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Malaysia verso emissione certificati di morte dei passeggeri dell’aereo scomparso

Il governo malaysiano potrebbe decidere nei prossimi giorni di emettere certificati di morte per le 239 persone a bordo del volo MH370, di cui non si hanno tracce dall’8 marzo scorso. Lo scrive la stampa cinese, che riporta notizie provenienti da Kuala Lumpur. Nonostante le leggi malesi impongano un cadavere per l’emissione del certificato di morte, il governo della Malaysia nei prossimi giorni potrebbe decidere di derogare a questa regola su spinta del tribunale malese, che potrebbe decretare la morte presunta degli occupanti il volo. La decisione ha scatenato comunque le polemiche dei familiari delle vittime, che temono che la mossa sottintenda la decisione di interrompere le ricerche nonostante ad oggi non sia stata trovata nessuna traccia dell’aereo scomparso. Alcuni infatti sottolineano come senza nessuna prova del disastro ci sia ancora la remota possibilità che l’aereo sia atterrato da qualche parte e ci siano sopravvissuti. Le autorità malesi starebbero anche cominciando a ragionare sull’entità dei risarcimenti, immaginando nessuna differenza tra cittadini malesi e cinesi.

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Rinviato l’arrivo in Malesia di due panda cinesi, a seguito della crisi per l’aereo scomparso MH370

La Cina ha rimandato l’invio di due panda giganti alla Malesia, che era previsto per la settimana prossima, in seguito alle continue tensioni legate alla scomparsa del volo MH370. I due paesi avevano concordato nel 2012 che la Cina avrebbe inviato alla Malesia i due panda giganti per un ‘soggiorno’ di 10 anni. Ma il ministro dell’Ambiente malese G. Palanivel ha spiegato che la Cina “sta aspettando i risultati del volo MH370”. Il volo della Malaysian Airlines, scomparso l’otto marzo, era diretto a Pechino con a bordo 239 persone, delle quali 153 di nazionalità cinese. I due panda giganti, secondo quanto scrive la stampa cinese, saranno trasferiti in Malaysia successivamente. Il loro arrivo nello zoo di Kuala Lumpur aveva già scatenato polemiche in patria perchè per ospitarli era stata costruita una ‘casa’ da 7,7 milioni di dollari.

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Cina-Usa: Pechino contro Hagel su forze navali nel Pacifico

Pechino critica le affermazioni del segretario alla difesa Chuck Hagel sull’ impegno militare degli Usa nel Pacifico mentre si avvicina il vertice tra il presidente americano Barack Obama e quello cinese Xi Jinping, che si incontreranno in California sabato prossimo. Ricordando che Hagel – parlando alla conferenza sulla sicurezza in Asia “Shangri-la Dialogue” che si è svolta a Singapore – ha annunciato che entro il 2020 il 60% della forza navale americana sarà dispiegata nel Pacifico, il quotidiano Global Times accusa gli Usa di “praticare dei trucchi privi di senso”. In un editoriale pubblicato oggi, il quotidiano filogovernativo afferma che la strategia del presidente Obama nel Pacifio non è altro che una “facile iniziativa tesa a rassicurare gli alleati degli Usa”. Pechino, scrive il Global Times, è “impegnata in una crescita pacifica” e il rafforzamento della presenza militare americana è uno “sforzo mal concepito” per contenerla. Negli ultimi due anni anche la Cina ha incrementato sua presenza nel Pacifico, dove una serie dispute territoriali la oppongono a Giappone, Vietnam, Filippine, Malaysia, Brunei e Taiwan. Nel suo intervento allo “Shangri-la Dialogue” il generale cinese Qi Jianguo, intervenuto subito dopo Hagel, ha cercato di rassicurare i vicini, sostenendo che Pechino “non nutre ambizioni egemoniche” nella regione.

fonte: ANSA

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Trenta pescherecci cinesi verso isole contese mari del Sud

Una flottiglia record di trenta navi da pesca cinesi e’ partita ieri verso le isole Spratly, Nansha in cinese, un arcipelago di piccole isole nel mar cinese meridionale al centro di una disputa tra Pechino, Vietnam e Filippine, oltre a Taiwan. Le navi, ognuna con una capacita’ di oltre 100 tonnellate, rimarranno intorno alle isole per una quarantina di giorni. A supporto dei pescherecci anche una nave per l’approvvigionamento e una scorta militare. ”Stiamo esplorando i modi per sfruttare le risorse del mare in maniera sistematica”, ha detto Huang Wenhui, che dirige l’ufficio per la pesca presso il Dipartimento per l’oceano e la pesca nella provincia di Hainan. ”L’obiettivo finale di questa operazione – ha aggiunto Huang – e’ che i pescatori possano pescare intorno alle isole Nansha su base regolare”. I 30 pescherecci, secondo le informazioni, dovrebbero arrivare sul posto in quattro giorni. Il Giappone, il Vietnam, Taiwan, Brunei, la Malesia e le Filippine si contendono la sovranita’ su vaste aree del mar cinese meridionale, ricco di risorse, incluse le isole Spratly. Ma la Cina afferma la sua sovranita’ sulla quasi totalita’ di queste aree.

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Si cerca il dialogo tra Cina e Giappone, forse domani a Pechino delegazione Tokyo

Giappone e Cina stanno progettando di tenere colloqui tra funzionari della Difesa che, in base a indiscrezioni, potrebbero vedere domani una delegazione di Tokyo partire per Pechino, con al centro il caso delle Senkaku-Diaoyu. Lo riporta l’agenzia Kyodo, a conferma delle dichiarazioni del portavoce del governo nipponico, Yoshihide Suda, che ha fatto intendere che i due Paesi stavano provando ad allentare le tensioni sulla sovranita’ del piccolo arcipelago, nel controllo di Tokyo e rivendicato da Pechino. ”Stiamo lavorando, il Giappone dialoga con la Cina”, ha affermato Suga in conferenza stampa, secondo cui Pechino e’ ”un vicino importante”. Le otto motovedette cinesi, intanto, hanno lasciato nella serata di ieri le acque delle isole Senkaku/Diaoyu, controllate da Tokyo e rivendicate da Pechino, dopo un blitz durato 12 ore. In base a quanto riferito dalla guardia costiera nipponica, e’ stata la piu’ grande intrusione finora fatta dalle navi del servizio di sorveglianza marittima cinese intorno al piccolo e disabitato arcipelago, ritenuto essere ricco risorse naturali, come il gas, oltre ad avere fondali ricchi per la pesca. Tra Tokyo e Pechino c’e’ stato ieri un duro uno scambio di proteste e prese di posizione.

fonte: ANSA

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Ultime notizie sul fronte sino-giapponese: isole contese e visita a santuario di guerra

Guerra di nervi e di parole tra Cina e Giappone sia sulle isole contese Diaoyu/Senkaku che sulla visita a Yasukuni, memoriale giapponese della seconda guerra mondiale, che ha provocato le ire dei cinesi. L’ambasciatore di Pechino in Giappone, Cheng Yonghua, ha protestato nei confronti del governo di Tokyo per quella che considera una intrusione territoriale cinese, cioe’ l’arrivo nelle acque contese di pescherecci giapponesi con attivisti. La protesta e’ arrivata durante l’incontro che il diplomatico ha avuto con il vice ministero degli esteri giapponese Chikao Kawai, che aveva convocato il cinese per esprimergli la stessa protesta, dopo che motovedette cinesi erano state viste nei pressi delle isole. Il viaggio degli attivisti giapponesi e’ stato definito ”illegale” e portatore di problemi” dalla portavoce del ministero degli esteri di Pechino Hua Chunying. Ma la Cina continua a protestare anche per la visita di esponenti dell’amministrazione centrale di Tokyo al memoriale di guerra Yasukuni, dove si onora la memoria dei militari di guerra e che ha scatenato anche le proteste sud coreane. Dopo l’offerta rituale di tre pini da parte del premier giapponese Shinzo Abe e la visita di ministri del suo governo, oggi sono stati al santuario 169 parlamentari di Tokyo, ”il piu’ alto numero dal 2005” scrive la Nuova Cina, che definisce la visita ”l’esposizione della codardia dei politici (giapponesi, ndr)”.

Il Giappone e’ pronto a respingere ogni sbarco cinese alle Senkaku/Diaoyu, isole controllate da Tokyo e rivendicate da Pechino, anche con ”l’uso della forza”. ”Sarebbe normale avviare un allontanamento con la forza in caso di sbarco”, ha detto il premier nipponico, Shinzo Abe, in un dibattito parlamentare, rispondendo a una domanda sul tema. Abe ha assicurato che l’attivita’ di sorveglianza nipponica ha lo scopo di ”impedire a chiunque di poter sbarcare” sul piccolo arcipelago conteso e disabitato.

Una flottiglia di una decina di pescherecci giapponesi, con a bordo esponenti di associazioni di nazionalisti, è diretta verso le isole Senkaku/Diaoyu, in una iniziativa che ha lo scopo di ribadire la sovranità nipponica. Partita in nottata dal porto di Ishigaki, riporta la tv Nhk, la spedizione è stata voluta dall’associazione ‘Ganbare Nippon’ (‘Forza Giapponé).

Quasi 170 parlamentari nipponici hanno visitato oggi il controverso santuario Yasukuni, visto come il simbolo del passato imperialista e militarista del Giappone, alimentando nuove tensioni regionali. Secondo i media locali, un numero eccezionalmente alto (ben 168) ha voluto pregare al luogo dedicato ”alle anime di soldati e persone morte combattendo per l’imperatore”, tra cui 14 criminali di Classe A. La visita e’ maturata all’indomani della protesta della Cina e della cancellazione del viaggio a Tokyo del ministro degli Esteri sudcoreano, Yun Byung-se.

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Ministri giapponesi a santuario Yasukuni, protesta di Pechino

Anche il governo cinese ha protestato solennemente nei confronti di quello giapponese per la visita di esponenti dell’amministrazione centrale di Tokyo al memoriale di guerra Yasukuni, dopo che il ministro degli esteri sudcoreano aveva questa mattina annullato una visita prevista da tempo per questa settimana. Il premier giapponese, Shinzo Abe, due giorni fa aveva donato tre pini, senza recarsi di persona al santuario Yasukuni a Tokyo, eretto per onorare 2,5 milioni di giapponesi morti durante la seconda guerra mondiale e sino-giapponese, tra i quali, scrive la Nuova Cina, ”14 criminali di guerra”. Per il portavoce degli esteri di Pechino, Hua Chunying, il nocciolo della questione del santuario Yasukuni e’ ”se i leader giapponesi vedono e trattano correttamente la storia delle invasioni del paese, e rispettano i sentimenti del popolo della Cina e di altri paesi vittime”. Per Hua le atrocita’ giapponesi durante la guerra sono accertate da prove inconfutabili. ”Solo quando il Giappone affrontera’ di petto il suo passato aggressivo potra’ abbracciare il futuro e sviluppare relazioni amichevoli con i suoi vicini asiatici”, ha concluso il portavoce.

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