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Tagli fino al 50% per i manager pubblici cinesi

Il presidente cinese Xi Jinping ha approvato una riforma che prevede il taglio di fino al 50% degli stipendi dei funzionari che lavorano come manager delle imprese statali, definendone anche meglio compiti e competenze necessarie. Lo scrive la stampa di Pechino. Secondo la riforma, che avrà due momenti, i manager soprattutto del settore bancario e finanziario vedranno i loro salari tagliati fino alla metà e poi ci sarà un graduale cambiamento nelle loro responsabilità, aumentandole fino a piazzarli nei centri decisionali. Le responsabilità delle gestioni quotidiane, sarà a cura di manager internazionali. L’idea è che al vertice delle aziende statali e nel loro board ci siano cinesi che seguano le direttive governative, mentre gli stranieri possano si lavorarci, ma occuparsi di gestione ordinaria quotidiana. Molti di questi manager interessati dai tagli, hanno anche lo status o sono allo stesso livello di vice ministro o ministro ma sono molto più pagati dei politici, di cui però hanno i privilegi.

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Magneti Marelli apre nuovo stabilimento nel sud della Cina

Aumenta la sua presenza in Cina la Magneti Marelli, che oggi ha inaugurato una nuova fabbrica nel sud del paese. Dedicata alla produzione di rear lamp (a regime saranno 2,4 milioni) e successivamente front lamp, l’investimento di 30 milioni di euro va a completare una presenza dal 1996 con stabilimenti produttivi e Centri di R&D/Ingegneria a Shanghai (Powertrain in JV con Shanghai Automobile Gear Works – SAGW – e Sistemi di Scarico), Wuhu (Automotive Lighting e Powertrain), Guangzhou (Electronic Systems), Hangzhou (Ammortizzatori in JV con Wanxiang Qianchao Company), Changsha (sistemi di scarico con Fiat/GAC), Changchun (Powertrain in JV con FUDI) e a Hefei (sistemi di scarico con JAC e Lingdatang). Ma quello inaugurato oggi a Foshan, per l’azienda di Corbetta, e’ un ulteriore punto di partenza. ”Abbiamo l’obiettivo – spiega Eugenio Razelli, Amministratore Delegato di Magneti Marelli – di raddoppiare il fatturato nel giro di due/tre anni, puntando poi alla cifra simbolica del miliardo di Euro di ricavi nel giro di quattro/cinque anni. E’ un mercato fondamentale per la maggior parte dei nostri clienti che gia’ seguiamo a livello globale, ad esempio in Brasile, in Usa, in Europa: vogliamo seguirli al meglio anche qui e parallelamente supportare i carmakers locali, che vivono una crescita decisa”. E i numeri danno ragione a Razelli: il fatturato 2012 in Cina ha raggiunto quota 287,4 milioni di euro, in crescita dai 240,7 segnati nel 2011, (erano 232 milioni di euro nel 2010); un incremento di oltre il 19% nell’ultimo anno, con una performance che supera anche la crescita del mercato auto cinese – il piu’ grande al mondo – che nel 2012 e’ cresciuto comunque del 6% in termini di auto prodotte (da 17,27 a 18,23 milioni). Un trend ininterrotto che ha visto crescere Magneti Marelli dai 44 milioni di Euro di ricavi del 2005 ai 287 del 2012 attraverso un tasso di crescita annuo medio del 31%. Anche in questo caso e’ un tasso superiore alla crescita media annua del mercato dell’auto in Cina che e’ passato da 5,2 milioni di veicoli prodotti nel 2005 a 18,2 milioni di veicoli del 2012, con un incremento medio annuo del 20%. ”L’investimento in Cina – spiega Jack Cheng, country manager per la Cina – e’ significativo proprio per il potenziale di questo mercato. Apriamo questa fabbrica oggi avendo gia’ clienti e progetti pronti. Il nostro investimento va proprio nel senso di avvicinarci ai nostri clienti, di portare qui da loro quello di cui hanno bisogno. Attualmente copriamo la Cina da nord a sud e la fascia orientale. Non sono esclusi altri investimenti”. Sia Razelli che Cheng hanno sottolineato l’importanza che la ricerca ha anche per il mercato cinese, soprattutto nel campo delle emissioni di Co2, settore nel quale Magneti Marelli e’ molto impegnato e sul quale la sensibilita’ cinese e di tutta l’area, e’ in aumento. ”Per andare incontro a queste necessita’ – continua Razelli – e a quella di dare ai cinesi i prodotti di qualita’ che chiedono, potenzieremo ulteriormente le nostre attività di R&D in Cina, che gia’ contano su centri di ricerca importanti per il powertrain, l’elettronica e il lighting, e possiamo offrire gia’ ora un portafoglio interessante di tecnologie chiave. Cito ad esempio l’iniezione diretta, l’ibrido-elettrico, le tecnologie telematiche e di infotainment e, certamente, l’illuminazione”.

