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Forse via censura su internet durante giochi asiatici giovanili di Nanchino

Le autorità cittadine di Nanchino, nella parte orientale della Cina, sono pronte ad aprire una breccia nella Grande Muraglia di Fuoco, la censura cinese che blocca in Cina siti come Facebook, Twitter e Youtube, durante i prossimi giochi asiatici giovanili. Secondo la stampa di Hong Kong, le autorità locali avrebbero già avanzato una proposta del genere agli organi competenti per assicurare agli oltre 2000 atleti di tutto il mondo che ad agosto prenderanno parte all’evento, di potersi collegare ad internet senza problemi. In Cina, infatti, senza programmi che permettono di aggirare la censura, è impossibile collegarsi a diversi siti, comprese le piattaforme che ospitano blog come WordPress, oltre ai social network. Iniziative del genere sono state già state avviate altrove. In alcuni alberghi internazionali cinesi è possibile collegarsi ad internet e raggiungere tutti i siti, compresi quelli normalmente vietati, grazie a programmi per aggirare la censura, le cosiddette Vpn. I giochi asiatici giovanili si terranno a Nanchino, capoluogo del Jiangsu, dal 16 al 24 agosto, ospitando atleti da 45 paesi, di età compresa tra i 13 e i 17 anni, che concorreranno in 15 sport e 118 eventi.

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Corruzione e abuso di potere per ex ministro delle ferrovie cinesi

L’ ex-ministro delle ferrovie cinese Liu Zhijun è stato formalmente accusato di corruzione e di abuso di potere. Lo scrive oggi l’ agenzia ufficiale Nuova Cina, citando le autorità giudiziarie. Liu Zhijun, 60 anni, ha gestito la modernizzazione delle rete ferroviaria cinese e l’ introduzione delle linee ad alta velocità, acquisendo ricchezze e potere. Nel 2011 è caduto in disgrazia ed è stato arrestato ed espluso dal Partito Comunista. Nuova Cina non indica la data nella quale di aprirà il processo.

fonte: ANSA

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“Corrotti e inefficienti”: aboliti due ministeri in Cina. Non lo dite a Grillo

Xi Jinping e il nuovo gruppo dirigente cinese battono il primo colpo contro corruzione e inefficienza, piaghe endemiche della societa’ cinese contro le quali il neo leader di Pechino ha annunciato fin da subito di voler combattere a tutti i livelli. Il ministero delle Ferrovie e la commissione nazionale per la Pianificazione familiare sono le principali vittime di una ristrutturazione della struttura del governo cinese, annunciata oggi. Mastodontici, potenti e corrotti, questi organismi verranno sciolti e le loro funzioni assunte rispettivamente dal ministero dei Trasporti e da quello della Sanita’. Altri tagli e accorpamenti riguardano il settore della sicurezza alimentare e quello della marina civile e militare. Con questi, i ministeri saranno ridotti a 25 in tutto. Si tratta della piu’ grossa riorganizzazione del governo dal 1998, quando un’operazione analoga fu lanciata dall’allora premier Zhu Rongji, che rimodello’ il Consiglio di Stato, cioe’ il gabinetto di governo che comprende i ministeri e altre strutture con poteri analoghi. L’annuncio della ristrutturazione e’ stato dato dal segretario generale del Consiglio, Ma Kai, in un intervento all’Assemblea Nazionale del Popolo, il Parlamento cinese, riunita a Pechino. La prossima settimana i tremila delegati dell’Assemblea eleggeranno il nuova presidente della Repubblica, il sessantenne Xi Jinping (gia’ alla guida del Partito), e il nuovo premier, che sara’ il 58enne Li Keqiang. La ristrutturazione e’ anche la prima iniziativa rilevante del nuovo gruppo dirigente, che nei prossimi giorni completera’ il processo di successione ai vertici. L’amministrazione uscente del presidente Hu Jintao e del premier Wen Jiabao e’ stata negli ultimi mesi accusata, seppure sottovoce, di ”immobilismo”, tanto da far parlare qualcuno di ”decennio sprecato”. Nel discorso di oggi, Ma Kai ha affermato che il comportamento di alcuni funzionari e’ stato caratterizzato da ”violazioni della legge, promozione degli interessi personali e corruzione”. Non e’ chiaro se lo scioglimento della commissione per la Pianificazione familiare preluda all’abolizione della legge che impone alle coppie cinesi urbane di non avere piu’ di un figlio. La legge rimane per il momento in vigore, ma e’ largamente impopolare e superata dalla realta’, dato che oltre la meta’ degli 1,3 miliardi di cinesi vive nelle citta’ e che un numero sempre maggiore di donne ritarda il momento della procreazione per dedicarsi al lavoro. La commissione aveva, tra le altre, la responsabilita’ di assegnare ad ogni provincia le ”quote” annuali di nascite consentite. La necessita’ di rispettare quelle quote ha dato luogo ad abusi tra cui gli aborti forzati, imposti a volte al settimo mese di gravidanza. Il ministero delle Ferrovie e’ invece una sorta di ”Stato nello Stato” che ancora oggi ha la sua polizia e il suo sistema giudiziario amministrati autonomamente; non e’ chiaro cosa sara’ di queste strutture con l’ abolizione del ministero, ma si suppone che vengano anch’esse abolite. Nel 2011 il titolare del ministero Liu Zhijun e’ stato licenziato ed e’ attualmente sotto processo per corruzione.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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Negato accesso ai microblog cinesi all’ex capo di Google Cina

