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Reality da Marte o truffa? Crescono i dubbi sulla missione, cinesi rivogliono indietro i soldi

Puzza di truffa il reality che una società olandese vuole realizzare in una stazione spaziale su Marte. Già oltre 10.000 abitanti del paese del dragone hanno pagato una modesta cifra – 11 dollari Usa a testa – per prenotarsi alle selezioni, ma ora sono pieni di dubbi sulla validità del progetto e hanno cominciato a chiedere indietro i loro soldi. L’organizzazione senza fini di lucro ‘Mars One’ – che ha già raccolto oltre un milione di dollari dalle prenotazioni – sta pianificando lo sbarco umano su Marte per il 2023 con un primo gruppo di soli 4 pionieri di razza terrestre: avamposto di una colonia che dovrebbe arricchirsi di partecipanti ogni due anni. Il biglietto è di sola andata: non é prevista al momento la possibilità di tornare. Unici requisiti per la candidatura: essere maggiorenni, in buone condizioni di salute, saper parlare inglese. Circa 80.000 persone da 120 paesi, principalmente Stati Uniti e Cina, hanno inviato la loro candidatura. La società olandese, guidata da Bas Lansdorp, ha siglato un accordo con un’azienda spaziale americana per lo sviluppo della casa marziana che dovrebbe riempirsi di telecamere per trasmettere in tutto il mondo le immagini della vita quotidiana. Il progetto prevede poi l’acquisto della navicella che porterà i protagonisti del reality senza ritorno sul pianeta rosso. Dopo quattro turni di selezione, i candidati saranno chiamati ad un training di sette anni che li porterà ad approdare su Marte. Il progetto prevede una spesa di circa 6 miliardi di dollari che, nelle intenzioni della Mars One, dovrebbero essere coperti dagli sponsor e dalla vendita dei diritti. Ed è proprio questo uno dei punti che hanno fatto pensare ai potenziali partecipanti cinesi che si tratti, in realtà, di una truffa. I dubbi sono aumentati dopo che lo stesso inventore del progetto, Bas Lansdorp, ha dichiarato in una intervista di non essere sicuro che l’obiettivo potrà essere raggiunto così come previsto. Ad accrescere le perplessità anche il fatto che un giornalista cinese dell’agenzia Nuova Cina abbia scoperto che la ‘Mars One’, registrata il 23 giugno 2011 in Olanda, conta solo un impiegato e che i suoi uffici consistono in un piccolo appartamentino nella città di Amersfoort, arredato solo con qualche tavolo. E dubbi sono sorti poi anche su come i novelli astronauti potrebbero sopravvivere in un posto con una temperatura inferiore a 55 gradi e la cui atmosfera è costituita prevalentemente da anidride carbonica. Sul caso è intervenuto anche il Peoples’ Daily, il quotidiano del Partito Comunista Cinese, che in un editoriale dal titolo: “E’ realistico emigrare su Marte?”, intervistando anche esperti scienziati astronomi, mostra notevole perplessità sul caso. Frattanto, molti cinesi che hanno deciso di fare marcia indietro e ritirare la candidatura non riescono ad ottenere indietro il denaro pagato. In ogni caso, sembra che bisognerà attendere ancora per vedere qualcuno emigrare dal paese rosso al pianeta rosso.

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