Archivi tag: mongolia

La Mongolia verso il vertice Asem, tra Mosca e Pechino

IMG_0012

Articolo pubblicato su AffariInternazionali

Dalla piazza principale di Ulaanbaatar, Gengis Khan (o come lo chiamano qui Cinghis) continua a guardare dall’alto del suo trono la sua Mongolia. Ma quello che, da lui creato, è stato nei secoli uno dei più grandi imperi e che qualche anno fa ha fatto registrare uno dei tassi di crescita più importanti a due cifre, sta attraversando un periodaccio.

Il vertice Asia-Ue
I conti vacillano, la situazione politica è instabile, molti settori trainanti dell’economia mongola sono alla canna del gas, tanti cittadini scontenti. Pochi giorni fa centinaia di minatori hanno manifestato a Ulaanbaatar contro il contratto di 5,4 miliardi di dollari che il governo ha sottoscritto con la Rio Tinto per l’estrazione mineraria nella zona di Oyu Tolgoi, la più importante del Paese, parlando di svalutazione dei beni dello Stato.

E, nonostante tutto questo, a luglio la Mongolia sarà al centro del mondo politico internazionale quando, il 15 e il 16, ospiterà il vertice Asem, che raduna i capi di Stato e di governo dell’Unione europea e quelli asiatici riuniti nell’Asean, più invitati illustri come cinesi e russi. Dopotutto, proprio questi due sono i convitati di pietra della Mongolia, che nella sua storia ha sempre dovuto fare i conti sia con Pechino sia con Mosca.

Gli ingombranti vicini
Sono stati proprio i russi prima ad “aiutare” i mongoli invasi dai cinesi (che si erano vendicati di centinaia di anni di battaglie perse occupando nel 1919 la Mongolia) e poi a instaurare un regime sovietico nel paese, crollato dopo la perestrojka.

E verso Pechino (nel cui territorio – esattamente nella provincia autonoma della Mongolia interna – vivono più mongoli che nella stessa repubblica di Mongolia) si muove la quasi totalità (il 95,3% secondo i dati del 2014) delle esportazioni mongole, legate soprattutto alle miniere. Il sottosuolo mongolo è, infatti, ricchissimo di rame, oro, carbone, molibdeno, fluorite, uranio, stagno e tungsteno.

Da Pechino arriva più di un terzo del volume totale delle importazioni mongole: i dati del 2014 dicono che dalla Cina arriva il 41.5% delle importazioni totali, dalla Russia il 27.4%, Corea del Sud 6.5%, Giappone 6.1%.

Economia in affanno e ruolo italiano
L’economia mongola soffre: se nel 2013 la crescita era stata dell’11,3% e l’anno successivo del 7,8%, le stime del 2015 parlano del 3,5% (altre invece sono ancora più basse, del 2,3%). A pesare, il crollo dei prezzi dei minerali estratti, che ha dato uno scossone anche al fiorente settore immobiliare e delle costruzioni. Sono molti i palazzi e i grattacieli di Ulaanbaatar che attendono di essere completati o che sono vuoti e le imprese, anche straniere, che non sono state pagate per lavori effettuati.

Il tutto, in un Paese che ha una popolazione giovanile molto numerosa (il 43% dei mongoli ha meno di 25 anni, il 45% tra i 25 e i 54), un tasso di disoccupazione del 7,7% (2014, in aumento secondo stime all’8,3) e un reddito medio di 12.500 dollari.

Secondo i dati dell’ufficio Ice di Pechino (che ha giurisdizione anche sulla Mongolia), l’Italia è al quinto posto tra i paesi destinatari dell’export della Mongolia, con una quota di mercato dell’1,3%; come fornitore (provenienza dell’import) si attesta invece al 12° posto, con una fetta di mercato pari allo 0,6% (maggio 2015).

Nel primo semestre 2015, le esportazioni italiane in Mongolia hanno registrato un calo del 15% rispetto al primo semestre 2014, attestandosi a 11,6 milioni di euro, costituendo comunque il decimo fornitore per il paese (tra le voci principali: meccanica, moda, arredo e alimentare).

La meccanica strumentale rappresenta la voce principale dell’export italiano nel paese, seguita dalla moda e dai prodotti della metallurgia. Le importazioni, pari a 25 milioni di euro, sono aumentate del 25%, e in gran parte sono costituite da prodotti agricoli.

La quota di mercato dell’export italiano è dello 0,9%, terza dopo Germania (3%) e Francia (1%). I settori di punta sono il minerario e il tessile; questi ultimi in dettaglio: 4,2 milioni di dollari per le esportazioni di metalli (2015), 7,4 milioni di dollari per le esportazioni nel settore tessile e dell’abbigliamento. Gli investimenti diretti italiani in Mongolia si attestano al 2013 a 10 milioni di euro.

Gli italiani in Mongolia sono davvero pochi: attualmente – compresi missionari e missionarie – sono poco più di una trentina, principalmente impegnati nei macchinari e nella moda (cachemire soprattutto). Ma il Paese, nonostante la crisi che sta attraversando, rappresenta comunque una grande opportunità per le nostre aziende.

Basti pensare che a fronte di quasi 3 milioni di abitanti in totale (due terzi dei quali vivono a Ulaanbaatar, in un Paese che è cinque volte l’Italia, il diciannovesimo al mondo), vivono oltre 40 milioni di animali e non c’è una industria capace di poterne processare le carni e le pelli e manca la catena del freddo.

Bisogna poi considerare l’importanza strategica del Paese non solo da un punto di vista industriale-minerario (che solo di striscio interessa l’Italia, mentre australiani e cinesi la fanno da padroni).

Un interlocutore per trattare con Pyongyang
Schiacciata tra due potenze, ma forte della sua neutralità, la Mongolia negli ultimi anni si è accreditata come interlocutore affidabile in una serie di situazioni. Prima fra tutte la Corea del Nord. Ad Ulaanbaatar c’è una forte presenza nordcoreana (è anche ospitata una rappresentanza diplomatica di Pyongyang) e nel regno di Kim Jong-un la rappresentanza diplomatica mongola è spesso la base per negoziati più o meno ufficiali tra il regime e il mondo.

L’Asem servirà proprio a questo, a dimostrare al mondo che la Mongolia può ritagliarsi un ruolo nello scacchiere internazionale, nonostante la sua attuale instabilità politica (le elezioni si terranno poco prima del vertice internazionale).

E l’Italia giustamente non vuole stare a guardare. Non a caso a dicembre il ministro Paolo Gentiloni ha annunciato l’apertura di una nostra ambasciata nel paese (attualmente c’è solo un console onorario e tutto dipende dall’ambasciata a Pechino), mentre a Roma è già presente una rappresentanza diplomatica mongola così come funziona una Camera di Commercio italo-mongola.

– See more at: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=3401#sthash.0iOtkUUG.dpuf

Lascia un commento

Archiviato in Accà e allà (notizie dall'area), Senza Categoria

Dissidente mongolo Hada in gravi condizioni

Sono sempre più complicate le condizioni di salute, soprattutto mentali, di Hada, il dissidente della Mongolia Interna che dopo 15 anni di prigione, é di fatto agli arresti domiciliari senza condanna dalla fine del 2010. Lo ha denunciato all’organizzazione americana che si batte per i diritti umani in Cina, Human Rights in China (Hric), il figlio dello stesso Hada, Uiles. Secondo il racconto del giovane, ad Hada, che è stato carcerato per separatismo e spionaggio, viene vietato dalle autorità qualsiasi trattamento medico. Le visite ad Hada, che si trova ristretto in una stanza del Jinye Ecological Park nei pressi dell’aeroporto internazionale di Hohhot, capoluogo della Mongolia Interna, sono rade e decise dalle autorità. In una delle sue ultime visite all’uomo, la moglie Xinna lo ha trovato all’inizio di gennaio in pessime condizioni, con fisime e paranoie, diversi problemi fisici e mentali. Lo stesso figlio ha detto che in una precedente visita alla fine dell’anno, suo padre non gli ha neanche rivolto la parola. Uiles ha detto che le autorità continuano a fare pressioni su lui e sua madre perché non parlino con le Ong. Hada, attivista per una maggiore autonomia della Mongolia Interna, è stato arrestato nel 1995.