Niente accesso per tre giorni ai microblog cinesi per l’ex presidente di Google Cina, Kai-Fu Lee. Secondo quanto riferisce il South China Morning Post, Lee ha comunicato sul suo profilo Twitter che gli è stato temporaneamente vietato pubblicare articoli su due delle piattaforme più popolari del paese. Senza precisare i motivi del divieto, l’ex presidente di Google Cina domenica scorsa ha postato un messaggio su Twitter dicendo “sono stato zittito su Sina e Tencent per tre giorni così mi potete ora trovare qui”. Alcuni utenti di internet si sono chiesti se la censura contro Lee sia in qualche modo collegata ad alcune sue recenti dichiarazioni sull’ amministratore delegato di un motore di ricerca statale, l’ex campione olimpico di tennis da tavolo Deng Yanping. Il motore di ricerca, Jike, è un sussidiario del quotidiano Peoplés Daily, il principale organo del partito. In una serie di post on line, alcuni giorni fa, Kai-Fu Lee aveva criticato l’attività di Deng e soprattutto il fatto che il capo di un motore di ricerca fosse nominato dal partito.

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Google cede a Pechino, rimosso filtro anti-censura. Dietro ci sarebbe accordo con società cinese Qihoo 360

Google cede ai censori di Pechino. Potrebbero esserci motivi economici dietro la decisione del gigante di Mountain View di fermare in Cina lo strumento che informava coloro che usavano il motore di ricerca americano che la parola cercata poteva essere tra quelle sensibili per il governo cinese, e quindi censurata. In una mossa che molti osservatori cinesi della rete hanno definito di “autocensura”, Google dopo solo sei mesi dall’inizio del nuovo servizio ha deciso di sospenderlo. Mentre nei casi precedenti di ‘guerra’ fra il censore cinese e l’azienda californiana l’intervento di Pechino aveva bloccato le attività del motore di ricerca, questa volta i tecnici americani avevano trovato la soluzione: inserire all’interno della sorgente stessa del motore l’applicazione che avvertiva della sensibilità delle parole ricercate. In questo modo, per bloccarla, si sarebbe dovuto bloccare il sito intero. Come in effetti è successo a novembre, quando per oltre 24 ore i servizi Google (compresa la posta di Gmail) in Cina non sono stati raggiungibili. Ecco perché per gli osservatori cinesi della rete, la decisione di Google è auto censoria. Al momento non c’é nessuna motivazione data dagli uffici di Google, ma si guarda al versante economico. In Cina, proprio a causa della guerra di censura con il governo, Google, a differenza degli altri Paesi, non solo non ha la maggioranza del mercato, ma è relegato a numeri ad una cifra. Pochi giorni fa (guarda caso proprio quando è stata rimossa, nel silenzio generale, l’applicazione con l’avviso) si sono cominciate a diffondere notizie di un possibile accordo fra Google e Qihoo 360 Technology, società informatica cinese che oltre ad occuparsi di software per sicurezza gestisce anche l’omonimo motore di ricerca, ma soprattutto il più usato browser cinese. L’idea sarebbe quella di unire le forze per rosicchiare qualcosa al 74% di quota di mercato di Baidu, il motore di ricerca cinese più usato nel paese di mezzo. A seguito di queste voci, diverse società di consulenza finanziaria hanno rivisto al rialzo (da 62 a 90 milioni di dollari) le stime dei ricavi della Qihoo per il 2013. Qihoo e Google già collaboravano fino a quando la società cinese non ha usato il proprio motore di ricerca nel suo browser. Quella di Google e della Cina è la storia di un lungo braccio di ferro. Sin da quando nel 2006 Google ha lanciato la sua versione cinese, si è scontrata con le decisioni della censura cinese che, utilizzando la ‘Grande Muraglia di Fuoco’ (Great FireWall, giocando sulle parole firewall e la grande muraglia), impone alle società internet con server in Cina di obbedire alle proprie leggi in termini di blocco di parole e temi sensibili come Tibet, Dalai Lama, Falun Gong o anche ricerche sui leader del partito in carica o su quelli caduti in disgrazia o su temi caldi in particolari momenti. Google si è sempre rifiutata, diventando baluardo della libertà per i cinesi, decidendo, nel 2010, di spostare i server ad Hong Kong, dove queste restrizioni non esistono. Ma la cosa ha ancor di più esacerbato gli animi e le difficoltà imposte dal governo cinese a Google e alla sua galassia (le mappe, Gmail, Youtube solo per citarne alcuni). Di qui la decisione di mettere a giugno il tool per l’avviso, rimosso poco fa. E le polemiche su Google non si fermano qui. Fa discutere infatti anche la missione “umanitaria” in Corea del Nord di una delegazione Usa, composta tra gli altri dall’ex governatore del Nuovo Messico Bill Richardson e proprio dal presidente di Google Eric Schmidt. La visita, contestata dall’amministrazione Obama per la tempistica, cade dopo il lancio del razzo/missile effettuato a dicembre dalla Corea del Nord per mandare in orbita un satellite di osservazione terrestre, ritenuto essere dall’Occidente invece il test di un vettore a lunga gittata, capace di raggiungere anche le coste Usa con tanto di testata nucleare.

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In Cina l’anima gemella si trova su internet

Sono sempre di piu’ i giovani che in Cina usano internet per trovare l’anima gemella. Spinti soprattutto dai genitori, che fanno pressione affinche’ i loro figli si sposino al massimo entro i trent’anni, i giovani cinesi si affidano spesso a piattaforme via internet, specializzate negli incontri on line, sperando di avere fortuna e trovare marito o moglie. Secondo i dati resi pubblicati dalla stampa cinese e realizzati da NetEase – una di queste societa’ per incontri che ha di recente lanciato una piattaforma la cui ultima versione e’ in fase di sperimentazione in diverse citta’ cinesi tra cui Pechino, Shanghai, Hangzhou, Guangzhou e Shenzhen – i clienti sono soprattutto giovani tra i 20 e i 35 anni che amano usare internet e che sono possessori di tablets e smartphone. Questo anche perche’ i giovani, votati alla carriera e al successo, hanno sempre meno tempo, nella Cina arrivista, per i rapporti personali. E cosi’ si sfrutta la rete. In un rapporto pubblicato il mese scorso relativo a come i cinesi considerano il matrimonio dalla Jiayuan.com Ltd (una tra le piu’ grandi di queste societa’ specializzate negli incontri on line) e redatto in collaborazione con la Commissione per la pianificazione familiare, si legge che in Cina ci sono attualmente 249 milioni di persone non sposate di eta’ superiore ai 18 anni. Sorprendentemente, secondo la ricerca, sarebbero piu’ gli uomini che le donne ad essere ansiosi di sposarsi. Coloro che si rivolgono alla rete internet per cercare marito o moglie, fanno di solito richieste molto precise. Chiedono di essere messi in contatto con persone del loro stesso status sociale, che abbiano un buon lavoro o delle proprieta’. La Jiayuan Ltd conta piu’ di 73 milioni di iscritti e, come fanno sapere i suoi responsabili, ogni giorno circa 7.000 di questi riescono a trovare un partner. Secondo Liu Fengqin, psicologo in consultorio di Pechino destinato principalmente alle donne, questi nuovi metodi per incontrarsi non sono da condannare e possono anche avere una funzione sociale purche’ pero’ subito dopo avvenga il passaggio alla vita e alla comunicazione reale. Idea questa che del resto condividono anche i titolari delle societa’ on line che organizzano gli incontri. ”Dopo l’incontro on line noi stessi cerchiamo di agevolare il fatto che poi le persone si conoscano di persona. Spesso organizziamo anche attivita’ per gli utenti per favorire le loro occasioni di incontro – spiega Zhou Zhongxiao, vice-presidente di Jiayuan – ad esempio offriamo loro biglietti scontati per cinema e teatro, ma non tutti apprezzano questo tipo di cose considerandole come interferenze e spesso preferiscono poi proseguire da soli”.

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Inaugurata la linea ferroviaria ad alta velocità più lunga del mondo: Pechino-Canton, 2300 km in 8 ore

E’ partito e arrivato in orario, sotto lo sguardo vigile e compiaciuto della tv di Stato cinese, il treno ad alta velocità tra Pechino e Guangzhou (la vecchia Canton), la tratta superveloce più lunga del mondo. Il convoglio, partito alle 9 di stamani dalla capitale, ha percorso quasi 2300 km in 8 ore, quando prima ce ne volevano 22. E nonostante le cinque fermate che hanno rallentato la corsa ad una media di oltre 300 km orari. La data del 26 dicembre per il primo fischio di via alla stazione di Pechino è stata scelta perché è l’anniversario della nascita del presidente Mao Zedong, il fondatore della Repubblica Popolare. Con commenti entusiastici e patriottici, la tv ha trasmesso in diretta la partenza del treno e servizi a bordo delle carrozze che mostravano i passeggeri rilassati o che scattavano foto ricordo del viaggio inaugurale. La nuova tappa nello spettacolare sviluppo ferroviario della Cina arriva dopo mesi di scandali di corruzione e incidenti. Pechino ha infatti costruito in tempi record la sua struttura di ferrovie ad alta velocità, che oggi copre circa 13mila chilometri e che dovrebbero diventare 16mila entro il 2020. La rapidità della realizzazione non è stata però esente da critiche, soprattutto dopo l’incidente del 23 luglio 2011 sulla linea tra Shanghai e Pechino, nei pressi della metropoli di Wenzhou. Quaranta persone rimasero uccise e almeno 192 ferite, alcune in modo grave, nella collisione tra due treni. Il programma fu sospeso per due mesi e l’inchiesta che seguì individuò in una serie di errori umani e nel cattivo funzionamento del sistema di segnalazione le cause del disastro. Il ministero delle Ferrovie è corso ai ripari per riportare la fiducia tra i viaggiatori cinesi: “Il sistema di soccorso d’emergenza e ogni sorta di preparativi sono stati effettuati per migliorare le capacità di risposta” in caso di difficoltà, si legge in un depliant della nuova linea Pechino-Canton. Le preoccupazioni tuttavia rimangono: “Non si può essere certi che sia totalmente senza rischi nel futuro”, ha dichiarato un responsabile del ministero, Zhao Chunlei, al quotidiano Global Times.

fonte: ANSA

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