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Tensione sul confine indo-cinese, New Delhi chiede ritiro truppe di Pechino

L’India ha chiesto oggi alla Cina di ritirare le sue truppe dopo un sospetto sconfinamento in una zona dell’Himalaya occidentale che e’ contesa dai due Paesi. Lo ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri, Syed Akbaruddin, in un incontro con i giornalisti. New Delhi ha invitato al rispetto ”dello status quo esistente prima dell’incursione del 15 aprile” nella zona situata nella regione del Ladakh. Secondo quanto riferito dalla stampa indiana, la scorsa settimana le truppe cinesi sono entrate per 10 chilometri in territorio indiano e hanno piazzato un accampamento. Pechino ha smentito lo sconfinamento oltre la cosiddetta Line of Actual Control (Lac) di 4 mila chilometri che taglia in due la catena himalayana. Nonostante diversi round di negoziati fra New Delhi e Pechino, il confine non e’ mai stato delimitato. Il portavoce ha ricordato che in passato simili incidenti ”si sono risolti pacificamente”. Oggi delegazioni militari indiana e cinese hanno tenuto un secondo incontro distensivo (flag meeting) a Daulat Beg Oldie, un aeroporto militare all’altitudine di 5.100 metri, che si trova anche su una antica strada carovaniera. Due giorni fa, il governo di New Delhi aveva convocato l’ambasciatore della Cina per esprimere il proprio disappunto sull’incidente.

fonte: ANSA

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Prima visita ministro difesa cinese in otto anni in India

Il ministro della Difesa cinese Liang Guanglie è giunto in India per una visita di quattro giorni, la prima di questo genere negli ultimi otto anni. Lo riferiscono oggi i media a New Delhi. Gli osservatori considerano il viaggio di grande importanza perché permetterà a Cina e India, due potenze asiatiche che hanno combattuto una guerra nel 1962 e che sono spesso al centro di frizioni riguardanti le frontiere e per l’appoggio di Pechino al Pakistan, di accrescere la fiducia reciproca. Giunto a Mumbai, il titolare della Difesa cinese incontrerà nella parte finale del suo viaggio il collega indiano A.K. Antony a New Delhi e non è escluso che per l’occasione vengano annunciate un nuovo round di manovre militari congiunte. I due ministri, si è infine appreso, hanno anche in agenda uno scambio di punti di vista riguardante le relazioni con Pakistan ed Afghanistan e le sfide poste alla sicurezza che porrà la conclusione del ritiro delle truppe americane dal territorio afghano all’orizzonte 2014.

fonte: ANSA

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Il vertice Brics in India: cinque paesi con cui bisogna fare i conti

Riporto una serie di articoli pubblicati dall’Ansa sugli incontri dei paesi Brics (Brasile Russia, India e Cina con l’aggiunta del Sudafrica), un gruppo con il quale tutti devono fare i conti.

