e dell’Information Technology e con la China Unicom, primo partner di Apple in Cina ne’ con gli altri operatori di telefonia in Cina. ”La gente di tutto il mondo, senza distinzione di cultura – ha detto Cook a Nuova Cina – vuole i migliori prodotti. Penso che le persone amino della Apple soprattutto il fatto che crei prodotti che rendono la vita piu’ facile e migliore”. Nessun accenno invece alle voci relative all’ipotesi del lancio su alcuni mercati, tra cui la Cina, di un iPhone piu’ economico. ”Non ci sono prodotti Apple che non sono per la Cina – ha anzi detto Cook – penso che siano tutti perfetti per questo paese”. A proposito della Foxconn, fornitore di Apple in Cina, le cui fabbriche sono in passato state coinvolte in problemi relativi soprattutto a proteste degli operai per condizioni di lavoro inique e salari troppo bassi, Cook ha detto che ”Apple ha rigorosi codici di condotta che i fornitori devono rispettare e se non lo fanno, Apple non fa affari con loro”. ”Ci preoccupiamo di ogni operaio che tocca un prodotto Apple – ancora aggiunto Cook – sia che si occupi di vendita, di assemblaggio, di assistenza o altro. Ci teniamo a mantenere uno standard molto alto”. L’amministratore delegato dell’azienda di Cupertino ha infine ricordato la visita da lui effettuata nel marzo scorso alla linea di produzione di iPhone della Foxconn a Zhengzhou durante la quale fece il giro dei dormitori e volle vedere di persona come vivono e lavorano li’ gli operai. Con 80.000 dipendenti, Apple ha generato un utile netto di oltre 41 miliardi di dollari nel 2012.

Lascia un commento

Archiviato in 'E renare (i soldi, l'economia)

Anche minori di 14 anni operai nella fabbrica degli iPhone

La Foxconn, l’impresa taiwanese da due anni al centro di polemiche per le condizioni di lavoro nelle sue ‘fabbriche dei suicidi’ (come sono state sinistramente ribattezzate), ha ammesso oggi di aver fatto lavorare minorenni nei suoi impianti in Cina. Confermando in un comunicato diffuso a Taipei le accuse che le erano state rivolte da organizzazioni non governative di Hong Kong e dalla stampa cinese, la Foxconn ha confermato che il lavoro minorile è stato impiegato “in violazione delle leggi del Paese e del nostro stesso codice di comportamento”. La Foxconn appartiene alla taiwanese Hon Hai Precision Industry ed è una delle più grandi produttrici del mondo di componenti per l’alta tecnologia. Dalle sue fabbriche escono tra l’altro gli iPhone e gli iPad della Apple e alcuni dei prodotti più popolari della Dell, della Sony e della Hewlett-Packard. Dopo le denunce sul lavoro minorile e sull’uso intensivo di stagisti non pagati, l’impresa ha svolto un’inchiesta nelle sue fabbriche cinesi. “L’ indagine – si legge nel comunicato emesso a Taipei – ha indicato che gli stagisti, di età compresa tra i 14 e i 16 anni, hanno lavorato nella nostra fabbrica per circa tre settimane”. La fabbrica alla quale fa riferimento il comunicato è quella che si trova a Yantai, nella provincia nordorientale dello Shandong. Passi sono stati intrapresi, prosegue il comunicato, “per riportare immediatamente gli stagisti nelle loro istituzioni educative”. L’agenzia Nuova Cina ha scritto che gli stagisti sotto età erano 56, e che tutti sono tornati nelle loro scuole. L’ impresa aggiunge che d’ora in avanti collaborerà con le autorità cinesi per impedire che nelle sue strutture produttive vengano impiegati minorenni. “In ogni modo, riconosciamo che la piena responsabilità per queste violazioni della legge è della nostra azienda e abbiamo chiesto scusa a ciascuno degli studenti per il ruolo che abbiamo avuto in questa vicenda”, conclude la Foxconn nel comunicato. Nel 2010 la Foxconn è stata al centro delle cronache internazionali per un’ondata di suicidi dei suoi dipendenti, che intendevano protestare contro le pesanti condizioni di lavoro nelle sue fabbriche nel sud della Cina. L’impresa ha annunciato che ridurrà gli straordinari dalle attuali 20 ore per settimana a nove. In seguito, le polemiche sono proseguite e il mese scorso violenze tra operai e sorveglianti si sono verificate nell’impianto di Taiyuan, nel nord della Cina, dopo una protesta dei lavoratori per le condizioni nei dormitori aziendali. Gli operai nelle 13 fabbriche cinesi della Foxconn sono centinaia di migliaia, in genere giovani immigrati dalle regioni più povere del Paese.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Sciopero alla Foxconn, bloccata produzione iPhone 5, ma azienda nega

Non c’é pace per la Foxconn. Oggi l’impresa taiwanese ha smentito che nel suo stabilimento di Zhengzhou, nella Cina centrale, sia in corso uno sciopero che ha bloccato la produzione di iPhone 5 in un momento delicato per la Apple, che sta faticando a far fronte agli ordini per il suo nuovo smart-phone. Ma secondo la notizia diffusa dal China Labor Watch, fondato nel 2000 a New York da esuli cinesi, tre-quattromila operai della fabbrica di Zhengzhou sono in sciopero da lunedì scorso per protestare contro i controlli di qualità troppo severi e per non aver potuto godere di vacanze nella ‘settimana d’orò legata alla festa della Repubblica. La Foxconn ha un milione di dipendenti che in gran parte lavorano nelle sue fabbriche in varie regioni della Cina, dove vengono prodotte componenti per la Apple e per altre importanti aziende di elettronica come la Sony, la Hewlett Packard, la Nokia e la Dell. Spesso è stata al centro di proteste per le dure condizioni di lavoro imposte ai suoi operai, in maggioranza immigrati dalle regioni più povere della Cina. Nel 2010 è salita alla ribalta perché 18 dei suoi dipendenti si sono tolti la vita, facendole acquisire il macabro soprannome di “fabbrica dei suicidi”. Alla fine di settembre, la sua fabbrica di Taiyuan, nel nord della Cina, ha dovuto chiudere per qualche giorno in seguito ad una megarissa tra operai e guardiani. Oggi il quartier generale dell’azienda, che è il braccio commerciale della Hon Hai Precision Industry Co, una multinazionale dell’ elettronica basata a Taiwan, ha smentito in un comunicato che sia in corso uno sciopero e che la produzione di iPhone 5 rischi di essere bloccata. L’azienda ha ammesso che sono sorti dei “problemi” con “alcuni gruppi di lavoratori”, aggiungendo però che sono stati risolti all’inizio della settimana. “Le notizie secondo le quali c’é stato uno sciopero dei dipendenti non sono esatte. Non c’é stata alcuna interruzione del lavoro nello stabilimento in questione (quello di Zhengzhou, ndr) né in altri impianti della Foxconn, e la produzione prosegue secondo i programmi”, si legge nel comunicato. China Labor Watch, che in passato si è rivelato attendibile, ha sostenuto di aver avuto la notizia dagli stessi lavoratori in sciopero. Alcuni di loro avrebbero precisato di non essere in grado di rispettare i rigidi criteri di qualità senza un periodo di addestramento e di aver voluto protestare per non aver avuto neanche un giorno di ferie in occasione della festa della Repubblica.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili