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Moglie Nobel Liu Xiaobo, viviamo situazione assurda

Liu Xia, la moglie del premio Nobel e detenuto politico Liu Xiabo, e’ scoppiata a piangere davanti alle due repoter dell’Associated Press che sono riuscite ad avvicinarla nel suo appartamento di Pechino, dove viene tenuta da due anni agli arresti domiciliari, illegalmente. In una breve conversazione, mentre i poliziotti che la sorvegliano erano a pranzo, la donna ha affermato di vivere ”in una situazione assurda”. ”Non so se Kafka avrebbe potuto scrivere qualcosa di piu’ assurdo ed incredibile di questo”, ha aggiunto. ”Ero preparata – ha detto – ad affrontare le conseguenze dopo che Liu aveva vinto il premio Nobel ma non avrei mai immaginato che non sarei stata in grado di muovermi dal mio appartamento”. Liu Xiabo, 57 anni, sta scontando una pena ad 11 anni di prigione per ”incitazione alla sovversione”, vale a dire per aver scritto e promosso il documento Charta08 che chiede la fine del sistema a partito unico e l’ instaurazione in Cina di un sistema democratico. Nel 2010 gli e’ stato assegnato il premio Nobel per la pace. La moglie, Liu Xia, e’ confinata da allora nel suo appartamento, pur non essendo stata accusata di alcun reato. Secondo alcuni gruppi umanitari, la detenzione della donna potrebbe essere un mezzo usato dalla autorita’ per far pressione sul marito perche’ accetti di lasciare la Cina. Per quasi un anno a Liu Xia e’ stato impedito di visitare il marito in prigione, anche questa un’iniziativa presa in spregio della leggi vigenti dalla polizia di Pechino. Ora viene portata a visitarlo una volta al mese. A parte questo, le e’ stato consentito a volte di visitare la vecchia madre, che vive non lontano da lei, sempre accompagnata dagli agenti.
fonte: ANSA

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Anche un cinese tra i papabili del Nobel della Letteratura. Se la deve vedere con un giapponese

Cina e Giappone non sono in lotta solo per il possesso delle isole Diaoyu/Senkaku ma anche per il premio Nobel per la letteratura dell’ anno in corso. Lo affermano oggi giornali e siti web cinesi, secondo i quali il cinese Mo Yan sarebbe favorito sul giapponese Hakuri Murakami. Mo Yan ha scritto soprattutto racconti tra cui Sorgo Rosso, dal quale il regista Zhang Yimou ha tratto un film di grande successo. Lo scrittore, che 57 anni, non ha voluto commentare le previsioni. “Non ha alcuna opinione”, si è limitato a dichiarare all’ agenzia Nuova Cina. Zhang Yimou ha preso spunto da un racconto di Mo yan anche per il suo film Happy Times, mentre il regista Huo Jianqi ha adatto per lo schermo il suo White Dog Swing. Il suo concorrente Murakami è uno degli scrittori orientali più prolifici. La sua ultima opera, 1Q84, è un best seller internazionale. Se vincesse, Mo Yan sarebbe il primo scrittore residente nella Repubblica Popolare a ricevere il prestigioso riconoscimento. Gao Xingjian, vincitore del Nobel nel 2000, vive infatti in Francia dal 1987 ed è un severo critico del regime di Pechino. Nel 2010, la Cina ha accusato il comitato del Nobel di essere politicizzato dopo che il premio per la pace era stato assegnato all’ intellettuale dissidente Liu Xiaobo, che sta scontando una condanna a 11 anni di prigione per aver redatto il documento “Charta 88” che propone l’ abolizione del sistema a partito unico.

fonte: ANSA

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Confusione su assegnazione premio Confucio

Gli organizzatori cinesi del premio Confucio – creato l’anno scorso per contestare il Nobel assegnato allo scrittore dissidente Lui Xiaobo – hanno annunciato di averlo assegnato al primo ministro russo Vladimir Putin. In precedenza il ministero della cultura di Pechino aveva deciso di cancellare il premio Confucio e di sciogliere il comitato che lo avrebbe dovuto assegnare. Ignorando il ministero, il poeta Qiao Damo, un comunista nazionalista che aveva animato il premio anti-Liu Xiaobo dello scorso anno, ha annunciato che quest’anno il vincitore e’ Putin ”per la sua opposizione alla guerra in Libia”. Qiao ha anche creato un’ organismo basato ad Hong Kong – che oggi e’ una Speciale regione amministrativa della Cina, con una forte autonomia – che si chiama China International Peace Studies Centre e che e’ composto da ”intellettuali e artisti indipendenti” dal governo di Pechino. Il premio dovrebbe essere consegnato a Putin il 9 dicembre in una cerimonia a Pechino, ha aggiunto il poeta. Liu Xiaobio, il vincitore del Nobel della pace del 2010, sta scontando una condanna a 11 anni di prigione per ”attività’ sovversive”.

