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Magnate cinese annuncia di voler comprare il New York Times e chiede di essere preso sul serio

Vuole essere preso seriamente Chen Guangbiao, uno degli uomini più ricchi della Cina, che nei giorni scorsi ha annunciato l’intenzione di acquistare il New York Times. L’uomo, tra i 400 più ricchi del paese, già noto per le sue stravaganze (vendette lattine di aria fresca ai residenti di Pechino imbottigliati nello smog, ha distribuito soldi in giro, ha comprato spazi pubblicitari sui giornali stranieri – Nyt compreso – per rivendicare la proprietà cinese sulle isole contese con il Giapone), la settimana scorsa aveva annunciato la sua intenzione di acquistare lo storico giornale americano. Qualche giorno dopo è stato fotografato all’aeroporto Jfk di New York. Dopo il suo annuncio, in rete ci sono state molte discussioni al riguardo, con smentite varie, ma Chen ha scritto una lettera al Global Times ribadendo la sua intenzione e chiedendo di essere preso sul serio. L’uomo, che ha fatto la sua fortuna con una società di rifiuti, risorse rinnovabili e riciclo, ha detto di aver trovato anche un socio di Hong Kong per questa iniziativa. Attualmente, il sito del New York Times cinese è oscurato, dopo che il giornale ha pubblicato una inchiesta sulle presunte fortune dell’ex premier Wen Jiabao.

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Secondo il Nyt, milioni da banca americana a figlia ex premier Wen Jiabao

Le autorita’ americane hanno aperto un’inchiesta sui rapporti tra la banca d’affari J.P.Morgan e una societa’ di consulenze diretta dalla figlia dell’ex-premier cinese Wen Jiabao. Lo scrive oggi il New York Times. La societa’ aveva solo tre dipendenti ed era guidata dall’unica figlia dell’ex-premier, Wen Ruchun, che nei rapporti con la banca avrebbe usato il falso nome con il quale aveva frequentato in precedenza una prestigiosa universita’ americana. Secondo la ricostruzione del giornale, la societa’ avrebbe ricevuto 75mila dollari al mese dalla J.P.Morgan per un periodo di due anni, per facilitare alcuni affari intrapresi dalla banca in Cina. In altre parole la societa’, chiamata Fullmark Consultants, avrebbe ricevuto nei due anni di contratto 1,8 milioni di dollari dalla banca americana. Secondo una precedente inchiesta del Nyt, pubblicata nel 2012, la famiglia di Wen Jiabao avrebbe accumulato segretamente un patrimonio di 2,7 miliardi di dollari negli anni nei quali Wen e’ stato alla testa del governo cinese (2003-2013).

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Al partito comunista cinese serve una struttura snella, lo dice uno studioso

Il Partito comunista cinese deve trovare il modo di migliorare il sistema relativo alle dimissioni dei suoi membri, anche per riuscire a mandare via coloro che non sono qualificati o che sono corrotti. Lo riferisce il Global Times citando un editoriale pubblicato su una rivista specializzata del Peoplés Daily. L’articolo, scritto da un professore dell’Università dello Shandong, Zhang Xìen, evidenzia la necessità di snellire la struttura del partito. “Il partito attualmente conta più di 80 milioni di membri – ha commentato Cai Zhiqiang, professore della scuola di partito della commissione centrale del Partito -: è un numero troppo elevato che rappresenta una sfida enorme per la sua gestione. I membri dovrebbero essere sostenitori e convinti assertori dell’ideologia ma spesso sono solo persone che cercano benefici professionali e opportunità”. Cai ha aggiunto che è ancora prevalente un vecchio concetto in base al quale solo i traditori se ne vanno e quindi questi sono ancora discriminati e mal considerati. “I membri che decidono di lasciare devono essere trattati in modo giusto”, ha concluso.

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Attivisti web cinesi signano anche in Cina giornali liberi come successo in Birmania

La nascita, ieri in Birmania, di quattro quotidiani indipendenti dal governo ha avuto una vasta eco tra i ‘navigatori cinesi’ di Internet. Molti di loro si sono chiesti polemicamente quando anche la Cina decidera’ di allentare la morsa della censura. ”Cosa aspettiamo, che lo faccia prima la Corea del Nord?”, si domanda uno, mentre un altro si limita a chiedere: ”E il nostro turno, quando arriva?”. ”Vediamo ora se il Myanmar (nome ufficiale della Birmania) cadra’ nella violenza e nel caos…” scrive un terzo ”internauta” rifacendosi ad un discorso tenuto l’ anno scorso dall’ allora presidente Hu Jintao. Parlando ad una platea di dirigenti comunisti, Hu aveva affermato che la Cina non deve tornare ”sulla vecchia strada della chiusura e della rigidita”’, ma non deve neanche avviarsi sul ”maligno sentiero della rinuncia alla bandiera”, vale a dire ad una maggiore apertura anche verso chi critica il sistema a partito unico. La Costituzione cinese garantisce la liberta’ di espressione ma nella realta’ tutti i giornali sono sottoposti al controllo della censura. Ogni giorno il Dipartimento per la propaganda del Partito manda le sue direttive ai giornali e chi non le rispetta viene punito, spesso severamente. Tra questi il giornalista Shi Tao, che sta scontando una condanna a dieci per aver diffuso su Internet uno dei comunicati della censura.