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Tribunale smentisce condanna per arresti illegali

Un tribunale di Pechino ha smentito di aver condannato 10 persone (presumibilmente poliziotti) accusate di aver arrestato e detenuto illegalmente alcuni ”postulanti”: i cittadini che dalle province vengono nella capitale per denunciare i soprusi subiti dalle autorita’ locali. In una insolita dichiarazione all’ agenzia Nuova Cina, un portavoce del Tribunale del Popolo di Chaoyang, un distretto centrale della capitale, ha affermato che la notizia – pubblicata da un quotidiano e ripresa da molti siti web – e’ falsa. Il portavoce ha detto che una denuncia per gli arresti illegali e’ stata presentata, ma che nessuna decisione e’ stata presa fino a questo momento dai giudici. Il sistema delle ”petizioni” ha le sua radici nella Cina imperiale, ma e’ sopravvissuto fino ad oggi. A Pechino esiste un ufficio apposito per i postulanti che vengono dalle province. Spesso, i postulanti vengono intercettati da poliziotti delle loro province d’ origine o da privati assoldati dalle autorita’ locali per impedire che le denunce delle loro malefatte vengano presentate al governo centrale. In passato casi di prigioni segrete nelle quali i postulanti vengono tenuti prima di essere rimandati di forza nelle loro province, sono stati denunciati dalla stampa internazionale. Nessuno dei responsabili dei sequestri e’ stato fino ad oggi condannato dalla magistratura.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Clinton visita la Mongolia e attacca Pechino

Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha attaccato oggi indirettamente la Cina, accusandola in un discorso tenuto a Ulan Bator, in Mongolia, di ”rifiutare un’ apertura democratica” con un atteggiamento che ”uccide l’ innovazione e scoraggia l’imprenditorialita”’. Nel suo discorso a un’assemblea di donne mongole, Clinton non ha nominato esplicitamente Pechino, rivolgendo la sua critica ad ”alcuni Paesi asiatici”. Il segretario di Stato incontrera’ ad Ulan Bator il presidente Tsakhia Elbergdorj. La visita di Clinton in Mongolia cade in un momento delicato della vita politica del Paese dopo che le elezioni per il Parlamento sono state vinte dal Partito Democratico, di opposizione, che ha prevalso sul Partito Popolare Mongolo di Elbergdorj. Trattative sono in corso tra il presidente e il Partito Democratico per la formazione di un governo di ”unita’ nazionale”. Nelle elezioni del 28 giugno il Partito Democratico ha ottenuto 31 seggi contro i 25 della formazione guidata da Elbergdorj. ”Dopo le elezioni la comunita’ internazionale sta seguendo con attenzione gli avvenimenti in Mongolia e il funzionamento dello Stato di diritto”, ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato. Dopo la Mongolia, il segretario di Stato visitera’ Vietnam, Laos e Cambogia.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Accà e allà (notizie dall'area)

Ancora agli arresti domiciliari dissidente mongolo Hada

Il dissidente cinese Hada, di etnia mongola, e’ stato trasferito in un ”centro turistico di lusso”, secondo un gruppo di esuli che ha dato notizie sulla situazione del dissidente del quale da mesi si ignorava la sorte. Hada, che come molti mongoli usa un solo nome, ha finito nel 2010 di scontare una pena a 15 anni di prigione. Da allora viene tenuto agli arresti ”domiciliari” in una localita’ segreta, una pratica illegale usata spesso dalla polizia cinese. I dissidenti vengono tenuti sotto il continuo controllo di decine di agenti, in genere in alberghi. In un comunicato diffuso oggi, il Southern Mongolian Human Rights Information Centre (Smhric), afferma che la moglie del dissidente, Xinna, e’ stata condannata a tre anni di prigione per ”attivita’ illegali” mentre il figlio Uiles e’ tenuto agli arresti domiciliari nell’appartamento di famiglia a Hohot, la capitale della regione autonoma della Mongolia interna. Hada e’ stato accusato di essere un secessionista, accusa che respinge. Secondo l’Smhric, il dissidente continua a essere perseguitato perche’ rifiuta di firmare un documento nel quale ammette di aver ”sbagliato”.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Nessuna notizia da un anno di dissidente mongolo

Continua ad essere detenuto in un luogo segreto nella regione della Mongolia Interna il dissidente mongolo Hada, nonostante sia trascorso un anno dalla data del suo rilascio ufficiale. Lo riferisce il sito di radio Free Asia. “Il partito comunista lo ha condannato a 15 anni di carcere – ha spiegato Xi Haiming, presidente della sede tedesca della Lega per la difesa dei diritti umani in Mongolia (Smhric) – ma trascorsi i 15 anni lo scorso dicembre, non solo non lo hanno liberato ma per mettergli ulteriore pressione hanno anche arrestato sua moglie e suo figlio”. Hada, 55 anni, era stato arrestato per “separatismo” in quanto aveva condotto una campagna non violenta per l’indipendenza della Mongolia interna dal dominio cinese. La cognata del dissidente, Naara, ha raccontato che le autorità non lo hanno rilasciato perché Hada si è sempre rifiutato di piegarsi, dimostrandosi non cooperativo con le autorità. “Da quando lo hanno arrestato – ha raccontato Naara – non hanno mai consentito a nessun membro della famiglia di visitarlo. Il nostro telefono di casa per un certo periodo è stato anche staccato”. Il figlio di Hada, dopo essere stato arrestato, ufficialmente per spaccio di droga, è stato messo agli arresti domiciliari. Il suo appartamento è sorvegliato da telecamere di sicurezza e i suoi movimenti sono limitati. Il ragazzo ha raccontato di aver assistito, durante la detenzione, ai maltramenti subiti dagli studenti e dagli intellettuali mongoli che avevano partecipato alle proteste delle scorsa estate. La moglie di Hada, Xinna, è invece detenuta (per aver gestito degli affari illegalmente) e in attesa di processo. I Mongoli rappresentano una minoranza etnica riconosciuta in Cina e il loro numero, secondo i dati ufficiali, si aggira sui 6 milioni di persone.

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Seimila lottatori partecipano a colossale torneo

Piu’ di seimila lottatori mongoli stanno affluendo nella capitale Ulan Bator per partecipare alla piu’ grande competizione di lotta di tutti i tempi. I partecipanti hanno tra i 14 e gli 80 anni di eta’ e il vincitore della colossale gara avra’ un premio di 12mila dollari. Il vero obiettivo degli organizzatori e’ pero’ quello di battere il record detenuto dalla Cina per le competizioni di lotta con un torneo tenuto nel 2004, al quale hanno partecipato 2.048 atleti. ”La tradizione della lotta mongola risale al periodo degli Xiongnu (gli antenati degli Unni), molto prima dell’ avvento di Gengis Khan”, ha spiegato Reegjibuu Nyamadorj, il presidente della Fondazione nazionale per la lotta mongola. Il conquistatore mongolo mori’ nel 1227. La Repubblica di Mongolia occupa un territorio grande tre volte quello della Francia e gran parte dei suoi 3 milioni di abitanti vivono ancora di pastorizia. Nelle vicina provincia cinese della Mongolia Interna vivono 4 milioni di persone di etnia mongola. La lotta e’ uno dei tre sport nazionali, insieme al tiro con l’ arco e l’ equitazione. I lottatori si battono fino a quando uno dei due non viene costretto dall’ avversario a toccare il suolo con una parte del corpo diversa dalle piante dei piedi e dei palmi delle mani.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Vita cinese

Eseguita sentenza condanna a morte per killer pastore mongolo

L’ uomo condannato per aver investito e ucciso un pastore mongolo in un episodio che ha dato il via a gravi disordini, è stato messo a morte dalla autorità cinesi. Lo riferisce oggi l’ agenzia Nuova Cina precisando che l’ esecuzione è avvenuta il 18 agosto. L’ uomo, un cinese han di nome Li Lindong che lavorava nelle miniere della Mongolia Interna, era stato condannato alla pena capitale per aver investito col suo camion il pastore mongolo Mergen, e per averlo trascinato per oltre cento metri prima di lasciarlo, morto, sulla strada. Mergen aveva tentato di bloccare la strada per protestare contro lo sfruttamento delle risorse della regione da parte degli immigrati cinesi. La vicenda aveva innescato massicce manifestazioni di protesta della locale popolazione mongola, le prime da decenni. I mongoli, in gran parte pastori seminomadi, accusano gli immigrati cinesi han di rovinare i pascoli per i loro animali con l’ inteso sfruttamento delle miniere di carbone della zona. Oggi i mongoli sono circa il 20% dei 25 milioni di abitanti della Regione Autonoma della Mongolia Interna, in maggioranza immigrati da altre province della Cina.