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Ely Lilly, settore farmaceutico, amplia presenza in Cina

Si amplia la presenza in Cina di Elanco, la divisione Animal Health della multinazionale farmaceutica Eli Lilly. La società investirà circa 100 milioni di dollari per l’acquisto di una quota di minoranza di China Animal Healthcare, una della principali realtà attive nel settore della salute animale, con sede nella Repubblica popolare cinese. L’investimento ha l’obiettivo di fornire soluzioni innovative e in grado di migliorare la sicurezza della produzione alimentare. “Il nostro investimento finanziario in China Animal Healthcare si fonda sull’impegno da tempo assunto con la Cina-dichiara Jeff Simmons, presidente di Elanco- collaborando con gli stakeholder locali, possiamo davvero fare la differenza per la vita della popolazione cinese.” Questo investimento estende l’attuale impegno di Elanco a sostegno degli sforzi cinesi sul piano della modernizzazione dell’agricoltura, che include un centro di risorse e sviluppo Elanco a Shanghai per offrire soluzioni innovative agli allevatori locali, un piano di formazione di supporto in ambito veterinario attraverso borse di studio istituite presso quattro facoltà universitarie di agraria e la collaborazione con Heifer International nella Contea di Weichang nella Provincia di Hebei per fornire a oltre 1.000 famiglie una vitella, con la quale aumentare il reddito, diversificare la dieta e migliorare la nutrizione e la salute.

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A Suzhou nuovo stabilimento Sit in Cina

Inaugurato a Suzhou, nella provincia orientale cinese del Jiangsu, il nuovo sito produttivo ad elevata automazione nella produzione di valvole di sicurezza per caldaie di SIT Manufacturing, parte del Gruppo SIT di Padova. L’impianto è l’unico al mondo dove si producono valvole per apparati riscaldamento a idrogeno, ultima frontiera in campo ambientale e dell’automazione. Lo stabilimento SIT a Suzhou, città non lontana da Shanghai e che si è accreditata come il più importante hub per numeri e qualità per le aziende italiane in Asia, ha già come clienti le principali aziende cinesi e italiane di caldaie, si prospetta affermarsi anche leader esportazione verso Stati Uniti. Quello delle valvole di sicurezza per caldaie è un settore cruciale per la sicurezza delle famiglie e delle abitazioni e dalle forti potenzialità in quanto l’intera Cina centrale e meridionale non é dotata di sistemi di riscaldamento centralizzati. L’azienda padovana, nata nel nel 1953 dai fratelli Pierluigi e Giancarlo dé Stefani, è presente in più di 30 paesi con 1.400 dipendenti. Gli uffici sono dislocati in 20 paesi in Europa, America, Asia e Australia mentre i siti produttivi si trovano in Italia, Olanda, Romania, Messico, Argentina e Cina. All’inaugurazione dello stabilimento, tra gli altri, era presente il console aggiunto italiano Eugenia Palagi, secondo la quale “La presenza di così tante aziende qualificate nell’area di Suzhou in settori strategici come la meccanica, che ricordo rappresenta la maggiore fetta di esportazioni italiane in Cina, dimostra l’interesse reciproco che hanno Italia e Cina. La Cina é un mercato dove non si può mancare, non solo per i consumi locali, ma anche come trampolino per altri mercati. La presenza di questo stabilimento e dei tanti che lo hanno preceduto, mostra lungimiranza. Il nostro Sistema Italia qui non può fare a meno che continuare a sostenere queste scelte coraggiose”.

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Vortice inaugura fabbrica in Cina

Le forti potenzialità del mercato cinese e la Cina come trampolino per altri mercati è la molla che ha spinto al Vortice Elettrosociali Spa, una delle aziende leader nel settore movimento d’aria, ad aprire nella terra del dragone un impianto produttivo. E’ stato Carlo Pagani, presidente dell’azienda di Tribiano, insieme al console italiano aggiunto a Shanghai Gabriele de Stefano, al responsabile dell’ufficio Ice di Shanghai Claudio Pasqualucci e ai rappresentanti delle istituzioni locali, ad inaugurare il nuovo impianto produttivo nel parco industriale di Changzhou, nella provincia orientale del Jiangsu, non lontano da Shanghai. Secondo i piani dell’azienda italiana, coadiuvata per la Cina in tutto il processo di startup, realizzazione e gestione dalla Jesa Investment & Management Consulting di Shanghai, a regime si dovrebbero occupare 120 persone e produrre beni per 40-45 mln di dollari, 30 mln nei primi 3 anni. “E’ la prima volta – spiega Pagani all’ANSA – che apriamo una fabbrica così lontani dall’Italia. Non potevamo non esserci: la Cina è un mercato importante e puntiamo, tramite quello che produrremo qui, non solo a servire questo paese, ma anche il mercato del Sud America. Produrremo qui beni in tutti i nostri settori storici e abbiamo realizzato anche un piccolo centro di ricerca e design che si affianca al nostro storico in Italia, per venire meglio incontro alle esigenze di questi mercati che vogliamo attaccare al meglio. Ma venire qui – conclude Pagani – non significa snaturarci: conserveremo sempre il nostro carattere italiano, l’azienda non si sposta”. “La presenza di Vortice in quest’area – ha detto nel suo saluto il console De Stefano – è un altro importante tassello nella qualificata presenza delle aziende italiane in questa parte della Cina. Come Sistema Italiana e autorità italiane non possiamo che essere contenti di questa presenza nutrita e di qualità, presenza alla quale continueremo a dare tutto il sostegno possibile”.