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Liu XIaobo visita familiari e breve uscita dal carcere

Il dissidente cinese Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace 2010, fra agosto e settembre ha ricevuto la visita in prigione della sua famiglia ed è stato autorizzato ad uscire brevemente in occasione della morte di suo padre. Lo ha reso noto il fratello alla agenzia France Presse. Liu “è in buone condizioni fisiche”, ha detto il fratello, Liu Xiaoxuan. In agosto ha ricevuto la visita della moglie Liu Xia. Il 18 settembre ha avuto un permesso per uscire dalla prigione in occasione della morte del padre e si è recato nella casa della sua famiglia, nella regione nordorientale del Dalian. Il 28 settembre ha ricevuto una visita dei suoi tre fratelli. “Mi è difficile darvi dei dettagli su quanto tempo Liu Xiaobo ha passato a casa e su quello che ha fatto”, ha detto Liu Xiaoxuan. Secondo il Centro di informazione per i diritti dell’uomo e la democrazia di Hong Kong, “le autorità hanno preteso da Liu Xiaoguang (uno dei tre fratelli, n.d.r.) che non parli” della visita. Il dissidente, 55 anni, è detenuto in una prigione nel nordest della Cina. Dal 2009 sconta una condanna a 11 anni per sovversione, per essere stato fra i promotori di un documento per la democrazia, la Carta 08.

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Premio Confucio nella bufera, sospeso il Nobel cinese

E’ nella bufera il controverso ‘Premio per la pace Confucio’, nato lo scorso anno come risposta cinese al premio Nobel per la pace che era stato attribuito, tra le rimostranze di Pechino, al dissidente cinese Liu Xiaobo. Secondo quanto riferisce la stampa cinese, il Ministero della Cultura ha deciso la sospensione dell’evento, previsto a dicembre, in quanto i suoi organizzatori, che fanno capo all’associazione cinese per l’arte, non avrebbero ottenuto le necessarie autorizzazioni e avrebbero compiuto ”rilevanti violazioni del regolamento”. Due settimane fa erano stati annunciati i candidati al premio di quest’anno tra i quali figurano i nomi del primo Ministro russo, Vladimir Putin, del fondatore di Microsoft, Bill Gates, della cancelliera tedesca Angela Merkel, del presidente sudafricano Zuma, di Yuan Longping, uno scienziato cinese noto per essere il padre del ‘riso ibrido’, di Soong Chu-yu, un politico taiwanese, e dell’undicesimo Panchen Lama, quello voluto da Pechino. Secondo quanto dichiarato da Liu Zhiqin, consulente per il premio di quest’anno, si tratterebbe di candidati che ”hanno considerevolmente contribuito alla pace nel mondo o in una regione”. Ma non tutti sono d’accordo. Secondo Zhu Dake, noto critico culturale della Universita’ Tongji a Shanghai, si tratta di un premio ”senza alcun valore in termini di standard culturali e che anzi e’ destinato a creare confusione nel giudizio della gente con riferimento ai valori della cultura”. Zhu ha anche aggiunto che il diffondersi di premi di questo genere determina il rischio di degenerazioni in situazioni di tipo commerciale e di profitto per persone o organizzazioni che usano nomi famosi come richiamo. Il primo (e finora unico) premio Confucio e’ andato all’ex vicepresidente taiwanese, Lien Chan il quale pero’ non si presento’ alla cerimonia per ritirare il premio (dotato di 100.000 yuan, circa 10.000 euro). Intanto non e’ chiaro al momento se il premio potra’ comunque essere assegnato o meno in futuro. Nonostante parte della stampa locale parli di cancellazione dell’evento, Liu Haofeng, presidente esecutivo del Premio per la Pace Confucio, ha detto che ”si tratta solo della rimozione dei precedenti organizzatori” e che il premio si terra’ comunque a dicembre. Lo scorso anno, i primi di dicembre, l’iniziativa era stata invece presentata e celebrata in pompa magna. E, senza giri di parole, era stato lanciato il premio come ”una risposta pacifica al Nobel per la Pace 2010, che spiega la visione della pace che ha il popolo cinese”. Erano state queste le parole del presidente del Comitato per il premio Confucio, Tan Changliu, che ne aveva anche descritto l’obiettivo: ®promuovere la filosofia¯ confuciana nel mondo. Filosofia millenaria, dottrina morale e sociale che si proponevano di rimediare alla decadenza spirituale della Cina in un’epoca di profonda corruzione e di gravi sconvolgimenti politici, ma che di questi tempi rischia di dissolversi sotto il peso di strumentalizzazioni e polemiche.