fonte: ANSA

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Archiviato in Taci, il nemico ci ascolta

Il nuovo vertice cinese si presenta

”Realizzare il sogno di una grande rinascita della nazione cinese”: il nuovo presidente cinese Xi Jinping ha chiuso oggi su una nota nazionalista i lavori dell’ Assemblea Nazionale del Popolo, esaltando il ”socialismo con caratteristiche cinesi” e invitando le forze armate ad essere ”pronte a vittoriosi combattimenti”. Al nuovo premier Li Keqiang e’ toccato mostrare il volto moderno e pacifico della Cina con la promessa di un’abolizione dei campi di lavoro entro l’anno. I leader della nuova generazione all’unisono hanno invece confermato la volonta’ di procedere con la crescita economica e con la collaborazione con la comunita’ internazionale, ma hanno anche riaffermato le particolarita’ della Cina e la sua intransigenza su quelli che ritiene essere i suoi ”interessi fondamentali”. Chiudendo oggi i lavori dell’ Assemblea Nazionale del Popolo che ha segnato il momento conclusivo del passaggio dei poteri alla nuova generazione di dirigenti comunisti cinesi Xi, 59 anni e Li, 57, si sono divisi accuratamente i compiti. Con aria grave, parlando davanti ai quasi tremila delegati dell’ Assemblea, Xi Jinping ha detto che bisogna ”continuare a battersi per la causa del socialismo con caratteristiche cinesi e per realizzare il sogno di una grande rinascita della nazione cinese” e ha rivendicato il rafforzamento dell’ ‘Esercito di Liberazione Popolare, in corso da due decenni con tassi di aumenti della spesa militare a due cifre. Parole che non devono essere suonate piacevoli alle orecchie non solo del Giappone – a causa della disputa sulle isole Senkaku/Diaoyu – ma anche di Filippine, Vietnam, Malaysia e Brunei, tutti Paesi che hanno dispute con Pechino nel Mar della Cina meridionale. Parlando nella sua prima conferenza stampa da premier, Li Keqiang ha sottolineato che il primo obiettivo del suo governo e’ la crescita ”sostenibile dell’ economia”. Il premier ha fatto riferimento in particolare all’ inquinamento e alla sicurezza alimentare, temi che preoccupano l’ opinione pubblica cinese. Li, apparso insolitamente rilassato e sorridente, ha inoltre invitato gli Usa ad ”evitare scambi di accuse infondate” sul problema degli attacchi informatici e, rispondendo alla domanda insolitamente coraggiosa di una giornalista cinese, si e’ impegnato a presentare entro la fine dell’ anno la ”riforma” dei campi di lavoro. Si tratta dei cosidetti ”laojiao”, gestiti dalla polizia nei quali oggi i cittadini cinesi possono essere inviati per quattro anni per via amministrativa, senza la necessita’ di un intervento della magistratura. I campi di rieducazione attraverso il lavoro non vanno confusi con i ‘laogai’, i campi di lavoro. Questi ultimi sono stati formalmente chiusi nel 1997, ma ci sono ancora reati che possono essere puniti con i “lavori forzati”. Nei ‘laojiao’ in genere vengono rinchiusi tossicodipendenti, prostitute e piccoli criminali. Li non ha invece accennato all’abolizione dell’ ‘hukou’, il permesso di residenza che divide gli 1,3 miliardi di cinesi tra chi è residente nelle campagne e chi nelle città, categorie che hanno diversi diritti e diversi doveri, ma ha sottolineato che il tumultuoso processo di urbanizzazione che e’ alla base della crescita economica della Cina deve essere indirizzato non solo verso le grandi metropoli come Pechino e Shanghai, ma verso le cosiddette citta’ di ”seconda fascia”. Il gruppo dirigente cinese ha cosi’ completato con successo il secondo ricambio dei vertici avvenuto senza scosse e nel rispetto del copione faticosamente concordato in mesi di trattative tra le varie fazioni comuniste. Rimane aperto il problema del processo a Bo Xilai, l’ ambizioso leader caduto in disgrazia l’ anno scorso e oggi in prigione in attesa di processo. Bo, 63 anni, e’ ritenuto colpevole di corruzione e abuso di potere ma, ad oltre un anno dal suo arresto, nessuna accusa e’ stata formalizzata contro di lui

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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Chi è Xi Jinping

Xi Jinping, 59 anni, eletto oggi presidente della Repubblica popolare dopo essere stato nominato segretario del Partito Comunista, e’ il primo ”principe” a salire al vertice dello Stato cinese. Suo padre Xi Zhongxun e’ stato infatti uno dei rivoluzionari della prima ora insieme al presidente Mao Zedong e un convinto riformista negli ultimi anni della sua vita. Sposato ad una famosa cantante – peraltro sparita dalla pubblica vista da quando il marito e’ stato indicato come il successore designato del presidente Hu Jintao – Xi e’ considerato un riformista ”prudente” e un acceso nazionalista. Appoggiato dagli altri ”principi” – molti dei quali oggi sono in posizioni chiave – e dall’esercito, Xi dovra’ affrontare problemi come la dilagante corruzione, le crescenti differenze tra ricchi e poveri e i danni provocati all’ambiente dal tumultuoso sviluppo economico degli ultimi anni. Nelle sue prime uscite pubbliche dopo essere stato nominato, in novembre, segretario del Partito Comunista, il nuovo leader cinese ha sottolineato la necessita’ di uno ”stile di lavoro” modesto e di evitare gli eccessi di servilismo spesso mostrati dai leader delle province verso quelli nazionali. Quattro anni fa, nel corso di una visita in Messico, Xi mostro’ il suo volto aggressivo accusando ”alcuni stranieri con la pancia piena” di criticare la Cina a vanvera.

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Al via l’assemblea nazionale che inconronerà Xi Jinping

Si riunisce a partire da domani a Pechino l’Assemblea Nazionale del Popolo (Npc nella sigla inglese), che avrà come primo punto all’ordine del giorno l’ultimo atto del passaggio di poteri da una generazione all’altra al vertice della Cina. I circa tremila deputati della Npc eleggeranno il “nuovo imperatore” Xi Jinping alla sua terza carica, quella di presidente della Repubblica. Xi, 60 anni, è stato nominato in novembre segretario del Partito Comunista e presidente della potente Commissione militare centrale (Cmc), il posto dal quale si ha il controllo sull’Esercito di liberazione popolare. Il suo numero due sarà Li Keqiang, 58 anni, che diventerà premier. L’uno e l’altro, che avranno in mano le redini del potere per i prossimi 10 anni, hanno fama di “riformisti” – anche se nel significato estremamente limitato che questo termine ha nel linguaggio politico cinese – come del resto i loro predecessori, i settantenni Hu Jintao e Wen Jiabao, che hanno però deluso le aspettative. L’altra “camera” dell’istituzione più simile ad un Parlamento della Cina contemporanea, l’ Assemblea Consultiva del Popolo, ha iniziato ieri la sua sessione annuale e continuerà i suoi lavori in parallelo alla Npc. La stagione delle “due sessioni” si concluderà a metà marzo con la prima conferenza stampa di Li Keqiang. Oltre che delle nomine, l’ Npc si occuperà di economia – indicando, sembra, nel 7,5% il tasso ‘ideale’ di crescita dell’economia – e di spese per la difesa. Le spese militari della Cina sono cresciute a due cifre per tutti i due decenni scorsi e oggi la portavoce dell’Assemblea Fu Ying ha annunciato che l’aumento ci sarà anche nel 2013, anche se non ha fatto cifre, né percentuali. Il tasso di crescita ‘ideale’ non è un’indicazione programmatica e spesso viene superato nella realtà. La nuova dirigenza cinese è di fronte alla sfida del riorientamento del modello di crescita, con le esportazioni in discesa e la necessità di aumentare i consumi interni. A trainare l’economia sarà, come sempre, l’urbanizzazione, che porterà nelle metropoli centinaia di milioni di cinesi che vivono ancora nelle zone rurali. Attualmente circa la metà dei 1,3 miliardi di abitanti del Paese vivono in realtà urbane. Il processo potrebbe essere facilitato dalla riforma dell’ ‘hukou’, il permesso di residenza che ancora lega i cittadini al loro luogo di nascita. Una riforma della quale si parla da anni, che non si è mai concretizzata, come del resto quella che prevede l’abolizione dei ‘laojiao’, i campi di “rieducazione attraverso il lavoro”, della quale si è tornato a parlare nelle ultime settimane.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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