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Vietato mangiare carne di animali rari in Cina

Secondo nuove regole approvate dalle autorita’ cinesi, chiunque mangi carne di animali in via di estinzione rischia fino a 10 anni di prigione. Lo affermano i media cinesi. Lang Sheng, deputato all’ Assemblea Nazionale del Popolo, ha sottolineato che “la domanda e’ una delle motivazioni alla base della caccia su larga scala”. In Cina ha profonde radici la fede nelle proprieta’ curative della carne di alcuni animali, che in alcuni casi vengono allevati apposta per la macellazione e la vendita al pubblico. Per esempio si ritiene che la corazza del pangolino sia utile per purificare l’organismo e combattere la paralisi e che la bile degli orsi combatta un gran numero di malattie. Anche nella medicina tradizionale cinese si usano varie parti del corpo di alcune specie in via di estinzione tra cui i rinoceronti e le tigri. Un recente studio dell’Onu ha sostenuto che la Cina e’ il piu’ grande mercato del mondo per la fauna selvatica.

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Educational su cibo e vino italiani a Pechino e Guangzhou

Il cibo e il vino italiano sono stai i protagonisti di due educational organizzati a Pechino e a Guangzhou, l’ex Canton, dall’agenzia Ice e rivolti ad operatori cinesi del settore e stampa specializzata. “Maestri del gusto” non è stata una classica fiera, ma più un momento educativo, nel quale oltre 150 operatori cinesi nelle due città hanno potuto imparare l’utilizzo dei prodotti e del vino italiani, l’accostamento con i cibi, le qualità dei prodotti, nel quale non sono mancati anche momenti promozionali. Per quanto riguarda il vino, un momento è stato dedicato anche all’accostamento dei vini italiani ai piatti cinesi. L’evento di Pechino si e’ tenuto al Ritz Carlton Chaoyang dove gli invitati hanno degustato 23 combinazioni cibo/vino realizzate da un esperto di settore, John Isacs, che ha svolto anche il ruolo di “Master of Ceremony” illustrando agli ospiti le caratteristiche dei vini, dei cibi, e degli abbinamenti proposti. Per l’occasione e’ stata inoltre realizzata una guida/catalogo dell’iniziativa dove gli ospiti hanno potuto trovare le descrizioni dei vini e dei cibi. A Guangzhou teatro della iniziativa e’ stato il ristorante Arte Cafe’ dove gli ospiti invitati hanno potuto assistere alla preparazione delle pietanze proposte dallo Chef Nicola Bacchi.

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Inseitti alimenti del futuro? I cinesi sono scettici sulle tesi dell’Onu

I cinesi non sono pronti a rispondere positivamente al rapporto dell’Organizzazione per il cibo e l’agricoltura (Fao) delle Nazioni Unite secondo il quale mangiare insetti, ragni e scorpioni fa bene e potrebbe trasformarsi in un fenomeno diffuso, contribuendo a proteggere l’ambiente e a risolvere la crisi alimentare. Il rapporto, diffuso pochi giorni fa, asserisce che gli insetti – avendo un alto contenuto di proteine, vitamine, fibre e sali minerali – diventeranno una nuova tendenza alimentare. Tuttavia, Gao Xiwu, entomologo presso l’università cinese per l’agricoltura, ha detto che la Cina, che pure é tradizionalmente uno dei maggiori consumatori di insetti, non è pronta per il consumo di massa di questi animali. Gao ha inoltre detto al China Daily che alcuni insetti possono contenere tossine, residui di pesticidi e batteri, e non è sicuro che la cottura sia sufficiente a prevenire i rischi potenziali. A Pechino, nella zona di Wangfujing, scorpioni e bachi da seta sono venduti come cibo da asporto, dopo essere stati fritti o arrostiti. Tre scorpioni fritti su uno spiedino sono venduti per 25 yuan (3 euro). Secondo Guo Huanchao, gestore d’un ristorante di Pechino, dove tra le specialità vi sono locuste fritte e vermi, non esistono peraltro linee guida su come cucinare gli insetti. “Purché cotti correttamente – ha detto – bolliti, arrostiti o fritti, non ci sono rischi per la salute”. La contea di Qinyuan, nella provincia dello Shandong, è sede del più grande allevamento di insetti nel paese. Con circa 200 allevatori di insetti, è in grado di produrre 400 tonnellate l’anno. I tentativi di includere gli insetti ufficialmente nella alimentazione sono cominciati nel 1996, quando le autorità di Pechino approvarono una trentina di prodotti sanitari contenenti formiche. Ma da allora non è stato compiuto alcun progresso. Secondo gli esperti cinesi occorre raccogliere maggiori informazioni sul vero valore nutrizionale degli insetti.

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