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Puntin e Panchen Lama candidati a premio Confucio, l’edizione made in China del Nobel per la pace

Il Panchen Lama (leader religioso tibetano approvato da Pechino) e il premier russo Vladimir Puntin sono tra i candidati al Premio Confucio per la pace, creato dalla Cina in concorrenza con il Premio Nobel per la pace, che l’anno scorso è stato assegnato al dissidente incarcerato Liu Xiaobo. Lo hanno affermato gli organizzatori del Premio in dichiarazioni alla stampa cinese. L’anno scorso il Premio Confuncio fu assegnato all’ex-vicepresidente taiwanese Lien Chan, che affermò di non essere stato informato. Quest’anno gli organizzatori, un gruppo di intellettuali comunisti, hanno chiarito che il Premio è sponsorizzato dal governo di Pechino. Il Panchen Lama è uno dei più importanti lama del buddhismo tibetano. L’attuale detentore della carica è stato scelto da Pechino dopo che il Panchen scelto dal Dalai Lama era stato rifiutato e arrestato dal governo cinese. Altri candidati, precisano gli organizzatori, sono il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente sudafricano Jacob Zuma e lo scienziato cinese Yuan Longping, considerato il “padre” del riso ibrido.

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Giro di vite su dissidenti, 10 anni a Liu Xianbin

La Cina compie un altro giro di vite nei confronti di dissidenti e attivisti politici. Liu Xianbin, attivista politico, autore di numerosi scritti sui temi della democrazia e dei diritti umani in Cina, è stato catturato dalla polizia e, al termine di un processo lampo durato solo poche ore ma preceduto da otto mesi di carcerazione preventiva, é stato condannato a scontare dieci anni di carcere. “Non ho fatto nulla, non sono colpevole”, ha gridato Liu alla lettura della sentenza, secondo quanto ha raccontato sua moglie, ammessa ad assistere all’udienza. Il processo e l’arresto di Xianbin arrivano in un momento in cui la Cina ha ripreso con decisione la repressione nei confronti dei dissidenti, molti dei quali sono persino spariti in maniera misteriosa, spesso senza lasciare alcuna traccia, dopo essere stati accusati di sovversione. Liu Xianbin è uno dei personaggi più noti da anni alle autorità cinesi. Nel 1989 partecipò alle proteste di piazza Tiananmen e in quell’occasione fu arrestato per la prima volta. Uscito dal carcere dopo due anni e mezzo circa, Liu riprese con forza la sua attività a favore della democrazia e delle riforme. Nel 1998 si unì ad un gruppo politico clandestino, non riconosciuto, il partito democratico cinese, che aiutò ad effettuare una raccolta di fondi. Nel 1999 finì di nuovo in carcere, condannato a scontare altri nove anni per sovversione di stato. Il dissidente non ha mai smesso di professare le sue idee e a manifestare il suo pensiero a favore della democrazia e dei diritti umani in Cina. Come quando ha apertamente manifestato il suo appoggio alla Carta 08, il documento redatto dal premio Nobel per la pace, Liu Xiaobo, anche lui in carcere per scontare una condanna di 11 anni. Di recente Liu Xianbin aveva ripreso a scrivere, focalizzando la sua attenzione ancora una volta sulle tematiche del rispetto dei diritti umani in Cina. Articoli questi che gli sono costati un nuovo arresto e una nuova condanna. Una condanna particolarmente severa quella decisa per lui, vista da alcuni analisti come un segnale che la Cina intende dare specialmente in un momento come questo in cui le tensioni e le proteste che hanno scosso il Medio Oriente hanno cominciato a smuovere anche una parte dell’opinione pubblica cinese. “La sentenza contro Xianbin – ha detto Wang Songlian, coordinatore per il gruppo di difesa dei diritti umani in Cina – è una sorta di avvertimento del governo ai dissidenti ma anche ai bloggers che sono stati di recente accusati di sovversione dopo le riunioni domenicali pro-democrazia delle scorse settimane. E’ un avvertimento a non svolgere attività di questo tipo”. Nei giorni scorsi il portavoce della Commissione per il Nobel a Olso aveva espresso preoccupazione per la sorte di Liu Xiaobo, del quale non si sono avuti nell’ultimo periodo notizie o aggiornamenti. Un silenzio, quello sulle condizioni e le sorti del vincitore del premio Nobel per la pace, che il segretario generale della commissione ad Oslo ha definito “senza precedenti”. La stretta di Pechino è rivolta nell’ultimo periodo verso i dissidenti, ma in generale verso tutte le minoranze o gruppi considerati come una potenziale minaccia perß la stabilità e la prosecuzione del suo sistema politico. In primo luogo contro gli uiguri, minoranza etnicaß mal vista per non assimilarsi, per cultura, tradizioni, lingua, alla identità sociale e politica della Cina. E’ solo di qualche giorno fa la notizia della condanna a morte di sette uiguri colpevoli, secondo le autorià, di omicidio e di aver raccolto soldi per una congiura terroristica.

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