Vertice Brics a Delhi, vogliamo contare di più

Le nazioni sviluppate che fino ad oggi hanno gestito la governance mondiale sono avvisate: gli strumenti di intervento utilizzati non sono più efficaci per affrontare e sconfiggere le molteplici crisi politiche ed economiche che affliggono i cinque continenti, per cui si dovrà rapidamente pensare a ridisegnarli, ridistribuendo poteri e responsabilità. E’ questo il messaggio lanciato oggi dai cinque paesi membri del Brics riuniti in un vertice a New Delhi. Al loro quarto appuntamento annuale dal 2009 i capi di Stato di questi ‘nuovi grandi’ (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) hanno manifestato il chiaro proposito di voler contare di più nel dibattito mondiale pur non rappresentando, come evidenzia la ‘Dichiarazione di Delhi’ da loro firmata, nulla di più di “una piattaforma di dialogo e cooperazione”. Una piattaforma però, aggiungono, che “raccoglie il 43% della popolazione mondiale”, il 20% del prodotto interno lordo (pil) globale e, come ha ricordato la presidente del Brasile Dilma Rousseff, “più della metà della crescita (56%) prevista dal Fondo monetario internazionale (Fmi) per il 2012”. Di fronte ad un pianeta che non cessa di essere turbolento, il Brics sollecita una riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che tenga conto delle potenze emergenti, ma nel frattempo propone che la comunità internazionale operi per disinnescare le crisi più importanti, avviando senza esitazione il negoziato per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, che è fonte di molti altri conflitti nella regione. E la ‘Dichiarazione di Delhi’ sollecita che per le tensioni in Siria e Iran si utilizzi il dialogo, permettendo nel caso dei siriani “l’avvio di un processo nazionale con la partecipazione delle parti coinvolte”. Nel caso di Teheran, invece, i cinque paesi “riconoscono il suo diritto all’uso del nucleare a fini pacifici, pur rispettando gli obblighi internazionali”. “Non si può trasformare la situazione riguardante l’Iran in un conflitto – si dice infine – le cui conseguenze non sono nell’interesse di nessuno”. Non c’é contrapposizione con le grandi potenze (Usa, Europa e Giappone), ma il Brics sottolinea la necessità non rinviabile di dare più spazio ai paesi emergenti nelle istituzioni della governance globale “perché ciò rafforzerà la loro efficacia nel raggiungimento degli obiettivi fissati”. Quello che più preoccupa Brasilia, Mosca, New Delhi, Pechino e Pretoria è “l’attuale situazione economica mondiale”, determinata dalla persistente crisi della zona euro, con un aumento dei debiti sovrani e con l’introduzione di misure di aggiustamento fiscale a medio e lungo termine che “producono in ambiente incerto per la crescita economica”. E’ il G20, di cui la Russia assumerà la presidenza, l’organismo che può e deve facilitare un forte coordinamento delle politiche macroeconomiche “anche con un miglioramento dell’architettura monetaria e finanziaria internazionale” che “deve contemplare una maggiore rappresentanza dei paesi emergenti” per ottenere “un sistema monetario internazionale che possa servire gli interessi di tutti i paesi”. In questo ambito il Brics studia la creazione di una Banca di sviluppo sud-sud, la cui realizzazione sarà esaminata nel 5/o Vertice che si svolgerà nel 2013 a Johannesburg, e dovrà mettere a disposizione dei paesi emergenti risorse da investire nella crescita macroeconomica. Al riguardo è apparso scettico il presidente uscente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, per il quale la creazione di una nuova banca “é una iniziativa complicata” che comporterebbe delicate sfide come quelle di ottenere capitali e un buon rating dalle agenzie finanziarie internazionali.

Focus: la sfida di Delhi passa da Fmi e tassi di cambio

La riforma del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale per riflettere i nuovi equilibri globali, la svalutazione competitiva di euro e dollaro che danneggia gli emergenti, la maxi-liquidita’ in eccesso creata da Fed e Bce. Passa attraverso questi due nodi fondamentali la sfida che le nuove potenze economiche dei ‘Brics’, riunite oggi al vertice di Nuova Delhi, lanciano al tradizionale Gotha dell’economia mondiale: sintomo di un malessere sempre piu’ diffuso per un ordine mondiale da rifondare, ma che tradisce anche la scarsa coesione e le divisioni ancora presenti fra le leadership di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Mentre l’Europa discute di come aumentare il proprio fondo di salvataggio proprio per favorire un potenziamento del ‘firewall’ del Fmi ad aprile, dal ‘Brics Summit’ di Delhi arriva l’altola’: ”l’attuale sforzo per aumentare la capacita’ di finanziamento del Fmi – – dice la ‘Delhi Declaration’ – avra’ successo solo se c’e’ fiducia che tutti i membri dell’istituzione s’impegneranno davvero a implementare la riforma del 2010 in buona fede”. Solo con un aumento del peso specifico dei Brics nel board del Fmi, insomma, potra’ esserci un aumento di capitale del Fmi. Ma la strada e’ tanto stretta quanto fitta e’ la ragnatela di interessi, veti incrociati e scambi di favori attraverso cui puo’ passare un simile accordo. ”I vertici di Fmi e Banca mondiale – recita ancora la dichiarazione congiunta – devono essere selezionati in un processo aperto e basato sul merito”. I Brics un candidato forte alla presidenza ce l’avrebbero: il ministro delle FInanze nigeriano Ngozi Okonjo-Iweala, un curriculum secondo molti migliore di quello del sudcoreano Jim Yong Kim, proposto da Obama. Gli Usa hanno sempre prevalso alla Banca mondiale, ma gli emergenti avrebbero perlomeno un valido piedistallo per dimostrare la loro unita’ d’intenti. Eppure una simile candidatura non e’ emersa al summit di Delhi, segno che le divisioni prevalgono ancora fra i Brics. Sullo sfondo dei colloqui nella metropoli indiana, ancora una volta, la crisi del’Eurozona, la ripresa stentata degli Usa, i segnali di stanchezza della locomotiva cinese e le potenziali ”disastrose conseguenze” di un’escalation militare sull’Iran, da evitare anche perche’ la corsa al nucleare di Tehran appare legittima ai leader riuniti in India. Gli squilibri mondiali emersi nel 2008 oggi, paradossalmente, sono persino aumentati e gli Usa continuano a finanziarsi vendendo debito alla Cina. E cosi’ e’ toccato a Dilma Roussef accusare di uno ”tsunami monetario” i Paesi occidentali, con Fed e Bce impegnate a creare cosi’ tanta nuova moneta da causare una svalutazione delle rispettive valute e tempo una fuga di capitali verso gli emergenti che toglie loro competitivita’. All’Occidente i Brics hanno chiesto ”politiche economiche e finanziarie responsabili”. Ma – con buona dose di realismo – hanno anche offerto collaborazione con le autorita’ internazionali per ravvivare la crescita globale.

Scheda: Brics, prove di unione tra 5 nuove potenze

Nato nel 2001 da un saggio dell’economista Jim O’Neill di Goldman Sacks, l’acronimo Bric (Brasile, Russia, India e Cina), allungato poi in Brics con l’ingresso del Sudafrica, e’ diventato con gli anni un termine per indicare le ”nuove potenze emergenti” che ridisegneranno gli equilibri geo politici nei prossimi decenni. Con la crisi finanziaria negli Usa e in Europa, il club dei cinque Paesi e’ diventato anche la ”locomotiva” dell’economia mondiale inceppata dalla recessione nel mondo industrializzato. I Brics, che rappresentano il 40% della popolazione mondiale e un quarto della superficie del pianeta, oggi producono il 25% della ricchezza mondiale. Considerando i loro alti tassi di crescita, si prevede che nel 2027 possano superare la ricchezza del vecchio G7 e nel 2050 addirittura quella di tutti i Paesi sviluppati. Tuttavia, la strada per una vera e propria integrazione tra i giganti e’ ancora lunga e secondo molti impossibile. Innanzitutto c’e’ un’ostacolo geografico. A differenza di altri blocchi economici, i Brics sono sparsi su quattro continenti e per ora hanno un limitato interscambio, anche se proprio a New Delhi hanno deciso di rafforzarlo attraverso transazioni nelle proprie monete. Secondo punto, ci sono grosse differenze tra i due ”big” di Cina e India, ancora separati da annose dispute su confini e da altre questioni politiche come il Tibet, nonostante l’ambizione di una ”Cindia” economica. In disparte poi c’e’ la Russia, alleato dell’India durante la Guerra Fredda ma che guarda con una certa diffidenza a Pechino. Il Brasile, che non ha contenziosi aperti con i vicini, dove c’e’ una solida democrazia e che non ha le enorme disparita’ sociali dell’India, e’ forse quello con le carte piu’ in regola. Ma al di la’ delle profonde divergenze, e’ innegabile che i Brics godono di una sempre maggiore influenza in seno ai consessi economici internazionali, come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, fino all’Organizzazione Mondiale del Commercio dove fanno fronte comune. La loro genesi risale a un incontro informale, a livello di ministri degli Esteri, nel 2006 al margine di un’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Mentre il primo vertice e’ solo nel 2009 a Yekaterinburg, seguito da Brasilia nel 2010 e Sanya (Sudafrica) nel 2011 dove si e’ consolidata la volonta’ comune di creare dei meccanismi finanziari e valutari alternativi a quelli dominati dalle potenze occidentali.

Vertice Brics a New Delhi tra proteste tibetane

I leader dei cinque Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) si riuniscono domani a New Delhi per il loro quarto vertice, ma l’evento è stato adombrato da massicce proteste dei rifugiati tibetani contro il presidente cinese Hu Jintao. La polizia indiana ha arrestato oggi decine di manifestanti tibetani e “blindato” i loro quartieri di residenza per impedire proteste e disordini contro Pechino. La sede del vertice, un hotel nell’area diplomatica e anche un altro albergo a cinque stelle dove alloggia il premier Hu, sono state trasformate in “fortezze” con lo schieramento di migliaia di poliziotti e anche dei reparti speciali. Le autorità indiane temono che altri tibetani possano seguire l’esempio del 27enne Jamphel Yeshi morto stamattina per le ustioni riportate due giorni fa quando si è immolato dandosi fuoco durante un corteo anti cinese. Il giovane è l’ultimo suicida di una lunga lista di almeno 30 “bonzi” tibetani che nell’ultimo anno si sono trasformati in torce umane in diverse parti del Tibet. Per Pechino, che oggi celebra il 53esimo anniversario della “liberazione” dell’altipiano himalayano, la colpa è del Dalai Lama che incoraggia la sua gente a compiere questi drammatici gesti. I cinque leader – oltre cinese Hu sono giunti oggi il russo Dmitry Medvedev, il sudafricano Jacob Zuma, mentre la brasiliana Dilma Roussef è arrivata ieri – si incontreranno domani mattina per parlare di “governance” mondiale e sviluppo sostenibile. Come recita lo slogan del vertice (“Brics Partnership for Global Stability, Security e Prosperity”) l’intenzione è quella di delineare un equilibrio mondiale alternativo sganciato dai vecchi schemi dominati dalle potenze occidentali ormai in declino. Dalla loro i Brics hanno il potere demografico (sono il 40 per cento della popolazione planetaria), il ricco mercato interno e le risorse naturali e umane, ma per ora rimangono ancora separati da profonde divergenze. A questo proposito, il summit di domani, dove il premier Manmohan Singh farà gli onori di casa, potrebbe gettare le fondamenta per l’ambizioso progetto di creare una sorta di “banca dello sviluppo Brics” o “banca di sviluppo Sud-Sud”. La nuova istituzione finanziaria potrebbe funzionare come la Banca Mondiale, quindi prestare soldi per grandi opere pubbliche, intervenire per aiutare i paesi più poveri (di cui il Brics intende essere capofila) e eventualmente anche intervenire nelle crisi come quella che ha colpito l’Unione Europea. “La strada è ancora molto lunga” come ha riconosciuto lo “sherpa” indiano Sudhir Vyas in un incontro con i giornalisti di preparazione al summit. Intanto, domani saranno firmati due accordi materia bancaria per facilitare i crediti e le transazioni finanziarie. In particolare, un’intesa permetterà alle banche di estendere linee di credito agli altri Paesi Brics nella loro moneta evitando così le commissioni per i cambi di valuta. Da molti è visto come i primo passo per scalzare il predominio del dollaro. Sul fronte politico è attesa anche la “dichiarazione comune”, approvata per consenso, dove sarà delineata una “road map” da seguire per decisioni future su grandi temi di politica globale. In agenda ci sono ovviamente le grandi crisi come quella dell’Iran e della Siria.

Vertice Brics, ministri denunciano sussidi agricoltura

I ministri del Commercio dei Paesi Brics hanno accusato i Paesi sviluppati di ”mettere a rischio la sicurezza alimentare mondiale” mantenendo i sussidi agricoli. E’ quanto emerge da un comunicato congiunto dei responsabili della politica commerciale di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica reso noto al termine di una riunione oggi a New Delhi alla vigilia del vertice tra i cinque leader. ”I sussidi all’agricoltura applicati da alcuni Paesi sviluppati continuano a distorcere il commercio e a minacciare la sicurezza alimentare e lo sviluppo dei Paesi in via di sviluppo” si legge. I ministri hanno inoltre sottolineato la necessita’ di resistere alle tendenze protezioniste” nei momenti di crisi. Hanno inoltre deciso di creare un meccanismo per effettuare transazioni finanziarie interne all’area Brics nelle loro monete. Hanno poi fissato l’obiettivo di raddoppiare l’interscambio a 500 miliari di dollari entro il 2015 (al momento e’ di 212 miliardi di dollari).

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Il premier cinese in visita ini India

Cina ed India sono destinate ad assumere un ruolo sempre maggiore sulla scena mondiale dove esiste per loro “abbastanza spazio di crescita senza conflitti”. E’ questo il messaggio che il premier cinese Wen Jibao ha lanciato al suo arrivo oggi a New Delhi per una visita ufficiale di tre giorni molto legata alle prospettive di cooperazione e sviluppo economico bilaterali. Sorrisi e strette di mano dell’etichetta diplomatica, comunque, non devono ingannare, perché pur schierati a livello internazionale su posizioni spesso vicine, cinesi ed indiani, che rappresentano oltre un terzo della popolazione mondiale, hanno strategie indipendenti ed un importante contenzioso di difficile rapida soluzione. In questa chiave vanno letti ad esempio la decisione indiana di partecipare comunque all’assegnazione ad Oslo del Premio Nobel per la Pace al dissidente cinese Liu Xiaobo giorni prima dell’arrivo di Wen, e la scelta di quest’ultimo di legare questo viaggio ad una visita nel vicino Pakistan, con cui l’India ha relazioni pessime. E se ciò non bastasse il Dalai Lama, bestia nera del governo di Pechino per la questione tibetana, ha scelto proprio la giornata odierna per sbarcare nel Sikkim, al confine indo-cinese, per una visita di otto giorni, mentre nella capitale indiana centinaia di suoi seguaci hanno manifestato con lo slogan: ‘Giu’ le mani dal Tibet, Wen!’ Tuttavia questo non ha impedito al premier cinese di giungere a New Delhi alla testa di una delegazione di 400 uomini d’affari per la firma di accordi in campo industriale, finanziario e tecnico per 16 miliardi di dollari destinati a far schizzare in alto l’interscambio commerciale bilaterale. E gli analisti ritengono che la Cina diventerà il primo partner commerciale dell’India, sostituendo in questo l’Unione europea (Ue). E già oggi, dopo una visita ad una scuola indiana dove si insegna il mandarino, Wen Jibao ha partecipato ad un seminario organizzato da una associazione di industriali indiani (Ficci) in cui ha avuto l’opportunità di anticipare i suoi ambiziosi progetti. Respingendo l’idea che esista un confronto-scontro tra “il dragone e l’elefante”, come spesso sono chiamati i due giganti asiatici, ha detto che c’é abbastanza spazio per lo sviluppo e la prosperità di entrambi i paesi. “Non sono d’accordo – ha assicurato – con la visione di India e Cina come concorrenti”. Il leader cinese ha poi ricordato che la forte espansione dell’economia dei due paesi ha permesso di alleviare in parte la crisi economica e finanziaria internazionale, ed ha perfino auspicato che “Pechino e New Delhi possano entro breve aprire negoziati per un trattato di libero scambio” Intuendo però che questo è impossibile dato che l’interscambio favorisce per ora enormemente le esportazioni cinesi, Wen ha detto che ne discuterà con il collega Manmohan Singh e che “l’economia cinese potrebbe aprirsi a compagnie indiane delle aree tecnologica, farmaceutica e agricola”. La crescente importanza indiana in ambito internazionale è stata segnata dalle recenti visite dei presidenti americano e francese, Barack Obama e Nicolas Sarkozy, e da quella la prossima settimana del presidente russo Dmitri Medvedev.

SCHEDA: I PUNTI DI FRIZIONE TRA INDIA E CINA
Considerate le due potenze emergenti della politica e dell’economia planetaria, India e Cina hanno tuttavia un ampio contenzioso bilaterale, che condizionera’ la visita ufficiale cominciata oggi a New Delhi dal premier cinese Wen Jibao. Ecco i principali punti: – FRONTIERE E FIUMI: Da tempo la Cina rivendica territori di due Stati indiani (Harunachal Pradesh e Sikkim) sui 3.500 chilometri di confini comuni, dove nel 1962 vi fu anche una guerra. D’altro canto l’India respinge la presenza cinese in parte del Kashmir. Gli indiani inoltre denunciano anche la costruzione di due dighe idroelettriche sul fiume Brahmaputra in territorio cinese prima dell’ingresso nell’Harunachal Pradesh. – DALAI LAMA: Pechino non ha mai digerito che l’India concedesse asilo al Dalai Lama dopo la fallita rivolta in Tibet. Questo tema e’ stato evidenziato dalla visita cominciata oggi dal capo spirituale tibetano in Sikkim. – RIFORMA ONU: Gli indiani non hanno fatto mistero recentemente di ambire ad un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. La Cina ha accolto con molta freddezza l’appoggio manifestato durante la sua visita a New Delhi dal presidente americano Barack Obama. – CORSA ALLE MATERIE PRIME: India e Cina sono impegnate a livello internazionale ad acquisire, soprattutto in Asia, Africa e America latina, minerali e prodotti agricoli per alimentare le loro economie in espansione. New Delhi cerca di recuperare il ritardo accumulato una decina d’anni fa. Basti pensare che i cinesi avevano investito in un solo paese africano (Ghana) nel 2006 quanto l’India in quell’intero continente. – SQUILIBRI COMMERCIALI: L’interscambio raggiungera’ nel 2010 i 60 miliardi di dollari. Tuttavia esso favorisce enormemente la Cina. E l’India ha presentato molte denunce anti-dumping contro presso l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).

fonte: ANSA

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