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Inaugurato in Cina stabilimento della CMS

Inaugurata oggi a Wujiang, nei pressi di Shanghai, il primo stabilimento estero della Cms costruzioni meccaniche, società di precisione dell’omonimo gruppo di Marano sul Panaro. L’impianto, ospitato nella zona di sviluppo economico e tecnologico di quella che sta diventando una delle aree più avanzate della Cina orientale, nasce dall’esigenza per l’azienda modenese di venire incontro alla richiesta dei diversi clienti che hanno aperto filiali nella Repubblica Popolare Cinese. “L’apertura di questo impianto – spiega Elena Salda, vicepresidente di Cms e presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Modena – è strategica nella nostra politica di espansione aziendale. Oggi non si può prescindere dalla Cina e, oltre a stare vicino ai nostri clienti storici, non possiamo non guardare a questa importante realtà. Questo impianto aggiunge valore a quello che già facciamo in Italia per tutto il mondo”. All’inaugurazione erano presenti tra gli altri, oltre alle autorità locali, anche il console italiano aggiunto Eugenia Palagi e il responsabile dell’ufficio Ice di Shanghai Claudio Pasqualucci. “Per la Cina – ha ricordato il console Palagi – l’Italia rappresenta il secondo più importante fornitore europeo, dopo la Germania, in campo meccanico. Nel 2012, Italia e Cina hanno scambiato beni per 41.725 miliardi di dollari e di questi 6,7 erano prodotti meccanici, il 32,1% dell’export globale. Come Sistema Italia a Shanghai, ha concluso, non possiamo che sostenere iniziative del genere”. “Aziende subfornitrici come questa – ha detto nel suo intervento Pasqualucci – sono fondamentali per la crescita del nostro Paese perché aiutano le altre aziende a crescere e a svilupparsi. La decisione di aprire una fabbrica qui è sintomo di lungimiranza, per un posizionamento oramai indispensabile”. Artefice e motore di questa nuova apertura, Emilio Cassanelli, general manager dell’azienda in Cina. “La Repubblica Popolare l’anno scorso – spiega il manager – ha esportato meccanica ed elettroncia per il 57,6% del suo export totale, raggiungendo il 29,1% della quota di mercato nei mercati emergenti. E’ una sfida che dovevamo cogliere. Qui continueremo quello che già facciamo bene in Italia, offrendo macchine di precisione e realizzando macchinari nei nostri settori storici come aeronautico e automotive, medicale e farmaceutico, trasporti ferroviari, alimentare e packaging. Contiamo di aprirci anche a nuovi clienti cinesi”.

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Parte recruiting in Cina per aziende italiane

Per la prima volta in Cina, le aziende italiane hanno aperto le proprie porte per incontrare manager italiani e cinesi utili alla loro crescita. L’evento di recruiting è stato organizzato dall’istituto per il Commercio con l’Estero (Ice), sezione di Shanghai, in collaborazione con il consolato generale italiano della capitale economica cinese, del Gi Group, società leader nella ricerca del personale e della Tongji University, uno dei migliori atenei cinesi che vanta già collaborazioni con l’Italia. Oltre 50 tra le più grandi aziende italiane (da Fiat a Ferragamo, da IGuzzini a Pirelli a Fabbri solo per citarne alcuni) hanno avuto modo di incontrare oltre 200 tra manager e neo laureati sia italiani che cinesi in appuntamenti privati come in una vera e propria fiera del lavoro, avendo così la possibilità di presentare le loro strategie di crescita in Cina e entrare in contatto con potenziali candidati provenienti dalle università italiane e cinesi. “Il successo e la necessità dell’evento – ha detto nel seminario che ha preceduto gli incontri il console generale italiano Vincenzo De Luca – è sotto gli occhi di tutti non solo per il numero di partecipanti, ma soprattutto per l’alto valore delle aziende che sono venute qui oggi. Qui è il sistema Italia che intende espandere il proprio network, aprendo nuove possibilità e strade in un mercato oramai indispensabile”. Tra gli studenti, molti italiani che si trovano in Cina per master e specializzazioni. “Il fatto che siano presenti tanti italiani oltre ai cinesi – spiega Maurizio Forte, responsabile dell’ufficio Ice di Shanghai – dimostra come questa iniziativa serva proprio all’espansione dei confini delle aziende italiane. I nostri ragazzi sono tra i migliori al mondo ma devono guardare sempre più verso mercati emergenti che aumentano il valore e portano nuova linfa a quello che si fa in Italia”. Una fuga di cervelli, quindi? “No – spiega Daniele Merlerati di Gi Group – é l’esigenza di confrontarsi con un mercato in crescita. Le richieste che riceviamo da aziende di tutto il mondo sono sia per manager cinesi, necessari per alcune posizioni ma anche per stranieri, italiani in testa. E’ il valore aggiunto dell’offerta globale”.

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