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Uccise pastore mongolo, condannato alla pena di morte

Il tribunale di Xilingol, in Mongolia, ha condannato alla pena di morte Li Lindong, l’autista di camion che il 10 maggio ha investito un allevatore mongolo scatenando le proteste dei locali. Lo riferisce l’agenzia Nuova Cina. La decisione del tribunale è arrivata dopo sei ore di processo, al termine del quale Lu Xiangdong, che nel camion sedeva dietro Li Lindong, è stato condannato all’ergastolo. Altri due autisti, Wu Xiaowei e Li Minggang, sono stati condannati a tre anni di carcere per aver ostruito la giustizia. Tutti hanno annunciato un ricorso in appello. Al processo erano presenti circa 160 persone, compresi i parenti della vittima. Mergen è stato investito e trascinato via per oltre 150 metri da un camion guidato da un uomo di etnia Han, quella prevalente in Cina. Pochi giorni dopo, un altro allevatore è morto per gli scontri con dei minatori locali. Secondo la versione ufficiale, Mergen cercava di impedire il passaggio dei camion che si riforniscono in zona di carbone dalle miniere, provocando, a detta dei locali, inquinamento e rumore. L’uccisione di Mergen ha scatenato le proteste di migliaia di mongoli, che si sentono oppressi dalla maggioranza Han. La Mongolia interna è tra le maggiori produttrici di carbone, tanto che la Cina intende aprire qui diverse nuove miniere. Questi piani hanno fatto sorgere nella popolazione locale mongola la preoccupazione di un nuovo e sempre maggiore afflusso nella zona della maggioranza Han, che conta circa il 90% della popolazione totale della Cina. Il governo locale ha prima inviato l’esercito e poi ha vietato manifestazioni all’aperto, imponendo una sorta di stato di emergenza. La situazione è andata normalizzandosi nei giorni scorsi.

1 Commento

Archiviato in Diritti incivili

Autorità Mongolia promete indagine su miniere

Le autorità della regione autonoma della Mongolia interna cinese, hanno annunciato oggi una inchiesta sulle miniere di carbone della regione per venire incontro alle richieste dei manifestanti, dopo l’uccisione di un pastore da parte di un camion che trasportava il carbone, e che da giorni bloccano la provincia. Lo riferisce l’agenzia Nuova Cina. Secondo l’agenzia un tribunale locale sta preparando il processo contro quattro persone legate alla morte del pastore che, come riferisce la versione ufficiale, protestava per il rumore e l’inquinamento creato notte e giorno nel suo villaggio dai camion che trasportano il carbone. Le dimostrazioni hanno avuto inizio dopo che Mergen, un allevatore mongolo, il 10 maggio scorso è stato investito e trascinato via per oltre 150 metri da un camion guidato da un uomo di etnia Han, quella prevalente nel paese. Pochi giorni dopo un altro allevatore è morto in seguito agli scontri con minatori locali. Venerdì scorso centinaia di allevatori mongoli si sono scontrati con la polizia non tanto, come recita la versione ufficiale, per il rumore e l’inquinamento causato dai camion, ma per chiedere che le autorità cinesi rispettino i cittadini di etnia mongola e il diritto di conservare il loro tradizionale stile di vita. La Mongolia interna è una delle regioni tra le maggiori produttrici di carbone, tanto che la Cina intende aprire qui diverse nuove miniere. Questi progetti hanno fatto sorgere nella popolazione locale di etnia mongola la preoccupazione di un nuovo e sempre maggiore influsso nella zona della maggioranza han, che conta già circa il 90% della popolazione totale della Cina. Circa 4 milioni di mongoli vivono in Cina, la maggior parte proprio nella Mongolia Interna, dove attualmente rappresentano circa il 20% della popolazione complessiva che ammonta a circa 20 milioni di persone.

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili