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Aumenta a 52 il bilancio delle vittime dell’incidente in raffineria

E’ salito a 52 il bilancio delle vittime dell’incidente avvenuto venerdì scorso nella provincia orientale cinese dello Shandong, con esplosioni seguite ad una perdita in un oleodotto. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. Quattro delle vittime non sono state identificate, sei sono invece i vigili del fuoco periti nell’incidente, mentre 11 persone risultano ancora disperse. Dieci dei 136 feriti che si trovano ancora in ospedale, sono in condizioni definite critiche dai sanitari, per cui si teme che il bilancio delle vittime possa aumentare. Si vanno delineando anche i contorni dell’incidente. Venerdì scorso, intorno alle 3 del mattino, del petrolio è fuoriuscito da un oleodotto della Sinopec a Qingdao. I tecnici hanno chiuso 15 minuti dopo le valvole. Il combustibile si è propagato nelle condotte che raccolgono l’acqua piovana della città e sette ore dopo ci sono state due esplosioni sul posto dove degli operai stavano riparando queste condutture. Circa 18.000 residenti nell’area sono stati fatti evacuare dopo le esplosioni che hanno fatto saltare pezzi di strade, auto e rotto vetri dei palazzi limitrofi.

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Nuovo incidente in miniera, morti almeno 20 operai

Venti minatori sono morti e altri 23 sono ancora intrappolati sottoterra dopo un’ improvvisa fuga di gas nella miniera di carbone nella quale stavano lavorando nella provincia dello Yunnan, nella Cina del sudovest. L’ agenzia Nuova Cina, citando le autorità’ locali, afferma che 30 pompieri, 100 “soccorritori professionali” e 300 tra medici e infermieri sono impegnati nel tentativo di raggiungere i sopravvissuti. Sul posto sono state inviate 30 ambulanze. In base alle prime indagini l’ incidente si è prodotto alle 6.30 locali della mattina (le 23,30 di ieri in Italia), quando una fuga di gas si è prodotta in una galleria. Il gas avrebbe poi raggiunto una galleria vicina, intrappolando un totale di 43 minatori. Secondo Nuova Cina le autorità’ locali hanno smentito che si sia verificata un’ esplosione, come era stato affermato in un primo momento. L’ agenzia non spiega in quale modo la fuga di gas abbia chiuso le vie d’ uscita ai minatori. La miniera nella quale si è verificato il dramma è gestita da un gruppo privato, chiamato Sizhuang Coal Mine, ed ha una capacità di 90mila tonnellate. Le miniere di carbone della Cina sono le più’ pericolose del mondo e ogni anno vi perdono la vita migliaia di operai. I ripetuti tentativi del governo di Pechino di imporre controlli sono falliti a causa, secondo gli esperti, della continua nascita di nuove imprese, spesso da parte di imprenditori improvvisati, che trascurano le più’ elementari norme di sicurezza. Il settore è in continua espansione a causa della crescita del’ economia, che a sua volta fa crescere continuamente la domanda di energia, che viene soddisfatta per il 70% con il carbone. L’ anno scorso il premier Wen Jiabao, nel corso di una riunione con i dirigenti delle imprese minerarie, ha sostenuto che la situazione era ancora “grave”. “I dirigenti delle imprese devono lavorare a stretto contatto con le loro squadre e i dirigenti delle miniere di carbone dovrebbero scendere nelle gallerie con i minatori”, aveva aggiunto in quell’ occasione il capo del governo. Secondo dati ufficiali, nel 2009, 2.600 minatori sono morti in Cina in incidenti provocati da esplosioni, frane e inondazioni.

fonte: ANSA

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